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Messaggi del 05/06/2009

ETRUSCHEGGIANDO

Post n°233 pubblicato il 05 Giugno 2009 da zoeal

POGGIO BUCO: STATONIA?

L’insediamento di Poggio Buco si sviluppa nel pianoro tufaceo di Le Sparne, nel comune di Pitigliano. Il nome antico di questo insediamento rimane ancora sconosciuto e priva di fondamento risulta essere l’identificazione di questo sito con l’antica città di Statonia proposta in seguito al rinvenimento di alcune ghiande missili con l’iscrizione Staties o Statnes.

Già abitato in età protostorica (XV-X secolo a.C.), l’insediamento di Poggio Buco conobbe un grande sviluppo in età etrusca quando fu utilizzato come avamposto per il controllo del retroterra vulcente. I dati archeologici indicano anche per questo sito, al pari di altri della valle del Fiora, un abbandono repentino alla fine del VI secolo a.C. a cui seguì in età ellenistica (II secolo a.C.) solo una modesta frequentazione.

L’abitato etrusco era difeso da rupi scoscese e da tratti di mura che proteggevano i punti meno muniti naturalmente. L’accesso orientale, a cui si accedeva mediante una strada proveniente da una necropoli della città, quella oggi indicata con il nome di Poggio Buco, era protetto da un sistema naturale, una collina artificiale innalzata con terra e materiale di riporto.

Nell’area della città, nella parte centrale del pianoro, furono rinvenute, durante scavi ottocenteschi, le fondazioni di un grande edificio realizzato con blocchi di tufo e prospiciente una piazzetta lastricata. Due sono le fasi costruttive dell’edificio: la prima risale alla fine del VII- inizi del VI secolo a.C., la seconda alla metà del VI. Lo scavo di questa struttura ha restituito numerose lastre fittili di rivestimento decorate a bassorilievo e numerosi resti di elementi architettonici. Le lastre fittili presentano fregi con teste di animali oppure cavalieri in corsa o, infine, temi più complessi come il soggetto mitico (una figura maschile e tre femminili in fuga) recentemente riferito al mito di Peleo e Teti. Non sappiamo a quale destinazione fosse adibito l’edificio: pubblica, sacrale o forse privata, come residenza aristocratica.



Oggi delle strutture rinvenute ben poco è visibile poiché l’area è coperta da una fitta vegetazione e i resti attualmente riconoscibili nella porzione sud-est del pianoro, in quella che doveva essere l’acropoli etrusca, non sembrano appartenere a questa fase storica, ma da riferire a una chiesa appartenuta ai Cavalieri di Malta.

L’architettura funeraria della necropoli di Poggio Buco, pertinente all’abitato rinvenuto sul pianoro Le Sparne, si presenta diversificata diacronicamente. Il tipo più antico è costituito da una fossa scavata nel tufo (terzo quarto dell’VIII secolo a.C.), successivamente evoluto nella variante che prevede una fossa con uno o due loculi ricavati nei lati lunghi e chiusi con blocchi di tufo (ultimo quarto dell’VIII – inizi del VII secolo a.C.). Intorno alla metà del VII secolo a.C. compaiono tombe a camera interamente scavate nella roccia tufacea con vestibolo e breve corridoio di accesso, mentre nella seconda metà del secolo, presumibilmente in concomitanza con i mutamenti sociali che portano all’emergere del ceto gentilizio, subentrano tombe a camera di più ampie dimensioni, con più celle funerarie che si aprono sul vestibolo. Sono inoltre attestate alcune tombe che riproducono nel tufo elementi architettonici lignei, come nel caso della cosiddetta tomba della Regina, il cui soffitto rappresenta un tetto displuviato con travature lignee.

Attualmente nessuna delle tombe a fossa è visibile, mentre possono essere visitate le strutture funerarie a camera: la maggior parte di esse presenta ampi segni di riutilizzo per attività legate all’ambito agricolo-pastorale.

I numerosi materiali rinvenuti durante gli scavi, che si sono protratti in quest’area fin dall’Ottocento, hanno avuto diversa destinazione: alcuni nuclei sono approdati ai musei di Berlino, della California, di Philadelphia e di Chicago, altri sono rimasti in Italia e si trovano al Museo Archeologico di Firenze e al Museo della Civiltà etrusca di Pitigliano.

La parte più cospicua dei rinvenimenti è costituita dalla ceramica, che spazia dalle produzioni a decorazione geometrica, al bucchero, alla ceramica etrusco-corinzia.
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"MITI, SEGNI E SIMBOLI ETRUSCHI" di Giovanni Feo (Etruschi, da dove venivano e a quali leggende sono collegati)

"GEOGRAFIA SACRA" di Giovanni Feo (la "magia" e l'"astronomia" dalla preistoria agli Etruschi)

"UNA GIORNATA NELL'ANTICA ROMA" di Alberto Angela (immaginiamo di fare un viaggio nel tempo e di ritrovarsi nella Roma del I secolo dopo Cristo)

"IL SEGRETO DEI GEROGLIFICI" di Christian Jacq (guida semplice e simpatica sull'interpretazione dei geroglifici egizi)

" IL FARAONE DELLE SABBIE" di Valerio Massimo Manfredi, azione e suspence ambientate nel clima dei conflitti attuali che affliggono il Medio Oriente.

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POETA ESTEMPORANEO

In ricordo di Morbello Vergari, ultimo poeta Etrusco

Il reperto archeologico

Riuniti insieme, un gruppo di signori

stavano discutendo di un oggetto

un giorno appartenuto ai padri etruschi.

Il dottor Tizio disse ai suoi colleghi:

-La mia giovane eta', non mi consente

di pronunciarmi il primo e francamente

ammetto che non ci capisco molto.

Il dottor Caio esprime il suo parere

dicendo-Per me, questo è un utensile

che usavano gli etruschi,

per servire vivande sulla mensa

D'altro parere il professor Sempronio

e in questo modo dice il suo giudizio:

Questo per me, è un vaso da ornamento

che serviva su un mobile di lusso

a contenere fiori profumati.

Infine il professor Tal dei Tali:

Con questo afferma usavano gli antichi

nelle grandi e solenni cerimonie

offrire a gli dei superi d'Olimpo

e il loro sacerdote in pompa magna,

libava e alzava questo vaso al cielo;

quindi spruzzava santamente l'ara,

del vin pregiato in esso contenuto.

-Giusto-dicono tutti gli altri in coro-

la Sua tesi convince, professore.

Due etruschi ch'iabitaroni in quei luoghi

in permesso quassu' dai Campi Elisi.

Si fermarono ad osservar la scena.

-Tarcone-Aule chiese-cosa fanno

quelle persone riunite insieme?

-Non so',non saprei dirti veramente;

non riesco a comprendere il dialetto,ma

quel che sembra un tantinello strano

è, che stan discutendo con passione,

tenendo un nostro orinalaccio in mano.

 

 
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