Creato da dolcesettembre.1 il 19/10/2010
notizie choc, curiose,strane,assurde, incredibili, dall'Italia e dal mondo

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Alda Merini

E' necessario

che una donna

lasci un segno

della propria anima

ad un uomo...di sè,

perchè a fare l'amore

siamo brave tutte.

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LA DURA LEGGE DEL TALK SHOW

Post n°3655 pubblicato il 17 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

Si è affermata da qualche anno, sopratutto nei talk show, anche in quelli che si occupano di Attualità, Politica o di seriosissime questioni economiche, una tendenza curiosa:fatta eccezione per gli ospiti d'onore, nessuno dei partecipanti riesce più a svolgere un discorso compiuto o ad esprimere un'opinione argomentata. La regola dei ritmi televisivi vuole che ciascuno venga interrotto dopo pochi secondi dal conduttore di turno, oppure da uno o più di uno degli altri ospiti. Il tizio che ha la parola ovviamente reagisce, deve alzare la voce, e altrettanto fanno gli avversari, sovrapponendosi l'un l'altro in base alla vecchia, surreale direttiva di Aldo Biscardi:"Non parlate più di due o tre per volta."Il pubblico in studio si schiera a caso o prendendo le parti di chi urla di più, e il risultato finale è un'indistinta cacofonia di suoni e voci, per la gioia dell'Auditel e lo sconforto di chi a casa vorrebbe capirci qualcosa. Non bisogna poi trascurare il fatto che agli ospiti di un Talk Show non si chiede di essere sobri e controllati, anzi, tutto il contrario. L'ideale è avere in studio Massimo Cacciari che comincia a mostrare insofferenza fin dai primi istanti, e in un amen esplode. O magari il re della rissa Vittorio Sgarbi, con i suoi"capra,capra,capra"! In generale, gli ospiti vengono scelti in base ad una precisa regola:devono essere predisposti alla caciara, pronti ad esprimere opnioni forti, provocatorie, senza sfumature. Lo ha ben spiegato Filippo Facci su Libero:"Oggi, prima di chiamarti come ospite ti sondano, e magari, appurato che tu non abbia una posizione estrema o non originaloide, finisce che l'invito salta". E' la dura legge del Talk.C'è da capirli gli Autori:vogliono la macelleria, mica il minuetto. Se la spari grossa vai bene, se ragioni mettiamo in onda un altro.

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QUANDO LE PROPRIETà SONO SUE LA CHIESA SFRATTA SENZA SCRUPOLI

Post n°3654 pubblicato il 16 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

In via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, dal 2013 c'è un palazzo occupato illegalmente da centinaia di abusivi: dopo aver accumulato centinaia di migliaia di euro di debiti con il fornitore dell'elettricità, la società ha staccato la corrente, mettendo i sigilli ai contatori. È qui che, come sappiamo, è intervenuto il cardinale Konrad Krajewski: l'elemosiniere di Papa Francesco, infatti, ha sbloccato la situazione togliendo quei sigilli e riportando la luce agli occupanti. Il caso dell"ex sede Inpdap (il fu Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica) sta facendo molto discutere per l'intervento a gamba tesa del porporato e della Chiesa. Chiesa però che, in passato, ha avuto un comportamento ben diverso quando c"erano in ballo le proprie proprietà.Infatti, come ricordato da La Verità, in molti casi le parrocchie non si sono fatte troppi problemi a sgomberare i propri locali da chi non pagava (più) l'affitto o le utenze: un sacrestano indigente, per esempio, si impiccò per la disperazione, e in altre situazioni furono cacciati senza indugi e remore anche famiglie con bambini, stranieri, associazioni benefiche e anche una scuola media.Era il 2011 quando a Grosseto una 23enne incinta e all'ottavo mese, venne sfrattata da un albergo di proprietà della curia, insieme ad altre famiglie in difficoltà economica. La giovane, tra l'altro, perse drammaticamente il figlio che portava in grembo Sempre in Toscana, ma a Prato, a fine 2015, la curia allontanò un pensionato 65enne che viveva da quattro anni nel complesso parrocchiale, svolgendo i compiti del sacrestano. Lui, senza soldi in tasca, si vide recapitare una lettera che lo invitava ad andarsene entro una settimana: disperato, si tolse la vita.Nel 2013 a Napoli l'Arciconfraternita dei pellegrini decise per lo sfratto per morosità un nucleo familiare di sette persone, finito poi in mezzo alla strada. Ad Amalfi, nel 2015, la curia arcivescovile cacciò dai suoi muri un centro anti-diabete che assisteva 400 pazienti, per poi dare in affitto la proprietà a uno studio legale.E la lista solo parziale fatta dalla Verità è lunga e comprende anche il caso in provincia di Bologna, dove una decina di anni fa le scuole medie del paesino di Lagaro vennero sfrattate dagli immobili della parrocchia che occupavano, quando l"istituto si rifiutò di pagare l'affitto annuo raddoppiato, passato da 11mila a 22euro.Infine, clamorosa la vicenda della "Banca degli abiti" di Salerno, struttura che assiste poveri e senza tetto dando loro vestiti con i quali coprirsi e scaldarsi, sfrattata dalla sede che occupava della parrocchia Maria Santissima della Medaglia Miracolosa.Insomma, viene da chiedersi dov'era il Vaticano e il cardinale Krajewski in tutti questi casi, che non sono stati fatti transitare nel megafono dell'informazione nazionale...

https://www.newsstandhub.com/files/il-giornale-it/images/quando-le-proprieta-sono-sue-la-chiesa-sfratta-senza-scrupoli/xhdpi/c8824707a3662fb5b62ffe4d8a246286.jpg

 

 
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COLTIVARE NOCCIOLE NON FA BENE AL SUOLO

Post n°3653 pubblicato il 13 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

L’Italia rappresenta oggi il secondo produttore a livello mondiale con una quota di mercato di circa il 12% della produzione globale di nocciola e segue a distanza la Turchia, che rappresenta da sola il 70% del mercato complessivo. La geografia italiana delle nocciole vede come prima regione produttrice il Lazio, con 45.967 tonnellate annue, di cui 45mila concentrate nella provincia di Viterbo. Segue la Campania con 39.590 tonnellate annue, di cui 15.200 nella sola provincia di Avellino. Il Piemonte, sebbene la sua Tonda gentile delle Langhe sia la più famosa, è appena al terzo posto, con una produzione annua di 20.027.

Ma c’è sempre più richiesta di nocciole nel mondo, e soprattutto c’è sempre più richiesta da parte di quel colosso mondiale – ma italiano – che è la Ferrero. La quale deve anche pensare a difendere il proprio approvvigionamento dalle crisi internazionali. Ed ecco perciò che il colosso dell’alimentazione dolciaria ha avviato un progetto per ottenere entro il 2025 20mila tonnellate in più di nocciole italiane. È il Progetto Nocciola Italia, promosso dalla Ferrero Hazelnut Company, divisione interna della Ferrero nata nel 2014 con il compito di promuovere in agricoltura il settore corilicolo (corylus era il nocciolo dei latini). Ma, come dice il giornalista Raffaele Lupoli, “l’Italia produrrà più nocciole per la Nutella. Ma non è una buona notizia”.La monocoltura della nocciola, infatti, come tutte le monocolture, non è poi così positiva. Innanzitutto, partiamo dalla considerazione che la coltura della nocciola non va a sostituire un’altra coltura in atto, ma spesso – come capita per le bollicine – comporta l’eradicazione di un angolo selvaggio di natura per piegarlo alle nuove esigenze umane (e per favore non chiamiamolo con locuzione antropocentrica “terreno vocato alla nocciola”).

In secondo luogo, la nocciola viene spesso coltivata con abbondati dosi di fertilizzanti e diserbanti per evitare il crescere dei polloni alla base, garantire nocciole più grandi e maggiore produzione: un ettaro di noccioleto coltivato tradizionalmente infatti rende fino a 50 quintali di nocciole, a fronte dei 15/20 quintali che si ottengono dalla coltivazione biologica. In più, sette o otto trattamenti di fitofarmaci all’anno per combattere i parassiti. Quindi, ad onta della pubblicità, non si può certo dire che la coltivazione della nocciola sia oggi ecosostenibile. Come tutte le monocolture.Ma l’avanzata delle monocolture per fortuna non sta procedendo indisturbata. Persone e gruppi sensibili all’ambiente, preoccupati per le trasformazioni in atto, ci sono. Tale è la regista Alice Rohrwacher, che ha indirizzato a fine gennaio una preoccupatissima lettera a Repubblica denunciando i cambiamenti drastici al territorio che la nocciola sta apportando sull’altopiano dove lei è nata, fra Orvieto e il lago di Bolsena: “un paesaggio nuovo, del tutto trasfigurato, dove campi, siepi, alberi scompaiono per lasciar posto a impianti di nocciole a perdita d’occhio”.

Stessa preoccupazione viene espressa questo mese da Carlìn Petrini, che denuncia tra l’altro come “a poche settimane dal voto amministrativo ed europeo pare proprio che il tema della difesa del suolo non faccia parte dei programmi elettorali dei partiti”.

Sempre a inizio aprile, un’iniziativa concreta per fermare il degrado: il sindaco di Bolsena ha emesso un’ordinanza per impedire l’impianto di nuovi noccioleti. “Ordino il divieto sul territorio comunale che cade all’interno del bacino imbrifero del lago di Bolsena di realizzare impianti di noccioleti intensivi, per evitare un elevato consumo di acqua, di fitofarmaci, di antiparassitari, di insetticidi, di diserbanti e di concimi necessari alla coltivazione degli stessi”. Anche se c’è da scommettere che verrà impugnata al Tar.

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DA TOSCANI INSULTI CHOC E MINACCE

Post n°3651 pubblicato il 06 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

Ai microfoni della Zanzara su Radio 24 Oliviero Toscani attacca a testa bassa e finisce per gettare fango su tutti. "Lasciar entrare gli immigrati sarà la nostra fortuna - dice - invece di quei quattro coglioni di italiani che non capiscono niente". Parole al vetriolo che lasciano sbigottiti perché fano seguito a un'intimidazione (tutt'altro che velata) ai figli di Matteo Salvini. "Gli auguro che succeda a suo figlio di essere su una barca e non gli permettono di sbarcare- tuona il fotografo - può darsi che gli succeda".

 

L'intervista a Toscani, riportata dal sito Dagospia, è un profluvio di odio contro Salvini, contro la Lega, contro la destra e, più in generale, contro gli italiani. Parole violentissime infarcite di insulti che sono state pronunciate alla Zanzara e che sono destinate a scatenare una polemica senza fine. Ovviamente al centro della sua invettiva c'è l'emergenza immigrazione e la direttiva del Viminale che ha portato alla chiusura dei porti italiani ai barconi partiti dalle coste del Nord Africa. "Salvini è un incivile", tuona il fotografo schierandosi totalmente al fianco dei clandestini. "Ma che clandestino del cazzo - sbotta in radio - cosa vuol dire clandestino? Non sono clandestini sui barconi, c’è della gente. Clandestino è il Padre Eterno, che non l’ho mai visto". A suo dire l'invasione non esiste. E, infischiandosene dei numeri dei disperati che negli ultimi anni si sono riversati sulle nostre coste, auspica che ne arrivino altri. Li considera migliori "di quei quattro coglioni di italiani che non capiscono niente”.

 

Toscani non porta argomenti. Solo insulti. E, anche quando si trova d'accordo con Salvini (per esempio sul fatto che non bisogna farsi le canne), si inventa un distinguo dopo l'altro e finisce nel solito sproloquio. "Non gli tira più l’uccello", dice riferendosi al leader del Carroccio. Quindi passa a inveire contro i sovranisti in generale ("Abbiamo una destra ignorante") e a lodare i francesi. "La Gioconda è italiana perché l'ha fatta Leonardo da Vinci. Ma è meglio resti in Francia perché è curata meglio che se ce l’avessimo noi". Uno sproloquio, appunto. Senza capo né coda. "Smettiamola con questo campanilismo che ci rincretinisce - incalza - io mi sento più vicino a Parigi che a Canicattì”.

 

A sentirlo parlare alla Zanzara si capisce proprio che a Toscani no va proprio giù il concetto di patria. Proprio non gli piace. "Mi fa schifo", mette pure in chiaro. "È una roba ottocentesca". Poi, dulcis in fundo, eccolo fiondarsi contro Benito Mussolini, il cui fantasma ormai la sinistra nostrana vede ovunque. "Si dice che Mussolini dovesse scopare una donna al giorno - argomenta - quelli che devono dimostrare di scopare una donna al giorno secondo me sono degli impotenti che devono dimostrare di non esserlo".

 

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MISTERO CLINICO:L'UOMO CHE COMBATTE IL CANCRO CAMMINANDO

Post n°3650 pubblicato il 03 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

Nell'ottobre del 2013 Andrea Spinelli,(foto) 46enne siciliano di nascita ma pordenonese d'adozione, riceve la notizia che mai vorresti sentirti dire: tumore inoperabile. Il suo corpo era stato attaccato da un adenocarcinoma alla testa del pancreas. I medici sono certi, l'aspettiva di vita nel migliore dei casi è 5 anni. Invece Andrea è ancora qui, debilitato certo, ma vivo. E resta un mistero clinico. Lui invece è certo della sua cura: il camminare. Dalla nefasta diagnosi lui ha cominciato a camminare e anche tanto. Da allora ha percorso oltre 13mila chilometri, tutti documentati in un blog.

Parlare di casi come quello di Andrea Spinelli non è mai facile. Non si vogliono dare false speranze a chi come lui sta affrontando un ostacolo della vita che non sempre si riesce a superare. Ma è giusto parlarne. Lo dice lui stesso nel libro che ha da poco pubblicato in cui racconta la propria storia "Se cammino vivo".

"Racconterò la mia storia finché avrò la forza", scrive Andrea sul suo blog. Lui che è stato anche ufficiale di aviazione descrive il momento della diagnosi: "Mi sono sentito come ai comandi di un aereo in fase di stallo e ho reagito non lasciandomi cadere nella disperazione 'come non si può fare più niente? io voglio vivere e anche tanto' ho pensato. Ho trovato la maniera per reagire nel modo più semplice: camminando".

Andrea Spinelli ha cominciato andando in ospedale a piedi, circa 15 chilometri. Poi sono cominciate le piccole escursioni in montagna per arriva a veri e propri cammini: l'arrivo al confine Italo-Austriaco di Tarvisio, le camminate sull'Appenino Emiliano dal passo di Croce Arcana fino a Fucecchio in Toscana. In sei anni 13mila chilometri pari a 19 milioni di passi. "Se di cancro si muore pur si vive" - L'importante, dice ancora Spinelli, non è come andrà a finire ma il modo in cui ci si arriva. Ed è il silenzio quello da cui bisogna uscire. Per Spinelli è giusto avere paura di morire ma non è giusto temere di parlare di cancro: "Se non ne parlo aiuto queste cellule impazzite a uccidermi". Da qui l'idea prima del blog e poi del libro. "Ho un tumore e voglio dirlo a tutti. In tutta onestà, ho pensato molte volte che è importante non rimanere soli, se non mi isolo, se non mi tengo tutto dentro, posso tutto, posso anche perdere, perderò, ma se questo raccontare il cammino con il cancro può essere di sollievo e speranza anche a una sola persona, allora alla fine non avrò perso, ma vinto".

 

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LA RIVOLTA DEI MEDICI VESSATI DAI PAZIENTI CON LE DIAGNOSI VIA WHATSAPP

Post n°3649 pubblicato il 01 Maggio 2019 da dolcesettembre.1
 

Mancano i medici. Ma soprattutto mancano i pazienti di una volta. Che fine hanno fatto i pazienti se non hanno più la pazienza di aspettare; se vogliono tutto subito, se pretendono le diagnosi su Whatsapp e vogliono le medicine come se servissero a condire l'insalata? Se la Regione poi promuove le ricette su Whatsapp e i medici fanno i robot, abbiamo fatto centro.

 

Colpa della tecnologia che ha snaturato i rapporti, che li ha resi freddi nevrotici nervosi; che ha reso tutto subito così facilmente fruibile; ma colpa anche del logoramento delle relazioni, della fretta, della mancanza di fiducia, della convinzione che per essere medici basti leggere su internet. A tutto questo sta cercando di porre rimedio un comitato nato a Treviso dopo che un medico ha battuto i pugni e ha alzato la voce. Lui è Gianfranco Aretini, noto medico di famiglia della Marca che si è visto arrivare la richiesta di una diagnosi dermatologica via Whatsapp. Non solo. Ci sono altri medici che si vedono arrivare le foto su Whatsapp e vengono oberati dalle richieste di chi tra una faccina e un cuoricino pretende di avere un responso su quella macchia comparsa sotto la gamba. O altri medici che vedono arrivare le foto delle analisi con la fatidica domanda: «È tutto a posto vero?». O quelli che in ambulatorio cominciano a scaldarsi, che per un'ora di coda iniziano a vociare e che se per caso il medico non ha la risposta pronta iniziano a maledirlo.

 

Un'atmosfera sempre più tesa e irrispettosa, come ha spiegato Aretini alla stampa locale. Tanto che lui e, per ora una decina di altri colleghi, ha deciso di riunirsi in un comitato che in primo luogo tuteli i professionisti «vessati e maltrattati» e che si faccia promotore di iniziative per ricostruire e ricucire il rapporto medico paziente. «Pazienti sempre più arroganti, maleducati e pretenziosi - ha spiegato Aretini - Pretendono di sapere già tutto perché lo hanno letto su internet e vogliono una diagnosi su due piedi». O le ricette così in un attimo.

 

Un'app, Sanità km zero della Regione Veneto, permette di ricevere le ricette nel proprio smartphone e anche di rinnovarle. Bastano il codice fiscale, una password, un click e via. «La Regione Veneto pubblicizza le ricette su Whatsapp spiega al Giornale Riccardo Szumski, medico e sindaco di Santa Lucia di Piave nel Trevigiano così i pazienti ordinano e tu fai il robot. Qualche paziente poi vorrebbe diagnosi, esami e terapie senza farsi vedere». E infatti, non sono pochi quei pazienti che chiamano durante gli orari di ambulatorio e chiedono al medico una diagnosi completa e puntale mentre dall'altro capo della cornetta descrivono i sintomi.

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http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/timthumb.php?src=http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2017/04/buon-1-maggio-festa-lavoro-lavoratori2.jpg&q=100&w=759&h=536&zc=2&cc=FFFFFF&a=t

 
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PEREDERE I RICORDI

Post n°3648 pubblicato il 29 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

E'in corso il tentativo di salvare le vecchie cabine telefoniche. I telefonini le stanno facendo fuori una ad una. Al popolo che cammina per strada con la testa immersa in uno smartphone non servono più. Fino ad una decina d'anni fa ce n'erano centinaia di migliaia sparse in tutta Italia.Oggi ne resistono poco più di 18 mila. E del resto dal 2010 ad oggi, le chiamate da telefono pubblico sono crollate del 90%. Eppure, in molti casi possono essere ancora utili, se non indispensabili per chi ne avesse bisogno per dare un allarme o chiedere aiuto e non avesse altri modi per farlo,(i cellulari si scaricano o non hanno campo.) Così, il Garante delle Comunicazioni si sta dando da fare per lasciarne attive qualche migliaia, o installarle dove non ne è sopravvissuta nemmeno una, come a Pantelleria. Chissà se l'operazione riuscirà o se lo sviluppo tecnologico le condannerà a morte,come, ad esempio, i compact disc. Quando uscirono sul mercato, una trentina di anni fa, furono un vera rivoluzione: nel giro di poco tempo pensionarono sia i vinili che le amate audiocassette, che finirono in soffitta o in discarica, insieme con l'autoradio estraibile e le compilation musicali su cassetta fatte in casa con tanta dedizione. Poi periodicamente torna di moda il vintage, per cui, ad esempio si rilanciano i 33 giri in vinile, in operazione nostalgia e che hanno una grande funzione consolatoria. Idem per i nastri delle videocamere, ormai privi di supporti su cui farle andare, o per le diapositive dei viaggi e delle feste di famiglia. Tutta roba che qualcuno ha convertito in digitale, ma che,la maggior parte di noi ha archiviato e dimenticato da qualche parte in uno scatolone. E le fotografie?Oggi tutti le facciamo col telefonino e lì rimangono,dentro alla diabolica memoria del telefonino. Non li rivediamo più i video, facciamo fatica a ritrovarla quella foto. E se poi il telefonino si guasta se ne va con lui un pezzo della nostra vita, la documentazione di chi siamo e chi eravamo, dei momenti più belli, dei ricordi da serbare per quando la memoria va a sfumare.

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MUSICISTA SUONA IL VIOLINO MENTRE LA OPERANO AL CERVELLO

Post n°3647 pubblicato il 25 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

L'intervento al cervello è stato eseguito nell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, su una musicista di 23 anni che, grazie ad una complessa anestesia locale, è rimasta sveglia durante le 5 ore dell'operazione ed ha potuto collaborare con i chirurghi. La giovane è stata operata il 16 Aprile e dopo 4 giorni è tornata a casa in tempo per festeggiare la Pasqua. La tecnica dell'Awake Surgery è stata usata per la prima volta in una struttura del sud Italia dall'Unità Operativa complessa di Neurochirurgia.


 
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UNA DONNA SI RISVEGLIA DAL COMA DOPO 28 ANNI

Post n°3646 pubblicato il 24 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Una storia incredibile fatta di tenacia e di speranza. Stiamo parlando di Munira Abdulla,(foto) che nel 1991 all'età di 32 anni finì in coma dopo un gravissimo incedente. Dopo 28 anni di stato vegetativo la donna si è risvegliata e il figlio ha voluto raccontare questa storia lanciando un messaggio a tutte quelle persone che hanno vissuto la sua stessa sofferenza: «Non perdete la speranza»

Nel 1991 Munira Abdulla ha subito una grave lesione cerebrale in un incidente automobilistico negli Emirati Arabi Uniti (EAU), aveva solo 32 anni e per anni non ci sono stati segni di migliormento.  I medici la dichiararono in stato semi cosciente, simile a un coma ma ricettivo al dolore. Per anni è stata alimentata attraverso un tubo mentre alcuni operatori le praticavano la fisioterapia per arrestare il deterioramento dei suoi muscoli.

«Non ho mai rinunciato a lei perché ho sempre avuto la sensazione che un giorno si sarebbe svegliata», ha detto il figlio Omar Webair al quotidiano The National.
Nel 2017, Mohammed bin Zayed, il principe ereditario di Abu Dhabi, si è offerto di pagare un trattamento specialistico in Germania, lì i medici hanno dato la priorità alle terapie fisiche e le hanno somministrato farmaci per migliorare la sua veglia e il sonno. Questo nuovo trattamento, come ha raccontato il figlio, sembrava rendere la madre più ricettiva, nel giugno 2018 il miracolo, 28 anni dopo, la donna ha iniziato a fare suoni strani, per i medici sembrava tutto normale «Poi, tre giorni dopo - come riporta The Indipendent -  mi sono svegliato al suono di qualcuno che chiamava il mio nome. Era lei! Stava chiamando il mio nome. Per anni ho sognato questo momento, e il mio nome è stata la prima parola che ha detto». Con il passare del tempo la sig.ra Abdulla ha continuato a diventare più vigile e ora è in grado di tenere una conversazione, recitare preghiere e dire alla gente quando soffre.  Ora è tornata ad Abu Dhabi con la sua famiglia, dove continua a ricevere cure. «La ragione per cui ho condiviso la sua storia - ha detto il il signor Webair - è per  dire alla gente non perdete la speranza, non considerateli morti quando si trovano in questo stato. Per anni i dottori mi hanno detto che era un caso senza speranza e che non c'era motivo per il trattamento che stavo cercando per lei, ma ogni volta che mi trovavo in dubbio, mi sono messo al suo posto e ho fatto tutto il possibile per migliorare le sue condizioni».


https://www.thenational.ae/image/policy:1.851922:1555937308/Na-23-APR-coma-woman.jpg?f=16x9&w=1200&$p$f$w=0403bef

 
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BARE CON RESTI UMANI ABBANDONATE IN UN CAPANNONE PER RISPARMIARE SUI COSTI DELLA CREMAZIONE

Post n°3643 pubblicato il 19 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Una cooperativa sociale dell'Alta Valsugana, in Trentino, è finita nel mirino dei carabinieri del Noe e della Procura di Trento dopo il ritrovamento di 27 bare contenenti resti umani provenienti da numerosi cimiteri del Veneto che erano state ammassate in un capannone a Scurelle. Dalla documentazione amministrativa e ambientale sequestrata nel corso delle indagini, gli investigatori ritengono che negli ultimi mesi siano transitate dal capannone di Scurelle più di 300 salme.

Anziché portare come previsto le salme dai cimiteri ai forni crematori, la cooperativa - questa l'ipotesi d'accusa - le avrebbe depositate presso il capannone di Scurelle dove le spoglie dei defunti sarebbero state tolte dalle casse funebri in legno e zinco per essere infilate in sacchi di nylon che venivano successivamente riposti in scatole di cartone che, una volta sigillate, venivano inviate al forno crematorio. Le bare, invece, dopo essere state sezionate e separate dalle parti metalliche, sarebbero state avviate a smaltimento in centri della zona. Tale modalità di gestione - sostengono gli investigatori - avrebbe permesso di ottenere alla cooperativa dell'alta Valsugana un vantaggio economico dovuto dai minori costi di cremazione, stimato in circa 400 euro a salma. Le ipotesi di reato, al vaglio della Procura della Repubblica di Trento, sono di vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti.

Il personale della Polizia Locale, dopo aver notato che all'interno del capannone, apparentemente in stato di abbandono, si trovavano delle persone al lavoro, non avendo ricevuto da queste esaustive spiegazioni su quanto stavano effettuando e considerato che dall'interno dello stabile provenivano odori sgradevoli, ha allertato i Carabinieri del Noe di Trento e della Compagnia di Borgo Valsugana per gli accertamenti del caso.

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LA MILANO DESIGN WEEK SARà STATA PURE ECOLOGICA.PECCATO CHE PIOVESSE CHIMICA

Post n°3642 pubblicato il 17 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

All'ultimo Salone del design di Milano, tante aziende ostentavano ecologia per sembrare in sintonia con la sensibilità del momento.Ma non è così. Con più di mezzo milione di persone che arrivavano da 166 Paesi di tutti i continenti, il Salone provocava una quantità di inquinamento che, se la speculazione finanziaria sulle quote di Co2 non fosse già alle stelle, potrebbe persino far impennare questo assurdo mercato delle commodities da fine del Mondo. Sarà stato pure tanto "eco", la Milano del Design 2019, e bellissima:peccato che piovesse chimica per le emissioni letali da voli e viaggi, lo smog da traffico impazzito, gli effluvi artificiali da deodoranti ambientali. Per non parlare degli sprechi o della quantità di plastica e di rifiuti inquinanti che venivano sparsi per la Città. Chi organizza un Salone così chic, e/o chi guida la Capitale Morale così cool, se non si riesce nemmeno a limitare l'impatto dei diesel, figurarsi se si è sognato di rendere obbligatoria una borraccia ecologica e dei distributori d'acqua. Eppure, sarebbe stata una scelta in linea con lo stile dei design addicted, che hanno reso unica e ambitissima questa manifestazione. Invece, con l'aria che si respira in giorni come questi, anche dei design addicted rischia di restare solo l'acronimo. A meno che, non impariamo tutti a viaggiare leggeri.

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STA TORNANDO LA TUBERCOLOSI?

Post n°3641 pubblicato il 15 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

In provincia di Treviso, una maestra di scuola elementare, ignara di avere la malattia latente ha infettato 36 tra alunni e colleghi."Il caso di Motta di Livenza non è eccezionale", risponde Luigi Ruffo Codecasa, responsabile Centro Regionale di riferimento per la Tubercolosi Villa Marelli-Niguarda."In un Paese a bassa endemia come il nostro, dove cioè la Tubercolosi è relativamente rara, le micro-epidemie sono abbastanza frequenti, specie se il contagio riguarda gruppi a rischio come i bambini. Ho letto di reazioni stupite perchè nella maestra la malattia è rimasta latente per 30 anni, ma la Tubercolosi funziona esattamente così. Se il soggetto contagiato è immunocompetente, ovvero, ha un sistema immunitario che funziona bene, il bacillo viene per così dire"incarcerato"nell'organismo. Per nostra sfortuna, siamo dei "carcerieri pietosi":la malattia viene "sedata", messa in guardina, ma non uccisa. Così, appena il Sistema Immunitario si indebolisce, la Tbc "evade"dalla sua cella e ci ammaliamo. Si muore in caso di diagnosi tardive, di pazienti molto anziani, di soggetti debilitati da altre malattie. E' falsa, poi, la credenza che sarebbero stati gli immigrati a rinfocolare la malattia. Studi genetici compiuti su Microbatteri hanno dimostrato che i ceppi che colpiscono gli italiani sono diversi da quelli che colpiscono gli immigrati, specie africani. Il vaccino è stato brevettato nel 1920 e se ne stanno studiando di nuovi, perchè ha una durata limitata di 10 anni e una bassa capacità protettiva che varia dal 40 all'80%. La vaccinazione obbligatoria, abbandonata alla fine degli anni 80, non è però la risposta giusta:sarebbe anti-economico vaccinare milioni di italiani per prevenire pochi migliaia di casi. Come da anni diciamo insieme all'Associazione Stop TBC Italia Onlus, è meglio mantenere e rinforzare i Centri di lotta alla Tubercolosi che sono dislocati in tutto il Paese, e che andrebbero tutti affiancati da laboratori altamente specializzati"

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IN AULA CON ABBIGLIAMENTO SEXY:E' POLEMICA SULLA CONSIGLIERA DESIRè MANCA

Post n°3640 pubblicato il 12 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Body di velo nero trasparente sotto ad un tailleur blu elettrico.(foto centrale)Si è presentata vestita così Derisè Manca, Capogruppo M5S in Sardegna, nel giorno dell'insediamento del Consiglio Regionale. Un abbigliamento che non ha lasciato spazio all'immaginazione e che è stato preso di mira da molti. Come spiega l'Unione Sarda, sui social, da giorni non si parla che del completo della Manca. C'è chi la difende e chi, al contrario, la attacca per il suo look poco appropriato. "Desirè è questa, è la donna che vedete, e non sarà certo un'aula istituzionale a cambiarne la personalità", ha dichiarato al quotidiano la 46enne di Sassari."Rispetto le idee di tutti, ma trovo incredibile che ci siano persone che parlano della mia maglietta. Forse non hanno nulla da fare.Mi si dovrebbe giudicare per il mio lavoro, per le proposte che ho fatto in Consiglio Comunale, e che farò nellAssemblea Regionale, non per queste sciocchezze". Ha concluso, cercando di spegnere le polemiche.

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INFERMIERA HA SCAMBIATO PER DIVERTIMENTO 5 MILA NEONATI NELE CULLE

Post n°3639 pubblicato il 10 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Cinquemila neonati scambiati nelle culle in 12 anni di lavoro come infermiera nel reparto di maternità dell'University Teaching Hospital di Lusaka, in Zambia. E'l'incredibile vicenda di cui si è resa protagonista Elisabeth Mwewa(Foto), che qualche giorno fa avrebbe deciso di confessare le sue gravi colpe, perchè avendo un tumore allo stadio terminale, ha voluto rendere conto dei suoi peccati. L'infermiera, secondo il suo racconto ad alcuni giornali del Paese, avrebbe scambiato i neonati per DIVERTIMENTO tra il 1983 e il 1995. Intervistata da un giornale Zambiano, la Mwewa ha dichiarato che ha trovato Dio ed è rinata, e quindi non vuole più nascondere nulla,sperando nel perdono del Signore e degli Zambiani di cui aveva provocato il divorzio di alcune coppie, che, sebbene fossero fedeli,avevano pensato ad un tradimento dopo il test del DNA, e fcendo allattare a molte madri, figli non loro.

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SIGARETTA ELETTRONICA: CRISI EPILETTICHE IN AMERICA

Post n°3638 pubblicato il 08 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Le sigarette elettroniche che venivano incentivate come alternativa al fumo tradizionale, quasi a pensare che potesse essere un modo per smettere gradatamente e liberarsi dalla dipendenza. Ma la Food and Drug Administration(FDA),l'Ente Gogernativo Statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, non le ha mai approvate come dispositivi per smettere di fumare. La sigaretta elettronica vaporizza una Soluzione composta principalmente da nicotina sciolta in acqua. La notizia di questi giorni, che arriva direttamente dagli Stati Uniti d'America, potrebbe dare un nuovo colpo al finto fumo. Sono emersi nuovi dubbi, infatti, sul fatto che non siano molto diverse dalle sigarette tradizionali come complicanze. Proprio l'FDA, ha raccolto le segnalazioni di utilizzatori di sigarette elettroniche, sopratutto giovani, che hanno subìto attacchi epilettici. E' nota da tempo la tossicità da nicotina, e le convulsioni, come effetto collatterale che si moltiplicherebbe con la deglutazione intenzionale o accidentale del liquido che compone la sigaretta elettronica. Trentacinque casi che appaiono pochi, ma non lo sono per niente, visto che le sigarette elettroniche vengono viste, sopratutto dai giovani come un oggetto moderno privo di rischi visto la bassa concentrazione di sostanza principale. In realtà, alcune sigarette elettroniche, potrebbero contenere alti livelli di nicotina fino a quantitativi paragonabili alle sigarette tradizionali. In entrambi i casi vaporizza con la sola differenza di un odore meno sgradevole. Ma chi controlla che siano date informazioni corrette?

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E' POSSIBILE CONCEPIRE DUE GEMELLI DA PADRI DIVERSI?

Post n°3637 pubblicato il 05 Aprile 2019 da dolcesettembre.1

"Sì è possibile", risponde Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano. Il caso più clamoroso, qualche anno fa, è stato quello di una donna bianca che ha avuto due gemelli, uno bianco e l'altro di colore:shock in sala parto!Ora c'è il caso Cinese. Perchè può succedere?In età fertile, ad ogni ciclo, la donna porta normalmente a maturazione un solo ovocita, la cellula riproduttiva femminile, che sarà fecondato da un unico spermatozoo. La gravidanza con feto unico, è stata infatti privilegiata nell'evoluzione della nostra Specie in quanto dà la massima probabilità di arrivare a termine con un bimbo vitale e di consentirne poi la sopravvivenza grazie ad un allattamento completo, esclusivo e prolungato. Le gravidanze gemellari spontanee sono nettamente aumentate con la Procreazione Medico Assistita(PMA), che provoca ovuazioni multiple. Le gravidanze gemellari sono di due tipi. Nel primo tipo matura un unico ovocita, fecondato da un unico spermatozoo, da cui origina lo "zigote"che si sviluppa nell'embrioncino e poi nel bimbo. In 4 nascite su 1.000, lo zigote si divide in due completamente, dando origine a due embrioncini dello stesso sesso e perfettamente identici(gemelli monozigoti), perchè originati dallo stesso uovo fecondato. Nel secondo tipo, più frequente con l'aumentare dell'età della donna, le ovaie portano a maturazione due ovociti, che fecondati da spermatozoi diversi, in genere, dello stesso padre, danno luogo a due gemelli diversi tra loro(eterozigoti),si somigliano allora come due normali fratelli. Il concepimento con due "cicogni" può verificarsi se la donna ha due ovociti diversi arrivati a maturazione completa, ed ha rapporti con due uomini diversi, anche a distanza di qualche giorno. Siccome gli spermatozoi possono vivere nelle vie genitali femminili fino a 120 ore,(circa 5 giorni), ecco che possono"aspettare" finche il secondo ovetto è maturo per fecondarlo. Ma con il test del Dna il segreto è svelato. L'espressione"superfecondazione eteropaternale"dice in termini scientifici che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Una volta forse. Ora non più.

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LA PEDOFILIA AL FEMMINILE ESISTE,SE NE PARLA POCO PERCHè è UN TABù

Post n°3636 pubblicato il 03 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

«La pedofilia al femminile è un fenomeno assolutamente sottostimato. Invece si calcola che ogni tre casi di abuso compiuti da uomini ce ne sia uno ad opera di una donna». A spiegarlo è la psicoterapeuta Eliana Lamberti che, assieme a Loredana Petrone, è autrice del saggio Pedofilia rosa. Il crollo dell’ultimo tabù, (Edizioni Magi), pubblicato otto anni fa. Un libro che fece scalpore, tanto che l’autrice racconta: «Dopo la pubblicazione ho registrato un riscontro enorme: ho ricevuto tantissime email di persone che raccontavano di aver subito in giovane età abusi da parte di donne adulte. E anche una persona che conoscevo da anni venne da me a raccontarmi di aver vissuto la stessa esperienza. Per tutti, lo stesso comune denominatore: avevano bisogno di una valvola di sfogo, ma nessuno di loro aveva mai denunciato».

Dottoressa Lamberti, la pedofilia al femminile è davvero un fenomeno così diffuso?

 

«Il fenomeno purtroppo c’è, è molto diffuso e se ne parla davvero poco. Perché è un tabù, perché sono pochissime le denunce. A differenza per quel che accade per la pedofilia perpetrata dagli uomini, quando si parla di donne c’è una sorta di reticenza. Per la vittima è difficile confessare, perché è ancora più grande la paura di non essere creduto, è un qualcosa che si scontra con un retaggio culturale fortissimo che vede nella figura femminile una mamma. Chi viene a sapere di questi casi, tende a non credervi».

Da cosa trae la convinzione che i numeri reali della pedofilia al femminile siano così grandi?" In Italia e in tutta Europa, siamo indietro sulle denunce rispetto al resto del Mondo. I casi di donne abusanti che emergono in altri contesti, sono molti di più. Questo ci fa pensare che in Europa il fenomeno sia sottostimato, non meno diffuso. Per capire il caso specifico, bisognerebbe analizzare l'evoluzione della personalità della donna. Ma guardando alla casistica, è sicuramente un caso molto particolare, se non unico".

https://corrierefiorentino.corriere.it/methode_image/2019/03/28/Fiorentino/Foto%20Trattate/Eliana%20Lamberti-kwfB-U460701029150260laF-140x180@CorriereFiorentino-Web-Firenze.JPG?v=201903281402

psicoterapeuta Eliana Lamberti

 

 
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LA DONNA CHE NON SENTE DOLORE

Post n°3635 pubblicato il 01 Aprile 2019 da dolcesettembre.1
 

Sembra sorprendente eppure è vero. Jo Cameron, 65 anni e scozzese, vive senza aver mai provato dolore, senza ansie e paure, di fatto in uno stato di paradisiaca felicità, ottimismo e tranquillità, grazie a una rara mutazione genetica di cui lei stessa, fino a poco tempo fa, era assolutamente ignara. Questo è il curioso caso riportato dal British Journal of Anaesthesia in un articolo scritto dal Dott. Srivastava e dal Dott. James Cox. A scoprire il segreto di questa donna straordinaria, che è arrivata alla pensione senza risentire in alcun modo del passare degli anni, è stato un team di esperti genetisti della University College di Londra e dell'Università di Oxford.

Un gruppo di medici, dopo che Jo si sottopose a un intervento alla mano per il quale non provò nessun dolore post-operatorio, rimasero sbalorditi dall’accaduto, al punto che lo segnalarono a un team di scienziati. Che la donna fosse nata con un dono straordinario era in realtà indicato da tante situazioni cui però lei, negli anni, non aveva mai dato peso. Qualche esempio? Si era accorta di una brutta bruciatura solo per l'odore di carne bruciata ed era uscita assolutamente serena da un incidente d'auto, mentre le altre persone coinvolte erano andate nel panico.

Ripercorrendo la storia clinica di Cameron, i medici si sono anche accorti che, in tutta la sua vita, la donna non ha mai avuto bisogno di assumere antidolorifici. «Guardandomi indietro», ha riferito lei in un'intervista a BBC Health, «mi sono poi resa conto che non ho mai avuto necessità di analgesici». Eppure, prima che le facessero notare di essere "diversa", Cameron non si era accorta di nulla né si era mai interrogata sul motivo della sua fortunata condizione. «Non te ne rendi conto. Io mi sentivo solo un'anima felice, inconsapevole che vi fosse qualcosa di differente in me». E c'è di più: la 65enne non ha sentito dolore neppure durante il parto dichiarando che «in realtà era stato divertente».

I genetisti hanno scoperto nel suo dna due mutazioni in due geni limitrofi FAAH-OUT e FAAH, quest'ultimo già noto per avere un ruolo nella sensibilità al dolore, nell'umore e nella memoria. «Per tutta la mia vita ho infastidito gli altri perché ero sempre felice e anche molto smemorata. Adesso ho un buon motivo per esserlo», ha commentato la donna, confermando la sua indole piuttosto spensierata e tranquilla. «Un paziente su due dopo un intervento chirurgico prova ancora dolore sia moderato che grave, nonostante tutti i progressi dei farmaci antidolorifici», ha dichiarato l’anestesista Devjit Srivastava, augurandosi che, sulla base di questa scoperta, altre terapie possano essere sviluppate.

 

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Donna

Mentre urli alla tua donna

sappi che c'è un uomo

che dedidera parlarle all'orecchio.

Mentre la umili,

insulti,sminuisci,

sappi che c'è un uomo

che la corteggia

e le ricorda

che è una gran donna.

Mentre la violenti,

sappi che c'è un uomo

che desidera

fare l'amore con lei.

Mentre la fai piangere,

sappi che c'è un uomo

che le ruba sorrisi.

VIVA LE DONNE

MERAVIGLIE DELL'UNIVERSO!!   

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