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« Semidei versus dei medievaliCuore di tenebra »

Tango. Che altro?

Post n°837 pubblicato il 18 Aprile 2019 da fedechiara
 

Buenos Aires 22 marzo 2019

E il tango. Certo, il tango. Come si fa ad andare a Buenos Aires e non ballare il tango? Okkei, ci vado, ci vado! Però, dopo 20 e passa chilometri al giorno trascorsi a perlustrare ogni avenida e calle in lungo e in largo e osservare come vivono per davvero questi porte(g)ni e quali drammi e/o indifferenze colpevoli li scuotano o li mostrino immoti con facce di pietra, non è che resti più molta forza vitale per i giri e gli avvitamenti e le sacade e le parade e gli ochos.

Ed è capitato che mi sia recato in Riobamba 416: la milonga detta del 'Beso', ma, come sapete, io fatico ad invitare, sono una piattola, e poi le giovanette, quelle brave, se la tirano - oh come se la tirano! - e hanno le viste del ballerino che sanno loro, quello che gli fa il traspiè ded(l)icato con doppio carpiato e voleo in seguida e le altre diavolerie di chi balla dall'infanzia e ce l'ha nel dna e ti fa volare e chiudere gli occhi e sognare cose che voi umani, in quel paradiso ortopedico, ortografico e ortottico che è il tango – che già la stazione eretta è un azzardo, figuratevi tutte quelle dissociazioni e gli slogamenti conseguenti.

E all'Obelisco non mi è andata meglio, mannaggia! che pareva che si fossero dati convegno pomeridiano i morti della Recoleta, con scene felliniane di grande forza commotiva, certo, e tuttavia, dall'alto dei miei biblici settanta, abbassavo la media di oltre cinque anni all'ingiù e non mi si filavano proprio perché tutti erano in coppia e al massimo vigeva lo scambio delle coppie – che avete capito!? Nel ballo, ecchediamine!

E anche il tango di strada non è tutto questo strabuzzare gli occhi e seguire ipnotizzati i movimenti dei tangheri su piazza e calle perché ogni cosa, fatta per commercio e obolo finale o turisticizzata per epater le bourgeois, come si diceva un tempo, avvilisce e mostra il peggio di sé e la magia del tango, lo sapete, sta tutta in quel 'pensiero triste che si balla' , un'emozione che non vi dico, un amore che dura tre minuti, come dicono i maestri nelle scuole. 
E, per il poco che ho provato a ballare lassù, vi posso garantire che, Buenos Aires o Venezia, poco cale e quel che conta è chi balla con te, se si stabilisce sintonia e simpatia oppure no, il resto è letteratura della più vieta, fatevene una ragione. Ad maiora!

 
 
 
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