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NON SPRECHIAMO L'ACQUA

Ecco 12 regole per risparmiare il consumo di acqua potabile. Rispettare queste regole significa imparare a considerare l’acqua come un bene prezioso che non deve essere sprecato

REGOLA 1 - Far riparare tempestivamente le perdite dell’impianto interno. Un rubinetto che gocciola al ritmo di 90 gocce al minuto spreca 4.000 litri di acqua all’anno.

REGOLA 2 - Non fare uso eccessivo di prodotti chimici per la pulizia della casa.

REGOLA 3 - Non usare la toilette come discarica di sostanze tossiche (vernici, lacche, prodotti chimici, sigarette, solventi) altrimenti si riduce la funzionalità del sistema fognario.

REGOLA 4 -  Contenere i lavaggi delle autovetture con un secchio piuttosto che con acqua corrente consente un risparmio di 130 litri ogni lavaggio.

REGOLA 5 - Innaffiare l’orto con acqua piovana raccolta precedentemente.

REGOLA 6 - Far funzionare la lavatrice o la lavastoviglie a pieno carico; si ottiene cosi’ un risparmio pari a 8.000 / 11.000 litri di acqua potabile all’anno per famiglia.

REGOLA 7 - Pulire i piatti subito dopo i pasti, togliere lo sporco più grossolano, condire la pasta nel tegame ancora caldo evitando di sporcare un’altra terrina.

REGOLA 8 - Usare l’acqua di cottura della pasta per lavare i piatti e le stoviglie.

REGOLA 9 - Fare la doccia la posto del bagno in vasca, ciò consente un risparmio di 1.200 litri di acqua potabile all’anno.

REGOLA 10 - Chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti e tappare il lavandino al momento di farsi la barba; questo permette di risparmiare fino a 7.500 litri l’anno per una famiglia di tre persone.

REGOLA 11 - Applicare un frangiflutto a un rubinetto per arricchire d’aria il getto d’acqua.

REGOLA 12 - Utilizzare per lo scarico del water un sistema a rubinetto o a manovella al posto di quello a sciacquone; si risparmiano così circa 26.00 litri all’anno.

 
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Un pensiero di Natale

Post n°172 pubblicato il 26 Dicembre 2009 da Akire28
Foto di Akire28

Un buon Natale alle persone care, agli amici, che in tutte le difficoltà, non ti lasciano mai solo. E questo basta per farti affrontare tutte le fatiche con maggiore forza e serenità. Buon Natale a tutte le splendide persone che ho conosciuto o che dovrò ancora incontrare. Buon Natale a chi non c’è più, ma vive ogni giorno nei nostri cuori.

Buon Natale a chi si ricorda solo oggi che di povertà si può morire, che esistono “gli sfortunati”, che spesso però il fato non c’entra proprio niente, è tutta un’altra storia.

Buon Natale alle molte, troppe persone che il panettone lo possono  mangiare solo alla Caritas. Alle persone a cui la casa è stata tolta o distrutta dal terremoto, dagli alluvioni, dalla natura che si vendica dell’incapacità umana. Agli uomini e alle donne per i quali il regalo più prezioso da trovare sotto l’albero è poter rivedere ogni giorno il sole.

Buon Natale a chi soffre e questa notte la passa in un letto di ospedale, sperando di ritornare a casa, possibilmente senza garze come souvenir.

Buon Natale a chi è lontano, partito con una valigia carica di diplomi, in cerca di un’occupazione decente. A chi crede che un posto di lavoro non possa essere mai una merce di scambio. Buon Natale a chi un lavoro non ce l’ha più e lotta sui tetti per difendere tanti anni di duri sacrifici.

Buon Natale a chi gioca a fare la velina, a chi la macchina potente serve solo per dar forma al proprio ego, a chi dice sempre “non è un mio problema”, a chi i soldi non se li è mai sudati.

Buon Natale a chi, seduto a tavoli opulenti, ingozzandosi, continua a contare soldi e ad avvelenare la nostra terra e le nostre vite. Perché tanto la colpa non sarà mai la sua.

Buon Natale a tutti coloro che continuano a sperare e a lottare per un futuro migliore, che non si arrendono mai, che a volte vacillano, cadono, ma  subito si rialzano.

Buon Natale a chi ci concede un’opportunità, ci regala uno sguardo, un sorriso o un abbraccio sincero, alle piccole gioie che inaspettatamente arrivano. Buon Natale a chi ci fa soffrire.

Buon Natale anche me, che i “fatti miei” proprio non riesco a farmeli, ed invece di mangiare torroncini, sono qui a donarvi con il cuore questa poesia:

 

E' Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. 

E' Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l'altro.   

E' Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi  ai margini della società.                                              

E' Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale                                                                      

E' Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.   

 (Madre Teresa di Calcutta)

 

 
 
 

Può essere presidente della Commissione di inchiesta sulle ecomafie chi ha difeso in giudizio un boss dei Casalesi?

Post n°171 pubblicato il 01 Agosto 2009 da Akire28

Caso don Diana, il Pd contro Pecorella
"Sulla camorra, da che parte sta?"

Il deputato, legale del boss De Falco, aveva messo in dubbio i motivi
dell'omicidio del sacerdote ucciso dai Casalesi. E provocato la reazione di Roberto Saviano

 

ROMA - "Ma il parlamentare della Pdl Gaetano Pecorella da che parte sta?". Hanno provocato una levata di scudi parte di alcuni esponenti del Pd, le parole su Don Diana, pronunciate da Gaetano Pecorella, presidente della guida della Commissione di inchiesta sulle ecomafie, in una intervista ad "Articolo 21" e commentate stamane da Roberto Saviano su La Repubblica, con un articolo intitolato: "Onorevole Pecorella perché infanga Don Peppe Diana?".

"Perché continua ad umiliare ed offendere la memoria di uomo come Don Diana che ha creduto fino all'estremo nelle sue battaglie e il lavoro di chi, come lui, ogni giorno rischia la vita nella guerra tra camorra e Stato", afferma Pina Picierno, responsabile legalità del Pd, che chiede le dimissione di Pecorella dalla Commissione.

"L'intervento di Roberto Saviano è un'altra testimonianza della sua coraggiosa lotta contro la criminalità organizzata e a favore della legalità", affermano i senatori del Partito democratico Roberta Pinotti, Felice Casson e Maria Fortuna Incostante preannunciando un'interrogazione al ministro dell'Interno e al ministro della Giustizia.

Pecorella, in particolare, aveva sostenuto che alla base della uccisione di Don Diana c'erano motivi diversi e non solo la sua netta opposizione ai clan dei Casalesi.
"Le affermazioni dell'onorevole Pecorella su Don Peppe Diana sono di una gravità inaudita - dice Pina Picierno - perché gettano nuovamente pesanti ombre e sospetti infamanti su un uomo che ha dedicato la vita alla lotta contro la camorra. Don Diana è stato ucciso dalla camorra, verità accertata in sede processuale. Mettere in discussione questa verità ci riporta ai numerosi tentativi di delegittimare una figura diventata simbolo dell'impegno per la legalità".

"A rendere ancora più gravi queste affermazioni - continua la responsabile legalità del Pd - sono gli incarichi istituzionali dell'onorevole Pecorella, attualmente presidente della Commissione d'Inchiesta sui rifiuti, traffico nel quale a primeggiare sono proprio i Casalesi. Attività forse incompatibili con l'essere stato il difensore legale di Nunzio De Falco, il boss condannato proprio per l'omicidio di Don Diana".

"Saviano - aggiungono i senatori del Pd Pinotti, Casson e Incostante - vive in una condizione di isolamento dalla vita proprio in ragione della sua scelta di lotta alle mafie e, a lui stesso, è purtroppo toccato essere infangato da accuse di protagonismo e di ricerca di visibilità tese a rendere meno credibile la sua battaglia coraggiosa. Uno dei modi con cui, infatti, le mafie tentano di autotutelarsi è diffamare e calunniare la reputazione di quanti si mettono contro di loro. Cosa che è accaduta anche a Don Peppe Diana, uomo coraggioso e innocente, vigliaccamente ucciso dalla camorra dopo essere stato diffamato".

"E' grave - proseguono i senatori del Pd - che chi ha o ha avuto ruoli istituzionali importanti nel campo della giustizia e della lotta al crimine organizzato rischi di dare spazio ad azioni di calunnia e delegittimazione da parte delle mafie. Su questo vogliamo interrogare il governo e - concludono Pinotti, Casson e Incostante - chiedere se risponde al vero quel che scrive Saviano e quali azioni intenda mettere in atto perché tutti coloro che ricoprono ruoli istituzionali possano concorrere con atti e parole a fare della lotta alla criminalità organizzata una priorità assoluta dell'azione di governo".
Fonte "Repubblica"
 
 
 

Ambiente: l'infallibilità dei Comitati

Post n°170 pubblicato il 30 Luglio 2009 da Akire28

Dopo mesi di silenzio sulla vera situazione dei rifiuti e di proclami mediatici sulla bravura del governo di centro-destra nel risolvere l’emergenza rifiuti della Campania, con l’assenso del centro-sinistra, ritorna l’attenzione della stampa su situazioni da noi denunciate da mesi ma finora cadute nel vuoto.

Le notizie che si sono succedute negli ultimi giorni sono estremamente preoccupanti e dimostrano l’approssimazione e l’incapacità di gestire la situazione nel rispetto del diritto delle popolazioni all’ambiente ed alla salute. La tanto sbandierata soluzione dell’emergenza , come da noi rilevato e denunciato, non è stata altro che uno spostamento dei rifiuti dal salotto buono del centro di Napoli nei siti più svariati, senza nessuna garanzia e nessuna tutela dei territori. Pensiamo alle varie discariche allestite senza nessun criterio e programmazione, e quasi sempre nell’illegalità consentita dalla militarizzazione dei vari siti malauguratamente scelti da un incompetente commissariato, sicuro della sua impunità per l’appoggio di potentati economici e finanziari. Senza citare le irregolarità e criticità di siti di discarica come Savignano, Sant’Arcangelo e Terzigno, piccoli comuni violentati e costretti a subire per le colpevoli mancanze della politica, denunciate già da tempo, arriva la notizia di sversamenti a Ferrandelle, ed in genere in tanti altri siti usati come discariche a cielo aperto e con rifiuti tal quale, cosa non ammissibile per la legislazione nazionale e comunitaria, a cui, crediamo, anche la struttura commissariale debba sottostare.

Questi provvedimenti, invece, sono fatti dallo stesso commissariato la cui esistenza viene giustificata come necessaria per risolvere un problema in modo adeguato, legale, rispettoso dell’ambiente, e in tempi rapidi, vista l’emergenza ambientale che la regione vive da lungo tempo e ormai non più sostenibile! Evidentemente, Bertolaso è impegnato su tante e tali emergenze che non può avere il tempo e la competenza necessaria a gestire tutto con efficienza e legalità. Come spiegarci altrimenti, oltre a quanto già detto, il perdurare di sversamenti illeciti, incendi come quello di Marcianise lasciato colpevolmente perdurare per giorni, la mancanza di bonifiche, i provvedimenti assurdi presi senza nessuna razionalità e preoccupazione per le sorti dei cittadini che vivono in queste terre martoriate?
Il super Commissario, però, trova il tempo di intervenire, indebitamente, nella vicenda di una fantomatica centrale a biomasse in uno sperduto paesino del Sannio, rassicurando la società costruttrice sulla fattibilità del progetto, nonostante l’opposizione di tutti gli organi di governo locale e dei cittadini tutti della zona. Che c’entra Bertolaso con questo tipo di impianti? Il suo essere impegnato in vari fronti gli crea un po’ di confusione e delirio di onnipotenza, o hanno ragione i comitati locali che da anni denunciano l’inganno delle centrali a biomasse, in realtà veri e propri inceneritori di rifiuti? Le recenti reazioni piccate del super-commissario verso le indagini della magistratura ci fanno sperare, comunque, dopo mesi di scoraggiamento anche a questo riguardo, che la verità stia venendo finalmente a galla e che ci sia speranza di riportare la gestione dei rifiuti nella legalità. Anche la questione di Acerra sembra tornare ad interessare dopo la farsa dell’inaugurazione. Ed è preoccupante rilevare che in fase di rodaggio ha già sforato molte volte i limiti di emissioni consentiti, ma ciò sembra non allertare minimamente commissariato e Arpac. La nostra denuncia dell’irresponsabile decreto Berlusconi che ne ha permesso l’avvio in deroga a qualsiasi garanzia, con la possibilità di bruciarvi di tutto, evidentemente era ben motivata e lungimirante.


Le notizie che cominciano a trapelare ci confermano le ragioni della nostra lotta contro una sempre più scellerata gestione dell’emergenza nella nostra regione, e ci spingono ad andare avanti. Nella consapevolezza, comunque, che sono tali e tanti gli interessi ed i poteri coinvolti e che dobbiamo essere sempre attenti e vigili per cercare di controbattere puntualmente qualsiasi tentativo di manipolazione delle informazioni o di pressione politica. Siamo coscienti che in questa lotta siamo soli e non possiamo contare su nessun partito. Anche politici ambientalisti e di sinistra appoggiano solo a parole le nostre battaglie, e spesso solo per perseguire fini personalistici, anche se per farlo danneggiano e ostacolano le varie battaglie. Pur di usare una lotta per i propri fini di immagine o elettorali, essi non hanno alcuno scrupolo nel dividere persino i comitati o peggiorare le varie situazioni.
(...)Chi veramente ha a cuore la soluzione di un problema cerca tutti i modi possibili e tutte le alleanze possibili per ottenerla. Ed il primo passo fondamentale è l’informazione. Se i cittadini sono informati possono reagire e contrastare le scelte che non condividono. E’ per questo che i nostri amministratori non informano? Per far passare scelte non condivise dai loro elettori cercando, nello stesso tempo, di fare la parte di chi sta dalla parte dei cittadini? Chi sta dalla parte dei cittadini non dovrebbe nascondere le notizie e la verità!


Nessun partito, della maggioranza o dell’opposizione, ha appoggiato veramente le nostre denunce delle bugie proclamate dal governo sulla soluzione dell’emergenza rifiuti. (...)Purtroppo, le responsabilità e le soluzioni prospettate sono le stesse per i due schieramenti, evidentemente suggerite dagli interessi economici delle grandi imprese che dettano l’agenda della politica. Questo abbiamo denunciato da sempre, e questo continueremo a denunciare in difesa del nostro diritto ad una gestione razionale e sostenibile dei rifiuti, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini campani, e di tutti i cittadini italiani.


Comitati Civici di Guardia Sanframondi e San Salvatore Telesino contro la costruzione di un termovalorizzatore/inceneritore a San Salvatore Telesino

 

 
 
 

Valle del Sacco: una delle zone più inquinate d'Italia

Post n°168 pubblicato il 03 Marzo 2009 da Akire28

Quattro indagati
per disastro ambientale colposo

Sono ritenuti responsabili di aver inquinato le acque del fiume con un pesticida e di aver contaminato i prodotti alimentari in tutta l'area del Lazio meridionale

 

 
ROMA - Quattro avvisi di garanzia per disastro colposo ambientale per la contaminazione dei siti della valle del Sacco, una zona situata in massima parte nella provincia di Frosinone e per un breve tratto in quella di Roma. I provvedimenti hanno riguardato il direttore dello stabilimento della Centrale del latte di Roma, il direttore dello stabilimento industriale della Caffaro s.r.l. di Colleferro, il legale rappresentante e il responsabile tecnico del Consorzio c.s.c. di Colleferro.

Secondo gli investigatori del Corpo forestale dello Stato di Segni e dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, gli indagati sarebbero responsabili dell'ipotesi di disastro colposo ambientale per la contaminazione dei siti della valle del Sacco destinati a insediamenti abitativi, agricoli e allevamento e per l'avvelenamento delle acque del fiume Sacco, da cui consegue la contaminazione di prodotti alimentari e il pericolo per la pubblica incolumità e per la salute pubblica.

Le indagini, fa sapere la nota della forestale, "hanno permesso di appurare la presenza nell'area di un inquinamento diffuso causato in prevalenza dai derivati della lavorazione del 'lindano'", un pesticida prodotto fin dagli anni Cinquanta e utilizzato in campo agricolo fino alla fine degli anni Ottanta.

Il lindano, sostiene ancora il corpo forestale dello Stato, è "scaturito dall'area di produzione industriale ex Snia Bpd e propagato lungo il corso del fiume Sacco e nelle falde acquifere ad esso circostanti". Per le forze dell'ordine le quattro persone colpite da avvisi di garanzia avrebbero "cagionato, nelle rispettive qualità ed in cooperazione colposa tra loro, un disastro colposo ambientale".

I primi fatti risalgono al dicembre 2004, quando un allevatore di Segni comunicò al Servizio veterinario di Colleferro che il latte da lui prodotto veniva rifiutato da alcune settimane dalla Centrale del latte di Roma, a causa di una sostanza non meglio identificata evidenziata dalle analisi chimiche condotte sul latte da lui trasportato.

Il
piano di emergenza sanitaria è scattato quando le analisi condotte dal Servizio veterinario di Colleferro hanno trovato la presenza oltre i limiti del beta-esaclorocicloesano non solo nel latte del primo allevatore, ma anche nel latte di altri. I primi accertamenti vennero effettuati dai carabinieri del Nas. Inoltre, il territorio ritenuto inquinato è stato costantemente tenuto sotto osservazione dalla forestale di Segni.

Le attività di monitoraggio, insieme ai controlli e ai campionamenti eseguiti dall'Arpa, hanno determinato il sequestro di diverse aree, messe successivamente in sicurezza, la delimitazione di aree definite a rischio, attraverso la marcatura delle fasce di rispetto e infine il sequestro del complesso industriale di proprietà della società Caffaro s.r.l. denominato 'area Chetoni' ed ubicato all'interno della ex Snia-Bpd.
Fonte: Repubblica

 
 
 

S. Arcangelo Trimonte, parla ex sindaco: sono stato lasciato solo dalla mia stessa maggioranza

Post n°167 pubblicato il 22 Gennaio 2009 da Akire28


 





L’ormai ex sindaco di Sant’Arcangelo Trimonte, Aldo Giangregorio, ha scritto una lettera aperta ai cittadini dopo le dimissioni di otto consiglieri di maggioranza che hanno portato alla nomina di un commissario prefettizio e al conseguente scioglimento del Consiglio Comunale. L’ex fascia tricolore ha ricordato i principali passaggi che hanno portato allo stallo di queste ultime ore. Giangregorio ha parlato anche del suo disagio rispetto agli atteggiamenti della compagine che lo aveva sostenuto in campagna elettorale. Di seguito pubblichiamo la nota pervenutaci in redazione.

“In questi anni di Amministrazione, forse sbagliando, ma nel rispetto della maggioranza che mi ha sostenuto non ho fatto spesso ricorso al dialogo diretto con tutti voi, donne e uomini di Sant’Arcangelo Trimonte. Ma in queste ore difficili, che precedono lo scioglimento anticipato








 


del Consiglio Comunale, sento indispensabile comunicare direttamente con voi, sento di dover levare alta la voce dell’indignazione di chi, pur tra mille difficoltà, inesperienze ed errori ha sempre cercato di anteporre gli interessi della collettività ai propri interessi personali.

Nei giorni scorsi prendendo atto del fatto che si era incrinato il rapporto di fiducia tra me e la maggioranza che mi sosteneva, in seguito a poco qualificanti episodi, tra cui spiccano alcune riunioni di maggioranza tenute in mia assenza, ho deciso di ritirare le deleghe degli assessori e di azzerare la Giunta Comunale. Sono sempre rimasto aperto al dialogo, pronto ad ascoltare e a discutere con la dovuta tranquillità tutte le problematiche anche quando mi sono reso pienamente disponibile a trovare un punto di incontro con la maggioranza mediante un invito a casa mia al quale tutti, salvo alcune dovute eccezioni, hanno, educatamente!!!, disertato senza addurre alcuna spiegazione e con una evidente mancanza di rispetto per la mia persona considerato che, come più volte ho spiegato, il problema riguardava soltanto il rapporto con l’ex vice sindaco.

Il mio atto di buon senso e non certo di orgoglio, per quanto sofferto, aveva come scopo quello di dare una svolta alla esperienza amministrativa fin qui protratta ed effettuare in Consiglio Comunale una verifica di maggioranza. Lo stato di malessere politico di un sindaco non è certo cosa che matura in pochi mesi e certe decisioni di particolare gravità sono sempre ben meditate. Il malessere della mia esperienza da primo cittadino di Sant’Arcangelo Trimonte ha una comune origine con quello che ritengo essere il principale ostacolo a un funzionamento corretto e sentitamente democratico della macchina amministrativa. Il percorso che ha portato alla realizzazione della discarica di Contrada Nocecchia, l’assoluta indifferenza nei confronti dei giovani e del loro futuro, la solitudine nella quale sono stato lasciato, sono le vere e più profonde ragioni di un mio allontanamento dalla maggioranza che mi ha sostenuto.

Ma più di tutto, in questo momento, pesa il fatto che, nelle scorse settimane, avrei potuto prendere atto di quanto fin qui detto e rassegnare le dimissioni, ho invece preferito, sapendo le difficoltà che avrebbe prodotto lo scioglimento anticipato del consiglio comunale, azzerare la giunta e provare a ridare parola al Consiglio Comunale, organo in questi anni spesso mortificato ed espropriato delle sue prerogative e funzioni. Il tentativo di riportare al centro un’idea sana di politica, fondata sul dialogo istituzionale e sul fondamentale dialogo con i cittadini è stata vanificata, ieri, dalle dimissioni in blocco dei consiglieri di maggioranza, dimissioni che di fatto determinano la caduta del sindaco, lo scioglimento del consiglio comunale ed il commissariamento del Comune.

Ciascuno si assuma le proprie responsabilità!!! La mia più grande responsabilità è quella di essermi fatto allontanare dalla gente. Ringrazio tutti coloro, cittadini e amici che in questi giorni e in queste ore difficili mi hanno aiutato e sostenuto, principalmente per loro andrò avanti nel lavoro politico, con l’umiltà e la dedizione che mi vengono dall’idea di tornare tra la gente, la mia gente. Sono pronto a mettermi completamente in discussione e, non necessariamente da primo attore, a partecipare a un nuovo percorso politico di rinnovamento e moralizzazione in grado di ridare al nostro piccolo paese, una grande speranza per il futuro e di restituire a tutti noi dignità, libertà e senso della politica”.
Aldo Giangregorio



(Fonte "Il Quaderno")

 
 
 

Post N° 166

Post n°166 pubblicato il 31 Dicembre 2008 da Akire28

2009: tante attese e speranze. Saranno mai realizzate?..Noi ci vogliamo credere... la speranza è qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere...

Per ricordare cosa è successo nel 2008 a Benevento e dintorni, cliccate sul link e il reportage del Il Quaderno vi riporterà indietro di 12 mesi.

Foto Reportage del 2008

 
 
 

"E' LO STATO CHE HA FALLITO"

Post n°165 pubblicato il 17 Dicembre 2008 da Akire28

Postare ancora un articolo tratto da Repubblica, non è il massimo dell'originalità, lo comprendo. Ma dopo averlo letto, capirete perchè non potevo non condividere con il mio blog questo scritto. In giorni nei quali la tv ci rifila i soliti sorrisi dei soliti biodi bambini, ci bombarda di pubblicità su ogni tipo di gioco che la creatività umana abbia mai realizzato, diamanti e gioielli per le signore, favolosi week-end sulla neve per le famiglie felici "alla mulino Bianco", centri commerciali sforna-regali, ecco una lettera che straccia tutte queste figure di celluloide e riporta la nostra mente alla vera quotidianità della società in cui viviamo.

Per papà un Natale da cassintegrato
e noi con l'albero felici lo stesso

di GIRL3


E' buio, quando papà rientra a casa. Ha un'aria strana, forse è stanco o infreddolito. Si avvicina, ci dà un bacio sulla fronte come al solito e va in cucina da mamma. Io e mio fratello continuiamo ad addobbare l'albero, mio fratello un po' si stufa, perché dice che è sempre lo stesso da molti anni. Mamma allora, per accontentarlo, ha comprato cinque decorazioni nuove in quei negozietti da 50 centesimi, ma a lui non bastano, è un periodo nero, non gli va mai bene niente, non gli vanno bene i vestiti che ci hanno regalato delle amiche di mamma dei loro figli più grandi di noi, non gli va bene mangiare verdure per secondo, non gli va bene non avere il telefonino o la play station di ultima generazione, insomma è incontentabile! Mamma dice che è l'età e bisogna capirlo.

Finalmente abbiamo terminato e, anche se è sempre lo stesso, il mio albero è bellissimo. Distrattamente guardo in cucina e vedo papà che si mantiene la fronte, ma anche mamma ha un'aria strana, direi preoccupata. Allora furtivamente ascolto cosa stanno dicendo, ora capisco : papà sarà in cassa integrazione dalla prossima settimana, perché, a causa della crisi economica, non c'è richiesta di lavoro. Mamma allora gli si avvicina, gli accarezza i capelli e gli dice di non preoccuparsi, che rinunceremo ai regali, tireremo la cinghia, ma andremo avanti. Potrebbe anche trovare lavoro come donna delle pulizie, in fondo, in questo periodo sono tante le persone che vogliono avere la casa "linta e pinta" ma che non hanno voglia o il tempo per farlo.


Ma papà non sembra consolarsi, dice di essere un fallito, perché non è riuscito a dare tranquillità e sicurezza alla sua famiglia. Si sente un fallito, perché ha caricato mamma di mille preoccupazioni e, nonostante gli sforzi, con quel misero stipendio di operaio, che portava in casa, non si riusciva ad arrivare a fine mese. Si sente un fallito perché non riesce a dare ai suoi figli un futuro sereno: non può portarci al cinema o al ristorante, ma neanche comprarci dei vestiti nuovi o una fetta di carne in più al posto delle solite verdure. Mamma allora si siede accanto a lui, lo guarda negli occhi e gli dice determinata e lucida: "E' LO STATO CHE HA FALLITO" non tu, lo Stato che non riesce a dare benessere ai suoi cittadini e sta producendo sempre più "nuovi poveri".

Papà allora la guarda e le chiede se c'è speranza che le cose cambino e mamma gli risponde che a Natale tutto può succedere, i desideri possono avverarsi. Corro in cucina, li abbraccio forte e mi rendo conto di aver avuto dalla vita il regalo più bello: la mia famiglia, povera ma dignitosa, ed è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi.

 
 
 

Post N° 164

Post n°164 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da Akire28

Quegli operai vanto dell'Italia
traditi da silenzio e indifferenza


TRIESTE - "Vivere di cantiere", è scritto sui murales dedicati al secolo di vita della fabbrica navale di Monfalcone, fondata nel 1908. Da mesi tappezzano ogni angolo della città. Segnano l'ultimo angolo a Nord del Mediterraneo, ieri spazzato dalla bora sotto le Alpi innevate. Niente ricorda che di cantiere si può morire. Niente sui Caduti sul lavoro, precipitati dalle impalcature, ustionati o bruciati vivi dal 1908 a oggi. Niente, soprattutto, sulla strage da amianto che fa di Monfalcone qualcosa di infinitamente peggio di Marghera o della Thyssen di Torino.

Novecento morti, che nel 2012 saranno mille e nel 2016 millecento. Ne partono al ritmo di venticinque all'anno, dall'inizio degli anni Settanta, e le previsioni fino al 2020 sono catastrofiche. Forse la più orrenda strage aziendale italiana. Certamente la più sottovalutata.

Ma il peggio non è l'enormità del numero. È l'enormità del tradimento. L'imbroglio consumato nei confronti di uomini che hanno fatto il vanto dell'Italia, uomini segnati da un patriottismo aziendale unico. Dalmati, friulani, sloveni del Carso, goriziani, triestini e istriani. Cinquantamila in un secolo, dei cantieri e dell'indotto. Ondate di gente che arrivava ai cancelli in treno, a piedi, in bicicletta. Un'epopea. Il cantiere ha varato quasi mille navi, e la nave non è un'automobile: è un oggetto irripetibile, il riassunto di un'arte. Gli uomini che l'hanno fatta ne seguono per la vita le rotte sul mappamondo. La mostrano con orgoglio a figli e nipoti, la raccontano per lasciare un segno di sé. "I malati venivano da noi con la foto delle navi fatte da loro" racconta Valentino Patussi, dell'Ufficio medicina del lavoro di Trieste, incaricato delle indagini dalla Procura.

Monfalcone non è Genova né Castellammare. È nata tutta dai cantieri. Prima del 1908 era solo acque salmastre e zanzare; poi, con capitale austriaco, è nata la città. Una "company town" a pieno titolo. Totale la sua simbiosi col cantiere; e totale, di conseguenza, il suo strazio e il disincanto di oggi. Ma poi c'è anche l'enormità del silenzio. Quello di un'azienda, una provincia, una regione che rimuove i morti, li ignora persino nelle celebrazioni del centenario mentre l'allarme serpeggia ovunque, anche su Internet, con terribili richieste dagli operai di mezza Italia.

La sottovalutazione e il mancato allarme durano dagli anni Sessanta e sono continuati anche dopo la bonifica degli impianti, mentre gli operai del cantiere e delle ditte in appalto entravano in agonia senza sapere perché, muti di fronte a quella parola, "mesotelioma", che li inchiodava dopo decenni di salute apparente. Oggi si sa che qualcuno sapeva; era stato informato che l'amianto è una bestia che non perdona e il mesotelioma, quando lo scopri, ti ammazza in sei mesi. I polmoni ti strangolano come una garrota e la diagnosi precoce serve solo ad avvelenarti il tempo che resta. In caso di amianto il miglior referto è semplicemente sapere più tardi possibile.

E così gli uomini che hanno "vissuto di cantiere" sono morti senza copertura Inail, senza assistenza legale, senza interesse della politica e persino della giustizia che per dodici anni ha ricevuto denunce di morti sospette senza chiudere fino ad ora nessun processo. Per questo la Procura generale ha rotto gli indugi e svolto un'indagine-lampo unica in Italia.

C'è voluto un giudice perché il Friuli-Venezia Giulia sapesse di questa tragedia, e per far capire che non affrontare l'emergenza significava semplicemente non governare. Non si poteva più ignorare che a Monfalcone e Trieste gli esposti al rischio sono diecimila, per l'effetto congiunto del porto e dei cantieri. A livello regionale, il top in Italia.

Ma se i morti sono un esercito, per i vivi è in atto un micidiale conto alla rovescia. Un gioco dove la paura distrugge prima della malattia; una roulette russa in cui ci si conosce tutti e alla fine ci si incontra ai funerali. È perfido l'amianto. In greco vuol dire "il candido", e in una straziante poesia Massimo Carlotto lo descrive come neve che incanta i bambini. La mamma sbatteva la tuta del papà per toglierne la polvere a fine lavoro, i fiocchi volavano come a Natale e la pestilenza entrava nei familiari. Ma amianto vuol dire anche "l'incorruttibile", perché non si consuma mai. Tu muori, il corpo si dissolve, e le fibre restano lì per sempre. Qui accade in concentrazioni mostruose, quasi come nella miniera di Barangero in Piemonte, dove si consumò la prima strage. Ma sì, dicono amaramente i superstiti, il cimitero è solo una discarica autorizzata di amianto. Ora che si è scavato nella Fincantieri come mai in passato, l'azienda - inchiodata da prove inconfutabili - parla di depenalizzare il reato e compensare le famiglie con un fondo nazionale. Come dire: il costo è di tutti e la colpa di nessuno. Un classico finale all'italiana.
Ma chi ha sofferto non ci sta. "Altro che malattia sociale!", quasi piange Rita Nardi, vedova di Gualtiero, morto alla vigilia di natale del '98 dopo mesi da incubo. "Questi li hanno ammazzati come conigli per un tozzo di pane".


 
 
 

Ecopedia

Post n°163 pubblicato il 01 Dicembre 2008 da Akire28

Energia, ridurre gli sprechi 
Pochi semplici gesti quotidiani contribuiscono a rallentare la crescita dei gas serra. E permettono di risparmiare sulle bollette di gas e luce. E piacciono all'ambiente.

Le prospettive di Kyoto
Ridurre le emissioni di gas serra del 20% nel 2020 rispetto al 1990. Si può riassumere così l'indirizzo dato dal Consiglio europeo per l'Ue allo scopo di frenare il riscaldamento globale. Siamo entrati nel periodo cruciale cui faceva riferimento il protocollo di Kyoto, che prevedeva per il quadrienno tra il 2008 e il 2012 una riduzione delle emissioni nei paesi dell'Unione pari all'8% rispetto alla situazione del 1990. Questo obiettivo può in effetti essere raggiunto e perfino superato da diversi paesi, che in questi anni hanno seguito politiche di risparmio energetico e hanno investito sulle fonti rinnovabili. Ma altri, tra cui l'Italia, sono ancora indietro. Il rilancio per il 2020 mira a garantire che, una volta "scaduto" il Protocollo di Kyoto, vi siano altri obiettivi-guida per proseguire sulla strada virtuosa dell'abbattimento delle emissioni.

Il ruolo dei cittadini
I cambiamenti climatici e il loro collegamento con le attività umane sono un problema ormai riconosciuto. La maggior parte delle emissioni dei gas che contribuiscono all'effetto serra deriva dall'energia e dai trasporti.

Tutti noi possiamo mettere in pratica ogni giorno comportamenti che, senza richiedere particolari sforzi o sacrifici, contribuiscono a contenere queste emissioni e a centrare gli obiettivi ritenuti essenziali per non raggiungere il punto di non ritorno. Tenere sotto controllo la temperatura del pianeta, per evitare catastrofi climatiche, è un obiettivo che si raggiunge con politiche strutturate a livello nazionale e internazionale, investendo nelle energie pulite e mettendo a frutto tutti gli strumenti che il protocollo di Kyoto ha proposto quasi vent'anni fa. Ma c'è qualcosa che anche noi singoli consumatori possiamo fare nel nostro quotidiano. Cosa? Sostituire le lampadine a incandescenza con quelle a risparmio energetico, usare la bici invece dell'auto per andare in ufficio, far partire la lavatrice solo quando è a pieno carico, preferire il treno all'aereo sulle tratte medie e corte, per fare solo qualche esempio. Spesso si tratta soltanto di ridurre sprechi di cui magari non siamo nemmeno consapevoli; è il caso degli apparecchi lasciati tutta la notte inutilmente in stand-by o del condizionatore che rimane acceso in una stanza vuota.

Ognuno di noi può insomma fare la differenza, perché la salute del pianeta ci riguarda tutti

 
 
 

Elogio della Follia

Post n°162 pubblicato il 28 Novembre 2008 da Akire28

"...Osservate
con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di
spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione
che ragione perchè fosse tutto meno triste, difficile, brutto,
insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto
con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco della Follia..."

Erasmo da Rotterdam - Elogio alla follia

 
 
 
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