
Stamattina mi sono svegliato nuovamente di cattivo umore. Sarà che sono andato in bagno e ho trovato la solita catasta di giornali con annunci immobiliari.
Se ripenso a quello che ho fatto nella mia vita fino ad oggi, posso riconoscere la presenza di alcune costanti: una casa mia, un lavoro, una macchina, una morosa. Cose semplici e importanti che non mi hanno mai abbandonato, e che in un modo o nell’altro sono sempre riuscito a tenermi accanto. È vero però che tutte queste cose cambiavano con una certa frequenza.
Insomma, ho cambiato parecchie case, posti di lavoro, macchine e morose.
Tutta queste ricerca di casa, anche con gli impegni economici che comporta, mi sta mettendo in difficoltà. Lo so che, come dice l’Attivista, dovrei essere felice perché sto per realizzare una cosa che molti sognano a lungo senza realizzare mai, ma vi assicuro che l’idea di comprare casa mi mette seriamente in crisi. È una cosa maledettamente definitiva.
Ho l’impressione nettissima che fino ad ora nella mia vita ci sia stata la presenza costante di alcuni articoli indeterminativi, cose che mi sono sempre state a fianco, ma in maniera assolutamente vaga e intercambiabile: “un” lavoro, “una” casa, “una” morosa, “una” macchina. Non mi sono mai sentito legato ad un posto, anzi, spesso ho trovato sollievo nel pensare che se le cose fossero andate male, in quattro e quattr’otto avrei potuto fare i bagagli e andarmene. Senza lasciare nulla indietro, e senza che qualcosa mi trattenesse.
Da un po’ di tempo le cose sono cambiate. Tanto per dirne una, “una” morosa sta diventando “LA” morosa. Che è anche una cosa bella, ma intanto comincia ad essere il primo articolo determinativo di una serie che si sta allungando.
Adesso mi sono messo in testa che voglio prendere casa. Sicuramente non sarà la casa definitiva della mia vita, visto che spero ardentemente di potermi permettere qualcosa di meglio fra qualche anno, però non è più “una” casa. Visto che la devo comprare è “LA” casa, e per comprarla mi devo impegnare con un mutuo di 20-25 anni. Non posso più lasciarla dall’oggi al domani, come ho fatto da 10 anni a questa parte, senza pensarci troppo e senza voltarmi indietro.
Per pagare LA casa, mi serve un lavoro.
Mi è sempre servito “un” lavoro per pagare “un” affitto, ma per pagare IL mutuo mi serve un lavoro stabile. Qualcosa che non mi venga voglia di piantare dall’oggi al domani semplicemente perché mi sono rotto le scatole o perché ho voglia di andare da un’altra parte. In sostanza, mi serve “IL” lavoro. O per lo meno qualcosa che sia in grado di reggere per almeno altri 5 anni. Difficile pensare tanto in là…
In sostanza, se mi impegno con la casa, mi impegno con il lavoro. Per la prima volta in vita mia, all’orizzonte si profila qualcosa in grado di farmi mettere radici da qualche parte. A me, che sono sempre stato un girovago, uno con la terra che gli scotta sotto ai piedi.
In questo momento mi sento come il protagonista di quelle barzellette sugli uomini che non si vogliono impegnare.
Inviato da: Attivista
il 03/11/2024 alle 15:32
Inviato da: dio
il 02/11/2022 alle 22:13
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il 29/10/2022 alle 20:30
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il 21/10/2020 alle 10:34
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il 11/10/2019 alle 11:30