Sì, la salute è importante, lo ben so, però purtroppo non tutti possiamo goderne. E allora, già sei sfigato che non c'hai manco la salute, possibile che la medicina per curarti abbia dovuto inventare tutti questi metodi truculenti?
Fosse per me, donna nota in tutto il mondo per essere impavida e stoica come nessuno, mi farei anche la ceretta ai baffi in anestesia totale. Detto ciò, tutti potranno facilmente intuire quale fosse la mia gioia quando, dopo aver prenotato una visita in un centro specializzato di Verona, ho scoperto che in una sola giornata mi avrebbero sottoposta a:
- ecografia addominale
- clisma opaco
- ecografia e visita ginecologica
- citoscopia.
Non sarebbe stato nemmeno troppo se, previa giornata di supplizi, non mi avessero imposto anche:
- 5 giorni di dieta priva di scorie, ovvero senza pane, pasta, farinacei in generale, verdura, frutta, formaggi grassi (considerate che io non amo la carne e avrete un'idea di cosa ho passato in quei giorni)
- 13 confetti di lassativo il giorno prima, più sali per purificarmi e diversi litri di acqua da ingurgitare in due ore dopo di che digiuno assoluto per 24 ore
Il giorno X si è svolto più o meno così.
Alle ore otto, dopo 4 ore di viaggio nel cuore della notte, con alle spalle una settimana di lavoro-yogurt-lavoro-fettina di carne-sonno-sogni di pietanze grasse e corpose, mi ritrovo accasciata su una sedia della sala d'aspetto e tracanno ebbra ettolitri di acqua in preparazione dell'ecografia.
Un paio di ore dopo la mia molle persona giace chiappe al vento su un freddo e duro tavolaccio, con un simpatico sondino anale e osserva con tormento lo schermo su cui un medico indifferente controlla la dilatazione del mio intestino (la terza persona per sottolineare che il totale estraniamento dalla situazione è stato fondamentale per la mia sopravvivenza).
Giusto il tempo di riprendermi, ormai gonfia come una mongolfiera, raggiungo in volo l'ennesimo reparto e mi ritrovo dopo poco a gambe all'aria, mentre un terzo medico, con l'aria di chi non vedeva l'ora di andare a pranzo, ravana spassionatamente per le vie del borgo.
Giunte le ore 12, quando ormai mi appaiono dinnanzi visioni allettanti di panini caldi superfarciti, pizze grondanti di mozzarella, cappelletti al ragù e torte di mele, scopro con orrore che devo fare l'ultimo esame in sala operatoria. Unica nota positiva: l'infermiera che mi carica tremante di freddo sulla barella, nota le mie accattivanti mutandine che sfoggiano sul sedere una graziosa luna piena in versione vampiresca, con tanto di alucce svolazzanti di pipistrello e denti appuntiti in bella vista, e si complimenta. Tronfia d'orgoglio, raggiungo le segrete dell'ospedale, dove vengo avvoltolata sapientemente in una coperta in stile domopack e parcheggiata accanto alla sala operatoria vicino a barelle vuote e armadietti di ferro. Per un'ora rimango lì, distesa sulla barella come un arrosto poco invitante in attesa della cottura, a fissare il soffitto e a raccogliere vari espedienti mentali per distogliere l'attenzione dallo "squich, squich" che sento provenire dalla sala operatoria a fianco. In vari momenti penso anche di darmi alla fuga, ma sono vestita soltanto di un sottile camicino bianco e la via che mi ha portato in quel luogo mi è sembrata quanto mai tortuosa, ma soprattutto non ho forze sufficienti per affrontare a piedi nudi la lunga camminata verso l'ignoto.
Quando ormai credo di aver stabilito un seducente contatto con l'Aldilà, vengo riportata alla realtà dallo schianto di una barella contro la porta, e mi accorgo che davanti ai miei occhi giace la signora dello "squich squich", fortunatamente addormentata e ignara del fatto che la barella sulla quale giace priva di sensi è stata incastrata di traverso nella porta, forse per una manovra azzardata dell'infermiera.
Fatto sta che a quel punto qualcuno si ricorda della mia esistenza, e sono quasi le 14 quando, nonostante le rassicurazioni dell'equipe, mi trasformo in un essere piagnucoloso e lacrimevole, che si produce in versi di disperazione quando viene inserito il dannatissimo catetere, la mia Sacra vescica viene riempita di dannatissima acqua fredda e una stradannatissima sonda risale il canale scattando fotografie del paesaggio.
Sono ormai ridotta all'ombra di me stessa quando l'infermiera esclama: "certo che non sei una ragazza molto coraggiosa, eh?".
Infermieri, medici, perdonatemi: non ho ingerito cibi sostanziosi per cinque giorni, sono a digiuno da 30 ore, non ho dormito quasi nulla, sono ore che vengo gonfiata, riempita, scovolata da ogni orifizio, volete che vi dimostri il mio coraggio spargendo le vostre saccenti membra in giro per l'ospedale?
La salute è importante, soprattutto per il mantenimento di un minimo di dignità umana, cribbio.
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il 25/02/2021 alle 20:25
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