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R.I.P.

Post n°544 pubblicato il 23 Dicembre 2012 da latuaossessione7

Quando muore qualcuno si dice sempre che era una brava persona, e giù a fare a gara a sperticarsi in lodi e apprezzamenti postumi.
Era buonissimo. Era un tesoro. E' una grande perdita. Ci mancherà moltissimo.
Ieri è mancato un uomo che non sono mai riuscita ad amare né ad apprezzare, nonostante me lo sia ritrovato come parente, e adesso mi meraviglio di come io possa restare del tutto impermeabile alla sua dipartita. Mi sforzo, ci provo a trovare qualcosa che mi porti ad essere dispiaciuta, ma francamente mi sembra proprio di non riuscirci.
Era un uomo debole, completamente sottomesso alla moglie. Quando lei girava lo sguardo per un attimo, lui subito sbuffava e sottovoce, molto sottovoce, partiva con le lamentele, ma non appena lei tornava ad averlo nel suo campo visivo, lui si zittiva immediatamente e rassegnato chinava la testa.
Se n'è andato nel suo letto, ad un'età non più verde, e certo lascerà intorno a sè un vuoto, come succede a quasi tutti quelli che se ne vanno. Io lo ricorderò come martire, per avere condiviso sessant'anni di vita con una donna che concentra in sé il peggio delle umane imperfezioni.
Ma se dovessi pensare ad una sola cosa memorabile uscita dalla sua bocca, non riuscirei proprio a trovare un pensiero gentile, una carineria, una frase saggia chei potrebbero fare da testamento, mentre se ripenso a mio padre mi tornano in mente tantissimi momenti importanti, in cui una parola sola o un solo gesto hanno risolto, pacificato, armonizzato, impresso una svolta, insomma lasciato il segno.
Mi resta al contrario il fastidioso ricordo di una serie di sciocchezze con cui ha infarcito i rari momenti vissuti insieme, di prese in giro senza pietà verso chiunque, di osservazioni pungenti e fuori luogo, di invidia sparata a zero.
E intanto mi chiedo se questa terribile manifestazione di anaffettività da parte mia sia ragionevolmente fondata, o se in questi anni non mi sia piuttosto trasformata in un mostro di asetticità, capace di vedere solo le magagne altrui e resistente persino ai ricatti dell'emotività di fronte al mistero finale della morte.
O forse, diciamo la verità, la spiegazione più logica è che non gli ho mai perdonato quel giorno d'inverno di tanti anni fa, quando - uscita sollevata e soddisfatta dalla seduta di laurea che nei mesi precedenti mi era sembrata un traguardo irraggiungibile - mi si avvicinò con aria di sufficienza:
- Eh già, lo sapevo io, il 110 politico ormai lo danno a tutti. 

 
 
 
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