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SCEMPI COMPIUTI IN NOME DEL GREEN: SI RINGRAZIANO DRAGHI E LA MELONI!

Post n°1812 pubblicato il 17 Aprile 2024 da scricciolo68lbr
 

La Meloni, un esempio di come raggiungere l’apice della carriera politica e la disgrazia in così breve tempo! Una persona così insipida ed impreparata come il Presidente del Consiglio in carica, raramente la si incontra. Capace solo di prendere in giro il proprio elettorarato, promettendo tanto e poi facendo, una volta eletta, tutto il contrario. Nel frattempo, mentre assistiamo impotenti al suo malgoverno, si stanno prendendo l’Italia, pezzo a pezzo. E nel silenzio generale. Di chi sto parlando? Dei fanatici e degli speculatori del green! Con la scusa del verde e delle energie rinnovabili, infatti, interi territori passano in questi ultimi mesi, nelle mani delle multinazionali, che si nascondono dietro società paravento, per portarsi via porzioni del nostro Paese. Senza che nessuno dica niente. Campi coltivati, terreni agricoli, boschi, tratti di mare, colline, pianure e montagne diventano dall’oggi al domani, proprietà privata di colossi stranieri nell’indifferenza dei “sovranisti” di governo (e qui concedo grosse e grasse risate…) e di gran parte degli italiani che non se ne accorgono perchè non ne sanno nulla. Almeno fino a quando l’esproprio non bussa alla loro porta.

 

Dal quotidiano La Verità del 16 aprile c.a., si apprende che questo è già  successo alla famiglia Montemurro, che da anni ha un’azienda agricola biologica a Grottole, provincia di Matera: il terreno è stato espropriato perché lì dovrà sorgere una centrale elettrica. È successo a Donato Eusepi, allevatore di Piansano, in provincia di Viterbo: il suo terreno è stato espropriato perché lì, sorgerà una stazione fotovoltaica. È successo a Nadia Brignone in Val Bormida: i terreni del suo compagno saranno espropriati perché lì sorgeranno sette pale eoliche. E poi rischia di succedere a Andrea Maggi, risicoltore di Vercelli, a Roberta De Quarto viticoltrice a Lizzano in Puglia, a Francesco Fossa, agricoltore a Sassoferrato nelle Marche: tutti i loro terreni sono inseriti nei progetti per la realizzazione di impianti ad energia rinnovabili. 

 

Dunque secondo il decreto semplificazioni del 2021 del sicario d’Italia per eccellenza, Mario Draghi, possono essere espropriati senza se e senza ma, per essere assegnati a un’altra società privata, quasi sempre straniera. Il punto è che gli espropri per interesse pubblico sono sempre esistiti: si prendono pezzi di terreno ai privati per costruire opere per l’intera comunità, utili a tutti, come un argine di un fiume, una strada o una ferrovia. Anzi in alcune occasioni si sono registrati abusi al contrario, quando venivano espropriati terreni per opere inutili, indennizzando i proprietari con montagne di denaro. Qui invece si espropria ad un privato non per il benessere comune, quanto per costruire ed accrescere la ricchezza di un altro privato (per lo più multinazionali, per lo più straniere). 

 

Proprio così: si toglie a un privato (l’agricoltore, l’allevatore, etc) e si dà a un altro privato. Tutto ciò in nome del green. Ma come è possibile che in nome del green, la cui veridicità nonostante il procedere incessante, sia tutta da dimostrare, la tutela della proprietà privata passi in secondo piano nonostante un sedicente governo sovranista, populista, che da sempre si è schierato dalla parte della proprietà privata, come pure in quelle regioni governate da partiti che si dichiarano promotori della tutela della proprietà privata e che fanno di questo il loro vanto e un punto di forza? 

 

E come è mai possibile che in nome del green si possa permettere a società straniere di diventare indisturbate proprietarie di pezzi del nostro territorio, anche in quelle regioni governate da partiti che fanno della tutela dell’italianità il loro punto di forza?

 

L’origine di questo scempio, che si sta compiendo nel disinteresse di (quasi) tutti, è in un provvedimento del 2021 di Mario Draghi, al quale evidentemente gli scempi compiuti sin’ora, non sono sufficienti. Questo provvedimento di cui parlo è precisamente il decreto Semplificazioni, numero 77, del 31 maggio 2021. Dietro un aggettivo che evoca benevolenza (le semplificazioni …) si nasconde come spesso accade una perfetta orchestrazione. Quasi nessuno se n’è accorto quando fu approvato, tutti presi com’erano dall’applaudire il Santo Mario moltiplicatore dei vaccini, e poi del: “volete la pace o il condizionatore acceso?”. E pochi se ne accorgono ora, anche se il decreto sta provocando ingenti danni coi suoi effetti malefici sotto gli occhi di tutti. Con le «semplificazioni», infatti, Draghi stabiliva che in nome del supremo interesse green, si potevano fare due cose fino ad allora severamente vietate: 1) espropriare anche i terreni coltivati e i boschi (fino ad allora era possibile costruire impianti eolici e fotovoltaici solo su aree degradate, cave, capannoni dismessi etc); 2) espropriare i terreni coltivati e i boschi per darli non allo Stato ma ad altre società private. Il combinato disposto di queste due “meravigliose” semplificazioni, ha prodotto quello di cui ho parlato sino ad ora: pezzi di terreno coltivato e pezzi di paesaggi stupendi che vengono strappati all’Italia e consegnati a colossi privati (per lo più stranieri).

 

In provincia di Nuoro, per esempio, sempre dall’articolo de La Verità, si apprende di quelle che vengono chiamate per la loro bellezza le «Dolomiti della Sardegna», una zona incontaminata che vive di turismo. Ebbene: lì sono stati presentati progetti per 170 pale eoliche. Molte di questi progetti sono stati presentati da un giovane di 30 anni, titolare di 84 società, dietro il quale c’è un colosso spagnolo, la Bahia de Plata Real Estate. A Taranto il progetto per il mega impianto fotovoltaico che distruggerà la tradizionale coltivazione delle cozze, è stata presentato da una piccolissima società la M.Floating Mar Piccolo, alla cui guida c’è Francesca Scollato, un’anziana signora che di rinnovabili naturalmente non sa nulla, ma che è la mamma di un avvocato che lavora per una multinazionale greca (la Mytilineos). La multinazionale greca ovviamente assumerà presto su di sé la realizzazione del progetto, lasciando la signora Scollato alle sue pacifiche faccende domestiche.

 

Potremmo andare avanti all’infinito, il meccanismo è sempre lo stesso: si presenta una piccola società, appena costituita, quasi sempre con capitale minimo (10.000 euro o poco più), magari una testa di legno alla guida, spezzetta i progetti in modo da non dare nell’occhio. Poi dietro spunta il colosso straniero che si prende la società, con annessi tutti i piccoli progetti. I quali piccoli progetti, messi insieme, diventano un maxi progetto che genera profitti a palate, alle spalle di chi è stato espropriato. Ma resta il dubbio: davvero l’ideologia green può giustificare simili soprusi? Davvero l’interesse nazionale è quello di strappare terreni ad agricoltori e allevatori per darli a qualche multinazionale? Davvero si difende il verde distruggendo senza criterio i nostri paesaggi per permettere il business dell’eolico nelle mani degli stranieri? Davvero siamo sicuri che questa è la strada giusta o quel decreto Draghi sta svendendo, un’altra volta, pezzo a pezzo il nostro Paese?

E perché nessuno ne parla? Perché nessuno dice nulla? A Fuori dal Coro, questo problema mi dicono i bene informati, lo hanno tirato fuori già da diverse settimane. E gli stessi hanno annunciato che andranno avanti a denunciarlo, anche prossimamente. 

Tuttavia questo silenzio che circonda l’inchiesta stupisce.

Fate un po’ di casino, pure voi… per piacere.

 

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