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Creato da: sebregon il 12/01/2008
Commento alle letture della liturgia del giorno
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Post n°552 pubblicato il 27 Maggio 2012 da sebregon
VIII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ
Mc 10, 17-27
Molti anni della nostra vita sono passati a fare il volto scuro al Signore che ci invitava a qualcosa di più grande che le ricchezze presunte della nostra vita. Ed ancora oggi quando non siamo aiutati dallo Spirito Santo ci capita di opporre la nostra piccola vita ad un disegno di più ampio respiro. .
. Ci contentiamo dell’osservanza delle regole di buona convivenza ma non ci capita mai di pensare che se siamo in una situazione non è solo per osservare le regole della buona creanza ma perché quella situazione, quel terreno porti dei frutti che la buona educazione neppure riesce ad immaginare. .
. Bisognerebbe stare all’interno della realtà come ci stava Gesù con il suo sguardo ai molteplici mondi possibili che la sua azione metteva in moto. Per attestarci in questa dimensione ci vuole uno scandaglio che va in profondità e che riesca a leggere ciò che a prima vita non si riesce a vedere. .
. E come fare? Proprio come fa Gesù e cioè come uno che non vive la sua vita in modo isolato o che combatte la sua guerra privata. Quando egli si muove è tutto un mondo che si muove perché è collegato con il Padre ed ha uno stuolo di angeli si mettono al servizio del suo volere. La profonda vita di preghiera del Signore ci dà la chiave della sua riuscita in questo mondo. .
. Occorre dunque che impariamo da Lui ad andare in profondità ma non per uscire da questo mondo per collegarci a qualcosa di distaccato e che tentiamo di avvicinare a noi per trovarne appagamento. No, occorre andare in profondità per portare in questa dimensione noi stessi e il nostro mondo perché possa inserirsi in quello che Gesù chiamava : Regno di Dio. .
. Il Regno di Dio non è quello delle ansie o delle continue occupazioni sradicate dal loro contesto di grazia ma è una armonica compresenza del nostro essere con la percezione che ciò che viviamo è all’interno di una obbedienza al piano di Dio. .
. L’importante non è di esserci sempre in questa dimensione perché se fosse così sarebbe frutto del nostro merito e non della grazia di Dio che opera in noi, ma di tenderci e di attorniarci di realtà e di presenze che ci aiutino a rientrarvi più facilmente. La nostra vita e la Parola Spirito Santo che ci sei stato svelato e donato dal Signore Gesù sii la nostra memoria in modo da non perderci nelle istanze di questo mondo ed aiutaci a vivere la pienezza del dono che tu ci elargisci e cioè quello di vivere tra di noi da fratelli come d figli di un unico Padre. Gabriele Patmos
Post n°551 pubblicato il 24 Maggio 2012 da sebregon
VII SETTIMANA DI PASQUA - VENERDÌ
At 25,13-21 In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa.Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».
Paolo, accusato per la sua fede in Gesù risorto, sceglie il tribunale di Cesare. Non vuole una contrapposizione di tipo religioso o tra diversi modi di credere. Sceglie di rimettersi al giudizio della legge romana. Non ama la disputa religiosa. .
. Se Paolo si trovasse qui in mezzo a noi, oggi, o in qualsiasi altro ambiente e interrogasse i cristiani sulla risurrezione, quanti ne troverebbe di pienamente convinti? Dobbiamo ammettere che spesso anche noi viviamo come chi non crede la risurrezione e non spera di raggiungerla; viviamo come chi non ha che la breve speranza di questa vita terrena e guarda con tristezza al corpo in via di disfacimento, nulla vedendovi di più che la sorte del fiore caduco. .
. Il nostro modo di vivere e di affrontare la sofferenza e la morte dimostra se abbiamo o no fede autentica nella risurrezione della carne. “Ogni giorno – dice invece San Paolo – io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe?. .
. “È una domanda che anche noi dobbiamo farci. Ivan Valleverde
Post n°550 pubblicato il 23 Maggio 2012 da sebregon
VII SETTIMANA DI PASQUA - MERCOLEDÌ
Gv 17,11b-19
Siamo una cosa sola: le parole di Gesù ci ricordano questo. Ma com’è difficile ricordarcelo nella vita quotidiana! Com’è difficile tenerne conto nelle nostre relazioni, nel contatto, giorno dopo giorno, con gli altri. Siamo una cosa sola tra tutti noi, esseri umani. Eppure il nostro ego, l’io con cui ci identifichiamo, ci induce a separare, a distinguere, a suddividere, a giudicare chi è questo e chi è quello, a porre confini, delimitare valori e competenze. .
. Il nostro individualismo si manifesta non solo a livello professionale ma anche in famiglia, nella cerchia delle nostre amicizie…E invece di stare nella verità e nella pienezza della gioia – Gesù ci invita esplicitamente a sentire e a vivere questo accostamento – ci costringiamo alla solitudine, al distacco, alla distanza. .
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Gran parte dei problemi che ci portiamo dietro e delle sofferenze che ci accompagnano in questa vita dipendono dalla nostra incapacità di stare in relazione con gli altri esseri umani, cosa che non ci viene insegnata a scuola, pur essendo fondamentale per la nostra crescita e per il nostro sviluppo spirituale. E non sapendo di essere in una relazione profonda, passiamo la vita a cercare di creare e mantenere relazioni superficiali, prive di questa verità. .
. Eppure oggi persino la scienza ci dice in qualche modo che “siamo tutti uno” è una realtà: l’entanglement quantistico – l’intreccio non separabile, l’empatia fra qualsiasi particella dell’universo - può essere usato come metafora del rapporto che c’è fra noi, anche se non ne siamo consapevoli. E Gesù in qualche modo, nel suo linguaggio d’amore, ci ha detto quello che oggi conferma anche la fisica. .
Alessandra Callegari
Post n°549 pubblicato il 21 Maggio 2012 da sebregon
VII SETTIMANA DI PASQUA - LUNEDÌ
Gv 16, 29-33
Per molto tempo si è addebitato al cristianesimo d’essere una religione dalla facile consolazione dove tutto viene trasformato in una melassa sentimentale che tutto sana. Direi piuttosto che più che la religione presa in se stessa, e ciò vale per qualunque sia la religione di riferimento, è l’animo umano che ha bisogno di un anfratto sicuro dove isolarsi e difendersi dalle contrarietà e dalle sofferenze che vengono dall’esistenza e dal contatto con gli altri.
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Per cristiano il suo credere non equivale all’essere salvato dalla sofferenza, chè anzi proprio il fatto d’essere cristiano potrebbe essere la causa della sofferenza (guardiamo alle persecuzioni dei cristiani nel mondo), ma scoprire che quando si soffre non si è soli ma con il Signore Gesù e con il suo Padre celeste. Gesù ci offre una testimonianza che dirla vera è pochissimo, perchè è anche bella, rassicurante, piena di forza e svelante la preziosa perla che è venuto a portarci in questo mondo.
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. E qual’è questa perla? E’ il fatto d’averci preceduto nel vivere fino in fondo la passione per l’uomo e non essersi ritirato indietro quando il gioco per lui si sarebbe fatto duro e sarebbe stato meglio, secondo i mielosi e i benpensanti di tutti i tempi, fermarsi e non arrivare allo scontro finale contro le potenze di questo mondo.
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Egli ci ha insegnato che possiamo rimanere soli sull’asfalto a misurarci contro i nemici ma che Lui ci sarà sempre. Ci sarà per il semplice fatto che Gesù questa via l’ha percorsa, la conosce ed è l’unico che ci dota di tutta la forza necessaria per andare avanti, per avere il coraggio di vincerlo assieme questo mondo.
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. Ecco qui si dirimono i percorsi di quanti lottano per il bene e cioè mentre coloro che non si rifanno a Gesù sono caricati da ideali i più diversi, che rispettiamo ed onoriamo, noi ci riferiamo ad una persona che ha osato dire d’aver vinto il mondo e non solo una battaglia e che ci indica una prospettiva non solo terrena ma al di là di ogni tempo. .
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Noi cristiani non siamo portatori di una consapevolezza in più che ci renderebbe migliori o ci innalzerebbe sulle altre credenze, religiose o semplicemente umane, ma di una testimonianza in rapporto all’esistenza di una realtà inimmaginabile per la mente umana. Un atto giusto tutti lo comprendono perché sta alla base della nostra natura umana immaginarlo ma l’infinita ricchezza portata in questo mondo da Gesù nessuno poteva immaginarla neppure nell’esito disastroso di un uomo che dà facoltà ad altri di ucciderlo in nome di un amore che comprende anche i suoi uccisori.
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. E se c’è una superiorità dei cristiani è questa: l’avere assunto la vita di Gesù come metro di paragone per la propria piccola vita. E se la superiorità consiste nell’essere disposti a non rinnegare il Signore e la visione del suo celeste amore che non si tira indietro davanti alla croce ebbene anche noi possiamo accettare d’essere superiori sul filo di questo prezzo che in verità nessuno vorrebbe mai pagare. .
. E se poi vi sono compagni di strada provenienti dalle più diverse vie che fanno il medesimo cammino allo stesso livello di superiorità ebbene siano i benvenuti perché finalmente avremo unito in un unico abbraccio l’intera umanità senza più dissapori o fraintendimenti sul vero senso della vita umana.
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. Ed in questo abbraccio forse anche gli altri potranno sentire l’eco fascinoso del divino amore del Padre. Questo però è solo un desiderio innocente che si può concedere essere legittimo avere.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore rendici testimoni presso i fratelli del grande amore del tuo Gesù che ha vinto il mondo e ci infonde coraggio e consolazione. Sai vorremmo che tutti lo conoscessero ed amassero ma comprendiamo pure che tutto è nascosto nel disegno del Padre e che solo un giorno noi saremo testimoni della sua infinità bontà,saggezza e misericordia.
Gabriele Patmos
Post n°548 pubblicato il 18 Maggio 2012 da sebregon
II SETTIMANA DI PASQUA - VENERDÌ
Gv 6, 1-15
Se sapessimo che scesi giù in strada c’è uno che regala a tutti la benzina correremmo anzitutto a fare il pieno e poi vorremmo che questo generoso continuasse a darcene ancora e se scoprissimo che ha anche delle doti politiche lo spingeremmo a candidarsi alle prossime elezioni. La logica del mondo va così oggi come allora.
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. Ci si potrebbe chiedere come mai il signore Gesù si presta al pericolo d’essere frainteso. Non sapeva che poi sarebbero andati da lui per farlo re? Ebbene sì egli sapeva tutto come dice lo stesso apostolo Giovanni. Eppure non si tira indietro e compie questo mirabolante prodigio. L’intento di Gesù potrebbe essere quello di far entrare il popolo nell’idea che nella realtà è presente una forza che va oltre a ciò che si può vedere e fare e che questa forza promana dalla sua persona.
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Dal punto di vista umano nessuno può sfamare una moltitudine partendo da 5 pani e 2 pesci e se questo è stato possibile allora la folla ne trae subito le conseguenze proponendogli di diventare re. Gesù dunque stupisce la gente ma nello stesso tempo si ritira da solo sul monte perché vuole stimolarli a porsi un interrogativo: “Chi è mai costui che rifiuta di accettare una carica che gli viene conferita a furor di popolo?”.
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Gesù vuole che vadano oltre ai suoi poteri e lo cerchino per quello che è e non per i benefici che profonde verso tutti coloro che lo incontrano. Il Signore fa i miracoli per tanti motivi : anzitutto perché egli ha compassione della gente bisognosa, poi perché attraverso i miracoli attira l’attenzione delle folle e ciò lo aiuta a far conoscere il suo messaggio, poi ancora perché deve far intravedere attraverso i miracoli quale consistenza reale ha il regno che va predicando e con le motivazioni si potrebbe continuare a lungo. Una figura come Gesù non è contenibile nell’ordinario e così anche i suoi miracoli, come abbiamo visto sono il segno, di questa sua grandezza. . . . Siamo noi che facciamo fatica ad entrare nelle sue coordinate e questo perché viviamo inzuppati nel regno della carenza e facciamo fatica ad entrare nella visione di chi il mondo l’ha creato: wuesto è Gesù: “In principio era il Verbo,il Verbo era presso Dioe il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui,e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre,ma le tenebre non l'hanno accolta.” (Gv 1,1-4). Nello stesso tempo però che opera miracoli deve sottrarsi ai fraintendimenti che la gente mette in atto sulla sua persona, ma soprattutto deve farlo per un motivo molto più profondo perché egli è completamente in Dio dove la sua vita dimora nella pienezza che quindi non può arrivargli da una qualsiasi investitura umana.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, aiutaci ad essere come il tuo Gesù e cioè a non fondare la nostra vita sugli onori o sulle blandizie che gli altri possono farci ma solo su ciò che è vero e giusto e soprattutto su un rapporto forte e costante con il Signore Dio.
Gabriele Patmos
Post n°547 pubblicato il 15 Maggio 2012 da sebregon
VI SETTIMANA DI PASQUA - MERCOLEDÌ
Gv 16, 12-15
Ecco in questo vangelo appare la novità del cristianesimo, la via nuova che Gesù annuncia. Se nell'antico testamento è Mosè e la legge a guidare Israele alle fonti delle acque della vita, qui, nelle parole di Giovanni. è Gesù stesso che prende il posto di guida, Lui è la Via. .
. E cosi Lui è per noi la chiave interpretativa per comprendere che tutto è compimento di quanto è stato promesso nelle Scritture, del nostro presente e delle cose future. .
La via che Gesù ci annuncia è l'urgenza della nostra vita, è la via che ci fa uscire dalle nostre angosce se accettiamo di farci guidare dallo Spirito che ci ha inviato. Ivan Valleverde
Post n°546 pubblicato il 14 Maggio 2012 da sebregon
14 MAGGIO
Gv 15, 9-17
Dare la vita per i propri amici. Gli amici sono coloro che noi scegliamo, e verso i quali proviamo un amore che comporta anche valorizzazione, ammirazione, stima.
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Come ben dice Claudio Naranjo nel primo capitolo del suo ultimo libro, Amore Coscienza e psicoterapia, Xenia 2011, l’amore “filia” o amore ammirativo è quello che – oltre all’amore eros e all’amore agape – ci conduce a Dio. “Ma oltre a questi due amori, direi che ce n’è un terzo” scrive Naranjo. “È un amore che ha a che fare con l’amicizia, non è necessariamente protettivo né comporta una ricerca del piacere, ma si collega piuttosto con l’apprezzamento, l’ammirazione, il rispetto e gli ideali. .
. La stima non è erotica né generosa: è una terza cosa, e i greci la chiamavano filìa. È ciò che si cerca nell’amicizia, ciò che si riscontra in tutte le persone cui si dà valore, e va, per gradi diversi, dalla accettazione alla stima, al rispetto, all’ammirazione e infine all’adorazione. Ci sono amicizie interessate, come quella fra due persone che amano giocare insieme a tennis: si utilizzano reciprocamente e ognuno dei due serve all’altro rispetto alla soddisfazione di un desiderio. .
. Ci sono anche amicizie manipolative, che in nome dell’amicizia mirano a ottenere altre cose, ma la vera amicizia è quella nella quale ci interessiamo uno all’altro perché ha delle qualità spirituali o umane ammirevoli, che stimolano la nostra stessa crescita.”
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. È l’amore verso chi abbiamo scelto, come dice Gesù. Un amore sostenuto dal vedere nell’altro un valore, dal riconoscerlo, dall’apprezzarlo. Non c’è segno di amore più grande che dare la vita per un amico.
alessandra callegari
Post n°545 pubblicato il 11 Maggio 2012 da sebregon
V SETTIMANA DI PASQUA - VENERDÌ
Gv 15, 12-17 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». Molti oggi si ritraggono dal messaggio cristiano giustificati in questa loro scelta dal cattivo spettacolo che nei secoli ha dato la Chiesa di se stessa in varie occasioni. Ormai l’elenco lo conoscono tutti e se ne servono in continuazione per rinfacciarle i suoi peccati. .
. Non sto qui a difendere le azioni sbagliate degli uomini della Chiesa dai papi all’ultimo fedele ma vorrei togliere il velo a questa costante ipocrisia dove il vezzo di indicare il malaffare della Chiesa non produce altrettanta e costante indignazione per ciò che l’umanità in questi duemila anni ha compiuto di male. I ragionamenti che si fanno sono questi: la Chiesa ha peccato allora è indegna di fiducia - la chiesa è uno strumento di potere delle coscienze allora me ne sto alla larga – vado a cercarmi in giro ciò che più mi corrisponde e più mi soddisfa. Tutti questi ed altri ragionamenti potrei fare per la politica e dire: visto che la politica è uno strumento di potere io me ne sto alla larga – me ne vado in un’isola deserta così non mi contamino – in politica parteciperò solo a movimenti che non vogliono istituzionalizzarsi per non correre il pericolo di rientrare in un circuito di potere. .
. Potrei continuare, applicando gli stessi pensieri, alla sfera dei magistrati attaccando in vario modo la loro credibilità o a coloro che curano lo spirito dell’uomo e così via. Il punto è che in ogni campo dell’impegno umano sia nella sfera religiosa che in quella politica e sociale troviamo fior di delinquenti che oscurano i campi in cui operano. . . Ed allora se vogliamo essere coerenti non dovremmo più stare in una democrazia oppure abolire la magistratura o non farci curare visto che vi sono tanti truffatori? E chiedo: In tutte queste sfere esistono o no fior di persone che per i loro ideali sono pronti a morire? Sì esistono e noi forse andiamo a chiedere i loro servizi rinfacciando i tradimenti degli altri? No, non lo facciamo ed allora perché non abbiamo lo stesso atteggiamento verso la Chiesa ed i suoi uomini? Perchè, dico io, è un modo per sottrarsi ad un confronto vero con gli ideali cristiani e mantenersi in un livello segnato profondamente dal risentimento. Ma se la cifra che ricompone tutto, di fronte agli ideali che altri tradiscono, è quella dell’universale indignazione non vi sembra che la vita diventerebbe impossibile, rigida ed ingiusta? .
. Per fortuna la vita però va avanti e in tutti i campi dell’umano vivere da quello religioso a quello civile vi sono tante splendide persone che portano avanti la loro testimonianza a costo della vita. Allora non dobbiamo più criticare? Sì, lo possiamo fare ma non con l’intento di cancellare ma di aiutare verso un cambiamento e tenendo conto che tutto avviene su un piano storico dove in qualsiasi campo, da quello religioso agli altri, il cambiamento avviene sulla propria pelle. E Gesù ha fatto così e ci ha dato una testimonianza che giunge a noi bella, cristallina, piena di passione, ineguagliabile, centrata su un rapporto di grande fascino tra noi ed il Signore Dio. Che vogliamo di più’? O vogliamo far finta che tutto ciò non ci sia stato dato nella storia solo perché qualcuno ha tradito come Giuda o ha male interpretato il messaggio di amore del Signore Gesù? Egli ci ha portato da conoscere il mondo meraviglioso del Padre, volgiamo buttarlo via?
La nostra vita e la Parola Spirito del Signore, che guidi il nostro cammino nella storia aiuta le menti degli uomini ad andare oltre ciò che vedono e sentono nell’immediato e che dà loro la sensazione che tutto è qui a portata di mano. Aiutali a scoprire il meraviglioso profondo portato da Gesù unica rivelazione del Padre su questa terra. Gabriele Patmos
Post n°544 pubblicato il 08 Maggio 2012 da sebregon
V SETTIMANA DI PASQUA – MERCOLEDÌ
Ciò che affascina di più in Gesù (e per molti ciò che più scandalizza) è questo suo diretto riferimento all’essere la vite per eccellenza e non uno che si appoggia ad un altro uomo.
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. Egli non propone dottrine come fanno gli uomini di questo mondo ma di credere in Lui. Gesù si identifica con la vite, e fuori metafora con l’essere la Vita per eccellenza, e se ci si pensa bene ci vuole un bel coraggio nel dire che gli altri sono solo tralci.
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. Gesù ha questo coraggio e suscita in chi lo ascolta una grande ammirazione perché il suono delle sue parole sa di verità. Una verità raccontata non solo da parole sapienti che si possono orecchiare qua e là lungo la sua vita pubblica ma da una parola che sappiamo perfettamente coerente con la sua vita.
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. Egli porta avanti un messaggio che è un irradiamento della sua persona ed è di una tale chiarezza semplicità e credibilità da bucare i secoli ed arrivare a noi fresca e convincente. E non valgono i tradimenti di quanti in suo nome hanno fatto cose terribili per oscurare la bellezza delle sue parole o per rendere evanescente o debole la sua forza d’impatto della sua persona sulle nostre vite.
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. Gesù ci invita a rimanere in Lui e cioè nella sua linfa d’amore perché scorra nelle nostre vene e porti al mondo la bellezza della sua meravigliosa vita. L’intraprendere questo cammino però non è indolore perché quando ci mettiamo alla sequela del Signore Gesù ci capita sempre di fare delle proiezioni sbagliate sul rapporto che ci lega alla sua divina realtà. .
. E così il Padre interviene con la potatura dei nostri sogni distorti perché aderiamo alla realtà e non alle fantasie. In questo travaglio e dolore il Signore Gesù non è lontano perché egli si è identificato con la vite e quindi nel taglio soffre con noi ma nello stesso tempo con noi gioisce perché sa che il Padre è buono ed il suo intervento salutare. .
Il nostro atteggiamento dunque nella vita non deve essere saccente ma sempre disposto ad accettare quelle correzioni che servono alla nostra crescita ed a prepararci a quell’incontro finale in cui quel troppo che ci manca possa essere completato dalla ricchezza della vite a cui siamo rimasti fedeli.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, rendici disposti a farci modellare dai disegni d’amore del Padre intanto che rimaniamo inseriti nella vera Vite/a.
Gabriele Patmos
Post n°543 pubblicato il 06 Maggio 2012 da sebregon
V SETTIMANA DI PASQUA - LUNEDÌ
Gv 14, 21-26 Anche oggi Gesù non si manifesta al mondo, ma a ciascuno di noi personalmente. L’incontro con Gesù dà inizio alla circolarità e alle corrispondenze della Santa Trinità, con la novità eccezionale del suo manifestarsi a me, perché è Lui che mi viene donato. . . Questa è la sua promessa. Inizio questa meditazione delle parole del Vangelo di Giovanni introducendomi al mistero del mio amore per Gesù che mi apre all’Amore del Padre. Io sento il soffio dello Spirito nelle parole del padre Francois Varrillon . . Se voi dite: Dio è onnipotente! Io dico No. Dio è Infinito! No. Dio NON E’ CHE Amore, ma, l’Amore è onnipotente e infinito. “. Sono parole che ci mettono in una prospettiva diversa. Ivan Valleverde
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Inviato da: sebregon
il 03/12/2011 alle 23:10
Inviato da: sebregon
il 22/11/2010 alle 15:05
Inviato da: francesconapoli_fn
il 08/10/2010 alle 19:59
Inviato da: tattoosupplies888
il 08/09/2010 alle 09:45
Inviato da: tattoosupplies888
il 08/09/2010 alle 08:07