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Creato da nevermorelove il 09/04/2011

tear's rain

nessun amore

 

 

PER CHI HA PAURA DI VIVERE

Post n°61 pubblicato il 12 Maggio 2012 da nevermorelove

Avevo voglia di scrivere qualcosa, ma la mente non è particolarmente serena ed è per questo che ho messo questo scritto stupendo di  Jorge Luis Borges, per far capire che è un enorme peccato gettare la propria vita solo per dare ascolto alle paure che continueranno sempre a seguirti. Io continuo a vivere e sono felice di farlo sempre a modo mio, sempre con la gioia nel cuore ed il sole nella mente, sempre ricercando quell'attimo di felicità che possa dare uno scopo alla mia vita, UNA VITA RICCA, perchè io l'ho arricchita ogni giorno che ho vissuto. Scriverò qualcosa, ma non adesso.

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Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato, di fatto prenderei ben poche cose sul serio. Sarei meno igienico.

Correrei più rischi, farei più viaggi, contemplerei più tramonti,
salirei più montagne, nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato, mangerei più gelati e meno fave,
AVREI PIU PROBLEMI REALI E MENO PROBLEMI IMMAGINARI.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto della loro vita sensati e con profitto; certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, DI QUESTO E' FATTA LA VITA, DI MOMENTI: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai andavano da nessuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse, guarderei più albe,
e giocherei con più bambini, se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni.....e so che sto morendo.

 
 
 

SORRIDI ALLA VITA

Post n°60 pubblicato il 13 Aprile 2012 da nevermorelove

A volte lascio che la mia mente vada per conto suo, cerco di non metterle limiti, lascio che possa correre o semplicemente camminare, come in questo caso, della musica che aleggia nell’aria e tanti pensieri nella mente.

I miei pensieri, che si rincorrono come a giocare a nascondino, a volte si fanno vedere altre fuggono via come stelle cadenti che in un attimo illuminano la notte per poi scomparire. Ecco come sono i miei pensieri, milioni di piccole stelle, comete che illuminano la mia notte per poi spegnesi nell’oscurità  del cielo. Anche se ora sono seduto nella mia piccola stanza, io non sono qui, ma sto camminando in riva al mare, in compagnia del nulla, sento i piedi affondare nella sabbia, mentre l’umidità della notte entra attraverso il giaccone che continuo a stringere per cercare quel poco di calore che è rimasto.

Cammino lentamente, sempre con quella dolce melodia che invade tutto quanto, coprendo anche il fragore delle onde che si  tuffano sulla riva. Cammino e penso alla mia vita o forse sto pensando al nulla, mentre la solitudine si fa spazio ancora di più dentro di me, eppure non voglio essere solo, perché so di non essere solo, so che accanto a me stanno camminando altre persone, allungo la mano per cercare la loro mano e, riesco a sentirle, sento quel calore ed è come nutrirsi della loro forza così loro si nutrono della mia.

Cammino, la testa alta, a guardare le stelle che ascoltano la solitudine dell’uomo, senza riuscire ad alleviarla….la sabbia, il mare, il vento che accarezza un volto stanco che ha sete di una lacrima ed in quella lacrima sentire l’universo, perché so di essere l’universo, so di essere quelle piccole lucenti comete che sfrecciano veloci ma che, questa volta, non potranno sparire e rimarranno ad illuminare ancora una volta la notte, ma non solo la mia, quelle stelle ora illuminano anche la strada di quelle mani che io tengo strette alla mia e non le lascio andare.

Da quanto tempo non parlo con il mare, da quanto tempo non sento il vento giocare con me, da quanto tempo non sento la forza della cascata riempirmi il cuore e nell’anima  la pace del fiume, da quanto tempo non divento cielo e da quanto il mio sguardo non si perde oltre l’orizzonte mentre il sole muore per poi risorgere.

Da quanto tempo non sentivo la vita, mentre ho voglia di vivere e di vivere ogni giorno di più, da quanto tempo l’amore era rimasto muto, nascosto dietro mura invalicabili di indifferenza, ….da quanto tempo…..

Ma la vita sa ascoltare, a volte, il grido muto dei sogni, e la vita torna a sorridere, la mia vita ed io ora sorrido ad essa…io sorrido alla vita.

 
 
 

L'ALBA

Post n°59 pubblicato il 27 Marzo 2012 da nevermorelove

La pigra alba

ancora sospesa tra luci ed ombre

come un amore dolce e languido

distende i suoi timidi raggi ed avvolge

i primi assonnati viaggiatori del mattino

Never

 
 
 

UNA FAVOLA AFRICANA

Post n°58 pubblicato il 23 Marzo 2012 da nevermorelove

Ho ricevuto dall'amica YERITZA, una bellissima favola africana che vorrei condividere anche con voi, mi auguro vi faccia piacere. Che il sorriso sia sempre sul vostro volto.
Never..
"Là dove le onde del mare si incontrano con il deserto vi è un luogo in cui accanto alle tante palme che, per la loro slanciata bellezza, assomigliano a figure di donne, ce n'è una, un po' in disparte, con le sue foglie scure che appena sfiorano gli alberi vicini.E' una palma davvero singolare! Appare tozza, con un tronco possente e forti foglie a forma di ventaglio che sono protese verso il centro, verso il suo cuore; lì dove di solito i teneri germogli verde chiaro si protendono verso l'alto, c'è un'enorme pietra rossastra, come ce ne sono tantissime sulla spiaggia."Ma come era arrivata lì quella pietra?" Era accaduto tanti anni prima, quando questa poderosa palma era ancora un minuscolo alberello. Allora in quel luogo non c'erano case e non esisteva nessuna fonte d'acqua. C'erano soltanto alcune palme sulla spiaggia che insieme al piccolo germoglio di palma vivevano serenamente, nutrendosi di quello che ricevevano dal terreno sabbioso e grazie alla pioggia che, seppure raramente, cadeva dal cielo. Ma un giorno arrivò un uomo attraverso il deserto. Aveva vagato per giorni perdendo tutti i suoi beni ed era quasi impazzito per la sete ed il caldo. Sulle sue mani c'erano ferite infiammate per aver inutilmente scavato in cerca d'acqua e tutto in lui esprimeva dolore infinito. Stava così davanti all'acqua, davanti all'enorme, infinita distesa di acqua salata.L'uomo gettò nell'acqua il suo corpo disidratato, ma la sua bocca dalle labbra spaccate e dalla lingua consunta bruciava di una sete che quell'acqua non poteva placare. Allora fu preso da una rabbia folle, nei confronti della natura che lo stava uccidendo. Incominciò a guardarsi intorno e scorse vicino alle grosse palme, tra i detriti e la sabbia, il germoglio di palma verde chiaro che stava crescendo così giovane e vigoroso.Con tutte le forze che ancora possedeva, prese una grossa pietra e la premette proprio nel cuore della chioma del giovane albero che scricchiolò e si ruppe. E fu come se il rumore di quello scricchiolio e di quella spaccatura si amplificasse nell'immensità del deserto e del mare. Poi sopraggiunse un silenzio terribile. L'uomo crollò vicino alla piccola palma. Dopo due giorni lo trovarono dei cammellieri e si dice che fu salvato.Nessuno dei cammellieri, invece, si preoccupò del piccolo albero di palma così devastato. Era quasi sepolto sotto il peso della pietra e la sua morte sembrava inevitabile. Le foglie verde chiaro a forma di ventaglio erano spezzate e marcirono rapidamente sotto i caldi raggi del sole. Il suo tenero cuore di palma era schiacciato e la grossa pietra gravava così pesantemente sul delicato tronco che rischiava di romperlo ad ogni alito di vento.Ma l'uomo non era riuscito a distruggere la piccola palma: l'aveva ferita gravemente ma non uccisa.Il piccolo albero cercò di scuotere la pietra. Pregò il vento di aiutarlo. Ma non trovò alcun aiuto. La pietra rimase nella chioma, nel suo tenero cuore e non si mosse da lì. Gli sforzi della piccola palma sembravano inutili; stava, dunque, per abbandonarsi al suo triste destino di morire così giovane quando una voce al suo interno le incominciò a dare fiducia, a spingerla a resistere, ad accettare l'impossibilità di liberarsi della pietra, a concentrare le sue forze sulla ricerca di un'altra soluzione. Ed allora il giovane albero smise di affannarsi e di sprecare le forze per scuotere la pesante pietra. La tenne al centro della sua chioma e si preoccupò di fissarsi fortemente al suolo. Infine arrivò il giorno in cui le sue lunghe radici scesero così in profondità che trovarono una fonte d'acqua. E così la sorgente zampillò, rendendo quel posto un luogo di benessere. La piccola palma, con buoni appoggi nel terreno ed abbondante nutrimento, iniziò a crescere verso l'alto. Mise ampi e forti rami a ventaglio intorno alla pietra, quasi a proteggerla. Il tronco crebbe sempre più in circonferenza; le altre palme della spiaggia potevano essere anche più alte e graziose, ma l'albero, che la gente presto chiamò "la palma della pietra", era senza dubbio il più forte. La pietra aveva sfidato la palma e lei ne aveva sopportato l'invadenza ed aveva vinto questa lotta. Aveva liberato una sorgente che da allora placa la sete di tanti e, cosa veramente importante, aveva accettato il peso e lo aveva portato con sé. Solo esteriormente quella pesante pietra sembra ancora insostenibile, ma non lo è più perché, una volta accettata, è diventata parte dell'albero ed ha perso la sua dimensione negativa."

 
 
 

MIO FIGLIO

Post n°57 pubblicato il 19 Marzo 2012 da nevermorelove

Questa sera, ho trovato una mail di mio figlio, non so quante volte l'abbia letta e, prima di poterlo ringraziare a voce, ho dovuto aspettare che il cuore tornasse a battere normalmente.

Questo è mio figlio ed io, sono fiero di lui così come di mia figlia.

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Ciao papà

Oggi è la tua festa e di cose da dirti ne avrei tante ma quello che piu mi preme è farti sapere che ti voglio bene, so che non te lo dico mai, do sempre per  scontato che tu questo lo sappia e mi dimentico o forse mi vergogno a dirtelo,  oltretutto sai anche che non parlo molto, questa cosa l’ho preso da te e quindi preferisco scriverti  una mail perché per me è piu facile esprimere quello che ho dentro. Volevo dirti papa che ti ammiro, ammiro l’uomo che sei, ammiro la tua forza e la tenacia con cui lotti per le tue idee ed il rispetto verso gli altri, un rispetto che hai cercato di insegnare anche a noi. Non ti sei mai vergognato di far vedere le tue debolezze, e, tante volte ti ho visto  tornare dal lavoro stanco ma sempre con un sorriso verso di noi, ti ho visto mentre ti addormentavi  sulla poltrona con il libro aperto senza essere riuscito a leggere neanche una pagina, ti ho visto rinunciare a cose che per te erano importanti per non farci mancare nulla ed  i soldi che mi facevi scivolare in tasca prendendoli dalla tua riserva per non farmi fare brutta figura con la mia ragazza, per offrirle un gelato e per fare un pò di benzina, solo ora mi rendo conto dei sacrifici che hai fatto per farci studiare e ti chiedo scusa di non averlo capito prima. Una notte papa, credendo che io stessi dormendo,ti sei seduto accanto a me ed io ti ho sentito piangere ma non ne ho mai saputo il motivo, quella notte ho visto la tua fragilità ma,  in quella fragilità ho visto quanto tu possa essere grande, quanto un uomo possa essere grande. Grazie papà di essere l’uomo che sei, grazie di essere mio padre.

Tuo figlio

 
 
 
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FERMIAMOLI

www.virtualglobaltaskforce.com/report-abuse/ 

Fermiamo i pedofili

Fermiamo gli abusi sui minori

Insieme possiamo farlo

 

VITA

 

LO STOLTO

 

"Quando hai a che fare con una persona che si crede superiore agli altri e ne è fortemente convinta, ridici sopra e assecondala, perchè non è bello rovinare i sogni di uno stolto"

 

le persone più felici non sono necessariamente

coloro che hanno il meglio di tutto

ma coloro che traggono il meglio da ciò che fanno.

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta

ma di come danzare nella pioggia.

GIBRAN

 

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio gli dei chiunque essi siano per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia. Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe ma l’orrore delle ombre e ancora la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Son Io il signore del mio destino. Son Io il capitano dell'anima mia.

(Nelson Mandela)

 

TORNO A VIVERE

Non arrenderti mai,

perchè quando pensi

che sia tutto finito..

è il momento in cui

tutto ha inizio...

 

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