Caos Ordinato

Qualsiasi cosa che nasce dall'animo Umano qui trova spazio. Tutto ciò qui riportato è frutto d'immaginazione e quindi, ogni fatto o riferimento a persone è puramente casuale. Per iniziare la navigazione accedere alla home page e, per cortesia, non pubblicate argomenti, di politica, di gossip e/o nutrienti per le "capre" od ovini in genere. Un ringraziamento a tutti coloro che si soffermano a leggere con lo spirito adatto. Flavourfly

 

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Sfrattato

Post n°453 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Seduto su questa panchina penso che sia una bella giornata ed il parco è in festa. Bambini che giocano, madri che spingono carrozzine silenziose oppure urlanti, madri in apprensione alla ricerca dei piccoli, nonne e nonni con i nipotini viziati. Tutti i giorni osservo questo mondo... e pensare che avevo tutto. Sono talmente attento a ciò che accade che non mi accorgo di un'ombra. Mi volto. Lui è lì con uno sguardo impassibile dall'alto della sua impeccabile divisa. Lo saluto: - Buongiorno! E per risposta mi dice: - Lei, lo sa che non può stare qui? - Sono solo di passaggio! rispondo. Mi alzo, aggiusto in qualche modo i miei cenciosi abiti, osservo il mondo in cui non posso più restare e mi incammino seguendo il rumore delle mie scarpe sfasciate. Dopo tutto che perdo? Troverò un'altra panchina e forse in un altro parco.

 
 
 

Lo zoo

Post n°452 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

 

Attraverso le sbarre osservo il comportamento di quegli strani animali. Non che ne sia particolarmente interessato dato, che posso osservarli quasi tutti i giorni. Per me, che sono nato qui, quella routine di animali sempre avanti e indietro a fermarsi ad incontrare i miei occhi, è ormai diventata una cosa più che normale. D'un tratto un cucciolo si dirige verso di me. Prende qualche cosa dal sacchetto che porta con sé, e la lancia attraverso le sbarre con un sorrisetto compiaciuto. Ecco solo questo ancora non capisco. Perché, continuano a scagliarmi addosso delle noccioline?

 
 
 

La scatola del destino

Post n°451 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Da tanto tempo non salivo più in soffitta e guardandomi attorno mi chiedevo, ma tutta questa roba ce l’ho messa io? Sebbene alcuni oggetti li riconobbi subito quasi fossero quotidiani altri, non mi rammentavano nulla. Dappertutto cianfrusaglie ma, in un "Caos Ordinato". Cominciai ad investigare in quel mondo perduto e ritrovato convinto di trovarmi in una specie di Bazar impazzito dove tutto può servire e non servire. Vecchi libri, le cui pagine ingiallite dal tempo conservavano ancora la bellezza di quanto su di esse scritto e poi, scarpe, scarponi, scatole e scatoloni, vecchi ombrelli, giochi e polvere e ragnatele. Scostai le ante di un vecchio armadio, dentro, allineati sulle loro grucce, vi erano abiti dimessi ed alcuni praticamente nuovi ma fuori moda e là, in fondo, dietro delle vecchie coperte muffite, trovai quella scatola di latta. Il corpo era intatto solo qualche ammaccatura dell'usura e del tempo e qua e là qualche bolla di ruggine. I colori, sicuramente un tempo accesi, erano sbiaditi. Lessi sul coperchio Premiato Biscottificio Woodward dal 1879 in Southampton. Il peso faceva intendere che non vi fosse un gran contenuto. L'aprii. Il coperchio incernierato faceva un pò fatica e cigolava. Due fogli di carta ingialliti, piegati su cui potevo ancora leggere "White Star - RMS (Royal Mail Steamer) Titanic viaggio inaugurale". Erano due biglietti di prima classe acquistati e mai usati, dai miei bisnonni morti affogati da cinquant'anni durante una gita in barca dopo essere scampati, per beffarda sorte, al naufragio più tragico nella storia della navigazione. Ora che ci penso, oggi è il 15 aprile 2012 e sono passati cento anni dal giorno del disastro del Titanic e ho in programma una gita in barca.

 
 
 

Una nuova coscienza

Post n°450 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

 

E' una giornata fredda e mi faccio piccolo nel mio cappotto. Il bavero alzato mi ripara dalle sferzate di questo vento freddo. Ma ancora più freddo è l’animo in cui l’ultima fiamma si è spenta in cui i ricordi sopiti non animano più le mie speranze. Capita, capita nella vita quel giorno buio in cui tutto si somma per sommergerti, per farti sprofondare nello stato più nero in cui tutto perde significato, colore, armonia. Quando sentivo di altri non mi pareva possibile che potesse succedere a me. E’ la prima volta che mi sento così solo e così vicino alla realtà. Il distacco dagli altri diventa più evidente loro, sono ormai in un altra epoca, in un altra vita. Avevo sentito, avvertito in me il cambiamento causa di qualche cosa che fino ad oggi mi era sconosciuta. Poi, il tracollo, l’attesa e la speranza che non fosse accaduto proprio a me. Invece eccomi a raccogliere le ultime immagini, le ultime sensazioni che la vita offre gli ultimi ricordi prima dell’annullamento della mia esistenza. Sono tra quelli che tra poco avranno la risposta di cosa sarà poi, in compagnia di un male, che mi accompagna e mi sta divorando ma di una cosa sono certo che come uomo, come Creatura del Divino avrò sempre la mia dignità ed il rispetto di me stesso e quindi sarò uomo fino alla fine. La malattia è solo nostra e non è condivisibile ma è possibile condividere la natura umana. Per questo, non mi devo nascondere seppur malato ma confidare o meglio sbraitare la mia condizione, le mie sensazioni perché è mio dovere portare la mia nuova coscienza acquisita là dove necessita per migliorare questa società che è la vera malata.

 
 
 

Kalith

Post n°449 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Kalith, poco più di un sasso, un planetoide che ruota attorno al pianeta madre ad una velocità pazzesca. Tra poco meno di diecimila anni Kalith si troverà entro il limite di Roche e verrà frantumato dalle forze di marea generate dall'enorme campo gravitazionale del gigantesco pianeta madre. Kalith è uno di quelle migliaia di asteroidi che l'uomo sta sfruttando. E' ricco di minerali e la colonia di minatori è una delle più attive in questo settore della galassia.

La vita su Kalith non è delle più facili.

La colonia è interrata nelle viscere del planetoide e le abitazioni così come i magazzini, gli uffici, le aree dove risiedono le macchine per i supporti vitali e le colture idroponiche sono costituiti dalle stesse pareti di roccia che separano il formicaio umano dal freddo ed il buio cosmico. Immense gallerie attraversano il corpo del planetoide in tutte le direzioni.

Le strade sono di solida roccia e sui lati si aprono negozi, cinema, pub e supermarkets.

Nelle vie laterali ci sono le abitazioni. E' quasi come vivere nell'antico villaggio degli indiani Anasazi costruito ed incastrato tra le rocce del Four Corners tra gli stati di Utah, Colorado, Arizona e Nuovo Messico.

E' Natale e gli addobbi abbelliscono questo posto dimenticato da Dio.

Di lontano, ogni tanto, si odono i boati degli esplosivi che aprono le nuove gallerie ed il tremore scuote l'intero sasso.

Oggi è il mio giorno libero e sto recandomi a casa del mio migliore amico.

Dick Cooper è uno di quei personaggi, assieme a me, che hanno per primi colonizzato Kalith.

Ricordo ancora il distacco dalla Terra come se fosse ieri.

La Terra! Un ventre caldo ed accogliente come quello di una madre dove l'uomo può farsi accarezzare dalle brezze mattutine che scompigliano i capelli.

I ricordi sono antagonisti del tempo.

I primi cercano di far riaffiorare le emozioni, le gioie e le sofferenze mentre il secondo, cerca di cancellare tutto allontanando da noi i lamenti che la storia ci tramanda.

Su Kalith respiriamo aria riciclata e beviamo acqua riciclata.

Qui tutto è riciclato anche, le feci che vengono trattate da complessi macchinari ricavandone da esse acqua e composti per la fertilizzazione delle colture idroponiche.

Entro in un negozio.

Non è un buon motivo giungere in visita a mani vuote anche se Dick, per me, è come un fratello e lo stesso io per lui.

Acquisto una confezione di birra e un pacchetto di sigarette. Allungo le monete al negoziante che sorride e mi porge gli auguri per le prossime festività.

Torno sulla via e per un attimo mi soffermo ad osservare la volta che è stata dipinta di un blu cielo quasi a ricordare com'è fatto il cielo sulla Terra ma, non volano uccelli e neppure si vedono passare le basse e tondeggianti nubi estive.

Anche l'illuminazione artificiale segue le ore della giornata cambiando colore ed intensità a secondo se è l'alba od il tramonto.

Il traffico stradale è quasi tutto costituito da mezzi automatici per il trasporto dei cittadini.

Si muovono silenziosi scivolando su un cuscino magnetico che li tiene sollevati da terra.

Qui non è possibile inquinare.

Qui acqua ed aria sono beni preziosi ed insostituibili mentre invece, sulla Terra, dove acqua ed aria esistono in abbondanza, laggiù, i terrestri, si permettono il lusso di inquinare.

Chi, come me, ha passato anni nel cosmo dopo aver vissuto sulla Terra si rende conto della fortuna di chi vive su di un pianeta accogliente e ne rispetterebbe la sua biosfera.

Ma i terrestri possono uscire di casa e respirare aria vera.

I loro figli possono giocare sui prati e possono ancora cogliere i frutti direttamente dai rami degli alberi.

Eppure, la maggior parte dei terresti, si trattiene dalle domande su come evitare gli sprechi e l'inquinamento.

Eppure, la biosfera, è il loro sostentamento e senza di essa sarebbero morti.

Le domande sono da sempre più importanti delle risposte ma sulla Terra, forse non servono risposte è lì, tutto, evidente, consumabile, raggiungibile e disponibile.

Se è vero che diventiamo ciò che siamo allora, io sono diventato un abitante del cosmo.

Credo che nonostante tutto non tornerei mai a vivere sulla Terra nonostante, il suo caldo ventre ricco e copioso di nutrienti e coccole.

Forse perché ho scoperto che noi, colonizzatori del cosmo, viviamo in comunità che basano la loro esistenza sulla cooperazione, sulle ristrettezze suddivise equamente e non su effimere necessità.

Qui gli Yatch non trovano spazio od ambiente per esistere.

Qui le ville non servono forse, perché non ci sono terreni da circondare con mura ricoperte di cocci di vetro e filo spianto.

Qui ognuno fa la sua parte nel rispetto e nella responsabilità verso gli altri perché ognuno, dipende dall'esistenza dell'altro.

Qui, ci amiamo e ci rispettiamo.

Ora che ci rifletto, questo non è un posto dimenticato da Dio.

Sono giunto davanti all'abitazione di Dick.

Sento giungere dall'interno la voce della moglie che richiama Pete, il loro figlio, a fare i compiti.

Suono il campanello.

Dick mi apre la porta con un sorriso sincero e mi abbraccia... sono a casa.

 
 
 

Ritorno su Titano

Post n°448 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Vecchio, mi facevano sentire vecchio quelle reminiscenze assieme ai ricordi ancor più fievoli della Terra. Frammenti di pensieri addormentati, assopiti, di un luogo accogliente, caldo verso l’umanità come il ventre di una madre e risvegliati da quel visitatore che stava di fronte a me. Ted, così il suo nome, era un giovane pilota di astronavi ed aveva capelli biondi, ondulati con due occhi chiari fatti apposta per scrutare l’oscurità dello spazio e con una carnagione scura, morbida non era indurita come invece di chi ha vissuto per tanti anni nello spazio. Sembrava appena partorito da quel ventre portando una ventata di vitale gioventù su questo freddo sasso che a confronto della Terra appariva un girone di dannati, dimenticati, condannati nell’oblio dell’umanità. Eppure, in meno di venti anni avevo visto crescere la vita sul quel mondo inospitale sotto forma di città costruite nelle viscere delle fredde rocce che costituivano il pianeta. Due insediamenti di coloni umani brulicanti di vita in cui erano nati i Titanidi che formavano le nuove generazioni. I due spazio-porto costituivano la sola congiunzione tra Titano e la Terra lontana più di un miliardo e mezzo di chilometri. Ted, non molto alto e neppure troppo magro di fatto paffuto, accennò ad un sorriso mentre si avvicinava alla mappa che comprendeva la zona dei due insediamenti e cominciando ad osservarla disse: - Sembra impossibile che due colonie in stretta relazione nella sopravvivenza siano in conflitto per questioni a me di poco conto. Io, stavo frugando nelle tasche della tuta alla ricerca di un accendino, lo trovai, mi accesi una sigaretta e in una nuvola di fumo risposi: - Già, ma quassù certe questioni hanno un peso diverso per chi invece osserva con pensieri terrestri. La supremazia per il controllo delle operazioni dell’attività estrattiva delle miniere favorisce, con il tempo, la qualità della vita in quanto ci si trova a decidere della ridistribuzione dei rifornimenti di materie prime che giungono dalla Terra. Ted rispose: - Ma non potreste raggiungere un accordo, una turnazione? Risposi: - No! Quassù, dove tutto è riciclato, chi ha incarico di controllo e coordinamento si avvantaggerà automaticamente di una maggior popolazione cambiando gli equilibri per le necessità primarie. E’ il vantaggio nella scelta della miglior qualità delle materie prime. Sulla Terra, questo conflitto è stato dipanato negli anni e non è più necessaria l’egemonia per le materie prime essendo che esse, provengono dalle attività estrattive della Luna, di Marte e di Titano in quantità largamente sufficiente al fabbisogno dei Terrestri. Questo male è stato estirpato dalla Terra e impiantato nelle nuove colonie. Noi, serviamo la Terra e ce ne accolliamo i mali. Ted si volse, aggrottò le sopracciglia ed alcune rughe di espressione comparvero sulla sua fronte. Dopo qualche interminabile secondo disse ancora: - E così, il genio umano, capace della crescita tecnologica, di portare vita là dove la vita non può svilupparsi da sola, di espandere i confini vitali della Terra non è riuscito a debellare il male ancestrale che divora da millenni l’umanità?... l’arrivismo sociale frutto dell’esosità dell’uomo.

 
 
 

La prima volta su Titano

Post n°447 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Quando giunsi per la prima volta su Titano ciò che più mi colpì, fu l'immensità di Saturno. Copriva gran parte del cielo e la cosa più strana era, che io mi trovavo sulla sua luna ma, consideravo Saturno la luna di Titano. Su Titano, come su altri corpi celesti dove non vi è vita biologica, la natura stupisce per la sua bellezza non vincolata alla necessità di servire creature viventi ma, libera di esprimersi sul quel corpo freddo e silenzioso che pur forse conserva ancora un'anima calda. La natura qui costruisce e distrugge senza fretta, millenni dopo millenni, strutture contorte, convulse, maestose di una bellezza disarmante che nulla hanno da condividere con la vita che noi conosciamo. Eppure, è vita anch'essa dettata dalla vitalità della natura che non è esistente solo per la vita biologica ma esiste per servire se stessa. Sulla terra tutto è in funzione della vita biologica. La pioggia cade per inverdire i prati che a loro volta nutrono i brucanti i quali ingrassano per nutrire i predatori. Tutto in funzione della fragile vita biologica che ha un termine. La bellezza di Titano non ha rivali allorché nulla sottende ad alcuno e non ha termine se non nel consumarsi lentamente nel tempo che scorre inesorabile. Qui l'uomo, la cui veste biologica non può sopravvivere alle condizioni dettate da Titano, si avvede del suo fragile limite biologico che necessita di altra vita per il proprio sostentamento. La vita va verso la vita e le Creature che abitano il Cosmo si incontreranno per creare nuova vita.

 
 
 

L'incontro

Post n°446 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Alark si spinse fin oltre l'universo conosciuto dall'uomo.

Anche Alark, come ormai da generazioni, non era più un uomo ma un'entità eterea il cui corpo giaceva in sospensione in qualche luogo dell'universo.

Le menti degli uomini vagavano nell'immensità dell'universo in un tempo non tempo ed in una dimensione non dimensione.

Alark si stava allontanando dall'universo conosciuto che rimpiccioliva sempre più fino a raggiungere le dimensioni di una trafittura di luce che conteneva tutte le galassie ed i mondi ormai già conquistati ed esplorati dall'uomo.

Osservava il lento ma inesorabile decrescere della brillantezza di quell'universo perché, le stelle, si stavano spegnendo.

Per migliaia di miliardi di anni la consunzione dell'universo aveva accresciuto il flusso entropico che ormai era giunto al culmine e stava per giungere la fine di tutto.

L'energia persa o consumata non si può ricostruire o meglio, rigenerare.

Non erano rimaste che nane bianche e poca polvere cosmica ed ancor meno, idrogeno interstellare con cui poter fabbricare nuove stelle che sarebbero durate alcuni miliardi di anni un nulla, in confronto con l'infinito tempo che non aveva mai avuto origine.

Non esisteva più, da miliardi di anni, neppure la galassia che aveva originato l'umanità e che, in miliardi di anni, aveva popolato e conquistato tutti i mondi e le galassie.

Il nulla si stava facendo strada ed Alark, si trovava ormai in una dimensione dove non vagavano neppure le menti degli altri uomini.

Era solo.

Si guardò intorno ma non scorgeva nulla che potesse riconoscere, esistevano solo il solido buio ed il nulla.

Cercò allora di contattare qualche entità vagante come lui forse, dispersa anch'essa oltre i confini dell'universo conosciuto dall'uomo.

Ma nessuna voce o pensiero giungeva in risposta al suo richiamo.

Vagò ancora per miliardi di anni in un oblio senza meta ed in cui, i pensieri, si avvinghiavano come tentacoli appartenenti ad un altra entità che non fosse la sua.

Angoscia? Forse! Ma non era neppure la paura della solitudine era piuttosto l'assillante dilemma: - Come possiamo ricreare l'universo?

Giunse una voce... inattesa... misteriosa... da un infinito lontano ma chiara e rassicurante.

Alark chiese: - Chi sei?

La voce rispose: - Sono colui che ha creato il cosmo ed il nulla, il tutto ed il niente, la luce ed il buio.

Alark si domandò chi egli fosse e disse: - Da dove giungi?

E la voce rispose: - Da un luogo che nessuno ha mai esplorato e che nessuno mai potrà esplorare è un luogo, che non esiste in nessun luogo se non in me.

Alark era confuso ma ancora domandò: - Sai dove posso trovare altri esseri come me? Sai dove si sono rifugiati nell'attesa della fine di tutto?

La voce si fece più vicina e rispose: - Alark! Prendi questo oggetto.

Alark rimase un momento silenzioso e poi disse: - Ma non posseggo braccia né, tanto meno mani per coglierla.

La voce rispose: - Non preoccupartene, tieni!

Alark protese qualche cosa che non aveva mai posseduto  o che credeva di non possedere ed afferrò l'oggetto.

Domandò confuso: - Che cos'è?

La voce rispose: - Osservalo.

Alark osservò l'oggetto che somigliava ad una piccola sfera di cristallo, lo rimirò e disse:

- A cosa serve?

- Osservalo più da vicino, più vicino, sempre più vicino.

Alark non capiva ma più avvicinava la sua mente all'oggetto e più questo s'ingrandiva e s'illuminava ecco, ora vi era entrato e vide una grande ed abbagliante esplosione e poi, ciò che da sempre conosceva... un universo con miliardi e miliardi di galassie e di stelle e mentre si stava addentrando in questo nuovo e meraviglioso universo appena nato sentì per l'ultima volta la voce: - Alark, vai e porta il mio messaggio e la conoscenza in questo nuovo universo come altri hanno già fatto prima di te. Tu, eri l'ultimo rimasto.

Alark, solo da quel momento, si rese conto che aveva incontrato Dio.

 
 
 

Pensieri

Post n°445 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Se un domani c'è.

Se un domani potrà sopravvivere alle miserie di oggi.

Se un domani potrà decidere di cambiare la tua vita.

Se un domani comprenderà i fabbisogni dell'umanità.

Se un domani metterà da parte l'odio e l'egoismo per far posto all'amore e alla generosità.

Quel domani è Dio.

 

La sopravvivenza è uno spirito.

L'esigenza è materiale.

L'esigenza per spirito di sopravvivenza è un diritto inalienabile.

 

Singolarità in un mondo di singolarità l'uomo, è singolarmente solo.

 

Colui che dice di essere giusto è complice dell'ingiustizia.

Colui che dice di essere ingiusto è complice dell'astuzia.

Colui che dice di essere ciò che è non dice il vero.

Non è necessario esprimere giudizi sugli altri, bastano i comportamenti a sancire chi siamo.

 

La pace dell'anima è ricchezza di virtù.

 

La miseria conosce i segreti intimi del cuore.

La ricchezza dettata dall'ingordigia è cieca ed ignorante.

 

L'unica solitudine è l'incapacità di amare.

 

Quando ci si dichiara di saper amare si finisce con l'odiare.

 

La strada non è mai erta o piena di curve ma è diritta e pianeggiante verso l'unico scopo per cui viviamo, morire in pace con noi stessi.

E' piuttosto che spesso camminiamo ubriachi di sogni effimeri e affamati d'inutilità irraggiungibili.

 

Credere è necessario per poter scegliere. Credere è la prima scelta da fare.

Chi implora nulla ottiene.

Chi paga ottiene ben poco.

 

 
 
 

L'anima gemella

Post n°444 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Se pensi al momento che per la prima volta l’hai incontrata e rivedi quel suo sguardo e nei suoi occhi, in quell’istante, hai visto il tuo futuro e se innamorandoti è stato come accendere una nuova vita ed il frastuono che ti circondava è diventato melodia, serena, immortale, allora hai incontrato l’anima gemella.

 
 
 

Fortuna e sfortuna

Post n°443 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Se la fortuna si rendesse conto di esistere si farebbe pagare la parcella per le prestazioni (e farebbe una fortuna) mentre la sfortuna, si farebbe pagare più profumatamente della fortuna per non dare noie. La fortuna e la sfortuna non esistono siamo noi a crearle.

 
 
 

Piazzale Loreto

Post n°442 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Qui, sorgeva il Santuario dedicato alla Madonna di Loreto tanto caro ai Borromeo e agli abitanti di Greco.

Qui la storia ha incrociato spesso con eventi che mai più saranno dimenticati.

Anche oggi in questa magnifica giornata di sole assisto ad un evento che la storia non dimenticherà.

Gli orrori della guerra forse non sono bastati bisogna, aggiungerne ancora.

Anche di una belva si può avere pietà allorché, il corpo, giace senza vita.

Eppure, nonostante gli orrori vissuti, vedo attorno me belve, bestie che si accaniscono contro dei corpi inermi.

Qualcuno orina su quei cadaveri ormai straziati in cui si stenta a credere che vi fosse la vita.

Qualcuno spara e qualcuno sputa.

Comprendere la rabbia di sofferenze passate, l’odio accumulato in anni di angherie mi è comunque difficile.

No, non sto proferendo giudizi verso coloro che come bestie impazzite si accanisco contro quei fardelli ma non riesco ad accettare che un uomo possa divenire un mostro di crudeltà.

Quanto strazio, quante sofferenze, quanti orrori e quanto ancora di tutto questo l’umanità ne dovrà sopportare.

Qui, oggi non solo si scrive una nuova pagina della storia ma si misura quanto il male possa generare altrettanto male e se questa, che traspare dalla follia di persone che forse fino a ieri, se non qualche minuto fa erano, padri o madri amorevoli o fornai che impastano il pane per fornire sostentamento o semplici persone che vivono dei pochi favori della vita se questa, è la vera “essenza” dell’umanità allora, anche la mia anima è straziata di dolore consapevole che questa “essenza” è racchiusa nell’esistenza umana e che dopo oggi nuovamente esploderà rigenerandosi in un continuum senza fine, senza tregua.

Mi allontano voltando le spalle al maligno che gioisce di quelle belve danzanti e fiammeggianti di odio e che sfogano il loro torvo piacere contro quei corpi penzolanti senza vita.

29 aprile del 1945, piazzale Loreto angolo Buenos Aires in Milano. La morte di Benito e di Claretta non hanno fiaccato la “voglia” di orrori e malvagità dell’essere umano.

 
 
 

Ad ottocentomila chilometri

Post n°441 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Un leggero colpo con le gambe e comincio a dondolare lentamente attorno al mio centro di massa.

La pace, il silenzio, il nero solido che mi circonda costellato di punti luminosi.

Il lieve rumore dei sistemi di sopravvivenza della mia tuta che aspirano i liquidi, li riciclano e me li rioffrono, con la giusta dose di sali minerali, attraverso una comoda cannuccia da cui posso succhiarli.

Innanzi a me l'immensità, l'immensità di un maestoso pianeta striato da molti colori che copre più di tre quarti del mio campo visivo.

La vita è meravigliosa qui, mentre mi dondolo a ottocentomila chilometri sopra Saturno e mi sento più vicino a Dio.

 
 
 

La domanda

Post n°440 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
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Mary stava seduta sulla poltrona che era appartenuta a suo padre.

Mary è una ragazza dal sorriso dolce, sincero con grandi occhi azzurri ed un volto che fa da cornice ad una bocca ancor quasi da bambina.

Mary sapeva che quel giorno doveva risolvere una volta per tutte la questione.

Sapeva che la risposta in ogni caso avrebbe dato una svolta decisiva alla sua vita che ormai, dipendeva da quell’unica domanda.

Mary attendeva che Michael tornasse dopo che l’aveva lasciata sola a meditare su quella domanda a cui egli stesso doveva dare una risposta.

L’orologio a pendolo stava battendo le quattro del pomeriggio e la luce del giorno era attutita dalle pesanti tende della stanza.

Le foto sul tavolino sembravano di un altra epoca con quelle figure poco riconoscibili nella fioca luce pomeridiana.

Mary si alzò e si diresse in cucina.

La casa, che era appartenuta ai suoi genitori, comprendeva una cucina, una grande sala, una stanza per la servitù ed un piccolo bagno al piano terra.

Una porta nel sottoscala d’ingresso portava alla cantina.

Il piano superiore era costituito da due bagni una camera da letto matrimoniale e due stanze ed una botola, sopra il ballatoio in cima alle scale, permetteva l’accesso alla soffitta.

La casa risaliva agli inizi del ‘900 e negli anni era stata sempre abitata dagli Hellignton, il casato di Mary.

Il giardino attorno alla casa era costituito da alberi da frutto e da una quercia mentre, un  basso steccato di colore bianco circondava la proprietà.

Mary prese dalla credenza una tazza da Tè di fine porcellana che faceva parte di un servizio appartenuto alla sua nonna materna.

Mise il bollitore sul punto fuoco ed accese la fiamma.

Si, un buon Tè ci voleva e con qualche biscotto giusto per addolcire un pò la giornata e per pensare.

Il lungo vestito di Mary con fantasia a fiori e le scarpe bianche, con un pò di tacco, davano un tocco alla dolce femminilità di Mary.

L’educazione ed il buon gusto di Mary erano frutto delle attenzioni delle madre.

Mary prese la zuccheriera, anch’essa di fine porcellana con tinte azzurre e con il coperchio che lasciava la sede per il cucchiaino dello zucchero.

La pose su di un vassoio con una cornice di legno dorato che racchiudeva un piano a specchio.

Vide il suo volto riflesso dallo specchio e una lacrima solcò il suo viso.

Perché, perché lei unica e sola disgraziata in quella piccola città della Lousiana?

Perché innamorarsi di un uomo che le aveva promesso fedeltà ed amore eterni?

Ma può esistere una giustizia che consideri il dolore e la sofferenza di chi soffre per amore?

Il bollitore che fischiava sul fuoco la richiamò alla realtà.

Mary spense la fiamma e versò l’acqua nella teiera.

Ora non restava che attendere che l’infuso dorato assorbisse tutto l’aroma della bustina del Tè.

Prese il vassoio e lo posò su di un tavolino nella sala.

Tornò in cucina per prendere qualche biscotto.

Qualcuno suonò alla porta.

- Chi è?

- Sono Clara, Mary!

- Clara! che sorpresa! ma... come mai qui?

- Ho preso il primo treno appena ho saputo!

- Ma da chi hai saputo?

- Da Trissy.

- Da Trissy? E dove l’hai incontrata? No, dico abiti a più di ottanta miglia di distanza!

- Trissy l’ha detto alla moglie del Dr. Lindbrook.

- Cielo! Con quella ormai la notizia avrà fatto il giro del mondo! Ma... entra Clara sono diventata una rozza ti stavo lasciando sull’uscio a parlare! Ho giusto appena preparato del Tè, mi fai compagnia?

-Volentieri, è giusto quello che ci vuole per ripulire la gola dal fumo che ho respirato viaggiando su quel treno e poi... devo avere tutte le ossa rotte!

- Accomodati cara, vuoi del latte nel Tè?

- Si grazie!

- Che devo dirti Clara? Lo sai come stanno andando le cose tra me e Michael te l’ho sempre scritto.

- Lo so Mary ma, questa notizia così improvvisa mi ha sconvolta!

- Ha sconvolto anche me Clara in realtà, ha sconvolto tutta la mia vita.

Mary cominciò a piangere a calde lacrime mentre il suo volto sfigurava e si contraeva in smorfie di sofferenza.

- Mary, Mary ti prego! Non fare così... ascoltami!

- Ma... Clara... la mia vita è... distrutta, sconvolta... inutile!

- No Mary ricordati che sei in attesa di un figlio e che devi, devi vivere per lui!

- Clara ma... che vita posso dare a mio figlio? E per quanto tempo?

- Darai a tuo figlio tutto ciò che puoi per il tempo che potrai.

- Ma... Clara ma come posso non pensare alla lama sul mio capo sempre pronta a trafiggermi?

- E cosa vorresti fare allora?

- Ho fatto la stessa domanda a Michael. Gli ho chiesto cosa lui intende fare nei riguardi di nostro figlio?

- E cosa ha risposto?

- Ancora non lo so... è uscito e sono in attesa che ritorni.

- E tu Mary cosa hai deciso?

- Clara davvero non so come comportarmi nel senso, che io voglio bene a mio figlio ma che ne sarà di lui? E se un giorno dovessi morire? E se anche lui si ammalasse e dovesse soffrire? Non lo so Clara credimi, non lo so.

Mary si accinse a versare il Tè nelle tazze ma le mani non erano ferme, tremavano.

- Lascia Mary faccio io.

- Oddio scusami Clara è che proprio non riesco... mi sento un’incapace!

- Mary siediti e cerca di calmarti.

Clara versò il Tè nelle tazze, mise del latte nel suo e due cucchiaini di zucchero per sé e per Mary.

Clara era una delle migliori amiche di Mary fin da bambina quando ancora abitava in Pollock poi, aveva conosciuto un ricco commerciante in Baton Rouge e lì, si era trasferita. Donna intelligente ed affascinante Clara non aveva mai conseguito la patente e si spostava o con il treno o con l’aereo ma appena sapute delle difficoltà di Mary era subito partita per tornare in Pollock.

Mary prese la tazza mentre le tremavano ancora le mani ed qualche goccia di Tè cadde sul pavimento.

- Oddio... che sbadata...

- Non è successo nulla Mary, si pulisce! Ecco.. così... va meglio cara?

- Si! grazie Clara adesso che sei qui mi sento meglio. Sai, dopo la morte dei miei genitori sarei voluta andare via da questo paese... conosci la gente che vi abita.

- Lo so Mary provincialismo del profondo sud. E’ per questo che decisi di trasferirmi altrove per dare una svolta alla mia vita.

- Ma certo Clara ma, a proposito come va con Sidney? I tuoi figli?

- Oh! bene grazie Mary sai, Sidney è un uomo meraviglioso una marito ed un padre attento e presente e i miei figli stanno bene... sai Jimmy ha già quattro anni mentre, Benjamin ne ha già sei.

- Caspita Clara come passa il tempo e sono già dieci anni che sei maritata con Sidney.

- Si Mary è vero e l’anniversario è il mese prossimo in luglio.

Mary ripose la tazza del Tè sul tavolino si alzò e scostò una della pesanti tende per guardare fuori dalla finestra.

- Sai Clara, quand’ero bambina mi piaceva stare ad osservare dalla finestra con mia madre che, seduta qui accanto mi raccontava della storia di Pollok ed intanto ricamava. Allora ero felice ed insieme attendevamo il ritorno di babbo proprio circa a quest’ora... come cambia la vita. Ora come allora osservo dalla finestra ma mi accorgo che osservo dei ricordi e che invece vorrei dimenticare il presente.

Clara guardava Mary al chiarore della finestra e coglieva che neppure la luce del sole rischiarava quel volto triste.

Clara ricordava delle giornate passate insieme da bambina e poi, ancora l’adolescenza i primi amori e Mary sempre sorridente e solare. Pensò come la vita può accendere e spegnere le persone e come può farle morire ancor prima della stessa morte.

- Mary... come te ne sei accorta o meglio come ve ne siete accorti?

Mary tirò lungo respiro si sedette accanto a Clara.

- Michael non mi aveva mai insospettita riguardo la nuova relazione, non era la prima volta che mi tradiva ma questa volta dopo che mi aveva promesso che non sarebbe più accaduto beh! non avevo il minimo sospetto. Poi Michael cominciò a stare sempre più male e le infezioni e le febbri sempre più lunghe e inguaribili. Allora decise di andare in un centro via da Pollok per l’analisi e la cura delle malattie infettive e fu allora che dichiararono la sua sieropositività da HIV. Nel tempo precedente l’insorgere della malattia io e Michael avevamo costanti rapporti e in uno di questi rimasi incinta. Ma prima di ciò non sospettavo nulla e neppure lui... mi ha sempre giurato che non sospettava nulla della malattia! Di fatto il crollo c’è stato in questi ultimi tre mesi ed io, sono al quarto mese di gravidanza.

Clara cinse un braccio attorno alle spalle di Mary e la portò verso di sé.

- E tu immagino che hai già fatto il test?

- Si... ed il risultato è positivo...

- Mary... io non so cosa consigliarti o dirti di fare riguardo il bambino ma... sappi che avrai sempre la mia amicizia e la mia stima.

 

Il figlio di Mary nacque dopo cinque mesi e nel tempo acquisì l’immunità da HIV fino alla scomparsa della sieropositività.

Michael morì pochi mesi dopo l’incontro di Mary con Clara e Mary morì due anni più tardi a seguito dell’insorgere della malattia.

Andrew, il figlio di Mary e Michael ha ora 36 anni ed è felicemente sposato con una moglie che ha dato alla luce un figlio sano.

Questo racconto è stato volutamente ambientato in un paesino della Lousiana e con personaggi di fantasia ma, la storia è vera per personale conoscenza dei fatti accaduti.

La “domanda” che rivolgo a tutti coloro che si sono accostati alla lettura è:

in una situazione come questa è da ritenersi comunque sbagliata la scelta di un aborto? Il fatto che Andrew sia vivo e felice lo si deve ad un autentico miracolo o alla capacità della natura di poter risolvere anche situazioni a nostro giudizio irrecuperabili? Dunque, c’è sempre una speranza e quindi la vita va conservata, difesa sempre e comunque?

 
 
 

Può esistere il male assoluto

Post n°439 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Partiamo con due ore di ritardo sull'orario previsto. Dal mio posto, accanto al finestrino, seguo il rincorrersi delle forme e delle ombre disegnate dalla luce del tramonto. Il sole è alla nostra sinistra mentre seguiamo una rotta verso sud, verso casa. E' un volo interno che ci porterà presto ad incontrare nuovamente i nostri famigliari, i nostri parenti, i nostri affetti più cari. Vedo i volti rilassati dei passeggeri, famiglie, persone che viaggiano sole, bambini che giocano inconsapevoli che si trovano a più di settemila metri di quota nei cieli, sopra la terra, sopra le montagne, sopra il mare. Da quassù quella massa di acqua che è il mare, diventa sempre più scura mano a mano che il sole tramonta per riposarsi dopo la lunga giornata di lavoro. Penso a casa, alla mia famiglia, alla mia fidanzata che di certo mi sta già aspettando in aeroporto per incontrarmi e per accogliermi nel suo amore. Sorrido pensando a lei ed una ragazza risponde al mio sorriso con un sorriso forse, pensando che le stessi sorridendo ma non importa in fondo, un sorriso, non è mai speso male. Cerco di riposare ma l'eccitazione del ritorno a casa dopo mesi di assenza, lontano dalla mia famiglia non mi dà tregua. Apro un libro. Le parole mi scorrono davanti agli occhi ma non mi regalano alcuna sensazione. Penso che non sia il caso di leggere, non sono predisposto e.richiudo il libro. Accanto a me, un signore di mezza età, sta sfogliando un giornale. Non ne colgo la testata perché ripiegata all'interno. Ad un tratto si volta e mi dice: " La vedo teso è la prima volta in volo?" Io rispondo: " No! è la prima volta che manco da casa per tanto tempo capisce, l'impazienza di arrivare". L'uomo ripiega il giornale: " La capisco sa. Anch'io, nonostante il mio lavoro che da anni mi porta a viaggiare e ad allontanarmi dagli affetti e pertanto, dovrebbe essere per me una routine nonostante questo, è come se fosse sempre la prima volta che ritorno dopo un lungo viaggio". "Già!" rispondo io "è una magnifica eccitazione soprattutto quando si è ben voluti". L'uomo guarda il suo orologio da polso. "Comunque sono le 20:59 e manca meno di mezz'ora all'arrivo". D'improvviso un tremendo boato frantuma l'aereo, il terrore negli occhi, l'angoscia di non capire cosa sta succedendo, le immagini della vita per un momento prima del freddo nel buio degli abissi.

 

Era il 27 giugno 1980 ed il volo IH870 della ITAVIA non giunse mai a destinazione. Si inabissò, con le sue vittime, ad alcune decine di miglia a nord di Ustica. La morte li ha colti impreparati e la tragedia, a trent'anni dal disastro, ancora vive nei cuori e nella mente dei parenti perché non vi sono ancora colpevoli da condannare. Vite annientate e vite logorate da una attesa che è più affine al "male assoluto" di chi non vuole dare risposta per acquietare gli animi di coloro, che ancora "vivi", muoiono giorno dopo giorno nei ricordi dei loro cari.

 
 
 

La bambina di Dio

Post n°438 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

Un timido sole pomeridiano, di fine aprile, illuminava la sala gremita di persone attraverso le larghe vetrate.

Molti degli auditori erano in piedi appoggiati al muro o barcollanti in impaziente attesa.

Le personalità più importanti erano sedute sulle poltrone dinnanzi al palco mentre altre, di estrazioni sociali diverse, sedevano più distanti.

Nessuno poteva immaginare ciò che avrebbero udito, forse per la prima volta, da quella persona che stava per entrare e prendere posto sul palco innanzi a loro.

Una donna si fece avanti zoppicando da una porta laterale.

Il brusio in sala crebbe.

La donna, che doveva avere un'età compresa tra i trenta ed i trentacinque anni, si fermò per attimo ad osservare il pubblico con un'espressione serena ed interessata.

Fece quindi una smorfia compiaciuta, quasi stesse pregustando il suo momento, quasi, stesse pregustando il sapore di ciò che aveva in serbo per il pubblico e si diresse verso il palco.

Ci fu silenzio in sala per un attimo e la donna, assestò due colpetti con le dita sui microfoni, alzò lo sguardo e con voce sicura parlò:

- Salve!

- Io sono stata adottata.

- I miei genitori biologici avevano 17 anni quando venni concepita.

- Lei, era al sesto mese e mezzo di gravidanza quando si rivolse a Planned Parenthood, un'associazione per la procura degli aborti che opera a livello mondiale, soprattutto, negli Stati Uniti.

- Le venne consigliato un aborto salino tardivo che consiste nell'iniettare, nel grembo della madre, una soluzione salina che corrode il feto.

- Il bambino viene così partorito morto nelle successive 24 ore.

- Invece, con grande stupore da parte di tutti, non sono nata morta ma viva!

- Era il 6 aprile 1977 nella clinica legata all'associazione Planned Parenthood nella contea di Los Angeles una data, che io definisco storica, un'ennesima svolta nella storia dell'umanità.

- Una cosa stupenda, sul perfetto tempismo del mio arrivo, fu che il medico, che aveva procurato l'aborto, non era ancora in servizio così, non ha potuto terminare il progetto che aveva della mia vita ovvero, la mia morte.

- So che sto parlando ad una platea costituita per lo più da ufficianti governativi e da politici e so anche, che di questi tempi, è politicamente MOLTO scorretto nominare il nome di Gesù Cristo in un luogo pubblico mettendolo in mezzo a questo tipo di dibattito perché, il Suo Nome, può causare tremendi disagi per qualcuno ma io, non sono sopravvissuta per mettere le persone a proprio agio piuttosto, sono sopravvissuta per agitare le tranquille acque di una coscienza collettiva che crede di essere a proprio agio e sapete? mi piace molto farlo!

- Sono stata partorita viva, come già detto, dopo 18 ore.

- Dovrei invece essere qui, davanti a voi, cieca piuttosto che ustionata oppure, morta!

- E invece, non lo sono, non sono nulla di ciò che avevano progettato delle mia vita sono piuttosto il contrario!

- Una bellissima rivincita è stata, che il medico che aveva tentato di procurare l'aborto, la mia morte, fu costretto invece a firmare il mio certificato di nascita.

- Così, ora so chi è.

- Chiunque esamini le mie carte può leggere nata per aborto salino. AH! Non hanno vinto!

- Ho fatto qualche ricerca sull'uomo che tentò di abortirmi, di uccidermi e ho scoperto che possiede la più grande catena di cliniche abortiste negli Stati Uniti e che rendono circa 70 milioni di dollari all'anno!

- Lessi anche di una sua un'intervista di qualche anno fa in cui egli dichiarava: Ho abortito più di un milione di bambini. La considero, la mia più grande passione!

- Vi dico questo, cari Signori, perché siamo nel mezzo di una grande battaglia, una battaglia, tra la vita e la morte! O forse, una battaglia tra satana e Dio!

- Da che parte stai TU?

- Io faccio sul serio e spero di essere odiata da molti prima di finire la mia vita così, quando sarò al cospetto di Dio, saprò cosa veramente significa essere stati odiati.

- Lui lo sa! Dio lo sa cosa significa essere stati odiati essendo Egli stato odiato più di tutti!

- Non mi fa piacere di essere odiata ma so di esserlo perché io, proclamo la vita!

- Io Vi dico non mi avete uccisa e mi dovrete sopportare perché l'olocausto silenzioso non ha vinto su di me!

- Questa è la mia grande missione e cioè tenere vivo il dibattito su di un argomento che vogliamo archiviare, porre sugli scaffali!

- L'abbiamo chiamato una questione, l'abbiamo rimosso dai nostri pensieri fino ad indurirci, fino ad accettare l'omicidio, l'assassinio, un elemento naturale, normale, un amico, un parente, un vicino di banco.

- Chi sei TU? Da che parte stai?

- E' veramente questo che vuoi?

- Quanto ancora sei disposto a sopportare e a rischiare prima di dichiarare la verità, la verità riposta nell'amore, nella grazia facendoti avanti.

- Sei almeno disposto a farti odiare per acclamare la vita?

- O forse sei TU il problema?

- Oppure io?

- Così, mi misero in una prima casa di accoglienza dove decisero che non gli piacevo.

  Non so come non si possa fare a meno di adorarmi a prima vista!

- Che strana gente!

- Sono stata odiata fin dal concepimento da così tanti ma, amata da molti di più.

- Ma sono stata amata di più da Dio, più di tutti!

- Sono la Sua bambina e la bambina di Dio non si tocca!

- Sulla mia fronte sta scritto trattatemi bene perché, mio Padre, è il padrone del mondo!

- Così, da quella casa, mi trasferirono in un altra bellissima casa, la casa di Penny.

- Avevo diciassette mesi, quattordici chili di peso morto e quello che chiamo il dono della paralisi cerebrale per la mancata ossigenazione del cervello mentre lottavo per sopravvivere.

- Ora, mi sento obbligata a dire questo: se l'aborto riguarda solo i diritti della donna, come la mettiamo con i miei diritti? non c'era nessuna femminista radicale, incallita che manifestava per i miei diritti quel giorno! quel giorno, mentre si attentava alla mia vita

  nel nome dei diritti della donna!

- Io non soffrirei di paralisi cerebrale se non fossi sopravvissuta.

- Quando sento l'orribile e disgustoso ragionamento per cui dovremmo abortire i bambini perché sono a rischio di nascere disabili... OH! il mio cuore si riempie di orrore!

- Cari Signori ci sono cose che si possono solo imparare dai più deboli tra noi.

- Se li sopprimete sarete VOI a rimetterci poiché Dio avrà SEMPRE cura di loro mentre VOI, VOI soffrirete per sempre!

- E che arroganza, che ASSOLUTA arroganza l'argomento sempre sostenuto che sia il più forte a dovere, potere dominare sempre sul più debole!

- Ma questo può accadere solo in questo misero, stupido mondo!

- Stabilire chi deve vivere e chi deve morire... che ARROGANZA!

- Tutto il potere che credete di possedere non lo possedete affatto è lui, piuttosto, che vi possiede e se siete ancora qui, convinti del vostro potere, tronfi della vostra arroganza beh!... tutto questo... lo dovete solo alla misericordia di DIO anche, quando lo odiate.

- Così, la gente, diceva alla mia Penny, che m i aveva accolta, Gianna non sarà mai nulla!

- Molto incoraggiante!

- Ma la mia Penny decise di ignorarli.

- Lavorava con me tre volte al giorno riuscendo a farmi sollevare la testa e, per farla breve, a tre anni e mezzo riuscivo a camminare con il deambulatore e i tutori ora, mi reggo in piedi... beh! zoppico un pochino ma, zoppico senza deambulatore e senza tutori!

- A volte cado elegantemente e  a volte cado meno elegantemente ma, mi rialzo e senza bisogno di aiuto!

- Tutto questo è per la gloria di Dio!

- Quanti di voi cadono e non sanno più rialzarsi?

- Sono più debole di molti di Voi ma è un piccolo prezzo da pagare per continuare ad appiccare il fuoco nel mondo come sto facendo ma, credetemi, mi piace lavorare per la gloria di Dio e per offrire speranza anche a chi crede di non aver bisogno di speranza perché pensa, che la speranza, sia solo per i più deboli.

- Nella vostra incomprensione di come vanno le cose vi sfugge quanto possa essere bella la sofferenza, di quanto, la sofferenza, renda più forti i deboli di quanto non lo siano i forti.

- E' la gloria di Dio!

- Non è che io sia una patita della sofferenza, non è che io me la vada a cercare la sofferenza ma, quando essa arriva io ricordo sempre che Dio ha il controllo di tutto, la soluzione di tutto basta... basta affidarci a LUI perché, LUI, sa rendere meravigliose le cose più miserabili.

- Ho incontrato la mia madre biologica... l'ho perdonata... sono una Cristiana.

- E' una Creatura distrutta.

-Venne da me due anni fa e mi disse: Ciao! Sono tua madre!

- Fu un momento difficile mentre sostenevo lo sforzo, la pressione della situazione VOI, penserete che io sia una stupida ma, io, stavo lì e pensavo: io non ti appartengo, sono di Cristo, sono la Sua bambina, la Sua principessa e qualunque cosa tu dica o pensi nella tua amarezza, nella tua rabbia od in qualsiasi tuo stato d'animo beh! non è più un peso per me e non lo porterò.

- Dicevo queste cose dentro di me.

- Ora, avete un'opportunità e vorrei parlare agli uomini che sono in sala di una cosa che non si deve mai fare.

- Uomini... voi, siete fatti per la grandezza voi, siete fatti per alzarvi ed essere uomini voi, siete fatti per difendere donne e bambini e non per voltare le testa da un altra parte o per farvi da parte quando sapete che è in corso un'ingiustizia o, peggio, un omicidio.

- Uomini... voi non siete fatti per usare la donna e poi abbandonarla ma, siete fatti per essere gentili, grandi, aggraziati, forti e per prendere posizioni!

- Io sono stanca di fare il VOSTRO lavoro!

- Donne!... voi non siete fatte per essere usate, abusate voi, non siete fatte per starvene lì ad ignorare il vostro valore ma, meritate che si combatta sempre per voi.

- Ora, è il vostro momento.

- Che tipo di persone volete essere?

- Immagino,,, straordinarie?... persone all'altezza di ogni situazione?

- Allora io dico ai politici, ed in particolare agli uomini, che sono in sala: siete fatti per la grandezza! mettete da parte la politica! Dio, non è politica! La vita non è politica! L'amore non è politica! Il bene e la giustizia non sono politica! La sofferenza non è politica!

- Che uomo vuoi essere?

- Che donna vuoi essere?

- Un uomo preoccupato solo per la propria gloria oppure, un uomo preoccupato per la gloria di Dio?

- Una donna preoccupata solo per la propria gloria oppure, una donna preoccupata per la gloria di Dio?

- E' tempo di prendere una posizione.

- E' il tempo di non voltare le spalle a Dio perché vi vuole al Suo fianco per la battaglia contro satana che sta dilagando in ogni dove su questo misero e stupido mondo.

- E' il nostro momento e Dio ci aiuterà e ci sosterrà perché Dio è un amico fedele, leale, coraggioso e sarà sempre al nostro fianco se noi restiamo al Suo fianco ed, insieme, formiamo un esercito che satana non potrà mai neppure scalfire.

- Avete l'occasione di dare ONORE e GLORIA a DIO.

- Voglio terminare con questo: alcuni potrebbero essere seccati dal mio parlare di Dio, di Gesù. Ma come posso andarmene, zoppicando, per questo mondo non offrendo tutto il mio cuore, la mia anima, la mia mente, la mia forza, il mio spirito a COLUI che mi ha dato la vita?

- Se pensate che io sia una sciocca è solo un gioiello in più per la mia corona perché il mio unico grande scopo, nella mia breve vita, è far sorridere DIO!

- Dio VI benedica e VI protegga.

 

Questo racconto, ispirato a fatti di  vita reale, vuole essere un tributo a Gianna Jessen.

Gianna nacque il 6 aprile del 1977 in Los Angeles in una clinica per aborti convenzionata con la Planned Parenthood una catena di cliniche che opera a livello mondiale, famosa per procurare aborti con personale altamente qualificato.

Gianna non morì anzi, con stupore generale, nacque viva.

Fu in seguito adottata da Penny Diana De Paul che la seguì, senza mai scoraggiarsi, in una serie di cure fisioterapiche.

Oggi, Gianna, è un'attivista che si batte per l'abolizione dell'aborto in tutto il mondo, cammina, canta e ha già portato a termine ben tre maratone.

Gianna Jessen è un autentico miracolo dove, la matrice Divina, trova una delle Sue massime espressioni.

Il racconto, i cui monologhi, in parte, sono stati tradotti ed adattati da un dibattito tenuto nello stato di Victoria in Australia dalla stessa Jessen, raccoglie, a giudizio dell'autore, le massime espressioni che Gianna usa nei suoi ciclici viaggi per il mondo a sostegno della vita.

Il linguaggio è diretto, deciso, incisivo, graffiante, cinico e, per alcuni aspetti, potrebbe dare fastidio a qualcuno.

Ma lo scopo di Gianna è di dare fastidio, non di essere accomodante, superficiale.

Qui, la medicina viene schiaffeggiata, la politica viene schiaffeggiata, sbeffeggiata così, come coloro che pensano di essere dei potenti.

Il vero potere è elargire perdono anche, verso coloro che hanno progettato di ucciderti.

Gianna insegna, insegna perché è allieva di Dio.

Alcuni dei monologhi della Jessen sono stati volutamente estesi, sviluppati dall'autore per ampliare l'immensità e la gloria di Dio che risiedono nelle parole di questa ragazza.

 
 
 

Bere "da" un fiato

Post n°437 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Tag: humor
Foto di flavourfly

Aspirare gli effluvi alcolici di un ubriaco.

 
 
 

Le vocali

Post n°436 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Tag: humor
Foto di flavourfly

Lei: AH!

Lui: EH!

Lei: IH!

Lui: OH! UH!

Dopo nove mesi nacquero cinque gemelli che chiamarono A, E, I, O, U.

 
 
 

Morpheus

Post n°435 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Tag: humor
Foto di flavourfly

Mi fido poco di uno che si infila sotto le lenzuola mentre stai dormendo (emmò che vuole adesso questo?).

 
 
 

Non pensateci troppo!

Post n°434 pubblicato il 25 Marzo 2012 da flavourfly
 
Tag: humor
Foto di flavourfly

Se siete davvero innamorati allora, sposatevi prima di arrivare a ragionare.

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: flavourfly
Data di creazione: 08/06/2010