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Creato da anna0772 il 06/01/2008
un`italiana in Polonia- anno tredicesimo
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Nickname: anna0772
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Fortuna che a volte gli occhi ingannano.
Fortuna che si vede ubriachezza dove e` semplice malessere dovuto ad altre ragioni, che si vede attraente un pezzo di terra che invece e` particolarmente mal esposto al sole, fortuna che si vede un grosso cane li dove invece c`e` lui.
Non sempre vedere bene fa bene.
Vedere male a volte ci insegna che non siamo infallibili, ci insegna a capire come sono gli altri e come reagiamo alle situazioni che sembrano di crisi, ci aiuta a riflettere su quello che vogliamo veramente.
Poi in altre situazioni, vedere male ci salva adirittura la vita.
Ieri sera tornavamo a casa in macchina, il bimbo, il cane, la musica di sottofondo ed io. Lungo la strada cittadina, ai confini del parco, sta immobie un grosso cane. Da quando ho un cane mio osservo tutti i cani del vicinato. Mi dico: "caspita che grosso cane! da solo poi poverino, che ci fa in giro a quest`ora con tutto questo freddo e questa neve?"
Quando i fari si avvicinano ed iniziano ad illuminarlo lo vedo bene: questo non e` affatto un grosso cane, questo e` un cinghiale!
Il vero cinghiale molto educatamente aspettava forse il verde per attraversare la strada: abbagliato dai miei fari pero` non vede bene e confonde il verde con il rosso. Decide di attraversare la strada proprio quando passo io.
Fortuna che e` notte, che la strada e` deserta, che ho i riflessi pronti per cambiare corsia....
Se avessi visto gia` da lontano che era un cinghiale non so che avrei fatto. Forse non avrei proseguito , o forse, quando mi si e` gettato contro la macchina non avrei avuto la prontezza di riflessi per evitarlo.
Si, a volte fa bene non vedere bene.
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Ho scoperto che non e` l`altezza delle scarpe sulla gamba (degli stivali per capirci) a difendere dal freddo ma lo spessore delle suole. Lo stivale alto va bene perche` permette che la gamba non si bagni con la neve, ma non c`entra niente con la temperatura corporea. La suola spessa e` infatti quella che impedisce al calore dei piedi di fuggire. Ed e` noto che il calore fugge dai piedi, dalla testa e dalle mani, mica da altri posti.
Ora mi chiedo se, analogamente, per difenderci dal dolore della vita e dall`odio non sia in verita` necessario a tutti i costi avere un` intelligenza alta e sublime ma sia magari sufficente una buona dose di spessore pratico, fatto prevalentemente della capacita` di saper godere delle piccole cose della vita. L`intelligenza sublime certo, in molte occasioni aiuta a non infangarsi con l`odio ma e` lo spessore della concretezza dei gesti di tutti i giorni, magari un po` rozzo si , ma sicuramente efficace, che ci difende dalla perdita progressiva di noi stessi, per fuoriuscita dell`amore.
Si, credo proprio sia cosi.
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Che poi "dolescenza" mi ricorda la parola dolore. Quindi a-dolescenza, in senso privativo, dovrebbe essere tutto il contrario di quello che e`: assenza di dolori.
Non ricordo. Forse non c`ero. E se c`ero, dormivo.
Non ricordo i moti adolescenziali, in me. Non ricordo di aver disprezzato il mondo altrui, adulto. Non ricordo di aver dato ordini a mia madre o a mio padre, indispettita. Di aver risposto male. Non ricordo i musi, non ricordo di aver protestato, di essere fuggita, di aver voluto a tutti i costi un motorino. Non ricordo discoteche, ne` sigarette, ne` alcun altra dimostrazione di indipendenza. Ricordo a mala pena qualche brufolo e uno specchio che mi faceva vedere brutta.
Sara` per questo, per il fatto che forse non sono mai stata adolescente di testa, passando senza lode e senza inganno dall` eta` infantile a quella adulta, che proprio non lo riesco a capire.
Lui che e` ancora uno sbarbino. Lui che ha le fattezze del mio bimbo e che sento sempre piu` estraneo. Sara` che non condivide le mie scelte e quello che faccio, sara` che si nasconde sempre piu` spesso dietro l`oblio del nintendo, nel suo mondo alternativo fatto di pokemon, sara` che per via del divorzio va e viene nella mia vita.... non so ....sta di fatto che mi sembra di averlo perso.
Perso il contatto, persa la capacita` di stare insieme, di fare delle cose insieme. La gioia dell` "essere con". Non so piu` "essere con" , lui.
L`unica cosa che sento e` "mi annoio", "non voglio", " se decidi cosi io scappo, vado a vivere con papa`".
Sento forte il senso di fallimento e la frustrazione. Se e` cosi dura a 10 che sara` a 15? e a 18? :-(
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Finalmente ho una certa distanza. E` quello che mi ci vuole.
Clienti. Clienti affascinati terribilemente dal loro progetto che ritengono che l`avere un qualche potere economico per realizzarlo dia loro il diritto di trattare tutti intorno come stracci. Generalmente piu` il cliente e` "piccolo" piu` ti vuole convincere di essere una potenza internazionale. Ti fa vedere folder su folder, ti parla delle sue "conoscenze altolocate" e delle "amicizie" con i potenti, del suo fatturato annuo, dei numerosissimi lavori che ti dara`. Di solito questi "grandi" provano a convincerti di lavorare gratis per loro, millantando promesse di fantastiche provvigioni , ad esempio ad appalti ottenuti. Oppure convincendoti che il lavoro per un "grande cosi grande" e` una gratificazione di per se` e al sentire le triffe, normali, dello studio inorridiscono.
Le grandi aziende di solito sanno quali sono le tariffe degli studi legali, perche` se ne servono abitualmente, vengono non con progetti acquosi ma con un lavoro preciso, non perdono tempo a descriversi e a lodarsi, che e` tempo perso inutilmente, concordano tempi e modalita`, sottoscrivono un contratto e poi richiedono semplicemente che il lavoro sia fatto bene e nel tempo dovuto. Se e` fatto bene ritornano e magari rimangono, se e` fatto male semplicemente trovano qualcun altro.
L`occhio si e` abituato a vedere cosa c`e` oltre le parole. A vedere le piume, gli ornamenti, gli orpelli. A vedere la sostanza di chi viene. Non sono capacita` sovranaturali, e` solo esperienza. Maturata dai numerosi incontri con molti clienti diversi.
E` una fortuna poter permettersi di non dover lavorare per tutti. Soprattutto per chi vuol farti lavorare gratis.
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Lei era decisamente piu` furba di me.
Piu` grande, piu` spigliata e piu` carina, pure.
Io le ero sempre appiccicata come un francobollo. No, perche` giocare in continuazione da soli non e` mica carino. Ero assetata di una compagna di giochi e quindi la mia scelta cadeva su di lei, in assenza di una qualsiasi altra alternativa.
"Dai Mico, giochiamo!!!" ... gli occhi supplicanti non sortivano quasi mai l`effetto dovuto...
Forse ero troppo piccina, forse rompiscatole, chissa`...
Io ero la formica, lei la cicala.
Potete dunque capire la gioia quando mi diceva:'Anni, mi e` venuta un`idea!!! facciamo cosi: mettiamo insieme i nostri soldi e ci compriamo quella bellissima macchina da popcorn ....e poi ce li facciamo, e giochiamo alla cucina.!!!! .."
Con gli occhi sognanti e piena di gioia che LEI, MIA sorella, la mia sorella grande e forte volesse giocare con me, non mi accorgevo nemmeno che io mettevo i soldi e lei lo sforzo immane di andare a comprare la cosa, per poi dividere la proprieta` del gioco , ovviamente in due parti uguali.
No, perche` come avrebbe essere potuto altrimenti? era la Maggiore, infondo...
Ora non so perche` quando mi dici, "compra tu e tutto sara` tuo" la cosa mi puzza terribilmente di bruciato....
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Tra venerdi e oggi 16 persone in Polonia sono morte di freddo perche` la colonnina e` andata sotto i meno venti questa notte.
A casa mi si sono congelati tutti i tubi dell` acqua che corrono nel muro esterno per la seconda volta quest`anno ( tre muri fortunatamente sono interni, nel senso che confinano con altre abitazioni, quindi mi lavo nel lavandino e aspetto il disgelo), ho tirato fuori i guanti di pile che uso per andare a sciare, perche` nei guanti di pelle le mani mi si gelavano.
Nella macchina continuavo a sentire uno strano odore: nel bagagliaio si era nascosta una bottiglietta di passato di pomodoro che era una delle tante infilate tra le valige, al mio ritorno dall` Italia, testimoni dell` amore della mia mamma.
Bottiglietta di vetro spesso per intenderci e pure dotata di tappo corona: scoppiata come fosse un palloncino....( da notare che la macchina era nel garage e mica fuori, di notte). La cosa bella e` che comunque il pomodoro non si e` lasciato andare, dipingendomi la tapezzeria interna di rosso: era congelato anche lui e riportava fedelmente la forma della bottiglia in cui era. Buttato.
Cronache di disagi stagionali.
La cosa bella e` che e` ricomparso il sole. Puo` andare anche a - 20: non mi interessa. Mi basta che rimanga il sole.
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Un vecchio detto polacco dice " il pezzo di terra ideale e ` quello che si trova vicino al bosco, in pieno centro storico". Peccato che di tali pezzi di terra in vendita ce ne siano davvero pochi.
La ricerca di una collina come si deve dalla quale guardare il mondo porta con se altre sconosciute insidie.
Innanzitutto le incognite dovute alla distanza dalla strada. Sembra che qui la vita o la morte dipenda da questa distanza.
"Dove la vuoi ? In prima, in seconda o in terza linea?" Che poi non si tratta di quelli che ti stanno davanti e dietro e ti oscurano il nord e il sud... qui quando si parla di linee si pensa appunto alla distanza dalla strada. I furbetti ti vendono gli appezzamenti in terza, quarta o quinta linea allo stesso prezzo di quelli di prima linea... ma lo sanno questi che costa piu` della terra stessa poi potare acqua gas e corrente in terza linea? Certo che questi lo sanno, sperano solo che voi non lo sappiate, i furboni.
L`insidia pero` davvero piu` pericolosa e` quella dei danni sotterranei. I danni sotterranei possono essere di I, II,III,IV e V grado. Praticamente e` divieto di costruire alcunche` se la terra e` classificata come V. Alla IV avrete gratis un bel dondolio e parecchi costi in piu` per farvi una casa antisismica. Nelle altre siete praticamente considerati dei pivelli delle onde lunghe che sperano che la terra non tremi. Ora qui mica siamo ad Haiti, ma la terra e` praticamente un gruviera a causa delle miniere. Vattelapesca dove non e` bucata sotto. Sotto sotto.
Insomma mi sto stufando di cercarmi un posto da cui vedere il mondo. Peccato, pero. Perche` dalla collinetta della foto si godeva proprio una bella vista.
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Ho reazioni di tipo letargico: mi si chiudono gli occhi, anche in pieno giorno ed ho un perenne senso di stanchezza. Questa neve che non si scioglie, da quasi un mese ormai, questa temperatura da frigorifero perennemente lasciato aperto sta incominciando a stancarmi.
Mi stanca il sale che imbratta le scarpe di aloni bianchi, il dover portare la giacca che odio, solo perche` e` piu` calda anche se quando ce l`ho addosso sembro l`omino della michlen in versione marron.
Mi stancano questo cielo grigo, la notte che arriva alle quattro di pomeriggio, i fiocchi che cadono lenti.
Per combattere la depressione da inverno, sogno. Sogno di una collina verde e fiorita, in un giorno di pieno sole. Li dove il cane possa correre libero, dove si possa piantare un albero, o aprire uno sdraio per prendere un po` di tepore.
Me la voglio comprare una collina cosi, se riesco a trovarla, qui.
Che poi comprare terra sembra un assurdo, perche` la terra e` di tutti. Chi l`ha messa li la terra, tu? chi l`ha spostata, la terra? Chi l`ha bagnata? chi l`ha seccata? Tu?
E allora perche` me la vuoi vendere questa terra che non hai fatto niente per avere, se non il dire, in un lontano passato, " questa e` mia?" Mah.
Comunque collina non e` uguale a collina. Lo sapete che in Slesia ci sono colline "fasulle"? Si chiamano Ha³dy e sono praticamente rimasugli di quello che rimane dallo scavo delle miniere di vario tipo. Cumuli di scarti, che sermbrano terra ma terra non sono. E nemmeno carbone. Oddio, la vista si gode anche di li, ma quando a piantare alberi non credo che ci crescerebbe nemmeno un pero.
E poi , anche delle colline vere, bisogna scegliere il versante giusto: che il lato nord della collina mica e` uguale al lato sud.... che qui il sole e` bassino e nel versante nord lo si guarda di sottecchi per la maggior parte dell` anno.
E` importante riceverlo bene il sole, anche se lo si accoglie da una falsa collina.
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Le tue mani rosse dal contatto con il ghiaccio e dallo sforzo. Il rumore sordo delle ruote che girano a vuoto.
Il mare bianco della neve intorno e dentro un misto di rabbia, confusione paura.
Non serve a niente spalare sotto la ruota destra sperando di trovare un appiglio, non servono i rami di pino strappati chissa` dove, perche` facciano presa le ruote motrici. Accelero: ma non si muove, nemmeno di un millimetro .
Con il volante tra le mani, il finestrino aperto, il sensore che martella per la tua presenza fuori ad indicare qualcosa che non si puo` fare, non vedo piu` niente...
vedo la notte nera delle montagne nostrane, gli alberi altissimi pesanti di neve, i fiocchi che i piccoli tergicristalli della cinquecento non riescono a spostare. Vedo noi tre bambine senza cintura sedute zitte nel sedile di dietro e le due mamme che parlano concitate. Sento la cinquecento che scivola sulla strada sdrucciolevole ed impervia del passo e immagino gia` i lupi che mi sbranano, li nel bosco, da qualche parte sotterrate dalla neve.
Si .Dicevano cosi: che non ne saremmo uscite vive, che la neve ci avrebbe bloccato, che i lupi ci avrebbero sbranato. Spaventavano loro. Loro che avrebbero dovuto tranquillizzare. Perche` erano spaventate a morte.
Una notte, in una montagna, tanto tempo fa.
Tento di soffocarla ma la sento distintamente da qualche parte ora , questa paura di allora. La sento nitida, anche se oggi e` giorno, se la macchina e` gia` caduta in un mare che nasconde il limitare della strada e non puo` fermarsi oltre. E poi non ci sono lupi, solo tu che disperatamente tenti di tirarmi fuori.
Alla fine ce la fai, trainandomi con la tua macchina: con questo cavo mi porti oltre. Oltre il limitare della neve e oltre le mie paure di bambina.
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Se mi guardo bene allo specchio con quello sguardo spento si, mi sento una befana. Le calzette le ho messe addosso invece che sul camino e del colore del carbone continuo ad avere i pensieri. Si, diciamo che sono in tono.
Sono in tono qui, dove questa festa non c`e`. Faccio pandant con il grigiore, rispecchio dentro il freddo e la notte. Sento il vento, e una vaga voglia di andare, senza sapere dove.
Ecco. La sveglia mi tira giu` dal letto. La coscienza mi porta al lavoro. La speranza mi riporta a casa.
Portata dalla scopa , scappo invece che andare.
Sono una befana che toglie e non una che da`. Tu che mi puoi dare? Raccolgo di tutto: carbone, zuccherini, sorrisi di qua e di la`. Raccolgo i pensieri, raccolgo i desideri. E poi li metto qui, dentro questa borsetta. E li porto tutti via, con me. Tie`.
Ora, se la befana che da` la bruciano sul fuoco... a me che tolgo invece che dare, che faranno?
Mi daranno il seggio da Presidente del Consiglio? mi aduleranno come il patron della Parmalat quando ha nascosto i quadri acquistati col sudore degli azionisti?
Invece che portare , son portata. Portata per una giornata davvero sfegatata.
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Scivola via questa strada, andata e ritorno.
Sempre la stessa, immota, gelata, schiva. Sembra piu` lunga di quel che e` con l`arrivo nel buio della notte che finalmente copre i pensieri, neri. Si dipana nel cuore dell` europa, fra campi spogli e foreste brulle, fatta autostrada. Almeno nel volo c`e` l`illusione che la distanza non ci sia, che sia una pia illusione tutta questa terra fra qui e il mare.E invece no. Qui la terra ha una dimensione ben precisa, densa, pesante. Frappone e divide.
C`e` un fondo di nostalgia confusa, una tristezza che vela gli occhi. Spero sempre che se ne vada, con la forza dell` abitudine. E invece niente. Non se ne va e permane questa nostalgia canaglia.Tutto quel che mi ricorda che stiamo tornando in Polonia mi disturba. Persino tu. Perche` mi sembra che anche tu mi ancori qui, sempre piu` strettamente. Tanto da non poter tornare.
Il cane dorme sereno sul sedile di dietro, accoccolato al bambino.
Eppure questo e` davvero tutto. Non ho bisogno di altro. E` il tutto ed e` il meglio che io possa avere, oggi, qui e ora. Tutte le altre strade non hanno dimensione e consistenza, non sono reali, non esistono.
Esistono oggi solo le strade che conducono in Polonia, strade dense di terra si, ma fatte bianche dalla neve.
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E` notte, ma le luci in casa sono calde e tenui.
A causa del calorifero sotto le finestre l`aria e` tremolante. Appese ad un sottile filo , attaccato al bastone delle tende, dondolano le decorazioni natalizie: due enormi palle di natale decorate a mano da Kamil e poi lui, l`angiolino di vetro.
E` un vetro bianco, trasparente, leggero, zigzagante. Al suo interno c`e` una lucina che ogni minuto cambia colore. Con il calore dell`aria l`angiolino gira e i colori si liberano su tutto il soffitto, decorandolo del sapore del natale.
Era arrivato ieri, come dono chitc, un po` anticipato. Una di quelle cosine inutili che si sa gia` che andranno presto a finire in spazzatura, e che alla fine stanno pure un po` antipatiche perche` non si sa dove metterle, occupano posto, non servono a niente e ricordano che si dovrebbe essere felici a tutti i costi, in questi giorni.
E` arrivato e non mi ha portato nessuna felicita`, anzi , un certo fastidio, a dire la verita`. E` arrivato nel momento di allergia al Natale, quello in cui non si vorrebbe che arrivasse, quello in cui non si vogliono fare ne` ascoltare gli auguri, non si vuol fare l`albero, quello in cui ci si sente davvero depressi, piu` di ogni altro momento dell` anno. E` arrivato quando mi dicevo "Non sento niente e lo odio io, questo Natale".
Te lo dico davvero: tutto avrei voluto fare ieri, meno che le decorazioni natalizie. E questo cosino fragilino qui? che caspita farne? E` davvero inutile...
Eppure quando poi l`ho visto appeso li da te, lui l`angiolino festaiolo, cosi luminoso e gioioso, quando mi ha illuminato la casa buia con le sue luci passeggianti, ho improvvisamente capito. Anzi no, ho improvvisamente sentito.
Natale non e` ricevere i regali, sorridere e provare felicita` per forza. Natale e` sentire il calore che si espande da un angiolino di vetro che ha trovato il suo posto, nella mia casa.
Natale e` sentire che tutto ha un senso, un tempo, un luogo e una funzione ben precisa, anche se non si vede, ad una prima occhiata: sentire questo calore e gioirne.
Il mio augurio a tutti e` di non fare "la finta della felicita`" quest`anno a Natale, di permettersi di non sentire assolutamente niente.
E poi, quando si sentira` di non sentire niente, di trovare.
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Questo si che ci voleva, cara Signora!
Ecco si! Qui per lei ho da offrirle, in occasione super speciale, un bel disgelo a meta` dicembre! Le va bene? Cosi, glielo offro su due piedi, non deve nemmeno fare l`ordinazione. No perche` lei come faceva, Cara signora, a lavarsi come si deve senza l`acqua calda? E poi il suo cane non poteva nemmeno uscire a far pipi , che scandalo, davvero... e` un regalo speciale, solo per lei, ovviamente. Tralasciamo i piu` di 80 morti nell` ultimo we, per causa gelo, che non hanno avuto fede e non hanno saputo aspettare. Ovviamente il regalo non era per loro. Non e` per chi si alza alle quattro di mattina per pulire le strade. Non e` per chi aspetta il tram perche` non ha altro per andare al lavoro e insiste a scaldarsi sul marciapiede vicino a quei grandi camini creati cosi all`aperto, pieni di carbon coks. No, non e` proprio per loro questo regalo, loro, i latori del caldo artificiale...e non era nemmeno per quei quattro disgraziati che per 5 mila euro volevano rivendersi la scritta "arbehit mach frei" o qualcosa di simile. Erano piu` di quattro , per un lauto guadagno di ben1000 euro a testa... ma lo sa cosa sono 1000 euro oggi? ma lo sa che si volevano scaldare anche loro artificialmente con sta esorbitante somma?
E` solo per lei questo regalo speciale, mi creda Cara Signora.
E non lo dica troppo in giro , mi raccomando, che poi si sparge la voce che noi, quassu`, facciamo dei favoritismi.
Ma chi non lo desidererebbe un regalo come questo? e che sono un desiderio di un orologetto nuovo, di una collanina falsa e sbriluccicante, di un qualche nuovo trucco, di un bel vestitino a paragone di un bel disgelo ? EHHHH?
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progetti futili:
andare a farsi mettere del gel sulle unghie per nascondere il fatto che a -15 si spezzano per il freddo.
progetti utili:
scoprire perche`cavolo non esce piu` l`acqua calda dalla doccia ( si saranno gelati i tubi che passano nella parete esterna? infondo e` possibile: la parte INTERNA della porta di casa e` piena di ghiaccio anche se dentro fa caldo, chissa` in che stato sono i muri... ) e perche` il cane dopo dieci minuti di passeggiata si soffia sullle zampette che si irrigidiscono e non si muove piu`.
Ti raccontero`.
Ti raccontero` del ritorno in Italia a breve, di fuochi d`artificio familiari, di regali in viaggio, di calore umano, del mio bimbo che non vuole saperne di andare via tutti insieme, della casa finalmente pulita, del piacere di sentirsi bene, della presunzione di sperare che una madre felice significhi anche un figlio felice.
Si te lo raccontero`.
Te lo raccontero` e poi lo cancellero`. Lo cancellero` perche` non ne rimanga traccia.
Nessuna traccia di tutte queste piccole futili utilita` nelle quali il mio piccolo oggi si rotola.
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L`inverno, quello vero, e` arrivato. Ha una consistenza solida e luminosa. Brillante. Profuma di fresco. Sembra di stare immersi in una di quelle palline di vetro, che quando le giri viene giu` la neve. Neve che cade copiosa sui tetti, sulle strade, sui volti sorridenti.
Forse e` cosi: che stare guancia a guancia con una difficolta` obiettiva, come sono questi inverni rigidissimi di parecchi decimali sotto lo zero, porta a lungo andare non solo ad "accettarla passivamente" , dico la difficolta`, ma anche ad apprezzarla, e a volte, perfino a desiderarla.
Alla frase "pero` che freddo fa!" ogni polacco infatti risponde "ma finalmente! non se ne poteva piu` di questo inverno cosi caldo e senza neve." L`inverno qui e` un grande alleato. Si mormora che abbia effetti miracolosi. Si mormora che distrugga tutti i batteri nelle vie respiratorie e che conservi la giovinezza sui visi delle donne. Si mormora che la neve protegga i campi ed i raccolti. Non c`e` citta priva di stadi del ghiaccio, non c`e` campagna in cui le colline non si trasformino in piste per le slitte, qui in Polonia.
Questo mi insegna una cosa forse ovvia: che le difficolta` sono tali solo fin che tali ci appaiono.
Quando iniziamo a vederne i lati buoni infatti smettono di essere per noi difficolta` e si trasformano in opportunita`.
Le opportune difficolta` della neve :-)
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Nervoloso Andante.
Caratterizzato oggi da strati di nebbia intensa nei rapporti interpresonali, un freddo acuto sulle cime delle emozioni, bassa pressione insistente su tutto il terriotorio nazionale (e polacco pure).
Possibili locali nevicate di gioia , sul versante bambini: almeno quello.
Ore 4.47 di notte. Il bimbo ha il sangue da naso: conseguenza della sua influenza di questi giorni. Quando lui torna a letto un ` po` piu` sereno io vado a portare fuori il cane, visto che oramai sono sveglia e il cane pure.
Sui capelli mi e` scesa la prima neve, nel silenzio della notte.
Chissa` perche` ,anche alle quattro di mattina, i primi fiocchi mettono sempre allegria.
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Zaprzeczanie e` il rifiuto. La negazione.
Qui il rifiuto non e` un atto volontario e cosciente, ma involontario, quasi automantico. Le cose che non ci piacciono di noi le neghiamo, non le vogliamo vedere. E` come se si chiudessero le orecchie e non si fosse piu` in grado di ascoltare , ne` di capire, nemmeno una sola parola. Io ho sempre questa bella scusa: nascondermi dietro la mancanza di conoscenza della lingua. Eppure la conosco bene, la lingua, e la capisco ancora meglio. Non posso dire di non capire. Eppure era propio cosi. Loro parlavano, di me, tra le altre cose, in mia presenza, e io ho improvvisamente smesso di capire. Sentivo le parole, ma niente. Non sarei in grado di ripetere,oggi, nemmeno una sola frase.
Credo sia dovuto al fatto che l`immagine di me che mi arrivava da questi occhi e da queste parole fosse assolutamente diversa da quella che io ho dentro di me. Assolutamente difficile da mandare giu`. Difficile da accettare.
Difficile vedere di non essere quello che si spera.
E cosi la mente ha disposto l`"automatico blocco": zaprzeczanie. Il blocco arriva solo quando, ovviamente, si condivide il giudizio altrui.
Se fosse solo un giudizio e per di piu` sbagliato ,si direbbe: "no, mica vero! io son mica cosi! questo qui si sbaglia!" e si tirerebbe avanti dritto. Invece e` vero, e` cosi ed e` innegabile, anche se fa male vederlo e dirselo, che e` cosi.
Il vedersi diversi porta un po` alla paralisi.
Perche` ci si stima di meno, o forse non ci si stima piu` per nulla. E poi non si ha davvero piu` niente da dire. Perche` dire cosa infondo? e a chi?Non c`e` davvero piu`niente da dire.
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Nel fondo del pozzo dell` agressivita` si nasconde l`acqua della paura.
Melmosa, soffocante, maleodorante.
- paura di perdere
- paura di venire feriti
- paura di venire giudicati
- paura di sentirsi inferiori o diversi
le paure fanno salire l`acqua nel pozzo fino a quando trabocca, trasformata.
Allora, per non farla traboccare bisogna farla uscire altrove quest` acqua.
Fare un buco nel pozzo: il buco della rassicurazione.
Il rassicurare chi ha paura aiuta ad impedire di creare un violento.
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Ma il tuo telecomando dov`e`? Quello no, non me l`hanno dato.
"Ecco signora, lo vede com`e` piccolo? Piu` piccolo della punta del suo mignolo... una potenza tecnologica sa? controlla tutto , e` una fonte di notizie e di informazioni, possono ritrovarla ovunque. Certo con i piu` moderni GPS non funziona ancora , pero`..."
E io che pensavo che avrei premuto un tastino e ZAC , ti saresti seduta. E poi un nuovo tastino e ZAC saresti venuta scodinzolando. Un altro tastino e ZAC avresti fatto i tuoi bisogni solo li dove si puo` (e si deve). E invece niente.
Sei "microchippata" ma non comandabile. Il tastino non c`e`.... Il telecomando non c`e`.....Di fatto sei controllabile ma continui a non essere comandabile.
E c`e` chi pensa che nella vita basti controllare per comandare! poveri illusi....
Io c`ero e ti tenevo fra le braccia, ma non so come sia che da un cane normale tu ti sia trasformata in un mezzo robot.... Chippata...accidentaccio.
Comunque l`essere chippata ti da un grossissimo vantaggio: un passaporto internazionale che ti apre le strade al mondo , anche a quello mio lontano.
Sia mai che per le feste non mi venga voglia di fare un giro. Un giro con un cane robot.
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Quando passiamo di li, sulla strada a sud della collina, quel signore e` sempre li, nella stessa posizione. Curvato sulla sua fascina di legna: la spacca. Mentre il suo cane annusa le loro aiuole intorno . Ma com`e` che tutti i giorni, alla stessa ora, questo tipo sta li e spacca la sua legna? Ma quanta legna ha? E poi perche` sempre nella stessa posizione? Sempre con gli stessi gesti? Mi si confondono i giorni nella memoria, con questa regolarita`. Poi la strada gira a sinistra nell`andare, li dove c`e` divieto di transito. Li iniziano le "dzialki"
"Dzialki": Piccoli appezzamenti di terreno, uno attaccato all` altro, con piccole costruzioni per gli attrezzi. Le case non ci sono, ci sono solo i "giardini". E` come se un grande ettaro di terra, circondato da alte reti, sia suddiviso in tanti fazzoletti piu` piccoli a loro volta tutti suddivisi da reti o staccionate . Pezzi di terra isolati dal mondo, che nel loro insieme danno l`idea di un terreno vario, ma confuso e mal tenuto.
Mi dico, ma perche` in questo mondo dell` est gli uomini sono accatastati nel loro sonno in scatolette di fiammiferi orrende, ma tutti rigorosamente vicini? Perche` sono stretti in pezzi di terra che e` ridicolo definire giardini, ma tutti rigorosamente vicini? Perche` parcheggiano la loro auto in "quartieri" dove ci sono solo sterminate filette di garage che di notte c`e` da tremare a parcheggiare la macchina in posti cosi lontani ed isolati, ma tutti rigorosamente vicini?
E` evidente che la "vicinanza" e` un valore indiscutibile.
C`e` da chiedersi se questo "stare" vicini basti per "essere vicini.
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Inviato da: Eric_Van_Cram
il 09/02/2010 alle 21:47
Inviato da: quotidiana_mente
il 09/02/2010 alle 16:12
Inviato da: anna0772
il 08/02/2010 alle 20:01
Inviato da: anna0772
il 08/02/2010 alle 19:59
Inviato da: anna0772
il 08/02/2010 alle 19:57