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Creato da: sebregon il 12/01/2008
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SE ACCETTIAMO DI DISPORCI AL SOFFIO DEL SANTO SPIRITO POTEMO ENTRARE NEL SUO REGNO

Post n°552 pubblicato il 27 Maggio 2012 da sebregon

VIII SETTIMANA DEL T.O.  - LUNEDÌ
 

 


 

 

Mc 10, 17-27
 

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». 


 

Molti anni della nostra vita sono passati a fare il volto scuro al Signore che ci invitava a qualcosa di più grande che le ricchezze presunte della nostra vita. Ed ancora oggi quando non siamo aiutati dallo Spirito Santo ci capita di opporre la nostra piccola vita ad un disegno di più ampio respiro.

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Ci contentiamo dell’osservanza delle regole di buona convivenza ma non ci capita mai di pensare che se siamo in una situazione non è solo per osservare le regole della buona creanza ma perché quella situazione, quel terreno porti dei frutti che la buona educazione neppure riesce ad immaginare.

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Bisognerebbe stare all’interno della realtà come ci stava Gesù con il suo sguardo ai molteplici mondi possibili che la sua azione metteva in moto. Per attestarci in questa dimensione ci vuole uno scandaglio che va in profondità e che riesca a leggere ciò che a prima vita non si riesce a vedere.

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E come fare? Proprio come fa Gesù e cioè come uno che non vive la sua vita  in modo isolato o che combatte la sua guerra privata. Quando egli si muove è tutto un mondo che si muove perché è collegato con il Padre ed ha uno stuolo di angeli si mettono al servizio del suo volere. La profonda vita di preghiera del Signore ci dà la chiave della sua riuscita in questo mondo.

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Occorre dunque che impariamo da Lui ad andare in profondità ma non per uscire da questo mondo per collegarci a qualcosa di distaccato e che tentiamo di avvicinare a noi per trovarne appagamento. No, occorre andare in profondità per portare in questa dimensione noi stessi e il nostro mondo perché possa inserirsi in quello che Gesù chiamava : Regno di Dio.

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Il Regno di Dio non è quello delle ansie o delle continue occupazioni sradicate dal loro contesto di grazia ma è una armonica compresenza del nostro essere con  la percezione che ciò che viviamo è all’interno di una obbedienza al piano di Dio.

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L’importante non è di esserci sempre in questa dimensione perché se fosse così sarebbe frutto del nostro merito e non della grazia di Dio che opera in noi, ma di tenderci e di attorniarci di realtà e di presenze che ci aiutino a rientrarvi più facilmente.

La nostra vita e la Parola

Spirito Santo che ci sei stato svelato e donato dal Signore Gesù sii la nostra memoria in modo da non perderci nelle istanze di questo mondo ed aiutaci a vivere la pienezza del dono che tu ci elargisci e cioè quello di vivere tra di noi da fratelli come d figli di un unico  Padre. 

Gabriele Patmos

 
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IL SIGNORE GESU' E' VENUTO A TROVARCI PERCHE' IL PECCATO, LA MORTE E LA MALATTIA FANNO PARTE DELLA NOSTRA VITA

Post n°551 pubblicato il 24 Maggio 2012 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - VENERDÌ


 

At 25,13-21

In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa.Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare». 

 

Paolo, accusato per la sua fede in Gesù  risorto, sceglie il tribunale di Cesare. Non vuole una contrapposizione  di tipo  religioso o tra diversi modi di credere. Sceglie di rimettersi al giudizio della legge romana. Non ama la disputa religiosa.

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Se Paolo si trovasse qui in mezzo a noi, oggi, o in qualsiasi altro ambiente e interrogasse i cristiani sulla risurrezione, quanti ne troverebbe di pienamente convinti? Dobbiamo ammettere che spesso anche noi viviamo come chi non crede la risurrezione e non spera di raggiungerla; viviamo come chi non ha che la breve speranza di questa vita terrena e guarda con tristezza al corpo in via di disfacimento, nulla vedendovi di più che la sorte del fiore caduco.

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Il nostro modo di vivere e di affrontare la sofferenza e la morte dimostra se abbiamo o no fede autentica nella risurrezione della carne. “Ogni giorno – dice invece San Paolo – io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe?.

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“È una domanda che anche noi dobbiamo farci.

Ivan Valleverde

 
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"Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi."

Post n°550 pubblicato il 23 Maggio 2012 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - MERCOLEDÌ

 


 

 


Gv 17,11b-19


In quel tempo,
[Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità». 

 

Siamo una cosa sola: le parole di Gesù ci ricordano questo. Ma com’è difficile ricordarcelo nella vita quotidiana! Com’è difficile tenerne conto nelle nostre relazioni, nel contatto, giorno dopo giorno, con gli altri. Siamo una cosa sola tra tutti noi, esseri umani. Eppure il nostro ego, l’io con cui ci identifichiamo, ci induce a separare, a distinguere, a suddividere, a giudicare chi è questo e chi è quello, a porre confini, delimitare valori e competenze.

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Il nostro individualismo si manifesta non solo a livello professionale ma anche in famiglia, nella cerchia delle nostre amicizie…E invece di stare nella verità e nella pienezza della gioia – Gesù ci invita esplicitamente a sentire e a vivere questo accostamento – ci costringiamo alla solitudine, al distacco, alla distanza.

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Gran parte dei problemi che ci portiamo dietro e delle sofferenze che ci accompagnano in questa vita dipendono dalla nostra incapacità di stare in relazione con gli altri esseri umani, cosa che non ci viene insegnata a scuola, pur essendo fondamentale per la nostra crescita e per il nostro sviluppo spirituale. E non sapendo di essere in una relazione profonda, passiamo la vita a cercare di creare e mantenere relazioni superficiali, prive di questa verità.

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Eppure oggi persino la scienza ci dice in qualche modo che “siamo tutti uno” è una realtà: l’entanglement quantistico – l’intreccio non separabile, l’empatia fra qualsiasi particella dell’universo - può essere usato come metafora del rapporto che c’è fra noi, anche se non ne siamo consapevoli. E Gesù in qualche modo, nel suo linguaggio d’amore, ci ha detto quello che oggi conferma anche la fisica.

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Alessandra Callegari

 
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"IO HO VINTO IL MONDO": DICE GESU'. ORA LO SAPPIAMO VINCERE CON LUI E' POSSIBILE: ...PROVARE

Post n°549 pubblicato il 21 Maggio 2012 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - LUNEDÌ


 

 

 

 

 

 

 

Gv 16, 29-33
 
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».


 

Per molto tempo si è addebitato al cristianesimo d’essere una religione dalla facile consolazione dove tutto viene trasformato in una melassa sentimentale che tutto sana. Direi piuttosto che più che la religione presa in se stessa, e ciò vale per qualunque sia la religione di riferimento, è l’animo umano che ha bisogno di un anfratto sicuro dove isolarsi e difendersi dalle contrarietà e dalle sofferenze che vengono dall’esistenza e dal contatto con gli altri.

 

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Per cristiano  il suo credere non equivale all’essere salvato dalla sofferenza, chè anzi proprio il fatto d’essere cristiano potrebbe essere la causa della sofferenza (guardiamo alle persecuzioni dei cristiani nel mondo), ma scoprire che quando si soffre non si è soli ma con il Signore Gesù e con il suo Padre celeste. Gesù ci offre una testimonianza che dirla vera è pochissimo, perchè è anche bella, rassicurante, piena di forza e svelante la preziosa perla che è venuto a portarci in questo mondo. 

 

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E qual’è questa perla? E’ il fatto d’averci preceduto nel vivere fino in fondo la passione per l’uomo e non essersi ritirato indietro quando il gioco per lui si sarebbe fatto duro e sarebbe stato meglio, secondo  i mielosi e i benpensanti di tutti i tempi, fermarsi e non arrivare allo scontro finale contro le potenze di questo mondo.

 

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Egli ci ha insegnato che possiamo rimanere soli sull’asfalto a misurarci contro i nemici ma che Lui ci sarà sempre. Ci sarà per il semplice fatto che Gesù questa via l’ha percorsa, la conosce ed è l’unico che ci dota di tutta la forza necessaria per andare avanti, per avere il coraggio di vincerlo assieme questo mondo.

 

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Ecco qui si dirimono i percorsi di quanti lottano per il bene e cioè mentre coloro che non si rifanno a Gesù sono caricati da ideali i più diversi, che rispettiamo ed onoriamo, noi ci riferiamo ad una persona che ha osato dire d’aver vinto il mondo e non solo una battaglia e che ci indica una prospettiva non solo terrena ma al di là di ogni tempo.

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Noi cristiani non siamo portatori di  una consapevolezza in più che ci renderebbe migliori o ci innalzerebbe sulle altre credenze, religiose o semplicemente umane, ma di una testimonianza in rapporto all’esistenza  di una realtà inimmaginabile per la mente umana. Un atto giusto tutti lo comprendono perché sta alla base della nostra natura umana immaginarlo ma l’infinita ricchezza portata in questo mondo da Gesù nessuno poteva immaginarla neppure nell’esito disastroso di un uomo che dà facoltà ad altri di ucciderlo in nome di un amore che comprende anche i suoi uccisori.

 

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E se c’è una superiorità dei cristiani è questa: l’avere assunto la vita di Gesù come metro di paragone per la propria piccola vita. E se la superiorità consiste nell’essere disposti a non rinnegare il Signore e la visione del suo celeste amore che non si tira indietro davanti alla croce ebbene anche noi possiamo accettare d’essere superiori sul filo di questo prezzo che in verità nessuno vorrebbe mai pagare.

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E se poi vi sono compagni di strada provenienti dalle più diverse vie che fanno il medesimo cammino allo stesso livello di superiorità ebbene siano i benvenuti perché finalmente avremo  unito in un unico abbraccio l’intera umanità senza più dissapori o fraintendimenti sul vero senso della vita umana.

 

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Ed in questo abbraccio forse anche gli altri potranno sentire l’eco fascinoso del divino amore del Padre. Questo però è solo un desiderio innocente che si può concedere essere legittimo avere.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore rendici testimoni presso i fratelli del grande amore del tuo Gesù che ha vinto il mondo e ci infonde coraggio e consolazione. Sai vorremmo che tutti lo conoscessero ed amassero ma comprendiamo pure che tutto è nascosto nel disegno del Padre e che solo un giorno noi saremo testimoni della sua infinità bontà,saggezza e misericordia.

 

Gabriele Patmos

 
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LA GRANDEZZA DEL SIGNORE GESU' NON DEVE SPAVENTARCI MA SOLO ATTIRARCI PERCHE' IN ESSA VUOLE FARE VIVERE ANCHE NOI

Post n°548 pubblicato il 18 Maggio 2012 da sebregon

 

II SETTIMANA DI PASQUA  - VENERDÌ

 

 

 

 



 


 

 Gv 6, 1-15


In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

Se sapessimo che scesi giù in strada c’è uno che regala a tutti la benzina correremmo anzitutto a fare il pieno e poi vorremmo che questo generoso  continuasse  a darcene ancora e se scoprissimo che ha anche delle doti politiche lo spingeremmo a candidarsi alle prossime elezioni. La logica del mondo va così oggi come allora.

 

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Ci si potrebbe chiedere come mai il signore Gesù si presta al pericolo d’essere frainteso. Non sapeva che poi sarebbero andati da lui per  farlo re? Ebbene sì egli sapeva tutto come dice  lo stesso apostolo Giovanni. Eppure non si tira indietro e compie questo mirabolante prodigio. L’intento di Gesù potrebbe essere quello di far entrare il popolo nell’idea che  nella realtà è presente una forza che va oltre a ciò che si può vedere e fare e che questa forza promana dalla sua persona.

 

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Dal punto di vista umano nessuno può sfamare una moltitudine partendo da 5 pani e 2 pesci e se questo è stato possibile allora la folla ne trae subito le conseguenze proponendogli di diventare re. Gesù dunque stupisce la gente ma nello stesso tempo si ritira da solo sul monte perché vuole stimolarli a porsi un interrogativo: “Chi è mai costui che rifiuta di accettare una carica che gli viene conferita a furor di popolo?”.

 

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Gesù vuole che vadano oltre ai suoi poteri e lo cerchino per quello che è e non per i benefici che profonde verso tutti coloro che lo incontrano. Il Signore fa i miracoli per tanti motivi : anzitutto perché egli ha compassione della gente bisognosa, poi perché attraverso i miracoli attira l’attenzione delle folle e ciò lo aiuta a  far conoscere il suo messaggio, poi ancora perché deve far intravedere attraverso i miracoli  quale consistenza reale ha il regno che va predicando e con le motivazioni si potrebbe continuare a lungo. Una figura come Gesù non è contenibile nell’ordinario e così anche i suoi miracoli, come abbiamo visto sono il segno, di questa sua grandezza.

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Siamo noi che facciamo fatica ad entrare nelle sue coordinate e questo perché viviamo inzuppati nel regno della carenza e facciamo fatica ad entrare nella visione di chi il mondo l’ha creato: wuesto è Gesù: “In principio era il Verbo,il Verbo era presso Dioe il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui,e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre,ma le tenebre non l'hanno accolta.” (Gv 1,1-4). Nello stesso tempo però che opera miracoli deve sottrarsi ai fraintendimenti che la gente mette in atto sulla sua persona, ma soprattutto deve farlo per un motivo molto più profondo perché egli è completamente in Dio dove la sua  vita dimora nella pienezza che quindi non può arrivargli da una qualsiasi investitura umana. 

 

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci ad essere come il tuo Gesù e cioè a non fondare la nostra vita sugli onori o sulle blandizie che gli altri possono farci ma solo su ciò che è vero e giusto e soprattutto su un rapporto forte e costante con il Signore Dio.

 

Gabriele Patmos

 

 
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GESU' E' LA NOSTRA OCCASIONE: POSSIAMO PRENDERE ANCHE ALTRE STRADE PERCHE' SIAMO LIBERI, MA LUI E' LI' E CI ASPETTA SEMPRE

Post n°547 pubblicato il 15 Maggio 2012 da sebregon

VI SETTIMANA DI PASQUA - MERCOLEDÌ

 

 

 

 

Gv 16, 12-15


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
 

Ecco in questo vangelo appare la novità del cristianesimo, la via nuova che Gesù annuncia. Se nell'antico testamento è Mosè e la legge a guidare Israele alle fonti delle acque della vita,  qui, nelle parole di Giovanni.  è Gesù stesso che prende il posto di guida, Lui è la Via.

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E cosi Lui è per noi la chiave interpretativa per comprendere che tutto è compimento di quanto è stato promesso nelle Scritture, del nostro presente e delle cose future.

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La via che Gesù ci annuncia è l'urgenza della nostra vita, è la via che ci fa uscire dalle nostre angosce se accettiamo di farci guidare dallo Spirito che ci ha inviato.

Ivan Valleverde

 
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SE ALZIAMO LO SGUARDO OLTRE IL NOSTRO INTERESSE IMMEDIATO TROVEREMO LA VIA DEL VERO AMORE

Post n°546 pubblicato il 14 Maggio 2012 da sebregon

14 MAGGIO 
SAN MATTIA, APOSTOLO

 

 

 

 

 

Gv 15, 9-17


 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». 

 

 

Dare la vita per i propri amici. Gli amici sono coloro che noi scegliamo, e verso i quali proviamo un amore che comporta anche valorizzazione, ammirazione, stima.

 

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Come ben dice Claudio Naranjo nel primo capitolo del suo ultimo libro, Amore Coscienza e psicoterapia, Xenia 2011, l’amore “filia” o amore ammirativo è quello che – oltre all’amore eros e all’amore agape – ci conduce a Dio. “Ma oltre a questi due amori, direi che ce n’è un terzo” scrive Naranjo. “È un amore che ha a che fare con l’amicizia, non è necessariamente protettivo né comporta una ricerca del piacere, ma si collega piuttosto con l’apprezzamento, l’ammirazione, il rispetto e gli ideali.

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La stima non è erotica né generosa: è una terza cosa, e i greci la chiamavano filìa. È ciò che si cerca nell’amicizia, ciò che si riscontra in tutte le persone cui si dà valore, e va, per gradi diversi, dalla accettazione alla stima, al rispetto, all’ammirazione e infine all’adorazione. Ci sono amicizie interessate, come quella fra due persone che amano giocare insieme a tennis: si utilizzano reciprocamente e ognuno dei due serve all’altro rispetto alla soddisfazione di un desiderio.

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Ci sono anche amicizie manipolative, che in nome dell’amicizia mirano a ottenere altre cose, ma la vera amicizia è quella nella quale ci interessiamo uno all’altro perché ha delle qualità spirituali o umane ammirevoli, che stimolano la nostra stessa crescita.”

 

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È  l’amore verso chi abbiamo scelto, come dice Gesù. Un amore sostenuto dal vedere nell’altro un valore, dal riconoscerlo, dall’apprezzarlo. Non c’è segno di amore più grande che dare la vita per un amico.

 

alessandra callegari

 
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UN PO' DI VERA GIUSTIZIA FAREBBE PROGREDIRE L'UMANITA' IN TUTTE LE REGIONI DELL'ESSERE

Post n°545 pubblicato il 11 Maggio 2012 da sebregon

V SETTIMANA DI PASQUA - VENERDÌ
 

 

 

 

 Gv 15, 12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». 

Molti oggi si ritraggono dal messaggio cristiano giustificati in questa loro scelta dal cattivo spettacolo che nei secoli ha dato la Chiesa di se stessa in varie occasioni. Ormai l’elenco lo conoscono tutti e se ne servono in continuazione per rinfacciarle i suoi peccati.

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Non sto qui a difendere le azioni sbagliate degli uomini della Chiesa dai papi all’ultimo fedele ma vorrei togliere il velo a questa costante ipocrisia dove il vezzo di indicare il malaffare della Chiesa  non produce altrettanta e costante indignazione per ciò che l’umanità in questi duemila anni ha compiuto di male. I ragionamenti che si fanno sono questi: la Chiesa ha peccato allora è indegna di fiducia - la chiesa è uno strumento di potere delle coscienze allora me ne sto alla larga – vado a cercarmi in giro ciò che più mi corrisponde e più mi soddisfa. Tutti questi ed altri  ragionamenti potrei fare per la politica e dire: visto che la politica è uno strumento di potere io me ne sto alla larga – me ne vado in un’isola deserta così non mi contamino – in politica parteciperò solo a movimenti che non vogliono istituzionalizzarsi per non correre il pericolo di rientrare in un circuito di potere.

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Potrei continuare, applicando gli stessi pensieri, alla sfera dei magistrati attaccando in vario modo la loro credibilità o a coloro che curano lo spirito dell’uomo e così via. Il punto è che in ogni campo dell’impegno umano sia nella sfera religiosa che in quella politica e sociale troviamo fior di delinquenti che oscurano i campi in cui operano.

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Ed allora se vogliamo essere coerenti non dovremmo più stare in una democrazia oppure abolire la magistratura  o non farci curare visto che vi sono tanti truffatori? E chiedo: In tutte queste sfere esistono o no fior di persone che per i loro ideali sono pronti a morire?  Sì esistono e noi forse andiamo a chiedere i loro servizi rinfacciando i tradimenti degli altri? No, non lo facciamo ed allora perché non abbiamo lo stesso atteggiamento verso la Chiesa ed i suoi uomini? Perchè, dico io, è un modo per sottrarsi ad un confronto vero con gli ideali cristiani e mantenersi in un livello segnato profondamente dal risentimento. Ma se la cifra che ricompone tutto, di fronte agli ideali che altri tradiscono,  è quella dell’universale indignazione non vi sembra che la vita diventerebbe impossibile, rigida ed ingiusta?

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Per fortuna la vita però va avanti e in tutti i campi dell’umano vivere da quello religioso a quello civile vi sono tante splendide persone che portano avanti la loro testimonianza a costo della vita. Allora non dobbiamo più criticare? Sì, lo possiamo fare ma non con l’intento di cancellare ma di aiutare verso un cambiamento e tenendo conto che tutto avviene su un piano storico dove in qualsiasi campo, da quello religioso agli altri, il cambiamento avviene sulla propria pelle. E Gesù ha fatto così e ci ha dato una testimonianza che giunge a noi bella, cristallina, piena di passione, ineguagliabile, centrata su un rapporto di grande fascino tra noi ed il Signore Dio.  Che vogliamo di più’? O vogliamo far finta che tutto ciò non ci sia stato dato nella storia solo perché qualcuno ha tradito come Giuda o ha male interpretato il messaggio di amore del Signore Gesù? Egli ci ha portato da conoscere il mondo meraviglioso del Padre, volgiamo buttarlo via?

 

La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, che guidi il nostro cammino nella storia aiuta le menti degli uomini ad andare oltre ciò che vedono e sentono nell’immediato e che dà loro la sensazione che tutto è qui a portata di mano. Aiutali a scoprire il meraviglioso profondo portato da Gesù unica rivelazione del Padre su questa terra.

Gabriele Patmos

 
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ESSERE COLLEGATI E' IL DESTINO DELLA NOSTRA VITA: IL SIGNORE GESU' SI PROPONE: POSSIAMO IGNORARLO

Post n°544 pubblicato il 08 Maggio 2012 da sebregon

V SETTIMANA DI PASQUA – MERCOLEDÌ

 


                                                          

 

 


 Gv 15, 1-8


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Ciò che affascina di più in Gesù (e per molti ciò che più scandalizza) è questo suo diretto riferimento all’essere la vite per eccellenza e non uno che si appoggia ad un altro uomo.

 

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Egli non propone dottrine come fanno gli uomini di questo mondo ma di credere in Lui. Gesù si identifica con la vite, e fuori metafora con l’essere la Vita per eccellenza,  e se ci si pensa bene ci vuole un bel coraggio nel dire che gli altri sono solo tralci.

 

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Gesù ha questo coraggio e suscita in chi lo ascolta una grande ammirazione perché il suono delle sue parole sa di verità. Una verità raccontata non solo da parole sapienti che si possono orecchiare qua e là lungo la sua vita pubblica ma da una parola che sappiamo perfettamente coerente con la sua vita.

 

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Egli porta avanti un messaggio che è un irradiamento della sua persona ed è di una tale chiarezza semplicità e credibilità da bucare i secoli ed arrivare a noi fresca e convincente. E non valgono i tradimenti di quanti in suo nome hanno fatto cose terribili per oscurare la bellezza delle sue parole o per rendere evanescente o debole la sua forza d’impatto della sua persona sulle nostre vite.

 

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Gesù ci invita a rimanere in Lui e cioè nella sua linfa d’amore perché scorra nelle nostre vene e porti al mondo la bellezza della sua meravigliosa vita. L’intraprendere questo cammino però non è indolore perché quando ci mettiamo alla sequela del Signore Gesù ci capita sempre di fare delle proiezioni sbagliate sul rapporto che ci lega alla sua divina realtà.

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E così il Padre interviene con la potatura dei nostri sogni distorti perché aderiamo alla realtà e non alle fantasie. In questo travaglio e dolore il Signore Gesù non è lontano perché egli si è identificato con la vite e quindi nel taglio soffre con noi ma nello stesso tempo con noi gioisce perché sa che il Padre è buono ed il suo intervento salutare.

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Il nostro atteggiamento dunque nella vita non deve essere saccente ma sempre disposto ad accettare quelle correzioni che servono alla nostra crescita ed a prepararci a quell’incontro finale in cui quel troppo che ci manca possa essere completato dalla ricchezza della vite a cui siamo rimasti fedeli.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, rendici disposti a farci modellare dai disegni d’amore del Padre intanto che rimaniamo inseriti nella vera Vite/a.  

 

Gabriele Patmos

 
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TUTTI NOI PORTIAMO AVANTI LE NOSTRE PAROLE. IL GRANDE GESU' NON LE SUE MA QUELLE DEL PADRE.VOGLIAMO IMPARARE DALLE DIFFERENZE?

Post n°543 pubblicato il 06 Maggio 2012 da sebregon

 

 V SETTIMANA DI PASQUA - LUNEDÌ

 

 

Gv 14, 21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Anche oggi Gesù non si manifesta al mondo, ma a ciascuno di noi personalmente. L’incontro con Gesù dà inizio alla circolarità e alle corrispondenze della Santa Trinità, con la novità eccezionale del suo manifestarsi a me, perché è Lui che mi viene donato.

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Questa è la sua promessa. Inizio questa meditazione delle parole del Vangelo di Giovanni introducendomi al mistero del mio amore per Gesù che mi apre all’Amore del Padre. Io sento il soffio dello Spirito nelle parole del padre Francois Varrillon  che così si esprimeva in una sua conferenza su Dio Onnipotente: ”Il mistero della Trinità è il mistero di Dio che non è che Amore. Dio NON E’ CHE Amore, mettete maiuscolo NON E’ CHE. E tutto è qui. Se non vogliamo deviare e tutto forzare. Dio NON E’ CHE AMORE.

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Se voi dite: Dio è onnipotente! Io dico No. Dio è Infinito! No. Dio NON E’ CHE Amore, ma, l’Amore è onnipotente e infinito. “. Sono parole che ci mettono in una prospettiva diversa.

Ivan Valleverde

 
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