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Un blog creato da madda_13 il 29/05/2007

Pa' come padre

Dio non ha figliastri, ha soltanto figli...

 
 

AVVISO

Se non altrimenti specificato, i testi sono da considerarsi dell'autrice del blog.

 

GIOVANNI PAOLO I

Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l'idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l'idea sbagliata che essi hanno di Dio.

 

AREA PERSONALE

 

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PER GLI AMANTI ... DELL'IRLANDA!

 
Citazioni nei Blog Amici: 7
 

BENEDETTO XVI

Abbi il coraggio di rischiare con Dio! Provaci!
Non aver paura di Lui!

Abbi il coraggio di rischiare con la fede!
Abbi il coraggio di rischiare con bontà!
Abbi il coraggio di rischiare con il cuore puro!

Compromettiti con Dio,
allora vedrai che proprio con ciò
la tua vita diventa ampia ed illuminata, non noiosa,
ma piena di infinite sorprese,
perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai!


 

COME PATCH ADAMS...!

         CUORE E MANI APERTE      

 

CHI SPERA CAMMINA

Chi spera cammina,
non fugge!
Si incarna nella storia!
Costruisce il futuro,
non lo attende soltanto!
Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione
di chi disarma!
Ha la passione
del veggente,
non l'aria avvilita di chi
si lascia andare.
Cambia la storia,
non la subisce!

DON TONINO BELLO

 

FEDE & CONCRETEZZA

    Le opere del Padre  

 

 

Emmaus

Post n°38 pubblicato il 07 Ottobre 2009 da madda_13
 

Per chi fosse interessato agli articoli di don Marco, ma non solo... ora siamo QUI!

Venite a trovarci in tanti!

 
 
 

si chiude

Post n°36 pubblicato il 11 Novembre 2007 da madda_13

NON è CHE POSSO STAR DIETRO A TUTTO...

CHI FOSSE ANCORA INTERSSATO AI MIEI POST CLICCHI QUI

http://www.spritz.it/blog/blog.asp?bloggone=Madda%2086

 
 
 

Dietro l'incrocio di due sguardi

Post n°35 pubblicato il 07 Novembre 2007 da madda_13
 

Elena è una delle ragazze che domenica scorsa hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione in una parrocchia di Padova.
Enumerare le sue passioni è come voler contenere l’acqua del mare in una buca: troppe per nasconderle in un pugno di parole. Solo lei, con il suo arco teso e la sua freccia puntata, sarebbe in grado di non fallire il bersaglio nemmeno stavolta. Tantissima giovinezza all’anagrafe, una voglia  di vivere smisurata nell’anima, fiducia centellinata con il contagocce nella sua giovane storia. Pronta per ricevere lo Spirito Santo: questo fiume di fantasia coraggiosa e di coraggio fantastico che ti lancia alla conquista della vita!

DONCAMILLO

Le ho rubato uno sguardo appena tornata al suo posto dopo l’unzione con l’olio: ha guardato il Crocifisso e si trovò con gli occhi lucidi. Due secondi, non di più! Quanto bastò per farmi ricordare quando nei campi di concentramento nazisti regnava il divieto per i prigionieri di guardare le guardie negli occhi: a chi trasgrediva, la pena di morte era immediata. Proibito perché guardare una persona negli occhi è parlarle, comunicarle mille messaggi: “Mi vedi? Sono qui! Sono come te”. Al contrario, se le guardie non vedevano gli occhi dei prigionieri, questi addirittura non esistevano.Già morti prima dell’uccisione. Elena invece, dietro la sua apparente distrazione, fissava intenerita quel Cristo. Un Cristo che sin da bambina le ha mostrato il lato difficile della  fede e della vita, la bellezza faticosa di ri-partire dopo improvvisi arresti, la gioia di mille talenti inscritti nel cuore! Seduto vicino a lei mi son venuti i brividi perché avverto che certi attimi ti fanno presagire la nostalgia di fissare prima possibile il Volto di Cristo.
Ero lì per farle da padrino,  son tornato a casa come un bambino pieno di compiti da fare. Con un chiodo isso nella testa: voglio usare i giorni che mi rimangono per preparami a contemplare con quella tenerezza il volto del mio Maestro. Ho ripreso l’aereo per Roma con il cuore in festa! Ho raccolto uno sguardo che m’ha rassicurato: per Cristo vale la pena di rischiare la novità! Che sapiente tenerezza in quell’incrocio di sguardi! Altro che l’aridità di certe epigrafi già stampate per annunciare la morte certa di Dio!
 

cimafonte_2007_208 

Don Marco Pozza, Il Padova, 02/11/07, pagina 6

 

 
 
 

Incontro-concerto in seminario

Post n°34 pubblicato il 28 Ottobre 2007 da madda_13
 

Seveso, 27 ottobre 2007 ore 17

«Non facciamo musica cristiana, facciamo musica da cristiani»




«Ogni tanto provate a immaginare che Gesù Cristo sia in mezzo a voi e vi guardi. Anche adesso, sia tra voi e noi. E guardi sia voi che noi, chiaramente.
Poi, piano piano, attraverso la preghiera e tante altre cose, imparerete che Lui è REALMENTE presente in mezzo a noi. Imparerete a sentirlo, a vederlo»
Ecco cosa ci dice con grande semplicità e umiltà Nando Bonini, senza la pretesa di insegnare la vita a nessuno, ma con la convinzione che Qualcuno l’ha "buttato giù dalla giostra" per il suo bene, per poter continuare a fare ciò che ha sempre amato ma dando un senso alla sua vita.
Ora, infatti, molti dicono che ha abbandonato il dorato mondo della musica. E in parte è vero, ma solo in parte.
In realtà lui continua a suonare, fare concerti e musical. Continua fare quello che ha sempre amato fare.
Ora però, come direbbe Charles de Foucauld, vuole "gridare il Vangelo con la sua vita". Quindi, nello specifico, con le sue canzoni e soprattutto, con la sua abilità straordinaria e i suoi virtuosismi alla chitarra... con tutti i rischi del caso, perché ammette, con sincerità, di essere "ancora in cammino", dal momento che "la conversione è continua" e puntualizza di non volere né potere "convertire nessuno".
Non a caso, la sua compagnia teatrale, che trova unione in persone tra loro diversissime per professione ed estrazione sociale proprio nella convinzione che il Vangelo possa essere trasmesso attraverso la musica e il canto, si chiama "IN CAMMINO PER BETLEMME": un nome ricco di simboli, ma che innanzitutto richiama la nascita dell’uomo nuovo.
Perché se Cristo si accosta alla tua povera vita di uomo, potrai accettarlo o rifiutarlo, ma nulla sarà più come prima.
Nando sottolinea poi l’importanza di camminare INSIEME: " se prima sfruttavo gli altri, sentendomi come su un piedistallo, ora capisco che ho bisogno di loro per crescere, per continuare a camminare". Parla della famiglia, degli amici veri, della fidanzata che ora è sua moglie: è stato un cammino fatto insieme anche in particolare con lei e che prosegue, dal momento che ora entrambi sono parte dell’O.F.S.
Un cammino che "ora", sottolinea, vuole essere serio, continuo, nonostante la ricaduta sia sempre in agguato, perchè lui non è certo arrivato da nessuna parte, ma che è iniziato proprio nell’orgoglio di diventare famoso, importante, di scalare le classifiche, con quel musical su san Francesco. che lo ha "costretto" a riaprire il Vangelo.
Errore fatale!... Dio si serve proprio dei nostri difetti per corteggiarci, di ciò di cui ci facciamo forti, è proprio attraverso i nostri "punti di forza" che, suadente, ci avvicina, ci spiazza, ci sbatte col muso a terra e accetta di combattere con noi, anche fino all’alba.

MA A DIO NON PUOI SFUGGIRE...!





Quando il mito scende dal palco

 
 
 

Salmo

Post n°33 pubblicato il 24 Ottobre 2007 da madda_13
 

Mio Dio, unica speranza,

guardami e salvami.

 

Signore dei cieli e della terra,

abbi pietà di me.

 

Fratello e compagno di strada,

non abbandonarmi.

 

Perché solo in Te è la salvezza,

in Te è la libertà, la giustizia e la pace.

 

O Signore, venga il Tuo regno:

poiché è l’unico in cui è possibile contemplare la giustizia.

 

O Signore, sia fatta la Tua volontà:

perché il tuo giogo è dolce,

 e il tuo peso leggero.

 

Gesù Cristo, figlio del Dio vivente,

rendimi degna del Tuo amore.

 

 
 
 

MEMENTO VIVERE

Post n°32 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da madda_13
 

"Dimostratemi che essere donna è una sfida che non annoia mai!"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 29 settembre 2007, pag. 6

Diventare la più bella d’Italia! Sembra strano. Ma attorno a questo sogno ogni anno s’aggomitolano migliaia di ragazze. Per scommessa o per convinzione, per stizza o per bontà…tantissime inseguono questo tesoro chiamato bellezza. Anche da Vicenza!
Pure quest’anno Miss Italia ha fatto goal (conduttori a parte!): la bellezza ha ammaliato gli italiani dalle Alpi all’Adriatico, da Ponente a Levante, da Settentrione a Mezzogiorno. Ha vinto una veronese: Silvia Battisti,18 anni di fascino, di passione, di sana giovinezza. Speriamo!


Le guardavo e mi son chiesto: “Cos’è bello?” Un ciliegio vestito di bianco, un capriolo che sbuca dal sentiero, il volo di un’aquila nel cielo, il nitrito di un cavallo d’estate, un tramonto sulla schiena dell’Ortigara, una messa di risurrezione. Bello? Il viso di una donna – di un uomo, un orologio Breil, le reliquie dei Maya sulla costa messicana. Bello? Un sogno, una storia, un ideale capace di coinvolgerti. Poi un gesto, una lettera, un sms. Un incontro, la stretta di mano, un abbraccio…
Di più! Bello è vederti allo specchio con le orecchie a punta ma sentirti capace di ascoltare, vederti con le mani gonfie ma saperti capace di modellare il ferro, scoprirti brutto ma contento di saper dipingere, conoscerti orso ma sentirti un agnellino. Bellezza è magnificenza. Incanto. Fascino. Avvenenza. Grazia. Bello è ciò che toglie il fiato, è provare l’ebbrezza d’essere davanti un capolavoro e sentire le vertigini, il respiro che manca, la povertà delle parole. E allora la bellezza diventa splendore. Splendido è essere prete, innamorarsi di Cristo, prendere in braccio una persona e farle provare la sensazione di essere dentro il Vangelo, di sentire i passi sul sentiero di Emmaus, il grido di Cristo a Betania, il sospiro di Maria a Pasqua. Splendido è essere mamma, papà, fratello!
Splendido è essere in pace con se stessi!
Splendido è sentirsi dire “Sei bellissimo” senza che ti vedano. Solo dalle parole!
Quanto pagherei che queste ragazze mi dimostrassero che essere donna è affascinante: una sfida che non annoia mai – come direbbe Oriana Fallaci -. A scuola t’insegnano che la bellezza non fa le rivoluzioni. Ma verrà un giorno in cui le rivoluzioni avranno bisogno della bellezza. Capisci perché aveva ragione Victor Hugo quando disse che “se Dio non avesse fatto la donna, non avrebbe fatto il fiore”?

 
 
 

«Vogliamo staredentro o fuoridalla Chiesa?»

Post n°31 pubblicato il 31 Agosto 2007 da madda_13
 

«Il Giornale di Vicenza»

giovedì 30 agosto 2007 nazionale pag. 1 (prosegue pag.55)

Comunque non sarà è la fine: nella Scrittura il momento di maggior oscurità è sempre germe di splendide aurore. Riflettendo sul perché gli uomini siano così portati alla superficialità delle cose, completamente dimentichi di ciò che davvero conta, Kierkegaard porta questo esempio: “E’ come se su una nave ci fosse un solo megafono di cui si fosse impossessato il garzone di cucina, con il consenso di tutti”, è come se su quella nave non sia più la rotta ad interessare davvero, ma che tempo fa e che cosa si mangerà di lì a poco. Della meta, del viaggio, degli eventuali pericoli, di quello che ha da dire il capitano non importa un fico secco a nessuno, tanto che “alla fine fu il garzone di cucina ad impossessarsi del comando della nave, perché aveva il megafono” . In questi giorni qualcuno sta usando megafoni potentissimi per distrarre e sradicare, per dire a tutti: “Mangiamo e beviamo perché domani moriremo”(1 Cor 15,32).
Come prete - “fuori le righe” ma sedotto dall’esigenza di questo Cristo - mi sento sconnesso in questi giorni di urla e di silenzi imbarazzanti in merito ad una vicenda che ha più i contorni di un reality show che di una proposta di santità. E io, che come altri confratelli mi guadagno con fatica giorno dopo giorno la mia credibilità di sacerdote, se questa è la Chiesa che s’approva, sento di non appartenerci.

- “L’educazione del seminario che esclude ogni contatto con gli altri, che vieta di andare al cinema, al bar, è sbagliata, finirebbe col deviare le persone” – ha dichiarato ieri il cittadino padovano Sguotti Sante. Sarebbe sbagliata! Perché questa non è la formazione umana che ho ricevuto io nel Seminario di Padova. Sono entrato bambino, ho vissuto la mia adolescenza e la mia giovinezza, i miei dubbi e le mie crisi di fede, i miei sentimenti e le mie passioni, mi sono innamorato, ho pianto, ho gioito…mi son formato come uomo. Forse c’è qualcuno che in Seminario bara, che vive un effetto tunnel, che inganna superiori, educatori e docenti senz’accorgersi che si sta ingannando. Fortunatamente mi son imbattuto in un Rettore che mi ha insegnato a diventare uomo “di terra e di cielo”. Che mi ha smantellato, che mi ha fatto capire che è meglio avere dubbi che false certezze, dal quale ho appreso l’arte sottile d’essere prete-uomo. Con fatica atroce perché uomo dalla dure cervice io sono! “Vietare il cinema, i bar, le persone?”. Ma dove si perpetra quest’assurdità? E l’evangelizzazione di strada, la Missione Giovani, i tempi trascorsi in parrocchia, le Scuole di Preghiera, le relazioni tessute in un Seminario che spalanca le sue porte? Chiedo: questo è escludere il contatto o elevarlo a palestra per il sacerdozio? Nel cammino verso la Verità…tanti gli strumenti forniti! Con la libertà di usarli o lasciarli impolverare. Rimane la battuta dell’amico Beppe Grillo: “Montagna assassina o alpinista pirla?”

- “I giornalisti vanno in pace. Col dubbio d’essere stati presi intelligentemente per i fondelli da un prete formato reality show” – ha scritto M. Smiderle nel suo pezzo -. Solo i giornalisti? E la sofferenza nascosta di quella piccola comunità, i pianti disperati che ho raccolto da chi non condivide quel modo di fare il prete, di chi è stato “escluso” perché tentava di evitare una situazione imbarazzante? Su 800 persone, 792 firme a favore? Tanto di cappello se anche i neonati e i bambini di età inferiore ad anni cinque sanno firmare con coscienza…I giovani lo applaudono. Gli stessi giovani, magari, che acclamavano Giovanni Paolo II quando chiedeva loro di diventare i “santi del nuovo millennio”, di essere “sale della terra e luce del mondo”. Stregati dalla semplicità di quel vecchio prete polacco che ha vinto la scommessa più dura: ri-accendere nel cuore dei giovani un sorriso entusiasta parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un’insulsa sessualità… ma testimoniando Gesù di Nazareth. Vogliamo stare dentro o fuori della Chiesa?

- “Noi abbiamo il dovere di fare luce sulla verità” – scrive il mio Vescovo Mons. Mattiazzo -. Forse il Signore qualcosa sta dicendo anche alla sua Chiesa con questa sofferenza. Forse le sta chiedendo coraggio, onestà, trasparenza. Le chiede di non nascondere la sua umanità, di difendere le anime più fragili. La chiesa deve tutelare tutti i suoi figli, cioè tutti i battezzati: non solo i preti. Perché la gente è il patrimonio della chiesa: la gente cerca il prete, lo ama, lo incoraggia, lo aiuta. Si fida! La gente ci vuole santi! Per 10 mila euro in più non accetta che si giochi sui grandi temi della vita sacerdotale! La parrocchia è un incrocio di storie e persone, di volti e sorrisi, di gioie e fatiche. Un ragazzo ieri sera ha ascoltato il mio sfogo con un superiore. Poi mi dice: “Tu ci parli di Dio. Non tradirci, don Marco”. I ragazzi sanno quello che vogliono da un prete! Dispiace per quei giovani che fra poco pagheranno un prezzo faticoso nel loro cammino di fede… Di chi sarà la responsabilità di fronte a Dio?
Che fatica essere sacerdoti di Cristo oggi! Ma che brividi sentirti accompagnato da un Dio spettacolare. Esige di essere Assoluto ma non fa sentire nemmeno te relativo a nessuno: ti sazia con la sua presenza!


Sposo le parole di un allenatore di calcio, uno dei pezzi da novanta del calcio italiano di provincia: “Non voglio insegnare la vita a nessuno e non pretendo di cambiare il mondo, ma di sicuro un certo mondo non cambierà me”(F. Guidolin).
Un certo modo di fare il prete non mi distoglierà da Lui.
Perché io voglio diventare santo nella vita!

Don Marco Pozza
 
 
 

Burundi 2007

Post n°30 pubblicato il 29 Agosto 2007 da madda_13
 

In molti mi avevano chiesto di raccontare... un po' perché è il fratello che non ho mai avuto, un po' perché è più bravo di me, un po' perché agli amici faccio volentieri pubblicità... lascio a lui l'onere e l'onore di mettere le parole a quest'avventura STRAORDINARIA... che fantastica storia è la VITA!

Lasciatevi incantare anche voi da questa storia VERA!

              UN VIAGGIO IN AFRICA

"Alzati, rivestiti di luce! (Is 60,1)
Che fantastica storia è la vita... "
da Il Giornale di Vicenza, mercoledì 29 agosto, pag. 53





Un viaggio geograficamente lunghissimo, più di 6000 km. Roma Fiumicino – Addis Abeba – Kigali – Bujumbura. Poi 5 ore di pullman per “sbarcare” a ‘Ngozi, Burundi del Nord. Un viaggio interiormente massacrante: dalla sicurezza della schiavitù occidentale al rischio della libertà africana. 17 ragazzi/e, due preti e un’attrice, Claudia Koll. Un viaggio di speranza e di rimpianti, di riflessione e tormento. Un viaggio per non vivere da anonimi su una terra sconosciuta.

Bagagli pieni di vestiti e di aiuti da portare, domande e paure da dissetare, sogni da rischiarare. Atterriamo e loro sono lì, vivono lì, scrivono la storia lì. Ma lì dove? Sulla strada, al massimo sotto un bananeto, aggrappati ad un camion, all’ombra di un immondiziaio. Chi sono? Sono loro, burundesi di nascita, di speranza e di futuro. Tutti in movimento, di corsa, a piedi, in groppa a qualche vacca, profughi stipati in camion merci che rientrano dopo la guerra. Dieci anni di massacri, di abomini, di morte. Poi il “cessate il fuoco”: ma quanto durerà? Eppure sembrano il popolo d’Israele che marcia nel deserto: sono migliaia, non hanno nulla (o forse hanno tutto, loro), spartiscono, dividono, moltiplicano. La vita la fanno andare avanti. Cos’è la rassegnazione?
Poi ci siamo noi, amasunghi (“uomini bianchi”) di nascita, per una volta minoranza tra loro. Ci guardano, ci studiano, ci sorridono, ci accerchiano. Ci accolgono! Alle sei del mattino s’apre la vita, alle sei del pomeriggio la vita serra le imposte. E’ il tempo! Tic – tac che risuonano al crescer dei rami, minuti regolati dall’ululato del cane, giorni scanditi da pascoli, mungiture e silenzi. Annate: somma di primavere, estati, autunni e inverni. Naturali… corporei… mentali. Non esistono orologi, esistono solo raggi di sole, luccichii di lune e sentieri di stelle. Come nella creazione biblica!


Puoi essere anche prete quaggiù… ma non puoi scrollarti di dosso l’odore dell’umanità. Tu rimani uomo. Perché il presente è piantato nel passato e il domani è sogno d’invenzioni riallacciate. E camminando tra i bananeti cresciuti al limitar della foresta… punti interrogativi! Tanti. Il solo modo di comporre storia abbeverandosi di stupore, ubriacandosi di meraviglia, dissetandosi di ingenuità. Perché ogni domanda è risposta ad una domanda inespressa…!
Terra rossa a confondere i volti, a seminare nebbia nell’anima, ad accogliere un Occidente forse ignaro di un’Africa meravigliosa nel suo zoppicare. Non chiedono pesci: reclamano d’insegnar loro a pescare. Pescare perché la vita non s’interrompa con l’ultima spina strappata al pesce arrostito sulle lamiere della capanna. Apprendere per poi insegnare!
Scendiamo e ci guardiamo in faccia: Lacoste, Fila, North East Saile, Eastpack, Champion, Bikkembergs. Tutta roba usata, vecchia ma che ci rammenta subito la nostra inadeguatezza, seppur velata da una tentata sobrietà. Al ritorno le borse saranno quasi vuote: anche se non arrivano…perdiamo poco! Spiacenti solamente di smarrire il profumo d’Africa.

Il mercato è vita! Suoni e colori, musica e contrattazioni, miseria e baratto, cipolle, banane e tonnellate di riso. Il mercato fa andare avanti la vita. Il mercato rovina la vita: ai bordi della strada, sotto le bancarelle, vagiti di neonati abbandonati, rassegnazione di madri, pugni di umanità aggomitolata su se stessa. Trovi lei, Bruna Girini da Brescia. Suor Bruna, la suora bianca! Da quasi 50 anni l’angelo custode dei bambini di ‘Ngozi. Lei passa, tutti si fermano, si levano il cappello, le porgono la mano. Eppure la sensualità non fa per lei, le misure sarebbero tutte sballate, il fisico non richiama attenzioni speciali. Solo una cosa fa inciampare il passo frettoloso e distratto: due occhi che spaccano. Sembra una scheggia impazzita: corre, fa la spesa, impreca al cellulare, parla con i bambini, con le mamme, con gli adulti, contratta, vende, presta, carica, scarica, regala sorrisi, stringe mani, accarezza piedi sanguinanti… Lei, occidentale benestante, quaggiù? Un giorno annusa un terreno: lo compra, costruisce una capanna:la chiama Giriteka (in kirundi: “Ritrova la dignità”). Il logo: tre bambini che si alzano da terra e vanno verso casa. Dalla polvere della strada al calore di un focolare: il viaggio degli ultimi in compagnia di Suor Bruna. Sembrano sue le parole scritte da Paolo di Tarso: “Fratelli, non è per me un vanto predicare il vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il vangelo” (1 Cor 9,16).
La Chiesa è vita! Musiche e danze, tamburi e voci, suoni profondi e voci acute. Varchi la porta della Chiesa e senti vibrare l’anima nascosta dell’Africa, il colore delle sue tradizioni, dei suoi riti, delle sue note dipinte all’ombra delle baracche di foglie. Chiesa viva, chiesa senza orologi, chiesa che denuncia. Chiesa che sostiene le redini di uno stato sull’orlo del tracollo. Economico, morale, umano. Un piccolo prete nero in mezzo a una turba di bianchi: padre Venant. Poco più di trent’anni, tredici passati in Italia a colorare il sogno del sacerdozio, la voglia di tornare laggiù, a Gisuru, in mezzo alla polvere che sin da bambino respirava calciando il pallone costruito con i guanti degli infermieri. La sua parrocchia è un disastro. O forse un segno di profezia. Manca la luce, l’acqua non arriva, la scuola non c’è. Ma butti lo sguardo oltre la porta e vedi il tabernacolo aperto: Lui c’è! Forse per questo non s’è ancora ammazzato. Non vuole compassione per il suo paese: al massimo qualche consiglio. Lui è convinto che la gente saprà risollevarsi tenendosi per mano. Prete, prete con la sua gente, prete per la sua gente!
Poco oltre campeggia una scritta: “The peace begins with a smile” (“La pace inizia con un sorriso”). Siamo all’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore di Madre Teresa di Calcutta a Bujumbura, sulla riva del Lago Tanganica. Lei, la piccola suora che invitava a diventare santi, la senti vegliare tra i più poveri dei poveri che bussano a quel portone. Sembrano profezia le splendide parole del testamento di G.G.Marquez: “Ho imparato che tutto il mondo ama vivere/sulla cima della montagna,/senza sapere che la vera felicità/sta nel risalire la scarpata”.

L’Africa è vita! Terra di passaggi spalancati. La sua pista è scritta in cielo, costringe ad alzare gli occhi, insegna a dipendere da Qualcuno. “Come può vivere una vecchia tartaruga 300 anni ignara del cielo?” (A. KIAROSTAMI, regista israeliano). Una colonna di fuoco di notte e una colonna di nuvola al giorno tracciavano il percorso al popolo di Mosè. I greci per districarsi nei labirinti avevano bisogno di una chiave. L’Africa ti costringe a spogliarti per poterla osservare! “Cava i tuoi sandali” (Es 3,5) – è detto a Mosè presso il cespuglio in fiamme, perché quel suolo è sacro. I piedi devono essere nudi. “Corro scalzo per sentire meglio quello che mi sussurra la strada” (ABEBE BIKILA, maratoneta africano). Premessa essenziale dell’ascolto: aderenza al terreno, alla buccia, alla lettera senza la distanza indurita di un suolo. Scalza è la condizione dell’ascolto. L’Africa ti spoglia. Ti riduce all’essenziale. Ti priva del guardaroba. Ti toglie di dosso gli abiti che finora hai considerato assoluti. Ti fa sentire povero. Come una bisaccia vuota.
Ma solo la bisaccia vuota è pronta per essere riempita!

In aeroporto le scarpe firmate son sporche, i vestiti odorano di polvere, i profumi non rendono. A casa avremmo già recitato un rosario di lamentele. Quaggiù il solo pensiero fa arrossire. I miei ragazzi sorridono, le mie ragazze senza trucco son ancora più belle, Claudia Koll con il rosario in mano m’intriga ancor più che d’attrice.
Che contrappasso! Noi, esperti d’estetica, abbiamo dovuto scendere in Africa per vestirci di luce! “Alzati, rivestiti di luce” (Is 60,1-4).
Che figo un Dio così! Non puzza mai di scontato!



Don Marco Pozza
 
 
 

Lettera ad un sacerdote di Cristo

Post n°29 pubblicato il 29 Agosto 2007 da madda_13
 

IL CORRIERE DEL VENETO

"Caro don Sante, è vero: noi preti siamo tentati. Ma dobbiamo amare la gente senza ingannare la Chiesa"
di don Marco Pozza
da Il Corriere del Veneto, domenica 26 agosto 2007, pag. 2

Come leggere un romanzo tradotto! Solo la lingua originale t’assicura fedeltà al pensiero dell’autore. Ogni traduttore è un po’ traditore. E del poema della vita Dio ne rivendica l’interpretazione ufficiale: la libertà va tradotta con il vocabolario della Misericordia in mano. Solo Dio ne è capace. Per questo ogni traduzione è sempre nebbia rispetto alla luce! A Bujumbura attendo l’aereo per rientrare in Italia con i miei ragazzi/e. Apprendo dall’Ansa la tua storia, don Sante. Confuso ma non scandalizzato penso!

- Siamo preti! Una meraviglia: strumenti nelle mani di un Dio teso a confondere la forza del mondo con la nostra debolezza. Sono prete! Se ci penso sento la vertigine, una sana inquietudine mi lacera, mi ingigantisce, mi fa sentire nano, mi fa rabbrividire, esplodere, innamorarmi e stupirmi. Prete per gridare una Storia Sacra forte del mistero: un Dio che annuncia senza contraccettivi la nudità della vita e della morte, l’incanto e il sapore di cenere, l’altezza e la bassezza di cui è capace l’uomo! Che sfida (non sfiga!) essere preti oggi: creati il Giovedì Santo, mai come oggi siamo una sorprendente stonatura. La castità, la solitudine, lo scherno e l’indifferenza di una società che sembra non aver più posto per noi: bella la parte che ci siamo scelti! “Sono stato falso: ho un figlio”. Una gioia la paternità. Ma tra la gente Dio chiede un’altra paternità: come tradire un popolo per mesi se per loro siamo alter Christus? “Tutti i preti sono falsi” – dici -. Sicuro? Forse che il cammino della Verità accetta generalizzazioni di comodo?!

- Siamo uomini! E a volte, la sera, ci sentiamo soli, tristi, sfiduciati. Dove bussare? A me fa bene sentire qualcuno/a che mi dice: “Ti voglio bene!”, mi regala un abbraccio, una carezza, mi apre una porta. Che abbevera la mia umanità! Da prete ho giurato povertà (non miseria), obbedienza (non servilismo), castità (non castrazione)! Io non rifiuto la mia sessualità, rinuncio a praticarla per amore di un Dio immenso! Ma serbo geloso il mondo di sentimenti e di emozioni, di stupore e di meraviglia, di brividi e passioni che Dio m’ha dato! Ai ragazzi racconto la meraviglia sublime e la fatica sudata della verginità: non gliela nascondo perché voglio che mi aiutino, che non mi sentano un eroe senza affetti, arido d’umanità. Questa sera andrò a letto e come ogni sera guarderò – al pari di Marcellino pane e vino - il mio Cristo aggiungendo un altro giorno di fedeltà. Domani sarò prete? Non so! Dovrò conquistarlo a denti stretti. Ma Dio m’aiuta in modo geniale. Sono fortunato e, guardando le mie ragazze sedute vicine in aereo, penso a quante volte i loro occhi mi guardano, ma mi lasciano libero. Quante volte le loro mani mi abbracciano, ma non mi trattengono. Quante volte il loro amore mi avvolge, ma non mi chiude. Questa per me è la tenerezza di un Dio che mi stringe la mano. Chiedendomi fiducia.

- Siamo dentro una Chiesa! Celibe. L’Assoluto non accetta d’essere relativo a nessuno! Sbaglia? Liberi di pensare. Ma quando diveniamo preti scegliamo noi di entrarci come ministri. Io non posso ingannare il mio vescovo, tradire la mia gente, vivere una doppia vita! Il mondo è già pieno di “funamboli”: ci vuole onestà per essere credibili! E la Chiesa non può insabbiare queste storie: devono venire a galla, vanno spiegate alla gente, va mostrata la fatica di essere preti fedeli oggi! La gente vuole bene al prete: lo cerca, lo incoraggia, lo ama! K. Hosseini, nel suo romanzo Il cacciatore di aquiloni, afferma: “Meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna”.

Vedi, don Sante, la gente pensa che tu sia scomodo alla Chiesa. Ma scomodo perché: possono spiegarmelo? Sono altri i temi “border line” che costano nella Chiesa: questo è voler strappare con la Tradizione. Non si creano rivoluzioni, solo fratture! Il giovane ‘Ntoni Malavoglia sognava lidi lontani perché a casa era dura: ma appena lasciata la casa del Nespolo ha capito che il mare inghiotte i pesci piccoli. La “religione della famiglia”, invece, l’avrebbe reso grande!
L’aereo atterra ad Addis Abeba: quattro ore di attesa prima di imbarcarci per Roma. Sono stanco morto ma ho bisogno di celebrare l’Eucaristia. Pur non condividendo uno stile di sacerdozio, la celebro per me e per te: perché non venga meno la nostra fede!
“Tu es sacerdos in aeternum”! Che mistero si nasconde sotto la nostra debole storia di uomini! Da un confratello più piccolo: ti voglio bene, sacerdote di Cristo!

Don Marco Pozza

 
 
 

Post N° 28

Post n°28 pubblicato il 26 Agosto 2007 da madda_13
 

Ci precederanno nel regno dei cieli...

... e lo riempiranno di gioia e risate!

 
 
 
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DON BOSCO

Le persone ci piacciono per i pregi, ma le amiamo con i loro difetti.

I giovani non solo siano amati, ma essi stessi conoscano di essere amati.

Da mihi animas, caetera tolle.

Basta che siate giovani, perché io vi ami assai.

 

 
 
 

 

GIANNA BERETTA MOLLA

«Le vie del Signore sono tutte belle, sempre che il fine sia sempre lo stesso:

salvare la nostra anima e riuscire ad avvicinare molte altre anime al paradiso per glorificare Dio…»