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Sono andato
alla fine della terra
sono andato
alla fine delle acque,
sono andato
alla fine del cielo
sono andato
alla fine delle montagne:
Non ho trovato nessuno
che non fosse mio amico
(Navajo)
ti giunga il mio pensiero, hermano
buon compleanno
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Strada strettissima, erbe alte, rocce e precipizi: alta Valle del Sagittario.
C'è neve sui monti abruzzesi, una via di mezzo tra le Dolomiti e le piramidi d’Egitto.
A passo Godi la strada sembra perdere direzione e smarrirsi in un mare di onde bianche e irregolari.
Lontano, verso il mare, le masse nere della Majella e del Morrone.
Più in là, a occidente, oltre il Fucino, il lago che non c'è, l'arcipelago sannitico sulla linea dei terremoti.
A nord, come una Dalmazia senza mare, i neri promontori dei Monti della Laga e del Gran Sasso, il gigante.
La meta è Civitella Alfedena sopra il lago di Barrea tetro e cupo come un fiordo del grande Nord.
Quando alziamo la testa, di fronte a tali panorami il mondo cessa di essere immenso.
Ma cessa anche di essere l'unico possibile.
Ho lasciato alle spalle l’Aquila con le sue tragedie e le sue bugie
e vado ad incontrare Mimmo e Nunzia che salgono dall’altro versante, da Napoli,
altra terra violentata dove tutto è falso e il falso è tutto.

Case antiche con al centro una piazza,
un muretto perimetrale con annessa panca in pietra che ti mette di spalle alla scarpata,
una fontana comunale vecchia di qualche secolo,
uno zampillo generoso d'acqua montana, un orologio in ferro battuto, brezza di monte che sa di neve.
Ci si muove lenti come una chiatta sul Rio Negro.
Qui il tempo ha un' altra dimensione.
Qui si ha un’altra idea del morire e dell' esistere,
un altrove fra brume, tramonti, silenzi e vita semplice in bianco e nero.
Quassù impari che il paradiso non è un centro commerciale.
È come andare per mare in fondo,
si sente il bisogno di doversi staccare dalla terraferma e andarsene al largo.
Civitella Alfedena il paese del lupo.
Qua, dicono, che il lupo sia una presenza sovrannaturale che non ha più peso,
che viaggia come un overcraft galleggiando nell'aria.
S'è salvato proprio così dallo sterminio: smaterializzandosi, imparando l'assoluto silenzio,
come i banditi e i disertori muovendosi di notte o nell'ora delle ombre lunghe.
La luce poi ha un altro colore
e oggi dobbiamo far luce, spazzare via lo spesso velo che copre ogni cosa.
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AUGURI PER UN TEMPO NUOVO
Auguro ogni bene
alle persone di buona volontà
a chi ama la libertà non la sua ma quella degli uomini di tutto il mondo
ai poveri che si ribellano ai ricchi
ai buoni che accolgono i derelitti
a chi riesce a far crescere gli altri
a chi riconosce i suoi errori e sa uscirne
a chi segue l’intelligenza ma privilegia il cuore
a chi si immedesima nelle sofferenze dell’altro
a chi combatte per la dignità di ognuno
a chi segue un’idea ma non è preda di una ideologia
a chi pianta alberi per i figli dei figli
a chi si libera dagli inganni del potere
a chi si libera anche dai propri autoinganni
a chi trova ancora segni di speranza
a chi lascia il mondo meglio di come lo ha trovato
a chi ama i giovani e si commuove per loro
a chi ama i vecchi e piange per loro
a chi è pronto a rinunciare a qualcosa per portare avanti una grande causa
a chi non demorde sapendosi nel giusto
a chi continua a indignarsi del male che c’è in giro
a chi sa ridere e a chi sa sorridere
a chi rispetta l’uomo, gli animali, le piante, l’acqua, l’aria e tutto ciò che esiste su questo pianeta
a chi sa che Cielo e Oceano sono grandi, ma il cuore dell’uomo di più.
Siamo sull’orlo di una profonda crisi dell’impero americano e dei suoi satelliti europei. Chi si è voluto ergere a sceriffo del mondo implode su se stesso. L’ineluttabilità di quanto accade sta nelle scelte con cui le amministrazioni hanno difeso l’avidità dei più ricchi contro i diritti dell’umanità in una corsa scellerata contro i propri poveri , contro i poveri del mondo. Una corsa verso altri fallimenti, altre distruzioni. Ma l’esito non è scontato. Dalla caduta degli imperi si salvano, di solito, coloro che sanno solo devastare e gli uomini nuovi portatori di un progetto capace di unire le speranze di tutti gli uomini.
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Bruno,
tuo padre avrebbe voluto che tu fossi seppellito sui nostri monti
dove da bambini giocavamo liberi e dove negli ultimi anni andavi spesso.
Gli ho detto che tu, lì, ci sarai comunque nella memoria dei tanti che ti hanno voluto bene.
Come sempre sarai a El Morrito sul grande lago de Nicaragua insieme a Vincenzo.
Vorrei poterti dire che la vita è solo un momento di passaggio e che ci rivedremo,
sarebbe tutto più semplice da sopportare,
ma né tu, né io, crediamo più a questa storia.
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DIARIO DEL MOZZO
Isola di Guadalupe, piccole Antille francesi
Il mio viaggio ‘sta volta è veramente finito. Ho salutato e abbracciato la ciurma. Loro proseguono per Brunswick, Contea di Cumberland, Maine. Lì lasceranno Maury e voleranno a casa per Natale. Giovedì sarò in Italia e vi racconterò del terremoto e dell’onda. A presto.
Ci han diviso tempo addietro…
E non ci han dato mai ragione…
Ma l’amore mio non muore.
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GIORNALE DEL MOZZO – 6
Tangeri – Atlantico – 14.10.2011 – ore15,30 - vento debole variabile
Da bambino temevo che sotto al letto si annidassero esseri mostruosi.
Demoni non meglio identificati, ma assolutamente sanguinari
con lunghi denti a sciabola, occhi di brace e artigli acuminati.
Da bambino non sapevo quanti erano o da dove venivano,
ma sapevo che, sotto al letto, attendevano il mio sonno.
Da allora, anche se ho imparato che i mostri non stanno sotto i letti dei bambini,
viaggio e vivo con il pugnale tra i denti, il saio non mi si addice.
Da ragazzo, quel bambino, non cercò primariamente il confronto con la natura,
non era proiettato tanto verso l’esterno il suo vivere,
quanto verso se stesso e verso le gabbie che gli costruivano intorno.
Da giovane uomo tagliò il tronco e si fece una barca per fuggire.
E l'albero fu felice.
Da giovane uomo sentì la solitudine come atto di libertà,
come voglia di strapparsi di dosso ruoli prefabbricati,
la stancante e asfissiante pressione dei giudizi altrui,
l’esibizione sterile dei saperi.
Nel nuovo mondo respirò finalmente il mistero delle possibilità sue e del mondo.
Con questi pensieri mi sono addormentato in queste notti trascorse su letti veri e immobili. ….poi viene il tramonto, il tramonto dell’Oceano.
L’aromatico Palomino con gli spiedini di sardine e il tonno farcito e la zuppa di rape
e il liquoroso Viejo Condado col Tocino de cielo e l'uva moscata
hanno sconfitto per ora le bisce nere che ti si attorcigliano dentro
e i miti e le paure che si raccontano nei porti.
La navigazione è ripresa quasi in assenza di vento.
Il mare è piatto come un lago di montagna. Maury è lentissima, quasi ferma.
Ci mettiamo due giorni e mezzo per arrivare a vedere le Colonne d’Ercole
Sotto le Colonne sfilano antichi dèi sconosciuti, si entra nel mito.
Noi veniamo dalle antiche rotte mediterranee dei popoli del mare, dai bronzi dei Nuraghes,
dai graffiti sahariani, dai cacciatori di Altamira,
dai costruttori dei megaliti di Spagna e d'Africa, da Atlantidi affogate,
dalla follia di Ulisse, dalle città sotterranee di Cappadocia e da molto altro ancora.
Come per gli Antichi per orientarsi le mappe non servono più, bastano i miti.
I miti viaggiano con la disperazione e ti portano ovunque.
I miti sono più forti delle ruspe di oggi che pezzo a pezzo, giorno dopo giorno
inghiottono bellezza e sputano via la Storia.
Io credo! Credo a loro, agli Antichi, non ai Moderni.
visto che siamo praticamente fermi, adesso mi metto a pescare.
Ho comprato los Calamar. Calamares congelados.
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GIORNALE DEL MOZZO – 5
Puerto de Motril – Andalusia - Mediterraneo occidentale - 10.10.2011 - ore 18,20 - vento leggero da sud/sudest
Alle nove, tranne Gilberto, dormono ancora tutti. Gilberto mi ricorda il “gitano sedentario”. Alberto Granado, il padrone della Poderosa. Gilberto è il mio maestro di vela. Pazientemente, mi spiega in anticipo le manovre che io eseguo come uno scolaro diligente. Sta spesso al timone esterno, dove c’è più spazio e passa ore in silenzio a scrutare oltre l’orizzonte. Scendiamo a fare colazione e a camminare sopra qualcosa che non si muove. I coniugi svedesi sono impegnati a tirar fuori i vasi di gerani e a trasformare la barca in una casetta di legno, quella di Babbo Natale per intenderci. Marito e moglie. Marito-e-moglie-soli-in-viaggio-per-il-mondo-da-due-anni. Dio solo sa come ancora non litighino per qualsiasi cosa. Dev’essere un grande amore! Salutiamo anche i francesi numerosi e aristocratici. Ah! L'esprit de grandeur! Quando capiscono che siamo italiani, gli svedesi ci guardano come si commiserano quelli colpiti da una grande sfortuna, mentre i francesi arricciano ancora più il naso come quelli che annusano la merda di un cane. Nascondo dietro un sorriso da ebete i miei pensieri. Sparo un convincente guten Tag e un perfetto bonne journée (non so lo svedese, ma quasi tutti gli svedesi sanno il tedesco). Prendo a spingere con più forza la sedia a rotelle di Gilberto e me ne vo alla piazzetta dei pescatori, fuori da questa marina per Yachts che mi sembra un penitenziario di lusso. Non vedo l’ora di ricominciare a parlare lo spagnolo, ma il primo approccio con gli spagnoli è pessimo: il loro ESPRESSO ITALIANO fa proprio schifo. La piazzetta, con le panche in deliziosa frescura, è proprio Andalusia. In posti così ti siedi e mediti. Ad Atene la democrazia nacque proprio da una panchina, un luogo all'ombra dove dialogare. A Treviso oggi le panchine le segano per impedire agli stranieri di sedersi. La differenza tra civiltà e barbarie è tutta qui. Per mettere alla prova il mio spagnolo, attacco bottone con un pescatore. Un vero marinaio di poche parole, di quelli spinosi come ricci di castagno, ma solo per timore degli intrusi malintenzionati. Con i forestieri, invece, sono di un'ospitalità omerica. Sanno che dietro ogni straniero può nascondersi un dio. Che ci vuole per pescare un tonnetto? Calamar, señor. Calamares congelados. no de nuevo? cuesta demasiado. Quando gli racconto della nostra piccola tempesta scopro che è minimalista. In mare non ci si vanta di nulla, meno che meno delle tempeste. Le più belle sono sempre quelle che si evitano. Lo sprezzo del pericolo dei lupi di mare: una coglioneria. ….e il capitano Achab di Moby Dick? un huevón! (testa di cazzo, per chi non sa lo spagnolo). Sentiamo urla arrivare dal molo, dal nostro molo. Corriamo a vedere. Un pandemonio, con tutti i passanti sul molo a godersi la scena. la souris! La souris! Souris à bord che c’è? mi fa Gilberto. La souris! Un sorcio, un topo. Anzi siccome la souris è femminile, una pentecana. Colpi, urla, pianti di donna, passeggeri affranti. Il clandestino era sbucato sul ponte dei francesi, imbarcato chissà dove. Per fortuna è sbucato da sotto la nostra coperta Maurizio, il nostro capitano. cercate nel boma e lasciatemi dormire. E difatti era lì. Furbissimo, rintanato nel posto più impensabile. E' finita col boma smontato, legato a due cavi e buttato in mare, con le francesi indemoniate a scandire con urla ogni fase dell'esecuzione. Noi e gli spagnoli divertiti a tifare per il ladro. Ah! La grandeur! Adesso andiamo a cercare un letto vero e un ristorante.
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Inviato da: swala_simba
il 18/05/2012 alle 07:12
Inviato da: longu
il 18/05/2012 alle 01:30
Inviato da: swala_simba
il 01/05/2012 alle 17:45
Inviato da: LouMelinda
il 17/04/2012 alle 12:04
Inviato da: swala_simba
il 16/04/2012 alle 10:08