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I Mamozzi

Post n°11 pubblicato il 07 Dicembre 2006 da dimaio3d
Foto di dimaio3d

Dal latino Mater Otium, cioè oziare tra le braccia della madre, letteralmente, "dormire con la zizza in bocca", la parola "Mamozzio" ha molteplici significati, ma in questo caso sta ad indicare le persone, generalmente ragazzi adolescenti, che si fanno notare per la loro totale inettitudine a fare qualsiasi cosa e per la faccia da demente che si portano dietro come un trofeo.

In questo contesto il Mamozzio mi serve per indicare una delle categorie in cui si dividono i ragazzi napoletani: i mamozzi e i fetenti.

Non c'è possibilità di scampo. Chi è un fetente lo si vede in faccia, a cento metri di distanza, e te ne accorgi subito che è meglio tenersi alla larga per evitare guai. E così allo stesso modo il mamozio è totalmente riconoscibile sia dagli appartenenti alla stessa categoria che a quella dei malamenti, che puntualmente ne approfittano per farne di lui il bersaglio di angherie e ruberie.

Il mamozzio per eccellenza è sicuramente il quindicenne, appena iscritto al liceo, il classico è sicuramente un indirizzo che fa guadagnare ancora più punti alla classifica, che vive esclusivamente per studiare il minimo indispensabile per non essere rimandato a scuola, anche se oggi ci sono i crediti e per essere bocciati devi essere veramente un'emerita testa di cazzo, non ha mai avuto esperienze con l'altro sesso o si è limita al massimo ad ammazzarsi con le foto  e i filmati porno su internet, discreto genio del computer, non fuma e il massimo delle sue serate trascendentali sono fatte da incredibili abboffate a base di dolciumi e una birrozza.

Superflua la descrizione del fetente.

Ora, come dicevo prima, a Napoli la gioventù si divide in queste due macrocategorie. Esiste anche una categoria intermedia composta prevalentemente dai mamozzi che ogni tanto si concedono qualche colpo di testa; niente di trascendentale o di particolarmente criminale, ma che comunque lo fa elevare leggermente dal limbo della mamozziaggine.
A questa categoria appartengo a pieno merito io e tutta la mia combriccola di vecchi amici che, come tempo dopo ci siamo detti, pensavamo solo "a mangiare a fare gli scemi".

Premessa questa divisione a Napoli, non la si può tanto ritrovare a Milano. Tendenzialmente nel capoluogo lombardo trovi invece il mamozzio vero e proprio, quello DOC (Denominazione di Origine Cogliona), il fetente, che proviene quasi sempre dai quartieri periferici ma che difficilmente si addentra nel cuore della città, e poi trovi la categoria peggiore: il mamozzio che VORREBBE fare il fetente, ma l'unico obbiettivo che ottiene è far risaltare ancora di più la sua mamozziaggine e farsi prendere ancora più in giro.
Sono i famosi ragazzi con la faccia da demente, brufolosi e con gli occhiali, che per darsi le arie si vorrebbero fare le canne ma basta anche il fieto dei calzini per farli esaltare, capelli lunghi o rasta, immancabile maglietta nera Nirvana o AC/DC, cappotto in pelle nera lungo fino ai piedi stile Matrix, cuffioni riesumati dal bidone della spazzatura di qualche supermercato chiuso per fallimento, usati per ascoltare con l'i-pod musica che ti scassa la testa ma che non significa assolutamente nulla, a volte guantino senza dita alla Michael Jackson che fa sempre tendenza, pantaloni di 10 taglie più grande portato con noncuranza all'altezza del culo, mostrando le mutande obbligatoriamente firmate Dolce e Gabbana o al massimo Calvin Klein, che ti viene il dubbio che si siano messi una punessa sul pisello altrimenti non si spiegherebbe come facciano a non far cascare i pantaloni che devono essere lunghi e senza pieghe e trascinati per terra come fulgido esempio di collaborazione con gli spazzini per quanta monnezza raccolgono.
Il loro ambiente preferito è la metropolitana, dove possono tranquillamente scorrazzare con il loro occhio semiaperto frutto di una nottata passata davanti al pc a chattare con una ragazza vogliosa che in realtà è il vicino ricchione che si fa chiamare DolceNinfomane e a guardarsi filmati porno della durata massima di 30 secondi, che certosinamente poi riescono a montare in sequenza ottenendo il risultato di ammazzarsi di pippe con una tipa che prima si tromba 23 uomini, poi si spoglia e poi entra dalla porta, perchè lo hanno montano a cazzo di cane o perchè mancavano dei pezzi.

E la maggior parte di questi mamozzi alternativi è sicuramente appartenente ad una famiglia benestante, con il padre dottore o manager rampante, dove l'euro non manca mai e lo puoi capire solo se provi a sommare i costi di ogni singolo capo di vestiario che indossano, ottenendo come risultato una cifra che si avvicina per eccesso a quanto guadagna un povero Cristo in un anno lavorando in fabbrica.

Quando parlano, e lo fanno molto raramente, emettono dei suoni gutturali simili al richiamo del gorilla albino del SudAfrica nel periodo di fertilità, sapientemente miscelato con termini americani che hanno captato nelle loro canzoni che ascoltano a 354 deciBel e con gli immancabili "Figa" che ci stanno sempre bene. A volte, quando sono in branchi, si esaltano a tal punto da cercare anche di dare fastidio alle altre persone urlando frasi senza senso o ridendo in modo osceno solo per farsi notare o, nella loro mente contorta, per farsi temere.


E immancabilmente c'è sempre qualcuno che si rompe il cazzo e gli urla qualcosa del tipo: "Uè pirletto! La pianti di fare il deficiente?" E lì il mamozzio abassa la testa, socchiude di un altro millimetro gli occhi iniettati di sangue, ripiega la sua lingua felpata nella cavità orale e si rende conto di aver fatto la sua ennesima figua di merda.

Un appello: mamozzi esaltati milanesi, ogni tanto andate a Napoli a farvi un giro. Non avreste nemmeno il tempo di scendere dal treno che verreste prima sbeffeggiati pure dalla vecchia che porta il cane in giro, e poi brutalmente sodomizzati dall'orda di fetenti che troverebbero in voi la preghiera esaudita di avere altre vittime da spremere.

Almeno il mamozzio partenopeo troverebbe un po' di meritata tranquillità!

 
 
 
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