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Post N° 133

Post n°133 pubblicato il 30 Settembre 2007 da Vincanto_Editions
 

|ve|o - agg.
 1. bianco come la neve;
2 coperto di neve;
3 fig., di carattere o atteggiamento distaccato freddo, distaccato

Piccoli pezzi di cielo invernale, caduti a formare pozzanghere di un traslucido notturno. François vi cammina accanto, tutto intento a non entrarci con i piedi. Ed è d'equilibrio l'impegno anche se sottile e solo probabile il risultato. Ma non fa nulla, che l'importante è non far tardi.

Le luci sfavillanti del grattacielo sembrano arrampicarsi fino alla luna, come fanno il suono delle voci dei bimbi, le risate soffocate nelle ore della sera o le note d'ambrosia di una canzone d'amore.

Ma a quale piano abiterà Nivea?

Un portiere esageratamente gallonato lo blocca con il solo sguardo. François farfuglia la sua domanda. L'uomo, dopo averlo squadrato da capo a piedi, gli getta una secca risposta, allo stesso modo con cui si getterebbe un osso ad un cane randagio.

L'ascensore ha molto dell'astronave, con tutte le lucine e gli specchi, e il ding che illumina ogni piano raggiunto. Si è proprio un'astronave che sale sale sale, incontro a stelle che seppur si fanno sempre più vicine pure sembrano più lontane.

Piano-primo appuntamento - ding

Piano-secondo me va alla grande - ding

Piano-terzo incomodo? Spero proprio di no! - ding

Piano-quarto di luna, aiutami tu - ding

Piano-quinto... piano-quinto... cazzo, non mi viene in mente proprio niente! - sbong!

Piano-sesto sognando non mi svegliate! - ding


E intanto che la macchina sale, più forte ringhia l'attesa.
E sembra passata un'epoca intera, quando il soffitto dell'ascensore d'un tratto s'apre.

Nel buio emerge il volto di Nivea. Talmente bianco da suscitare il frullio d'un turbamento...

- Ciao! E allora, che fai non esci?

- E come faccio, se non s'aprono le porte!

- No, per salire fin qui devi tirarti su, perché l'ascensore non ci arriva. Dai, ora ti aiuto io... Afferra la mia mano.

- Certo che l'afferro.... al volo!

Esile e leggiadra, ma quanta misteriosa forza emana nella sua bellezza e nel condurmi a te, la tua piccola mano...

François, uscendo da una botola trasparente, si ritrova sul terrazzo dell'edificio, sotto un cielo tutto ingombro di stelle, appese come addobbi luccicanti a far festa.

Quindi Nivea lo conduce verso una enorme scatola di legno, dove le candele accese alle finestre e l'odore di fumo di un camino a spandersi nel gelo dell'aria, la rendono perfetta, romantica casetta.

- È qui che stai?

- Vieni, non fare domande. Le risposte chiudono la porta all'immaginazione, alle scoperte...

- E allora s'apra la porta sui tanti misteri tuoi, Nivea! Si dischiuda alla mia vista il mondo delle cose tue, sì che possa essermi rivelato quanto sta intorno e, quindi, dentro di te. Perché come i granelli di sabbia che s'impregnano di sale e d'umido del mare noi siamo...

Ed è innocente lo sguardo che François posa su ogni fibra di lei. E della stessa innocenza è venato il bacio che posa sulle sue labbra schiuse...



- Forse ti sembrerà insano dirlo appena ora, ma mi piace stare vicino a te, mi fa sentire più saldo alla terra mentre pure mi fa girar la testa. È difficile da descrivere, è talmente pieno d'emozioni e ricco d'echi vibranti ciò che provo, che la mente non riesce ad afferrare le parole per spiegarlo. Esse sfuggono alla volontà, alla stregua di farfalle in volo, che non si riesce a trattenere nelle mani e di cui si sente solo il contatto leggero, di morbido velluto, tra le vane dita aperte... Nivea io... io...

- No...lasciale stare quelle parole, non le afferrare. Lascia che volino, perché nel fermarle corri il rischio di sciuparle. Ti sia più vivace trofeo il sapere che le stesse parole le odo anch'io...

- Ma io...

- No, non tu... Ora puoi dire, finalmente, noi... Guarda!

E Nivea indica le loro ombre disegnate dalle fiamme del camino sopra all'opposta parete.

- Vedi? Se mi avvicino, se giungo sino a sfiorare del corpo tuo la pelle con la mia, e se avvicino la mia testa al capo tuo, allora l'ombra mia e l'ombra tua diventano un tutt'uno, senza incrinature. Ed anche se in fondo conserviamo ciascuno l'originario profilo, quando stiamo insieme consentiamo di esistere a qualcosa d'altro che espande entrambi. Quella espansione che per i poeti s'appella amore...

- Ma se è così, l'amore espande tutto, anche i lati negativi, i difetti!

- Anche quelli, ma almeno così hanno di che mescolarsi gli uni agli altri e divenire meno vistosi

- Restar per sempre così, vorrei...

- Ed io vorrei tanto con una menzogna poterlo confermare...

- E allora fallo...

- Se mentissi a te, sacrificherei parte di me...

- Appari troppo grave nel tuo giudizio

- È severo sempre un giudizio, soprattutto se condanna a morte un pezzo di verità, e nessun giudizio è scevro dalla pecca del parziale...

- Ora basta, non voglio parlar di cose tristi... Voglio soltanto baciare ancora!

- Baciami allora, vedrai, ogni tristezza di quel piacere sfiorirà...


E quando nell'ora dipoi s'aprono, gli occhi di François incontrano la luce del mattino più bello del mondo. Quello in cui i pensieri galleggiano sul ricordo delle ore che si portano ancora appiccicate addosso, frammiste ad una fragranza straniera che s'è appena appreso a conoscere. François l'accarezza col pensiero ed il profumo si riaccende ancor di più.

- Toh, un suo capello biondo sul cuscino! - e sorride.

Perché sorride delle più sciocche debolezze e delle più leggere ingenuità chi è innamorato.
Pure, però, non tollera le attese, tanto che vorrebbe essere sempre presente in ogni presente dell'altro.

Tuttavia il tempo non s'incaglia, né tra l'onde increspate della voglia insoddisfatta né sulle piatte acquemorte di una troppo prolungata assenza. Il tempo scorre e, indifferente, non attende il decantare neanche del più irrequieto dei sospiri.

E allora François si alza, lascia il nido caldo e sfatto e zoppica, in una nudità assoluta senza scuri d'imbarazzi, attraverso la stanza sui piedi ghiacciati. Troppa è la voglia di ritrovare, di scivolare ancora con tutta l'anima sulla superficie limpida di quel sogno appena realizzato.

Ma vuoto e freddo è il bagno. E vuota e fredda la piccola cucina. E pure ancora vuoto è il letto.

In tutto quel vuoto, dove ciò che pareva certezza si rivela del tutto spoglia d'effettive ragioni, François intirizzisce e trema alla scoperta di ritrovarsi, per una volta ancora, solo.

Un brivido. François ne percorre ogni centimetro che va dal letto vuoto alla cenere spenta nel camino, dal silenzio di cui il piano è ingombro al presentimento assurdo di un'ancora incredula assenza.

- No, non può essere... Sarai andata fuori a coglier nuovi fiori...

S'affaccia all'uscio della porta, ma il vento spira in raffiche sferzanti che paiono portare lontano lontano, nella terra sconfinata di un'illusione, ogni speranza.

Allora rientra. Indossa il maglione sulla pelle nuda e rabbrividisce ancora al contatto ruvido e pungente con la trama delle lane.

François gira per la stanza, nella consueta ricerca di una motivazioni sufficiente. Finché, stanco, torna a sedersi sul letto, accanto a ciò che di lei gli resta. La propria inassopita voglia.

- Tornerà. Si tornerà.... e quando aprirà quella porta l'abbraccerò con un sorriso 



Ma intanto da grandi nuvole grigie, che tengono ben caldo il vasto cielo, s'apre uno squarcio lungo e profondo.

È neve quella che ne cade. In sì gran quantità. E testardamente.

Poi, nell'ovattato silenzio, rotola sino ai piedi suoi la propria voce stonata. Che è soltanto sussurro.

- Eppure avrei voluto almeno dirti addio, amore mio....

François ne raccoglie i pochi resti, e con le mani intirizzite se li porta sul cuore già agghiacciato.

Colmi dello splendore dei rimorsi son gli occhi suoi, ora, intanto che guarda fuori attraverso il lucido vetro.

La neve continua a posarsi sul terrazzo. Sui bordi della finestra.

E lenta cade anche sopra i lunghi, trascorsi cammini e sul mare appantanato delle attuali ragioni che portano un uomo in solitario stare .

Ed è soffice. Avvolgente. Nivea...


Secret Garden - "Dreamcatcher"

 
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