Creato da Tappo82 il 11/11/2005

ALLA FINESTRA

Considerazioni sugli avvenimenti passati, presenti e futuri che disegnano la civiltà moderna e non solo.

 

 

EFFETTO ALCOLICO

Post n°17 pubblicato il 26 Gennaio 2006 da Tappo82
Foto di Tappo82

Sfuocato,
le dita pigiano i tasti con lentezza e fatica; sul monitor, lo sguardo insegue come la notte il giorno.
Sono seduto, ricurvo, le spalle strette appena sotto il mento; più in basso di me il freddo legno della sedia; ai piedi indosso le ciabatte.
Io non indosso mai le ciabatte.
Mi gratto con le dita il capo. Sbuffo.
Mentre il fiato si fa grosso, alzo gli occhi al cielo; il soffitto pare avvicinarsi ad ogni sbattere di ciglia.
Ora non penso. Non mi serve pensare.
Tossisco con affanno, lo stesso con cui cerco di non farmi sopraffare dai sensi che ormai appannano la percezione del mio stesso essere.
Ogni tanto rialzo il capo, ora sorrido.
È il sorriso di un condannato che conosce il suo destino.
Mi volto.
Il divano è distante.
Il gomito sul tavolo e la testa sulla mano sinistra.
Le dita della destra appoggiate all'orecchio ad accarezzarlo. Lo accarezzo. Mi piace, mi restituisce tranquillità.
Pochi minuti diventano ore.
Balbetto. Io non balbetto mai.
Fisso la lettera R della tastiera. Mi chiedo se sia sempre stata dove è adesso.
La tv accesa urla; il braccio teso non ha i centimetri per arrivare al telecomando.
Non so dire quanto ancora posso resistere prima di dar spazio al lamento.
Mi alzo, ho i piedi a terra ma volteggio e ancora; poi mi sposto.
Torno adagiato e mi concentro sulla tastiera.
Non vedo i tasti. Sbuffo. Non sorrido.
Ho voglia di sdraiarmi. Lo farò, ma non subito. Ora dondolo.
Le dita pesano sulla tastiera. Non ci riesco.
Batto le ciglia. Ancora. Più lente. Ancora.
Il capo si china. La mano corre in suo soccorso. Mi voglio stendere.
Sarà la mia fine, ma la fine non è la peggior cosa…
Squilla un telefono.
Mi agito.
Non lo vedo.
Lo sento e non lo vedo.
Una luce.
Corro.
Suona.
Forte.
Rispondo.
Non capisco.
È un amico.
Non capisco.
Sono in taverna qui non c’è segnale. Spengo.
Mentre torno al computer perdo l’equilibrio prima di trovare nella mano la sedia. Con la sedia ritrovo l’equilibrio. Faccio perno e mi siedo.
Imbraccio i tasti che ancor riesco a batter.
Poi mi incanto.
Poso i piedi sul tavolo. Il fiato si fa più sottile. Lo stomaco più debole.
Il tondo destino mi attende.
Nel bagno, sulle ginocchia, con coraggio e l’aiuto di due dita.

 
 
 

COSE DA RAGAZZI

Post n°15 pubblicato il 21 Dicembre 2005 da Tappo82
Foto di Tappo82

INTRO

Causa la vicinanza del Natale, il mio spirito critico in questi giorni è affievolito… e dire che di spunti ve ne sarebbero molti, ma ho deciso di affrontarli dopo il 25 Dicembre.

Coglierò l’occasione per mantenere una promessa che strinsi con me stesso quando inaugurai il blog; la promessa consiste nello sforzarmi ogni tanto di scrivere meno impegnato, pescando sempre dalla vita reale certamente, ma che alla lettura si presenti più distensivo.

È una sorta di esperimento… per ora pubblico la prima particina di un racconto… se vi incuriosisce un pochino… fatemelo sapere per cortesia e per me sarà divertente continuarla…

PS. Non preoccupatevi però, la mia penna tornerà a pungere le opinioni dei lettori prestissimo…

LA STORIA (PRIMA PARTE)

Quando lunedì 21 Febbraio ci organizzammo per una tranquilla “ pizza da Serafino”, nessuno di noi avrebbe potuto immaginare ciò, che da lì a poco, le nostre menti sarebbero riuscite a partorire.

Eravamo una compagnia di ragazzi molto affiatati; attraversavamo quel periodo dell’adolescenza nel quale valori come quello dell’amicizia contavano... contavano di più.

Questo non perché crescendo si perde la concezione di bla…..bla…..bla…..

Molto più semplicemente perché, a quella età, si vive più intensamente ogni singola ora della giornata e lo si fa con quello spirito da confraternita che rende tutto più suggestivo.

L’affiatamento che si creò tra di noi dicevo, sono convinto fosse dovuto in gran parte al fatto che stessimo condividendo molte esperienze.

Bhè?! Direte voi, che c’è di strano se fra amici si condividono esperienze?
Ok avete ragione, facevamo cose “normali” per dei quindicenni, ma nel farle si può dire che avevamo uno stile tutto nostro.
Sia chiaro niente di trasgressivo!!!! Magari soltanto illegale.
Ma che diavolo! Volete farmi credere che non avete mai rubato caramelle in vita vostra??

Mi ricordo molto bene quel giorno, è come se si fosse stampato indelebilmente nella mia memoria.

Ci trovavamo all’oratorio, tutti attorno ad un tavolo a fantasticare sulle tipe che occupavano i pensieri e i trastullamenti di noi giovani.

Le solite cose: “domani esco con quella”, “invece a me piace l’altra” seguite dai soliti commenti: “che tette che ha quella”, “invece a me piace il culo dell’altra…….”. Tutto tremendamente quotidiano.

Il tempo scorre lento quando non hai un cazzo da fare…., così durante uno dei numerosi silenzi che trovavano spazio nelle nostre conversazioni, una voce si fece grossa e tentò di sbloccare la situazione:”allora stasera?? Che cazzo facciamo!?!”.

Era Sgamo che con i suoi modi principeschi chiedeva se qualcuno avesse idee per la serata.
Questo è un ragazzo dalla spiccata personalità; con lui ho un rapporto del tutto particolare, infatti non ci sono molte cose che ci accomunano.

Per alcuni aspetti per la verità siamo tremendamente differenti; io sono timido ed introverso, lui espansivo; io sono una persona che ha bisogno di stare fuori di casa per divertirmi, lui una di quelle che sul letto ci passerebbe le giornate, a maggior ragione se Sky trasmette una di quelle noiosissime partite di tennis che segue con un attenzione olimpica; io sono per il “vivi e lascia vivere”, lui è per il “se posso ti spacco i coglioni.”

Insomma, io e Mattia siamo proprio grandi amici, altrimenti……….

Una cosa, che è indiscutibilmente identica per entrambi c’è: l’esperienza scolastica delle superiori.
Abbiamo frequentato scuole diverse, Sgamo ne ha cambiate alcune, io sono stato in procinto di farlo, ma quella che è rimasta intatta per entrambi, è l’innata predisposizione al fancazzismo che mescolata ad una gran dose di menefreghismo compone un cocktail tanto divertente quanto coinvolgente; unica controindicazione: un paio di bocciature.

Non ricordo nemmeno quante volte abbiamo tagliato insieme; solitamente ci si beccava in stazione  a Novara, per evitare il pacco degli orari diversi, ci si sbatteva dentro un bar a fare colazioni che a volte sembravano più aperitivi del venerdì e poi via al parchetto ad ammazzarci di storgi……..

Spensieratezza e divertimento, queste erano le parole d’ordine per vivere la giornata; ma alla giornata ne seguono altre ed altre ancora e inesorabilmente arriva il giorno della pagella finale……… vi lascio immaginare l’epilogo. Si, due volte.

Comunque, alla domanda improvvisa di Sgamo, al tavolo dei silenziosi seguì un mormorio sommesso, lungo qualche decina di secondi, durante il quale un'altra voce superò le altre:”Io e Pino stavamo pensando di mangiare una pizza fuori!!!!!?”

La voce apparteneva a Play e, Pino era il suo inseparabile compagno di avventure.
Con loro giocavo a pallone, abbiamo condiviso grandi gioie e grandi dolori.
Per gli elementi di cui era composta la nostra squadra furono probabilmente più dolori che gioie, ma non vi voglio annoiare con il calcio….

Bastò poco più di uno sguardo e anche Space e Stupro, che sedevano proprio di fronte a me, si convinsero.
Si capisco, è più che legittimo chiedersi perché “Stupro”, ma vi assicuro che per fortuna le origini di questo soprannome sono il frutto di una leggenda, che ancora oggi tutti noi speriamo sia e rimanga soltanto tale.

Insomma al morir del pomeriggio io e i miei cinque amici avevamo preso una decisione:
19.30 ritrovo sul piazzale della chiesa, si parcheggiano i mezzi e si va a mangiare…

Erano da poco passate le otto quando, questi sei baldi giovanotti finalmente…..

CONTINUA…..

 
 
 

LA MIA PRIMA VOLTA...

Post n°10 pubblicato il 26 Novembre 2005 da Tappo82
Foto di Tappo82

Il racconto che leggerete oggi, a prima vista e forse anche alla seconda, vi sembrerà essere fuori luogo rispetto allo stile che ho tenuto fin’ora… la mia volontà era quella di commentare i sempre più frequenti casi di abuso di droga che, nell’ultimo periodo, hanno occupato spazi importanti tra i quotidiani d’informazione.

Poi ci ho ripensato e ho deciso che mi sarebbe piaciuto di più affrontare questo argomento in maniera un poco diversa.

I media hanno l’abitudine di occuparsi di droga in due casi:

il primo, è il momento più spettacolare del suo utilizzo, l’overdose.

il secondo, interviene quando sovvengono interessi politici di campagna elettorale; a questo proposito si parla solo di maxi-sequestri…

Io ho pensato di parlare di quel momento in cui si viene a contatto con quella realtà e ho deciso di farlo attraverso un raccontino… lo spaccato di vita che narro, sono convinto essere comune alla grande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze… certo, cambia lo sfondo, gli attori, il copione e persino il finale di ognuno di noi è diverso; ma l’approccio è sempre quello e la protagonista è sempre la spensieratezzà… se rivdrete qualcosa di voi nelle mie parole, provate a dirmi quali...

Sì, non c’è dubbio, la mia storia sarebbe potuta iniziare così!

Sarebbe dicevo, perché non sono così vecchio; ma il fatto è che alla mia tenera età, come direbbe mia mamma, qualche esperienza l’ho vissuta, qualche altra l’ho cercata e altre ancora, bhè quelle le ho solo sentite raccontare; il problema è che non sapevo cosa dire, come inizio non male, vero?

Io credo che tutto cominciò quando frequentavo le scuole medie inferiori, (che classe quella) la mitica sezione D, indimenticabile; oddio, quasi, perchè ad essere sincero ora che ci penso, proprio tutti-tutti i miei compagni non li ricordo.

A quel tempo era tutto perfetto, ero bravissimo a scuola, chiaro non c’era bisogno di studiare, bastava stare attenti alle coinvolgenti spiegazioni del Prof. R.

Grande uomo prima che grande insegnante.

E’ a lui che devo il merito di aver saputo coltivare passioni a me care come la recitazione, il diritto, la scrittura, la storia e il bel parlare.

Oggi penso che il suo più grande merito sia quello di non avermi insegnato nulla di quello che normalmente si impara tra i banchi; niente vita-morte-miracoli di chissà quale personaggio, ma piuttosto come questo, con le sue parole e le sue azioni, abbia contribuito a costruire le basi del mondo in cui vivo adesso.

Fu lui che mi spiegò per primo cosa è il parlamento, ma non soltanto, insieme con i miei compagni ci aiutò a costituirne uno nostro, con le nostre idee e proposte, tema del giorno: l’immigrazione.(pensate…  parlava di immigrazione a dei bambini più di dieci anni fa…)

Che splendidi ricordi…..

Era un normalissimo mattino del secondo anno, quello in cui ci recammo in aula-video per intrattenerci con un documentario sull’utilizzo del nucleare; presi posto in prima fila tra i miei amici più intimi, davanti a due altre grandi amiche che chiamerò Wonder e Miss.

Tutto procedeva regolarmente, il filmato stava giungendo al termine quando, tra l’immancabile brusio delle voci in sottofondo, il mio orecchio ne distinse chiaramente due:
“Ma dai, hai provato anche tu?”.

Mi incuriosì Miss....

 “Si, avevi ragione è una figata”, rispose Wonder, rapendomi completamente.

“Eravamo giù al naviglio sotto il ponte…” Proseguiva, mentre cercando di non farmi notare tesi l’orecchio all’indietro. In quel momento Miss. incalzò la discussione con un'altra domanda:”chi è che l’ha fatta su?”

A quel punto divorato dalla fretta di sapere mi girai e interrompendole chiesi: “chi l’ha fatta su cosa?”

Non feci nemmeno in tempo a concludere la frase che subito mi azzittirono:“shhhhhh!!! Parla piano scemo….una canna no!?!”

Una canna no!?!......no!!! Pensai subito, ma ero talmente sconcertato, deluso e incredulo di quelle parole che non dissi niente. Provai a pensare ad una frase da dire, tanto per, ma niente, non dissi niente.

Posso affermare con certezza che quello fu il mio primo contatto molto indiretto con il “fumo”.

Lo so che pensate “sfigato!”, ma cercate di capirmi, io ero ancora uno di quelli che diceva “non fumerò mai”.

Mi presento sono Tappo e lo ammetto: mi sbagliavo.

Badate che per me non è mica facile scrivere queste parole, ma di fronte all’evidenza……..

Mi ripresento, sono Tappo e lo ammetto: sono stato un fumatore.

Attenzione, non ne vado orgoglioso e non intendo iniziare una crociata di legalizzazione, ma avendo occupato, accompagnato, riempito, divertito e cancellato così tanti momenti della mia vita che, per lo meno, non posso far finta di disprezzarla o condannarla... mi limiterò a raccontarla.

Sembra strano usare il verbo raccontare, ma più ci penso e più mi convinco che sia quello azzeccato.

Feci le mie prime “esperienze” nel periodo in cui approdai alle superiori ed è li che conobbi molti tra i miei più grandi colleghi di fumate e... fu proprio in quei mesi che incontrai Lei per la prima volta.

Ho sprazzi di memoria in cui ci sono io che la guardo stranito, curioso e desideroso di toccarla come un gatto che gioca con un riccio.

Certo, con i ricci, ci si graffia le zampette, ma vi assicuro che se vi guadagnate la loro amicizia sono tra gli animaletti più divertenti che conosca.

Io e lei per un po’ siamo rimasti soltanto dei conoscenti, nessuno dei due era convinto che sarebbe potuto nascere qualcosa di più che una semplice e banale amicizia.

Eravamo troppo diversi, io ero il tipico bravo ragazzo, educato, riservato, di buona famiglia, con dei principi ancora sani.

Venivo da un passato scolastico più che buono, frequentavo addirittura il gruppo scout del mio paese.

Per intenderci, ero tra i candidati numero uno per diventare il gran visir dei babbi di minchia.

Lei invece rappresentava l’altra faccia della medaglia.

Lei era spericolata, senza regole e girava voce che in compagnia, a giro, si facesse un po’ tutti, con un occhio di riguardo per quelli pieni di soldi.

Pochi sanno da dove provenga, è una confidenza che ha fatto solo a chi l’ha vista crescere.

Insomma tutto si può dire tranne che tra di noi fu subito un colpo di fulmine.

Dopo qualche settimana notai che qualcosa da parte sua era cambiata; lo vedevo da come mi guardava, da come si avvicinava e da come mi cercava.

Una sera di inverno del 19.. ebbi finalmente l’occasione di conoscerla meglio.

Fu grazie a Carlitos che con una scusa la accompagnò da me, che l’aspettavo nella piazzetta del paese.

Ringraziai($) profumatamente il mio amico e saltai sul mio fifty top con lei; sfrecciammo per le strade buie con la mente sgombra da ogni paensiero.

Quella sera provai una strana emozione, avevo una carica di adrenalina che di quel tipo non ne avevo mai provata, e non sapevo che poi avrei dovuto imparare a convivere con quella sensazione.

Curva dopo curva , ci stavamo avvicinando a casa e, mentre il vento freddo pettinava i miei capelli, io posavo la mia mano su di lei ad accarezzarla, quasi per assicurarmi che fosse ancora con me... lei c’era.

Non ricordo esattamente perché, ma quel fine settimana i miei genitori erano fuori; che figata! Avevamo tutta la mia casetta per noi.

Le feci strada fino alla cucina, le offrii da bere, ma lei rifiutò dicendomi che non beve e che per stare con me ed imparare ad assaporarci a vicenda, l’alcool non le era utile, anzi…. Disse che se l’avessi ritenuto opportuno mi sarei potuto ubriacare dopo; capii più avanti il suo consiglio.

C’era un'atmosfera elettrizzante intorno a noi, io timido come sono cercavo il modo giusto per avvicinarmi, mentre lei se ne stava immobile a fissarmi, con quel gioco di sguardi che non riuscivo più a controllare, così, trovai una scusa banale e mi rifugiai in bagno.

Mi guardai allo specchio, mi sciacquai la faccia con po’ d’acqua fresca e con una reazione d’orgoglio tipicamente maschile, decisi che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione.

Uscii frettolosamente dal bagno, finalmente sapevo cosa dire e cosa fare; spalancai la porta, varcai la soglia della cucina, chiusi gli occhi e dissi ”ascoltami bene….”

Quando riaprii le mie pupille la vidi semi adagiata sul divano.

Era bellissima, avvolta in un bianco lenzuolo, il suo profumo mi riempì naso e cervello; ero completamente in balia di lei e non capii più nulla; non ricordavo nemmeno quello che mi ero detto poco prima in bagno.

Lei lo aveva capito, mi strizzò un occhio e mi sussurrò la frase che ancora oggi mi sussurra quando stiamo insieme: “Accendimi! Amore”.

Mi avvicinai, posai la mia bocca sulla sua e il mio cuore le rispose:”ti amo anch’io, Marja”.

C’era una volta ………………

 
 
 

I VALORI DELLA REPUBBLICA

Post n°9 pubblicato il 24 Novembre 2005 da Tappo82
Foto di Tappo82

In questi giorni si parla molto di Repubblica; in particolare del mandato in scadenza del nostro Presidente, che tra l’altro stimo molto.
Sono questi anche i giorni del duecentenario della morte di Mazzini… e così l’articolo di oggi è dedicato alla Repubblica, al 2 Giugno che ne è la festa; ma soprattutto ai suoi valori che per quanto mi riguarda sono posti sopra a qualsiasi altri…

Non so se tutti gli italiani hanno partecipato almeno una volta nella vita alla festa della Repubblica.

Auguro a tutti di provare l’emozione che ho provato io quel giorno.

L’ho festeggiata nel mio piccolo paese, la mia Italia!
L’ho festeggiata con la mia piccola bandiera, la mia Italia!
L’ ho festeggiata con le poche centinaia di persone presenti, la mia piccola Italia!

Ma sapete cosa c’era di grande quel giorno?

Di grande c’era,che quel piccolo paese c’era.
Di grande c’era,che la mia piccola bandiera aveva il nostro tricolore!
Di grande c’era,che le persone quel giorno avevano un cuore grande, che tenevano in mano; nella mano destra, perché l’altra era impegnata ad asciugare le lacrime che il nostro inno ti strappava dall’anima.

Io ho pianto!
Non mi capita mai di piangere!
Stavo li in piedi, dritto, impettito, con lo sguardo fisso sulla bandiera.
Quanto era bella quel giorno la bandiera.
Non avevo mai guardato così a lungo il tricolore, non avevo mai sentito i brividi attraversarmi la schiena guardando il tricolore.
Quella mattina il verde della speranza non era quello della Lega, il rosso della passione non era quello di Rifondazione; quelli erano i colori della nostra terra, i colori che hanno fatto la guerra d’indipendenza, i colori della Repubblica d’Italia, i colori per cui gli Italiani sono morti e continuano a morire.

È importante che ci si ricordi di questo.
È importante che nessuno si dimentichi che la festa della Repubblica Italiana non è la festa di Berlusconi.

Lo sapevo! Basta fare quel nome ed ecco che le tutine-girotondine-disobbedienti (PER MAGGIORE CHIAREZZA SU QUESTI PERSONAGGI LEGGERE ANCHE IL POSTN°5DEL17/11/2005)saltano fuori come i grilli…

Cosa volete ancora?
Cosa state urlando questa volta!?
Cosa centra la guerra?
Cosa centra Bush?

Vi ho riconosciuti, siete gli stessi farneticanti dell’altra volta.
Mi avete stancato!
Sono nauseato dalla vostra ignoranza!
Si!! Ignoranti!! Perché chi il due giugno invece della bandiera italiana imbraccia quella della pace, è un Ignorante!
Ci sono altri trecentosessantaquattro giorni per farlo, trecentosessantaquattro giorni per rincorrere "i vostri unicorni bianchi sull’isola che non c’è".

Solo uno sciocco può lasciarsi scappare l’occasione di festeggiare la sua Italia perché è impegnato a insultare questo o quel politico.

Ma cazzo!!!

Lo fate tutto l’anno, lo dite tutto l’anno che non vi va mai bene un niente!
Non potevate lasciarle nell’armadio le vostre bandiere?Almeno quelle del guerrigliero a voi tanto caro?

No EH?!

Chi non ama l’Italia, non se la merita, chi si arroga il diritto di bendare le statue di Roma per proteggerle da chissà quale scempio, non ama l’Italia.

Mi ricordo bene certe scene al TG… badate gente, è stato inutile bendare quelle statue, perché quelle statue avevano già gli occhi chiusi, come chi ha appena finito di piangere, piangere l’Italia.
Chi il due giugno non canta l’inno, non vuole bene all’ Italia.
Chi manifesta per le strade e si dimentica che può farlo grazie alla Repubblica, non si merita l’Italia.

 
 
 

LA POETESSA CORAGGIOSA

Post n°8 pubblicato il 23 Novembre 2005 da Tappo82
Foto di Tappo82

L’articolo di oggi è un omaggio a una donna speciale…

Mi sono imbattuto nella sua storia e ne sono rimasto colpito…

Scriveva poesie, come fanno molte ragazze nel loro blog… ma lei era Afghana, non aveva un computer e lo faceva sulla carta, con la penna…

Era una grande poetessa, una vera intellettuale; ma in uno stato, l’Afghanistan, dove la nuova Costituzione sancisce la parità tra uomo e donna, dove il parlamento ha una quota rosa, le tradizioni fanno ancora orrore.

Nadia Anjuman, questo è il suo nome, è stata picchiata a morte dal marito rea di aver disonorato lui e la sua gente…”una donna che rende pubblici i suoi canti d’amore e bellezza, reca disonore alla sua gente”.

Potremmo porci mille domande e affrontare altrettante questioni attraverso questa vicenda e sulle cinquemila tra bambine, ragazze e donne uccise per “onore” ogni anno…

Non lo faremo.

Ti dedico questi miei modesti versi nella speranza di regalare un barlume di gioia agli occhi tristi e volti verso il basso che hai nella foto sotto il mio sguardo… Ciao Nadia..

Cantava il suo dolore e la sua tristezza,
il suo amore e il suo odio,
raccontava della sua promiscuità,
ma mai cadendo nella volgarità.

Il suo genio e i suoi inni alla gioia a lungo sono rimasti nascosti.
Nadia era il nome della coraggiosa donna di Herat…
Anni passati nell’attesa di veder il regime soffocato
e il suo libro finalmente pubblicato.
La sua vita contava venticinque natali,
soltanto venticinque natali.

Il suo libro Gule Dudi è stato intitolato,
fiore scuro è il suo significato.
I suoi versi d’amore,
per qualcuno sono disonore.
Il marito l’ha picchiata
e poi ha detto s’è suicidata.
Nessuno gli ha creduto,
strade troppo dure avevi già battuto..

Non temere Nadia tu non sei sparita,
la tua voce ora è più forte
e le tue parole ancor più soavi.

Non temere Nadia tu non sparirai mai,
hai chiesto in prestito alla vita pochi attimi è vero,
ma li hai saputi rendere intensi,
come il tuo sguardo,
triste ma fiero…

 
 
 

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