Creato da I_mie_racconti il 17/04/2013

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« Insegnami a essere figli...Insegnami a essere figli... »

Insegnami a essere figlia: La gente parla.

Post n°17 pubblicato il 11 Maggio 2013 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: La gente parla.
Post n°569 pubblicato il 27 Marzo 2013 da lascrivana

In un quartiere piccolo come il nostro, certe notizie scivolavano veloci di bocca in bocca alla velocità della luce; e il fatto che Simona fosse rimasta incinta di Massimo e che quest'ultimo l'avesse lasciata costretto dai suoi genitori che avevano minacciato di diseredarlo: era ormai diventato di dominio pubblico. Per non parlare della reazione drammatica che ebbe sui miei genitori, che si sentirono in dovere di aumentare la sorveglianza sulla mia persona.

Mia madre non faceva altro che raccomandarmi di non seguire l'esempio di Simona, e che considerando com'erano andate le cose, ormai nessuno l'avrebbe più sposata.

Ogni Santo giorno mi replicava quanto fosse importante la verginità per una ragazza; e che gli uomini andassero a letto con quelle facili, però poi sposavano le serie.

Di quei tempi, una storia come quella di Simona, era una vera e propria tragedia per la famiglia, che la viveva come un oltraggio alla propria persona; vergognandosi persino a uscire da casa! Anche perché ogniqualvolta lo facevano, erano costrette a subire l'ipocrisia della gente, che li commiserava per la sfortuna subita e avevano persino il coraggio barbaro di giustificare Simona dopo averne detto di tutti i colori su di lei!

Nonostante la madre lavorasse in un altro quartiere, la notizia che la figlia della signora Maria avesse disonorato la famiglia, aveva raggiunto anche i clienti abituali del bar alimentare. Molti si guardarono bene dal proferir parola sull'argomento dopo che, la madre di Simona, in uno scatto d'ira aveva buttato fuori dal negozio una vecchia pettegola che aveva osato malignare sulla figlia in sua presenza. Siccome la signora Maria faceva credito a molti, le comari evitarono di ritornare sull'argomento donde di scatenare nuovamente la sua ira.

Ciò che mi destò maggiormente preoccupazione, fu la reazione di Simona: chiusa in se stessa rifiutava di vedere persino me. Decise di ricevermi solo dopo assidue insistenze mie e di sua madre. L'incontro con lei fu molto triste; parlammo poco della sua situazione, soffermandoci invece sulla mia. Le confidai delle mie paure di fare l'amore con Davide; davanti a questa mia confessione s'irrigidì, e prendendomi tutte e due le mani nelle sue, disse con fervore: -giurami Danila che non farai lo stesso errore mio? Promettimi che non ti concederai a nessun uomo prima del matrimonio?-

 -Te lo prometto... ma tu dimmi come stai?-

-Come vuoi che stia, Massimo mi ha profondamente delusa... pensavo mi amasse e che sarebbe riuscito a imporsi sulla decisione dei suoi genitori...  invece si è dimostrato un coniglio obbedendogli! E non solo! Ha creduto pure alle loro ingiuste accuse su me. Gli hanno detto che il figlio non è suo e che io l'avessi concepito con Giorgio il lattaio. Ho persino il sospetto che sua madre abbia pagato quell'infame per confermare la loro ipotesi. Altrimenti non si spiega il suo radicale cambiamento nei miei confronti! Solo qualche giorno prima mi aveva giurato che non mi avrebbe mai lasciato e che si sarebbe preso cura di me e della nostra creatura e che presto avrebbe annunciato ai suoi genitori l'intenzione di sposarmi... e invece mi ha piantato in asso con questa scusa... oh Danila sono disperata!-

Così dicendo mi si buttò tra le braccia piangendo a singhiozzi ed io la strinsi forte a me piangendo insieme con lei.

Dopo che si fu calmata, volle che le raccontassi come stava procedendo la mia relazione con Davide. Le narrai quasi tutto evitando di parlarle di quella volta che rimasi sola con lui nel vecchio casolare.

Al solo ricordo di quelle sue mani delicate che accarezzavano il mio corpo, sentivo ancora la pelle che mi scottava. Fu davvero difficile distaccarmi da lui e riprendere il controllo della situazione rifiutandolo piangendo. Io cercavo di allontanare le sue mani, e lui insisteva coprendomi di baci. Alla fine disperato si arrese, allontanandosi bruscamente da me e minacciandomi di cedere alle continue richieste delle sue ammiratrici se io non avessi fatto l'amore con lui. Corsi a casa piangendo e non mangiai per due giorni. Dopo tutte le esperienze passate, mi ero quasi scheletrita dalla tristezza.

Mia madre preoccupata mi portò persino dal dottore per farmi ordinare un po' di vitamine, mentre mio padre, ignaro della situazione, mi ricopriva di dolciumi e golosità varie. Solo Michelino mio, che ora si era fatto quasi un ometto aveva intuito la vera ragione del mio malessere; e per farmi stare meglio mi aiutò nei miei incontri con Davide, visto la stretta sorveglianza  a cui mi avevano sottoposta mamma e papà, dopo la vicenda di Simona. Michele e Davide erano diventati buoni amici e compagni di gioco. Davide era riuscito a coinvolgerlo nella sua passione per il pallone; anche se spesso e volentieri lo lasciava giocare da solo con gli altri per appartarsi da solo con me. Erano momenti stupendi quelli che passavamo abbracciati a baciarci continuamente e ad accarezzarci. Davide non riusciva a capire quanto fosse difficile anche per me dirgli continuamente di no; e che non riuscivo a scrollarmi di dosso la paura di quello che sarebbe accaduto se i miei genitori fossero venuti a saperlo! Beh... un po' a dire il vero non era solo per i miei genitori, ma anche perché desideravo sposarmi in chiesa con l'abito bianco e il velo -segno di verginità -. Avevo troppa paura che Dio mi potesse punire se lo avessi fatto prima del matrimonio; la rigida educazione religiosa ricevuta e la giovane età inibivano la naturalezza dei miei istinti sessuali.

                                                       L@ur@

 

 
 
 
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