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IL NO AL MES NON È UNA TRAGEDIA!

Post n°1701 pubblicato il 23 Dicembre 2023 da scricciolo68lbr
 
Tag: #mes

LA STAMPA MAINSTREAM DIPINGE LA DECISIONE DEL PARLAMEMTO ITALIANO DI NON RATIFICARE LA MODICA AL MES COME UNA TRAGEDIA. VI SPIEGO PERCHÈ NON È COSÌ.

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"Una tragedia". Per i giornalai e la stampa nostrana mainstream (di sinistra), l'aver votato "no" al Mes, meccanismo europeo di stabilità, equivarrebbe, per il nostro Paese, a un danno incalcolabile. Le pagine del gruppo Gedi (ossia di Repubblica e della Stampa, vale a dire di casa Elkan Agnelli) sono lenzuolate di dolore, con titoli da far tremare le vene dei polsi. «Un no che Meloni pagherà caro», strilla Marcello Sorgi sul giornale sabaudo, che vagamente sa pure un po' di beanche tanto celata minaccia. «Grave errore, Roma isolata nella Ue», va in soccorso Tito Boeri sul medesimo quotidiano. «Strappo con l’Europa», si preoccupa la testata fondata da Eugenio Scalfari. «Scelta folle che isola il Paese e lo rende più debole dentro e fuori», rincara la dose Romano Prodi, che da una settimana a questa parte è resuscitato dall’oltretomba. «Danni a tutta la Ue. L’Italia inaffidabile torna a preoccupare alleati e mercati», sentenzia in sovrappiù il giornale diretto da Maurizio Molinari. Per non essere da meno anche il Corriere della Sera ha voluto dire la sua, scomodando un becchino d’eccezione, ovvero Mario Monti. «Adesso l’Italia esca dall’angolo» è il titolo dell’editoriale in cui si presuppone che votando contro il Mes sia finita. Pezzo di approfondimento dello stesso tono degli altri: «La (brutta) fiera delle ambiguità. Così si riaffaccia il fronte populista». Ho voluto fare una piccola rassegna stampa, restringendo il campo ai giornaloni, e posso serenamente dire quanto sia facile per questi quotidiani e gli editori che li controllano deformare la realtà. Infatti, a testate unificate qualcuno ha deciso (neppure troppo difficile da immaginare chi sia), che dire no al Mes, ossia al fondo Salva Stati (ma sarebbe meglio dire "Salva banche", degli altri, in particolare della Germania) sia un grave errore che l’Italia pagherà a caro prezzo. Anzi, secondo l’organo unico del partito catastrofista, sta già pagando, con l’aumento dello spread e un crescente isolamento. Ma né l’una né l’altra cosa si stanno verificando. La prima, ossia il differenziale fra i nostri titoli di Stato e quello dei bund tedeschi, è semplicemente un’aspettativa di quanti sperano che il nostro Paese sia punito perché loro non hanno ottenuto ragione. Da Monti a Prodi, i principali becchini del Mes, passando per i vari commentatori, erano tutti certi di una reazione negativa dei mercati di fronte alla bocciatura del Meccanismo europeo di stabilità: peccato che il giorno dopo il voto parlamentare che ha messo la parola fine su una discussione che andava avanti da anni, i cosiddetti investitori internazionali non hanno fatto un plissé. Anzi: lo spread è leggermente calato. Dunque, invece di reagire negativamente, si può dire che se il mercato non l’ha presa con favore, di certo la decisione del Parlamento italiano non ha spaventato nessuno, men che meno i grandi fondi d’investimento internazionali. Del resto, se rifiuti di assoggettarti alle norme capestro per assicurarti di avere credito anche in una futura crisi bancaria e finanziaria, vuol dire che ritieni di non correre alcun rischio e dunque il no al Mes si traduce in pratica in un messaggio rassicurante, che non può certo allarmare i desk delle società che pianificano su quali mercati puntare. Quanto all’isolamento in Europa e alla preoccupazione degli alleati, di cui a Repubblica e in altre redazioni sono tanto sicuri, forse è bene segnalare che sulle principali testate del Vecchio continente non c’è traccia né della decisione presa ieri alle Camere né dei giudizi allarmati ed allarmanti che sarebbero stati emessi dalle principali cancellerie. Non c’è giornale che abbia espresso critiche nei confronti della decisione, né articolo che abbia messo in dubbio l’affidabilità del nostro Paese, che - evidentemente - sta tutto nelle teste dei colleghi che ieri hanno steso veli funebri e articoli a tinte fosche. Però, oltre ai riflessi negativi che non si sono verificati, c’è un altro aspetto interessante ed è costituito dal fatto che la grande stampa pare sorpresa che Giorgia Meloni abbia tenuto fede alla parola data. Evidentemente abituati a politici burattini sinistroidi che promettono una cosa e poi ne compiono un’altra, i cronisti parlamentari di parte nostrani, invece di lodare la coerenza del presidente del Consiglio, la bacchettano. Fino all’ultimo infatti, avevano scommesso che il governo sarebbe stato costretto a fare retromarcia, ma una volta sbugiardati, invece di fare ammenda se la prendono con chi ha mantenuto la parola. Semmai ci sarebbe stato da prendere per i fondelli altri personaggi, come ad esempio Giuseppe Conte o il Pd. Loro sì hanno dimostrato di essere facili banderuole. Il capo dei 5 stelle nel 2018, prima di accoppiarsi con i compagni, era un fiero avversario del Mes, poi nel 2021, quando già era spacciato, ignorando le disposizioni del Parlamento, diede il via libera alla procedura di ratifica. Giovedì, dopo aver sparato a zero su Giorgia Meloni, è tornato sui suoi passi votando contro: un normale esempio di politico che segue il vento, pronto a tutto e al contrario di tutto. Lui si, Conte, il principe degli indecisi e dei cambio idea all'ultimo minuto. Anche nel Pd un tempo erano contrari, da Enrico Letta a David Sassoli non ne volevano sapere del Mes. Ma poi è arrivata Elly Schlein, che credo capisca di Mes quanto io di fisica nucleare, ed ecco rivoltata la frittata. Quei pochi che il trattato che regola il Meccanismo europeo di stabilità lo hanno letto veramente, come ad esempio il nostro Giuseppe Liturri, sanno che cosa ci siamo evitati e si rallegrano per la decisione della maggioranza. Gli altri parlano per partito preso. O meglio, per il partito che vorrebbero essere, vale a dire la sinistra tedesca e francese, che a differenza della nostra fa l’interesse del proprio Paese.

 

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