Community
 
longu
   
 
Creato da longu il 08/12/2007
luogo d'arrivo e di partenza
 

  
      l
uogo d’arrivo e/o di partenza
d’incontro e di scontro
luogo di fuga e/o di salvezza
d’approdo dopo l’esilio
spazio dedicato all’ozio
alla crescita interiore
alla critica
terra fertile del dissenso
di pacificazione
di ri/costruzione
suolo pubblico sottratto
al dominio dello Stato
attraversato da libere ed
autodeterminate individualità
che si ritrovano
in un agire collettivo
ultimo lembo di terra
che apre verso il mare
del possibile

 

 

Archivio messaggi

 
 << Novembre 2009 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30            
 
 

Ultime visite al Blog

tresrougealex.tipografsmaltorossoVpervoceswala_simbahalvemaan_mLaScema.DelVillaggioDONNADISTRADAPapaveriSparsifattadinuvolepanpanpinickmaioJON.Laraldo_hades
 
 
 

Area personale

 

Tag

 
Citazioni nei Blog Amici: 18
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultimi commenti

un pensiero riconoscente perché le belle persone ci fanno...
Inviato da: tresrouge
il 04/09/2009 alle 00:43
 
grazie, Teresa, angelo dei sofferenti Buon viaggio,...
Inviato da: cateviola
il 02/09/2009 alle 10:56
 
giungerà la sua voce dall'aria lontana da un cielo...
Inviato da: swala_simba
il 02/09/2009 alle 02:49
 
Ciao, fratello: giustizia salomonica è fatta! oggi sono...
Inviato da: swala_simba
il 26/08/2009 alle 11:12
 
prova
Inviato da: tresrouge
il 19/08/2009 alle 15:54
 
 

Chi può scrivere sul blog

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

TERESA

Post n°113 pubblicato il 02 Settembre 2009 da longu

ciao Teresa

Teresa Sarti
28 marzo 1946 - 1 settembre 2009

dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà.

EMERGENCY

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 3
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

IL PERO DI MIO NONNO n. 2

Post n°112 pubblicato il 13 Agosto 2009 da longu

Gli anni iniziati non trovano posto

 

No! Al mare non ci vengo! Mi sono svegliato incazzato stamattina. Forse è il gran caldo o forse, più probabilmente, è segno di impotenza. Mi ritengo colto, intelligente, uno che sa come va la vita. So tutto e so fare quasi tutto, eppure risultati zero. Così  l’incazzatura e lo strazio aumentano. Forse ha ragione “la maestra”: sei un fallito, sei un fallito anche in politica; molti dei tuoi amici più ignoranti di te sono o sono stati in parlamento e guadagnano un sacco di soldi!

No! Al mare non ci vengo. Andateci voi. Non ho voglia di vedere e sentire il clima vacanziero che impazza sulla costa nella torva allegria di un divertimentificio aperto ventiquattr’ore al giorno col sottofondo orribile di qualcosa che definiscono musica. Un fragoroso deserto fatto di pizzerie, spiedinerie, spaghetterie, diavolerie, cafonerie e rompicazzerie varie. Se ne vanno così senza di me. Mia figlia, il suo ragazzo, mia moglie e il mio angelo custode.

Caldo turco da codice rosso. Il ventilatore che gira in cucina, oltre all’aria, fa vorticare mille domande. Forse è meglio uscire nel patio sotto il grande leccio ombroso circondato da un muretto perimetrale con annessa panca e una vecchia fontana d'acqua montana in ferro battuto, che certamente sarebbe piaciuta a mio nonno fabbro. Pattuglie acrobatiche di rondini sparano trilli metallici sotto un cielo incandescente.

Ci si muove lento come una chiatta sul Rio Negro. Qui il tempo ha un' altra dimensione, un' altra idea del vivere e del morire che modifica anche lo spazio. Albe, tramonti, silenzi e vita semplice, in bianco e nero.

Posso pensare. Posso guardare tutto quello che è accaduto e dargli un altro valore, così anche il presente ha un altro sapore. Il tempo è circolare, contiene in ogni istante ciò che è avvenuto e ciò che deve ancora avvenire. Infinite strade possono percorrersi, basta evitare di prendere vicoli ciechi, altrimenti rischiamo di diventare vuoti e inutili come una lattina di Cocacola.

Profumo di campagna vera, erba e letame. Bettu è nell’orto, ha un bel da fare per cercare di attutire gli effetti di questo caldo da vipere innaffiando e irrigando le sue piante, alcune delle quali mostrano i segni dell’eccessiva insolazione. Non so come faccia a lavorare in questa caldara di vulcano, però decido di aiutarlo. Non riesco a pensare se non faccio qualcosa con le mani. Nel mio DNA ci deve essere per forza il gene dell’antico artigiano, dei fabbri giganti che piegavano e incidevano il ferro con le proprie mani. Ma l’immagine che mi rimane impressa è quella dei passeri che, noncuranti della nostra presenza, approfittano dell’acqua che ci gocciola intorno e si avvicinano per bere. Bettu! non spaventiamo neanche i passeri!

È tardi. Sono esausto. Il cervello è un uovo alla cocque, le mattonelle del patio uno specchio ustorio, tutta la natura è in apnea. Nemmeno l’ombra del grande leccio riesce ormai ad abbassare il caldo.

Bettu, ci vorrebbe un chinotto, ma dove lo troviamo un bar quassù; adesso ti preparo un long drink. Che? Acqua, ghiaccio, vino bianco, limone, e foglie di menta e erba luigia. Disseta, fidati.

Perché un signore come voi è venuto quassù a Cammarata, in questo posto dimenticato da Dio.

Ero venuto a trovare un fantasma e sua madre. Ma qui non si ricordano più. Di loro non c’è traccia, nemmeno al cimitero. È proprio vero ci sono morti che pesano come montagne ed altre morti leggere come piume.

Sotto il rasoio, al barbiere di via Morandi ho domandato a bruciapelo: vi ricordate di Mario Lupo? dove posso trovarlo? O qualcuno della sua famiglia? chiudo gli occhi aspettando la risposta, ma oltre la tendina scacciamosche sento solo silenzio. Ripeto la domanda. Mario Lupo e sua madre Ausilia erano di Cammarata, vivevano al nord, ma erano di Cammarata, dove posso trovarli? Non lo saccio, non li conosco. Siamo strana gente, Bettu. Con la nostra storia abbiamo un atteggiamento ambiguo. Ci accostiamo ad essa furbescamente, autoassolvendoci o giocando con le dimenticanze e revisioni di comodo, dimenticandoci che senza giustizia non ci sarà mai pace.

Bettu, ho scoperto qual’è la malattia del pero! Che n’è? Sei tu Alberto. La malattia del pero sei tu. L’hai potato troppo e male. L’hai potato per fare legna. Anche voi contadini avete perso la memoria. Ma io non ero un contadino. Io facevo l’operaio a Dusseldorf!  comunque s’è presa un’infezione da funghi, che se non la curiamo lo porterà alla morte. Morte….ancora morte….è da ieri che penso a Silvano e ai gay come lui. L’isolamento e la solitudine spiegano i suicidi. L’inabissarsi dell’anima nel dolore, per l’incapacità di essere ciò che si è.

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 14
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

IL PERO DI MIO NONNO

Post n°111 pubblicato il 11 Agosto 2009 da longu

Vento grande e gagliardo,

un mix di scirocco e libeccio

tale da scuotere non solo la foresta di lecci e pini d'Aleppo,

ma anche le montagne e le pietre.

Bettu, occhi celesti da normanno, fuma spettinato.

Pioggia pesante, raffiche, lampi e fulmini color ciclamino.

Cammarata,

Sicilia,

un pezzo di mondo dove Dio ha voluto che

Bello e Terribile

s'intrecciassero più stretti che altrove.

Qui ribollono tutte insieme infinite cose:

estati roventi e nevicate fuori stagione,

incursioni saracene, naufragi, guerre, invasioni, fortunali,

malaffare, costruttori disonesti, fuoco che cova,

processioni e paure da fine del mondo, storie di coppole e lupare,

sguardi in cerca di rissa, ex voto e sensi di colpa,

presagi e scongiuri, litanie e filastrocche,

cimiteri dove il confine tra vivi e morti è meno sicuro che altrove.

Bettu sa che vengo da Cinisi,

su per Partinico, Montelepre, San Giuseppe Jato e Portella, Corleone.

“Bravo, tenete coraggio. Ma che volete fare...

La gente se ne fotte... Preferirà sempre un telefonino nuovo”.

Di questi tempi ha ragione lui, lo so bene,

ma che importa, la sfida è sempre magnifica.

Del resto questi posti li odi o li ami perdutamente.

Mentre parlo con Bettu ho la sensazione costante di un sentirsi a casa,

di qualcosa che mi appartiene.

Ma non è un ragionamento.

E' una sensazione fisica,

come quella provata la prima volta che attraversai il mare grande.

Poi nella luce del lampo

il pero,

vecchio e minuto come quello di mio nonno.

“fa poche enormi pere ad anni alterni?”,domando.

“Si! Ma è malato e lo voglio abbattere, buona legna per il fuoco”.

“affittami una parte di casa e proverò a curarlo”.

Niente è più instabile della memoria.

Fa nascere in testa immagini e metafore completamente nuove

e forse anche false o vive solo nella tua testa.

Una sorta di prolungamento dei limiti del corpo,

uno spaesamento che diventa subito malattia.

Ormai ho capito:

ho davanti a me non un viaggio nello spazio, ma nel tempo.

Ho sempre annotato colori, rumori, sapori, odori, profumi,

volti, pensieri e riflessioni.

Andando e fermandomi.

Il narrare, in fondo, nasce dall' andare.

Cammarata (AG) luglio 2009

 

Sono ancora in Sicilia.

In alta campagna sui monti di Cammarata in provincia di Agrigento.

Dovevo tornare a fine giugno, invece tornerò a fine agosto.

Non ho TV, né Internet e il giornale solo quando scendo in paese.

Adesso però è arrivata mia figlia con il suo portatile,

quindi per qualche giorno comunicherò con il resto del mondo.

Un saluto a tutti.

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 2
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

UNA VECCHIA CANZONE

Post n°110 pubblicato il 29 Maggio 2009 da longu

Pino Daniele

Io voglio di più

Io che ho visto la terra bruciare
E la gente che mi entrava in casa
Io che ho visto tutto
Oggi sono vero
Io che ho visto un uomo e una campana
Stare insieme e gridare per ore
Ieri che ho visto il mare
Oggi sono stanco
Ma voglio di più
Di quello che vedi
Voglio di più
Di questi anni amari
Sai che non striscerò
Per farmi valere
Vivrò  così  cercando un senso anche per te
ed ho visto prestare le mani
Solo in cambio di un po’ di rumore
Mentre a sud il caldo t’ammazza
E hai voglia di cambiare
Ed ho visto morire bambini
Nati sotto un accento sbagliato
Ieri mi sono incazzato
Ed oggi sono vero
Ma voglio di più
Di quello che vedi
Voglio di più
Di questi anni amari
Sai che stillerò
Per darti colore
Sarò così sempre pronto a dire no
Ma voglio di più
Di quello che vedi
Voglio di più
Di questi anni amari
Sai che non striscerò
Per farmi valere
Vivrò  così  cercando un senso anche per te

 

 

 

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 4
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

LA MAESTRA

Post n°109 pubblicato il 26 Maggio 2009 da longu
 

Un ictus ha colpito mia madre, per questo sono mancato per diversi giorni.
Mia madre ed io non siamo mai andati d’accordo.
Avevo tre anni quando fuggii di casa per la prima volta e ho sempre chiamato mamma le sue sorelle.

 

Angela mi invita a raccontare, ci provo, ma non posso garantire tempi e continuità.
Poi a giugno parto e passerò tre settimane con i vecchi guerrieri della tribù.
Roma, Napoli, Palermo, Cinisi.
Infine Trapani dove a casa di qualche pescatore spero di trovare il lattume e la ficazza.

 

 

 

Peppe era il maniscalco del paese ferrava i cavalli e aggiustava i calessi, quasi un fabbro, solo più povero, molto più povero. Era timido e taciturno e non parlava quasi mai.
Aveva una moglie, Giulia, che faceva la serva nelle case dei signori per pochi spiccioli e qualcosa da mangiare per le sue tre bambine.
Lo chiamavano spesso i signori: aggiustami la serratura, guarda il catenaccio, riparami il forcone, raddrizzami l’aratro. E lui, silenzioso, obbediva sempre. Vuoi un fiasco di vino? No, meglio un sacchetto di farina, così potremo farci un po’ di pane. Tieni prendi questo vecchio cappotto potrai ricavarcene tre più piccoli per le tue bambine.
Ma la guerra era arrivata anche per lui: cavalleria.
Era quasi bello vestito da cavaliere, aveva anche la lancia con la bandierina azzurra dei Savoia.
La  guerra di cavalleria era guerra vera. I nemici li vedevi davvero, li ammazzavi davvero con le tue mani. E i compagni, quanti ne morivano. La fame, peggio che a casa. Al fronte quello che chiamavano “da mangiare” arrivava solo quando i camion riuscivano a passare. Al paese Peppe mai aveva rovistato nei bidoni della spazzatura, al fronte si!
È necessaria una carica contro quella postazione gli dissero un giorno.
E lui obbedì, anche se non era più lo stesso. Bevve tutta la fiaschetta del cordiale e obbedì. Il cordiale non mancava mai, da mangiare sì, ma il cordiale mai. Quella postazione, come la chiamavano i superiori, era un nido di mitragliatrici. Vedeva i suoi amici cadere uno dopo l’altro, il terreno da percorrere non finiva mai e quelle mitragliatrici non smettevano mai di sparare. Colpirono il suo cavallo e cadde; i suoi amici gli caddero sopra, morti, quelli più fortunati. Poi più niente.
La prima notte sentiva pianti ed urla dappertutto. Preghiere disperate, grida. Venne il giorno, ma nessuno veniva a riprenderli. Perché non arrivano? Una gamba, quella finita sotto il cavallo, gli faceva male, forse era rotta. Venne  un’altra notte le urla si erano trasformate in fiochi lamenti, quasi  rantoli. E un ‘altra notte di quelle che non finiscono mai e poi un’altra ancora. Silenzio. Non sentiva più nessun rumore. Aveva fame e non ci vedeva quasi più quando lo raccolsero, cinque giorni dopo. Datemi il cordiale e portatemi dai miei amici. Quali amici, ci sei rimasto solo tu.
Peppe il maniscalco fu decorato con la medaglia di guerra, con il congedo e con tanto cordiale.
Se ne tornò al paese. Era  sempre silenzioso e taciturno, ma più cattivo; violento qualche volta.
E beveva, beveva. Non lavorava quasi più. Passava intere giornate in osteria o a zonzo per il paese. Quei cinque giorni sull’Isonzo non li dimenticava proprio senza l’aiuto di tanto vino. Giulia intanto si portava a lavorare anche le bambine, visto che lavorava solo lei. Le piccole crescevano da serve.
Non è servito a niente fare l’eroe. Questo pensiero era diventato ormai un’ossessione. I pezzenti rimangono sempre pezzenti. Nemmeno la guerra era servita a niente erano tutti più poveri di prima. La rabbia gli cresceva in corpo insieme al rancore che il vino trasformava in ira.
Un giorno all’osteria, quando un contadino gli disse che per colpa sua l’Italia stava peggio di prima, non ci vide più. Tirò fuori la roncola, quella con cui di notte ci rubava la legna per scaldarsi e lo colpì con tutta la forza che aveva. Per fortuna quell’altro si coprì il volto con la mano, così gli troncò via solo tre dita.
Fuggì e si chiuse a bottega, che poi era anche la sua casa. Mentre aspettava i carabinieri pensò: questa medaglia d’oro, che non ho voluto mai vendere, nonostante la fame, gliela farò mangiare.
Ma al posto dei carabinieri vennero due tizi con pizzo e baffi, vestiti bene, distinti. Avevano quella giusta autorità capace di convincere le persone. Non devi scappare, tu sei un eroe. Vieni con noi a liberare l’Italia da tutti i parassiti che insultano quelli come te. E lui partì. Era la fine del 1920. Quando  tornò, dopo più di tre anni, era un altro. Non era più taciturno e timido, anzi dava ordini. Aveva anche la divisa. Tutta nera.
Cosa fece in quei tre anni non lo raccontò mai a nessuno. Nemmeno a Giulia che anzi rimase incinta per la quarta volta: la quarta femmina.
La chiameremo Italia disse Peppe e chiamò le tre sorelline. Questa, disse sollevandola, non farà la serva come voi. Questa studierà. La figlia di Peppe il maniscalco studierà e voi la servirete.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 3
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

castelluccio

Post n°108 pubblicato il 07 Maggio 2009 da longu
 

Non vivere su questa terra

come un inquilino

oppure in villeggiatura nella natura

vivi in questo mondo

come se fosse la casa di tuo padre

credi al grano al mare alla terra

ma soprattutto all’uomo.

Nazim Hikmet

 

-Come ti chiami?

-Radik.

-E di dove sei?

-Di Serbia.

-E che ci fai quassù?

-Lavoro, faccio quello che facevo al mio paese: il pastore di pecore.

-E perché non sei rimasto là?

-Là c’era guerra, là c’era bomba, là c’era fame.

-La patria, Radik, è dove si sta bene, dove si vive in armonia con i vicini, dove si

 ritorna  volentieri a casa a farsi un  bicchiere di vino con gli amici.

-E tu come ti chiami?

-Guido.

-E che ci fai in cimitero tra i monti?

-Sono venuto a trovare un amico, un amico americano che sta qui.

-Un americano! Uno yankee di merda?

-Si.

-E che ci faceva uno yankee di merda quassù?

-Si era sottratto al suo destino. Faceva il pastore come te e insegnava alla gente a

 volare. Era fuggito anche lui da una guerra e su questi monti fatati e di

 tradizioni magiche aveva conosciuto una Sibilla.

-È vero, anch’io ho sentito raccontare storie di fate e di streghe. Di donne bellissime

 che amano apparire a Castelluccio e possono restare tra gli uomini solo di notte,

 all'alba devono rientrare nel loro territorio altrimenti si vedono i loro piedi di capra.

-No, questa è la stupidità degli uomini che condannano ciò che non conoscono come

 una stregoneria. Le antiche Sibille d’Appennino consigliavano i re. Imparavano

 loro l'arte del buon governo, non perdevano occasione per esortarli a smetterla col

 militarismo, con gli armamenti, i segreti di stato e soprattutto con la guerra.

-E i re le stavano a sentire?

-No, anzi le perseguitavano, le imprigionavano, le violentavano, le torturavano e le 

 uccidevano.

-Ma io non sono re, noi non siamo re, a noi non si mostreranno mai.

-Radik esse sono sempre in mezzo a noi, siamo noi che fatichiamo a riconoscerle e

 anche quando le riconosciamo  spesso facciamo finta di non capire ciò che dicono.

 Esse possiedono l’antica e pacifica sapienza e intelligenza concreta, conoscono pure

 cose che gli uomini non sanno. Affinando i sensi, creano suoni più dolci, immagini più

 colorate, movenze più aggraziate, parole più belle.

-Guido tu hai mai incontrato una Sibilla?

-Si, anni fa. Era bellissima, alta, bionda e con uno sguardo d'acciaio. Anticonformista,

 ribelle e coraggiosa. L’avevano chiamata Gioconda, ma lei si faceva chiamare Joyce.

 

 

 

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 7
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

MEXICO E NUVOLE

Post n°107 pubblicato il 27 Aprile 2009 da longu
 

Costoro non vedevano l’insufficienza della loro città
Credevano naturale l’insufficienza della loro vita
Ma noi volevamo uscire da questo condizionamento
Alla ricerca di passioni nuove
L’atmosfera di alcuni luoghi
Ci faceva sentire i poteri a venire
Non potevamo aspettarci nulla
Da ciò che non avessimo modificato noi stessi
                                                                             (Guy Debord)

Mariam indossa un’ampia veste gialla. Patacche di anelli le stringono le dita grassocce. Collanacce enormi le si avvolgono come spire di serpente attorno al collo pieno di rughe. Confonde i tarocchi: chiama ruota dell’amore quella della fortuna e viceversa. Forse non sa che io conosco i tarocchi e capisco il francese, oppure se ne frega. Cerca di leggere nei miei occhi, ma lo fa in un modo svogliato, come se in fondo le interessasse poco il mio giudizio. Vuole vendermi un unguento. Mi dice addirittura che può farmi fabbricare un amuleto potente su misura, basta che le dica il mio nome e il mio segno astrologico. Ci metterà anche una calamita. Una calamita? Per fare che cosa? le chiedo. Servirà per attirare la buona sorte o i pensieri di qualcuna? No, risponde pacata, è che così puoi attaccarlo al frigorifero o al cruscotto della tua macchina.

Alla fine Mariam mi guarda fisso per qualche secondo, sorridendo mi dice: “Non ho mica capito da dove vieni e in quanti posti hai vissuto, ma stai sicuro che qui ci resti. Una parte di te, non so quale, rimarrà in Mexico e in centroamerica per sempre”.

Los Altos, Sierra Lacandona, Ciapas, il villaggio più povero della regione più povera del Mexico. L’influenza suina è più grave di quello che ci dice la TV e non è solo in Mexico, ma in tutto il centroamerica. Marianna (mia figlia) è laggiù il un ambulatorio medico zapatista a fare l’ostetrica per qualche mese. L’ho educata così, a non aver paura di niente, ma adesso la paura ce l’ho io e la devo pure nascondere.

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 11
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

RITORNI

Post n°106 pubblicato il 25 Aprile 2009 da longu

chi non racconta più niente, mi ha detto il mio angelo custode,
vuol dire che non crede più.
raccontiamo allora.....
per ora con le immagini.....

 

 

a presto

 

 

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 2
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

di nuovo

Post n°105 pubblicato il 23 Aprile 2009 da longu
 

sono tornato da poco
grazie a chi ha avuto la pazienza
di passare di qui
a quelli che mi hanno cercato
a quelli che mi hanno scrtto
risponderò a tutti
a presto

non è difficile andare all’inferno
tutti hanno demoni e supplizi
che aspettano da tempo immemorabile
e poi in fondo alla strada
c’è sempre qualcuno
che ti tira giù

non perdere l’ appuntamento
con gli specialisti delle fosse comuni
vendono teschi che hanno trafugato chissà dove
“porta bene”, così mi hanno detto

non credere alle favole
i fuorilegge muoiono sempre
alla fine resta solo la musica

 

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 3
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 

Manifesto per la difesa della Specie Umana

Post n°104 pubblicato il 26 Novembre 2008 da torinocomune
Foto di longu

La Specie Umana corre il rischio
dell'estinzione. Da un lato
il Pianeta, a causa dell'inquinamento cui è sottoposto, in futuro potrebbe non
assicurare più le condizioni minime di sopravvivenza, dall'altro lato è
l'essenza stessa  degli esseri umani ad essere minacciata dalle mutazioni
socio/culturali imposte dal Mercato e dalla Tecnica.

Il folle aumento di produzione e consumo causano la desertificazione sia
all'esterno che all'interno degli esseri umani. Distruzione dell'Ambiente e
disumanizzazione procedono di pari passo, provocate dalla sete di Potere e di
Profitto!

Anche se permangono enormi e odiose ingiustizie fra Nord e Sud, fra Paese e
Paese, fra uomo e uomo dello stesso Paese, non si tratta più solo di una lotta
fra le classi sociali… Ormai la vera distinzione è tra quelli che lavorano per
il potere e tutti gli altri. In fondo Capitalismo,
Comunismo dittatoriale e Terzomondismo condividevano lo stesso folle progetto: lo Sviluppo, la Crescita, il
proliferare cancerogeno di produzione e consumo!

Dunque è arrivato il momento di identificarci nell'unica, irriducibile Classe
Umana.

Il Sindacato Umano si propone di difendere la specie umana dal rischio
d'estinzione. Promuovendo la cultura umanistica in un'ottica libertaria.

I nostri nemici sono il Profitto ed
il Potere.

La nostra arma letale è la non-collaborazione.

Il sistema si regge  solo grazie alla partecipazione(cosciente o no)
di tutti i suoi elementi: per questo la democrazia è molto più efficace della
dittatura. Se la partecipazione vince la dittatura, la non-collaborazione può
sconfiggere questa democra/tura !!!



Quando gli elettori non voteranno, quando le puttane non si venderanno, quando
gli esseri umani non accetteranno di combattersi l'un l'altro per un pugno di
dollari o per una briciola di potere, quando gli spettatori diserteranno questo
Spettacolo osceno… allora sarà il Potere a dover ricorrere al Terrore. Perché
il terrorismo è l'ultima, disperata arma del Potere.

 
Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 4
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink
 
 
« Precedenti Successivi »