per non smarrirmi

opinioni libere (anche di cambiare...)

 

SE IL PORTAFOGLIO CONTA PIU' DI UN POPOLO...


BOICOTTIAMO I PRODOTTI TEDESCHI ! ! !

Finché i governanti tedeschi non smetteranno di usare l'Europa per arricchire la propria economia, noi...impoveriamola...!

(anche noi, colpiamoli per educarli)


 

 

 

 

D I C H I A R A Z I O N E

QUESTO BLOG NON E' UNA TESTATA GIORNALISTICA, DATO CHE NON E' AGGIORNATO PERIODICAMENTE E NON HA FINI DI LUCRO: AI SENSI DELLA NORMATIVA VIGENTE, NON PUO' CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE (L.62 DEL 7/3/'01).

PER QUANTO ATTIENE AL COPYRIGHT DELLE IMMAGINI E I VIDEO USATI, PRESI DALLA RETE, CONTATTATEMI PRIVATAMENTE: NON HO ALCUN PROBLEMA AD ELIMINARLE...

 

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NULLA AVANTI A ME, COME AI LATI E DIETRO. SENZA DIREZIONE, SONO IN ATTESA DEL DOMANI...

 

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NIRVANA - YOU KNOW YOU'RE RIGHT

 

DA MOLTO NON SE NE PARLA PIU', MA LA "RIFORMA GELMINI", IN REALTA' E' PASSATA. NON HA PIU' SENSO RICHIAMARE UNA RACCOLTA DI FIRME (COME AL MIO POST #160, IN CUI NE RICHIAMAVO UNO DI  elena.c.q.d) . PERO', INVITO TUTTI COLORO CHE HANNO FIGLI, TUTTI QUELLI CHE SOGNANO UN MONDO MIGLIORE, TUTTI QUELLI CHE SANNO ANCORA PENSARE CON LA PROPRIA TESTA, A NON ABBASSARE LA GUARDIA E AD ESSERE PRONTI AD ANDARE IN PIAZZA PER SALVARE LA SCUOLA ITALIANA E, CON ESSA, IL NOSTRO FUTURO.
mgf70

 

LOSING MY RELIGION

 

CREDO SIA IMPORTANTE...

Inviato da andrea7770 il 26/05/08 @ 08:41 via WEB
MESSAGGIO IMPORTANTE Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto sovente, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile. Tuttavia, in occasione di interventi, non si sa chi contattare tra la lista interminabile dei numeri della rubrica. Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito. Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (=In Case of Emergency). E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona da contattare utilizzabile dagli operatori delle ambulanze, dalla polizia, dai pompieri o dai primi soccorritori. In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare ICE1, ICE2, ICE3, etc. Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile. Se pensate che sia una buona idea, fate circolare il messaggio di modo che questo comportamento rientri nei comportamenti abituali.
 

HERE WITH ME

 
Citazioni nei Blog Amici: 46
 

LA STORIA DELLE COSE (VERS.21'08")

ALTAMENTE CONSIGLIATO PER LA PROPRIA CONSAPEVOLEZZA (ANCHE SE, DOPO, NON CAMBIERETE NULLA DEL VOSTRO VIVERE)

 
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Messaggi di Agosto 2012

Tempesta in arrivo...

Post n°724 pubblicato il 31 Agosto 2012 da mgf70
 

Quando le cose van volgendo al peggio, te ne accorgi da tanti piccoli segnali: potresti non farci caso e lasciar correre, se non avessi già abbastanza primavere sulle spalle.

Però, credo d'aver imparato come va il mondo e cosa aspettarmi...

Un paio di giorni fa, è arrivato il tuono a ricordarmi (semmai non me ne fossi accorto) che non mi è permesso stare tranquillo.

Dopo il furto e le nevrosi della consorte, le condizioni disagevoli (indotte...?) al lavoro, ecco che la minaccia seria è arrivata: ricatto. Ovviamente, tutto ciò consegue al siluramento del superiore che mi stimava e che, in qualche modo, mi proteggeva.

Sul lavoro sono uno che da tanto (forse troppo) e che cerca sempre di venire incontro a dipendenti, colleghi e superiori. Non sono perfetto, ché talvolta commetto anch'io i miei buoni errori di valutazione. In più, lavoro in un posto in cui l'isteria, l'incoerenza e la contraddittorietà, sono all'ordine del giorno: tutto ciò non facilita e, anzi, spesso induce ad errori, anche pacchiani.

Un paio di giorni fa, dopo la mia assenza per il giorno di riposo, ho trovato il reparto disastrato: all'ormai consueta emergenza, ho dovuto aggiungerne altre, ma non è bastato l'impegno a "sopperire" ai guai e, proprio quel giorno, il mio Direttore (che, non capisco perché, mi detesta) era lì pronto per attaccarmi, in modo "abbastanza sospetto"...

Tra noi (o meglio, dovrei dire "da parte sua") da tempo c'è una discreta ruggine, ma l'altro giorno m'ha attaccato in modo frontale e gratuito, supportato da una figura potente, nuova, in cui debbo dire che confidavo, per risolvere i problemi annosi del nostro posto di lavoro.

Telefonata ridondante al capo del personale e colloquio a due, per "riprendermi" e propormi un ultimatum, la cui sintesi, una volta ripulito da mille parole e deviazioni, è stata: o accetti una dequalifica professionale (con qualche condizione di favore), o ti faremo di tutto, forse compreso il licenziamento (grazie ministra Fornero!), poi facci pure causa...

Entro domani, debbo dare una risposta che ha mille implicazioni (economiche, personali, famigliari), senza poter parlare con nessun esperto (ancora tutti in ferie: è un caso?) e senza nessuna certezza, soprattutto su ciò che io stesso voglio fare.

Oltre alla rabbia per certe misure governative, che non hanno minimamente aumentato la produttività, ancora una volta prevale il senso di schifo, per quei dirigenti che dovrebbero far funzionare il mio posto di lavoro e lo fanno solo sulle spalle dei pochi che ancora lavorano (e non parlo solo del sottoscritto): mi chiedo perché io debba dar tanto, per tenere a galla, una barca così mal-guidata...

La mia carriera (nonostante premi e risultati ottenuti) è bruciata: vale la pena di continuare ad impegnarmi tanto? posso fare, da solo, una battaglia contro questi buffoni?

Sono giorni lunghi, questi miei...

 
 
 

Del brutto periodo...

Post n°723 pubblicato il 25 Agosto 2012 da mgf70
 

[oggi_sono_così]

Ogni anno, al rientro dalle ferie, mi ritrovo a dover lavorare di più: immancabilmente, nonostante il tentativo di organizzare la mia assenza, qualcosa dev'essere rimesso a posto.

L'anno scorso fù pesante. Quest'anno è peggio...

Nonostante (sulla carta) io abbia 2 dipendenti in più e, malgrado alcuni accorgimenti per non ripetere certi errori di valutazione (come l'anno scorso), da quando sono rientrato non faccio che ammazzarmi di fatica: levatacce a notte fonda, continui interventi correttivi di emergenze, giornate lavorative dalla lunghezza assurda...

Se i cambiamenti apportati al reparto dal mio nuovo superiore, mi stanno creando diverse difficoltà e se la consistenza (umana e professionale) della mia squadra, mi sta creando continui problemi, tutto ciò è nulla, in confronto all'imbecillità di certa dirigenza.

Mentre mi godevo l'ultima settimana di riposo, con un dipendente full-time anche lui in ferie, il mio buon (ir)Responsabile delle Risorse Umane (=capo del personale), dopo aver fatto in modo che una mia dipendente "raccomandata" si prendesse, in qualche modo, due settimane di riposo extra (dato che in sette mesi, avrà lavorato sì e no, 4 settimane, spezzettate), ha pensato bene di prestare l'altro dipendente full-time che ho, ad un reparto in difficoltà col personale. In questo modo, mi sono trovato a lavorare con meno della metà dei dipendenti, supportato solo da un lavoratore interinale e da qualche ora di lavoro straordinario, autorizzata qua e là...

Tacendo degli "insulti" del Direttore, incapace di accorgersi della (comunque) buona funzionalità del reparto, la cosa che più mi ha ferito è stato il probabilissimo furto, dal mio cassetto (e, nonostante un buon lucchetto), del portafoglio, scoperto ieri mattina.

Blocco di carte, denuncie ai Carabinieri, stravolgimento di tutti i programmi personali, danno economico... Tutto ciò non è niente, in confronto alla nausea del sapere che, mentre mi stavo (letteralmente) ammazzando di lavoro, qualcuno ne approfittava per derubarmi. E il bello è che non me ne sarei accorto se non avessi voluto partecipare ad una colletta per un dipendente che si sposa.

Parlando col capo della sicurezza, ho saputo di altri furti "con scasso", con serrature e lucchetti lasciati intatti; ho saputo di sospetti e stramaledetto i sindacati che (per proteggere la privacy dei dipendenti: ma il mio stpendio di dipendente, chi lo protegge?) hanno vietato le telecamere negli uffici. Ed ho saputo il probabile nome del colpevole, anche se non hanno prove...

Sono decisamente ben lontano dalla "santità", perché non riesco a perdonare.

Non perdono: il mio nuovo Capo, per certi cambiamenti nel reparto, un tantino improvvisaati, che (giustamente, non con lui) mi stanno mettendo in difficoltà; il mio RRU, che m'ha reso il rientro dalle ferie massacrante; il collega che s'è preso il mio dipendente che, di norma, arriva in ufficio alle 8,00 mentre il sottoscritto è arrivato ad attaccare anche alle 4,30 del mattino (a causa del "suo" problema); certi miei dipendenti che, incuranti dei problemi del reparto, hanno pensato bene di assentarsi ulteriormente. E, soprattutto non perdono chi ruba il denaro ai colleghi, mentre questi si guadagnano lo stipendio (a prescindere dal sottoscritto)...

Oggi è un altro giorno, in cui le mails d'insulti del Direttore, la fatica, lo stress e le emergenze, passeranno in secondo piano, davanti al dover guardare negli occhi di tutti i possibili ladri.

Anche un "capo" comprensivo, educato e umano, come me, può decidere di convertirsi allo stronzismo?

Intanto, al ritorno dalle sue ferie, il mio RRU ha saggiato il mio disappunto e, pur con toni educati e rispettosi, l'ho redarguito a dovere e gli ho posto un ultimatum sulla mia squadra...

Si comincia...!!!

 
 
 

Al mattino

Post n°722 pubblicato il 19 Agosto 2012 da mgf70

Nota: perché "Al mattino"? Questo avrebbe dovuto essere un "post di notte...", ma tra stanchezza e bisogno di riflettere, sono giunto alla luce del giorno...

L'Italia è un paese di paradossi, come quello della definizione di "matrimonio" (ovvero, la comunione materiale e spirituale, tra coniugi): essa è sancita, per la prima volta, nel nostro ordinamento, nel preambolo della legge sul...divorzio...

I lavori non sono tutti uguali: ci sono quelli più o meno pesanti, quelli con più o meno responsabilità. E poi, ci sono quelli pagati più o meno bene, quelli in cui si lavora più o meno tempo. Inoltre ci sono quelli più o meno precari, quelli con ferie più o meno lunghe, quelli con tutti i ponti pagati o meno... Però, è importante che tutti sappiano rispettare il lavoro altrui, per quanto umile, sfruttato, o di scarsi diritti; è importante soprattutto da parte di chi "sta meglio"...

La mancanza di rispetto, ha tante facce: quella di una cena non preparata, quella di una lavatrice non fatta, di una camicia non stirata, pur creando qualche disappunto, sono aspetti sicuramente sopportabili. Però, il non essere avvisato di cose importanti, l'essere denigrato per il proprio lavoro, il vedere continuamente post-poste le proprie necessità (...), sono cose che fanno male, che erodono il sentimento.

A volte penso che, se non fosse stata per la mia sensualità (...), avrei ben potutuo fare il prete. Non perché io creda nella struttura ecclesiastica (anzi, al contrario), quanto, per il mio amore per gli esseri umani: nel quotidiano, sono spesso ricercato per consigli, confidenze, "assoluzioni"... Ma non faccio il prete e vivo una vita abbastanza normale, pur nella difficile coerenza di questi tempi. E, da persona normale, la mia capacità di perdonare ha comunque un limite.

Mentre scrivo, la persona che condivide la mia vita, sta sul letto e pensa che io sia al lavoro, perché ancora ieri sera non ricordava che oggi ho un turno di sera. Mentre scrivo, attendo che la lavatrice, fatta da me dopo 13 ore di lavoro (altra "flessibilità"? cominciamo a pagare tutto il lavoro e poi ne riparliamo!), si finisca di asciugarsi, altrimenti andrò al lavoro letteralmente senza mutande. Mentre scrivo, la lavastoviglie (impostata dal figlio e da me) è in funzione, perché ieri sera non poteva essere accesa ed io ho bevuto il caffè in una tazza enorme, in cui si fredda in fretta. Mentre scrivo...

In tutto ciò che vedo, in tutto ciò che sento, continuo a ravvisare una ben scarsa "comunione materiale". In tutto ciò che vedo, in tutto ciò che penso, continuo a non trovare nemmeno un po' di "comunione spirituale". Salvo momenti facili (tipo quando tutto gira bene, in vacanza?), mi trovo a dovere ammettere che il mio non sembra più un vero matrimonio, ma (forse) una società di mutuo soccorso, in cui c'è chi dà di più e chi prende molto di più.

Nella vita ho fatto molte scelte, molti "investimenti" per questa famiglia. E sono andato molto spesso contro la mia natura, contro il mio intimo sentire, perché funzionasse. Ma, arrivano momenti (così, come una sassata al vetro) in cui cominci a voler vedere il saldo finale tra quanto hai dato e quanto hai avuto. Eppure, non è nel valore altamente negativo, che riscontri la crisi, ma nel bisogno stesso di vedere la contabilità del sentimento: quando le cose vanno bene, non si ha bisogno di prove, per saperlo...

Ieri, Lei ha avuto una brutta notizia su una sua amica (brutta ma non la definitiva che aspettiamo da quasi un anno). Mentre ero al lavoro, ha mollato i figli piccoli con quello grande (che però doveva uscire) e l'ha raggiunta. Malgrado io fossi abbondantemente nel mio "normale" orario lavorativo, che abbia avuto anche il tempo di fare la spesa, non m'ha detto nulla. Ho saputo la cosa, mentre ero di ritorno.

 In vita mia, non ho mai avuto bisogno che mi dicessero di rimboccarmi le maniche e ho sempre saputo trovare le energie per fare ciò che era necessario, figurarsi una cena o una lavatrice! La cosa che però mi ferisce è che nei giorni scorsi, mentre non aveva nulla da fare (...), non ha mai pensato a me, a quello che avrebbe potuto servirmi; ma, la cosa che brucia di più è che, nel momento in cui è avvenuto qualcosa, non ha pensato a me, né come confidente, né come compagno. Essere dimenticati da chi ami (o, a questo punto, da chi "credi di amare"), non può far che riflettere: quali sono le mie colpe? perché Lei non riesce più a confidarsi come un tempo? perché io non riesco più a sopportare le sue piccole meschinità quotidiane?

Una volta lessi una frase, che cito spesso: "Quando amiamo, attingiamo acqua ad un pozzo. Ad un certo punto, nel secchio troviamo della terra, senza motivi e senza colpe..." Quando mandai al diavolo la mia placida esistenza di figlio di buona famiglia, non avrei mai pensato di pensarla per noi...

 Nel mentre di una crisi, in cui è sempre più a rischio anche il mio posto di lavoro, sento le critiche se lavoro di domenica (1 o 2 al mese: nel mio ambito, sono quasi un privilegiato), se debbo rinviare il riposo che mi spetta, ad altra data da definire. Però, la cosa che colpisce sgradevolmente è il tono indispettito (e non dispiaciuto: che sarebbe diverso): non è la mancanza di me come persona, ma di un accompagnatore, di uno chauffer, per superare la noia di altre settimane di ferie (poverina!).

In tutto questo, senti che tutto ciò che hai in comune (dai figli alla casa, al conto in banca), assumono una valenza diversa, antipatica: quella dell'ostacolo ad una, ragionevolissima separazione. Se la casa è così grande che posso viverci in metà, senza problemi e se il conto in banca è sempre più svuotato (e facilmente chiudibile), non è così facile per i figli.

Ripensando a tutti i compromessi, ai compromessi sui compromessi e ai compromessi dei compromessi sui compromessi...non senti più la voglia di continuare. Di certo, non senti più il legame e il vincolo che c'era prima.

Nel secchio c'è terra...

 
 
 

E mentre... (a ferragosto)

Post n°721 pubblicato il 16 Agosto 2012 da mgf70
 
Tag: anima

[...e_mentre...]

E mentre mi lamento del mio lavoro, così stancante e assurdo... E mentre cerco un senso a tutti i miei gesti quotidiani... E mentre cerco un motivo per non sentirmi una scheggia delle stelle, persa nell'universo... E mentre m'accorgo che mi prostituirei per un sorriso sincero... E mentre fa troppo caldo, la bibita non è abbastanza fresca... E mentre cerco di capire se il mio stipendio basta a pagare tutte le mie mollezze inutili... E mentre, come un cane, mendico una carezza...

Sotto l'ombrellone di ferragosto, si parla (quasi sempre di lavoro, di soldi o di figli) e si cerca di sfogare qualche tensione. Dietro una mangiata inutile, dietro una nuotata fintamente spensierata, dietro un sole che ci abbaglia, col suo riflesso sul mare...

Ti accorgi di quanto sia vuoto il tuo piccolo mondo, di come sappia riempirsi di nulla, di meschinità.

- Begli occhiali, vuoi?

- No - infastidito - Grazie NO!

Eppure, senti che proprio quel inconsistente contatto, è più vero di tutti quelli vissuti nella giornata: fratello di un altro paese, dalla pelle così scura di fame e di sete, sei l'unica cosa vera di tutta questa spiaggia.

E i discorsi proseguono, tra malattie che ci ricordano quanto stiamo invecchiando, tra malumori per il nostro fallimentare quotidiano.

L'occhio vaga tra corpi troppo nutriti e gadgets tecnologici inutili, per arrivare all'orizzonte, la retina offesa dallo scintillio del sole sul mare. Col suo pesante carretto, "quel negro fastidioso" (ma perché, cosa c'ha fatto?), attraversa faticosamente il bagnasciuga, per chilometri, con la semplice determinazione di chi sopravvive, di chi non vuole rinunciare a vivere, per fisime del cazzo...

E mentre senti che l'esistenza ti sfugge di mano... E mentre senti il nodo alla gola, rivedendoti attaccato anche tu - bestia da soma - ad un pesante carretto, trascinando pesandemente i piedi nella sabbia... E mentre avresti voglia di piangere per tutti coloro che muoiono, nello sforzo... E mentre pensi a chi non c'è più, a chi è stato portato via, senza troppo clamore... E mentre domini gli impulsi, controllando il respiro, per la tua "immagine esteriore"... E mentre senti il bisogno di abbracciare un corpo per l'anima che ha dietro...

Bruciano gli occhi, forse per il riverbero del sole, forse per qualche traccia del sale marino, forse per la stanchezza che hai accumulato in pochi giorni, forse per la consapevolezza di quella che ti aspetterà domani. Ti getti sotto la doccia gelida (sì, ufficialmente per togliere il sale e la sabbia, ma solo per quello?), incurante dei brividi e, anzi, quasi godendo della sferzata che la sua temperatura ti dà: resteresti là sotto, per delle ore.

- Stasera, pizza a domicilio o spaghettata al volo?

Fossero questi i grandi dilemmi della vita... A te va bene tutto, purché finisca presto: ma non sai più se è perché domani ti alzerai che ancora è notte fonda, o perché vorresti solo giungere all'oblìo del sonno, quanto prima.

Non hanno colpe i tuoi interlocutori (beati loro che sanno vivere molto più facilmente di te: decisamente li invidi) e quasi ti senti in colpa per la loro gentilezza, talvolta ricambiata solo di facciata, anche se vuoi loro bene.

Ti senti come il protagonista de The Truman Show, perché ti sembra che il mondo intorno sia un po' troppo strano, per essere effettivamente così: seduto sul bordo del ponte mai terminato, con lo sguardo cerchi di arrivare dall'altra parte, cerchi di trovare la risposta a tutto, di afferrare il tassello che ti manca, perché il puzzle dell'esistenza, abbia finalmente un senso.

Ripensi ad un abbraccio, intenso eppure immotivato, con una persona che sembra avere i tuoi stessi occhi e la tua stessa maliconica determinazione a "non mollare" nonostante tutto: quasi ti ecciti all'idea e ti senti altamente stupido...

E mentre guidi per strade mal-consigliate, con la spaccatura interiore tra il tirar dritto ad una curva e la paura che i tuoi passeggeri rischino qualcosa per colpa tua... E mentre le banali luci dei fari, ti feriscono gli occhi, ben più dell'atomica fornace del sole... E mentre parcheggi, già in posizione per uscire comodamente domattina... E mentre ti spogli, liberi la vescica, sfreghi con lo spazzolino, i denti... E mentre cerchi d'inseguire volti distanti, intravisti in dati informatici e idealizzati nei tuoi sogni... E mentre cerchi di svuotare la mente da qualsiasi pensiero... E mentre ti giunge la prima avvisaglia del sonno, della conquista dell'oblìo...

Succede, succede, succede...

Mentre la vita per tutti scorre con un'infinita seri di connessioni logiche causa-effetto, tu resti il pirla che eri, l'adolescente con troppe domande e troppa sensibilità. Sai solo che sei più forte di tutti "loro", di tutti coloro che invidi, perché sai che TU vai avanti nonostante la tua natura, nonostante i tuoi dubbi, i pesi sulla tua anima. Il sognatore che sei, è il principale nemico che hai: per vederlo, però, non basta quasi mai, uno specchio...

 
 
 

Tornato

Post n°720 pubblicato il 11 Agosto 2012 da mgf70
 

La si va, la si ritorna:

ma la vita u 'ndo sta?

Tra la mura domestiche

ritrovo abitudini e riti.

Davanti, non più il blu

e la brezza non allieta.

Di nuovo rumori molesti,

clamori cittadini e caldo.

Ma, a qualcuno piacerà,

il mio ritorno in azione...

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: mgf70
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A V V E R T E N Z A ! ! !

IN QUESTO BLOG (E CORRELAZIONI), VI SONO MOLTI FRUTTI "D'UMANO INGEGNO", CHE HO DECISO DI CONDIVIDERE CON CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO. PER QUESTO, CHIEDO DI NON COPIARE NULLA, SE NON DIETRO ESPLICITO MIO CONSENSO. GRAZIE

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Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni quando la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola.
(Primo Levi- Torino 1974 )

 

QUESTO BLOG, STA CON ROBERTO SAVIANO

ROBERTO SAVIANOLucide le sue analisi, coraggiose le sue parole, profonda la speranza che sa dare: non esiste un "Grazie" sufficientemente grande, per la luce che sa dare, in questo lungo periodo di tenebre.

Meriterebbe una vita "normale", a premio del suo coraggio.

Il suo esempio, riscatta la sua terra e l'umanità intera...

 

C O N S E G U E N Z E . . .

Alla gran maggioranza di noi si richiede un'ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi per ciò che ci rende infelici. (...) La nostra anima (...) Non si può impunentemente violentarla all'infinito...

(Boris Leonidovic Pasternak, Il dottor Zivago)

 

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L'ENCRE DE TES YEUX... (F.CABREL)

Qualcosa resta sempre in noi, quando s'incontra qualcuno di speciale: i suoi sorrisi, i suoi sguardi, il bene che ha portato alla nostra anima e, infine, i rimpianti...

L'importante è che tutto ciò che da questa persona abbiamo attinto, resti scritto indelebilmente nelle nostre anime, affinché il tempo assieme, non sia stato inutile

 

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STING -Moon over Bourbon street

 

(1989) SENTO IL ROMBO DEI BUS

Non più amici, né donne, o altro, intorno a me. Alle mie parole, solo il silenzio risponde. Lontano, sento il rombo dei bus: pur colmi di gente, a me paion vuoti. Condannato così, a restar in balìa di me stesso, nevrosi e stanchezza...           Inverno e non me ne accorgo, se non dal passo pesante: lo stesso di chi ha perso una partita; identico a quello sulla ghiaia di un cimitero.                                              E, così, non riesco più a sorridere, ad esorcizzare le mie fobìe: spezzati sono i miei ricordi (giammai felici).                                                                                                 Questo mondo di rumori cittadini, è ben distante dai miei pensieri e, mi fa sentire ancor più distante; non ho scampo, dalla mia mente, né dal mio destino...
 

L'ULTIMO SPETTACOLO (S.VECCHIONI)

...non lasciamoci "stancare" dalla prima parte: dà un senso alla (meravigliosa) seconda...

 

R E V I S I O N E

OGGI DI' 5 D'APRILE DELL'ANNO DOMINI 2012, HO DECISO DI PROCEDERE AD UNA PRIMA REALE REVISIONE DEL TEMPLATE DEL MIO BLOG, RIPRISTINANDO, CANCELLANDO, SPOSTANDO, CIO' CHE NON HA PIU' RAGIONE DI RESTARE, CIO' CHE NON ERA PIU' FRUIBILE, CIO' CHE HA PERDUTO DI ATTUALITA' IMMEDIATA: ogni tanto, occorre far pulizia !

SPERO, NESSUNO SE NE ABBIA A RISENTIRE...

 

COL TEMPO SAI (VERS. BATTIATO)

 

(1992) LA FRATTURA

Un attimo, una stupida incomprensione, un attrito ridicolo e ogni motivo di serenità è già finito: non sembra svanita la passione; ma, appare perduta ogni volontà di comprendersi. Non più la voglia di starsi accanto, ma la tentazione d’offendersi, che diviene un muto schivarsi, tra le pareti domestiche…Anche da momenti banali, stupidi, può morire un rapporto.

A che serve, far l’amore con passione, con la voglia dell’altro, se poi ne subiamo il fastidio, nelle cose di tutti i giorni? Poi, si finisce di farlo per noia, o (peggio), per quella forma di “dovere”, insita nei comportamenti consolidati... Così, si finisce per sconfessare il proprio desiderio, arrivando a fare (o farsi) male, pur di annullarne l’identità, con la cosa bella, che conoscevamo.