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notizie choc, curiose,strane,assurde, incredibili, dall'Italia e dal mondo

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Alda Merini

E' necessario

che una donna

lasci un segno

della propria anima

ad un uomo...di sè,

perchè a fare l'amore

siamo brave tutte.

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FAMIGLIA SCHIAVA DEL COMPUTER.BARRICATI IN CASA DA DUE ANNI E MEZZO

Post n°3603 pubblicato il 21 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

Non uscivano di casa da due anni e mezzo. Mangiavano solo biscotti, merendine e caramelle, ed erano sempre davanti al computer, ormai letteralmente schiavi del web. Stando a quanto riporta La gazzetta del Mezzogiorno, è successo in Puglia, nel Nord del Salento, ad una famiglia di 4 persone, composta da moglie, marito e due figli. Il quotidiano, accosta l'episodio alla cosiddetta"Sindrome di Hikikomori"(Isolarsi), una dipendenza psichiatrica patologica che generalmente colpisce gli adolescenti. Lui, 40 anni, che percepisce una piccola pensione, lei, 43 anni, poi il figlio di 15 anni e la figlia di 9. Ore di giochi e navigazione in continuo aumento, interrotte solo da brevi pause, sempre dentro casa. La famiglia non pranzava e non cenava più, nessuno si lavava e la loro condizione era ormai simile a quella di cadaveri ambulanti. Dei quattro, che hanno condiviso le stesse mura per due anni e mezzo, solo la più piccola ha continuato a varcare la soglia di casa per andare a scuola. Nelle sue uscite a contatto col Mondo esterno, la bambina provvedeva ad acquistare i beni alimentari che in questo lasso di tempo hanno nutrito tutta la famiglia:biscotti, merendine e caramelle. Sono stati gli insegnanti della piccola, notando le condizioni igieniche precarie e l'aspetto sempre più trasandato con cui si presentava in classe, ad allertare i Servizi Sociali. La situazione che gli operatori hanno trovato quando hanno raggiunto la famiglia, era ai limiti della sopravvivenza umana:piaghe ai piedi, corpi malridotti, ferite non curate. Il ragazzo ha dovuto iniziare una prolungata fisioterapia per rimettere in movimento gli arti completamente anchilosati dall'isolamento. Ora, i due figli sono stati sottratti ai genitori e affidati ad una Casa Famiglia che li cura anche con l'apporto di specialisti psicoterapeuti. Cure, cui sono stati affidati anche i genitori, nella speranza di liberarli dalla dipendenza patologica dal Web.


 
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I SENZATETTO ITALIANI DORMONO PER STRADA PER PAURA DEI TANTI STRANIERI NEI CENTRI DI RICOVERO

Post n°3602 pubblicato il 18 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

"Ci sono molti italiani che dormono all'aperto piuttosto che andare nei centri di accoglienza del Comune di Milano perché c'è un'elevata presenza di stranieri negli storici centri che ospitavano i clochard.

Alcuni muoiono fuori di freddo perché hanno paura di essere derubati". La denuncia è di Riccardo De Corato, assessore regionale alla Sicurezza e Immigrazione, intervistato dall'Agi. Secondo l'ex vicesindaco meneghino "i senzatetto italiani sono in aumento, non c'è dubbio. Del resto basta andare in giro per Milano di notte e vedere sotto i portici che cosa c'è.

 

E proprio qualche settimana fa ilGiornale.it era andato a fare un giro sotto i portici di via Vittori Pisani, tra Piazza della Repubblica e la Stazione Centrale, trovando numerosi senzatetto italiani accampati e avvolti da coperte per affrontare l'ennesima notte al freddo.

 

Le persone che avevamo avvicinato ci avevano parlato proprio delle difficoltà quotidiane nel vivere e dormire al gelo, raccontandoci però di sentirsi proprio scavalcati dagli extracomunitari. "La situazione è drammatica, perché le temperature incominciano a calare e c’è tanto freddo. Abbiamo fatto alcune domande per un ricovero al coperto, ma purtroppo essendo italiani siamo presi in considerazione un po' diversamente…", ci avevano spiegato.

 

E ancora: "Quando sono andato a chiedere aiuto, ho detto che sono di Venezia e mi hanno risposto: 'Perché non ritorni a casa?'. Su questo versante loro (gli stranieri, ndr) ci passano davanti, hanno una sorta di corsia preferenziale".

 

 

 

Da un sacco a pelo un po' appartato un uomo si alza e ci viene incontro. "Non è giusto che sia così – tuona –. La cosa allarmante è che sei fai una passeggiata qui di italiani ne trovi parecchi: il Comune dovrebbe iniziare e pensare perché ce sono così tanti per strada. E cosa fanno per noi? Niente. Abbiamo cercato un dormitorio, veniamo però preceduti da una sfilza di immigrati e richiedenti asilo. Ma l’Italia è fatta dagli italiani, non dagli extracomunitari. La guerra l’hanno fatta i nostri nonni. Non abbiamo più diritti, noi?". A poco a poco iniziano a radunarsi intorno a noi e a sfogarsi: "Questa mattina siamo andati a farci la doccia all’Opera San Francesco, in Piazza Tricolore: su una cinquantina di persone, eravamo solo cinque o sei italiani".

 

Una coppia di signori si ferma a lascia una pizza: ringraziano e le addentano. Dopo aver messo qualcosa in pancia, ci spiegano che i volontari di alcune associazioni (come la Croce Rossa) che partecipano al "Piano Freddo" passano a lasciare qualche aiuto:"Ci forniscono coperte, sacchi a pelo, tè caldi e brioches". Quello che manca sempre, però, è un posto al chiuso dove andare a dormire, oltre che un lavoro che non si trova. "Quando provo a chiedere in qualche posto se c’è bisogno di una mano, appena mi vedono mi chiudono la porta in faccia – raccontano –. Poi ogni giorno è dramma, perché appena giri la testa ti rubano tutto, a partire dalle coperte. Per questo andiamo a lavarci e a fare la doccia a rotazione: almeno uno di noi rimane sempre a fare da sentinella. Perché senza coperte dove vai? Come la passi la notte?".

 

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TELESPETTATORI ORFANI DELLA RISATA CERCANO COMICI DISPERATAMENTE

Post n°3601 pubblicato il 17 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 
Tag: oggi, più, ride

Alla televisione oggi non si ride più, io non rido più“. Nemmeno noi, sai Renzo? E non perché i tempi siano così bui da soffocare in gola il riso. Non ridiamo più perché nessuno è più capace di farci ridere, almeno in televisione. E le ragioni sono svariate.“Renzo” è Arbore (d’altronde era difficile che la citazione fosse di un qualche altro Renzo molto famoso, che ne so, Renzo Tramaglino) e queste parole le ha dette qualche tempo fa durante una lezione all’Università La Sapienza. Da allora non è che sia cambiato granché. Far emozionare o far ridere la gente attraverso la tv è sempre più complicato. Sarà che siamo diventati aridi e che il nostro senso dell’umorismo vacilla? Può darsi. Ma più probabilmente, dietro al fatto che sempre più spesso, di fronte a uno spettacolo comico in tv, si rimane imbarazzati e non si arriva nemmeno a sorridere o a fare una smorfia sghemba, ci sono altre ragioni.

I social, pieni zeppi di battutisti seriali capaci di rendere ogni tentativo di comicità catodica maldestro e poco efficace. E se ai social ci aggiungi che la realtà ha ormai preso derive così grottesche da far ridere lei stessa, solo ad osservarla da cronisti, il giochino è fatto. Un esempio? Le battute sull’attualità politica o le imitazioni di personaggi politici. Il povero comico non fa in tempo a fare l’una o l’altra che su Twitter, la stessa cosa, si è vista prima e meglio. Si è riso di più, e si è pure condiviso senza sforzo con i nostri amici. Certo, la possibilità di fare ironia e satira sull’attualità politica in tivù è sacrosanta e nessuna forma di censura è tollerabile (sempre bene dirlo, non si sa mai).Ma qui il discorso è diverso. Qui siamo al “io faccio una battuta e tu ridi, poi magari se “gioco di fino”, rifletti anche”. Cosa che in tv non riesce più a nessuno. Roberto Benigni, prima di innamorarsi del Vangelo e dalla Costituzione, faceva ridere. Renzo Arbore e Nino Frassica facevano ridere (Nino qualche sorriso te lo strappa ancora). Cochi e Renato facevano ridere, solo per fare qualche esempio. E oggi? A ben guardare e alla faccia di chi lo snobba, l’unico capace di strappare quasi sempre una risata è Checco Zalone. Sia al cinema che in tv (dove va poco, perché mica è scemo: le cose che stiamo scrivendo le sa). Aggiungiamoci Fiorello, qualche sprazzo di Crozza, una dose (sovrabbondante?) di Virginia Raffaele e una spolverata di Saverio Raimondo. Fine. Stop. Si può perlustrare il fondale della “vecchia guardia” o guardare in superficie alla ricerca di “nuovi comici” senza trovare il benché minimo spunto.

“C’è chi si diverte molto con Made in Sud e Colorado”, mi dice un amico. E c’è da essere contenti per loro: ridere, si sa, fa bene. Un applauso, sul fronte programmi, va fatto a La tv delle Ragazze, che ha riportato un registro comico satirico in tv in modo leggero e molto piacevole. Poi? Basta. Anche a livello di show. Perfino quei “diavoli” della Gialappa’s hanno portato a casa un risultato stiracchiato, e non solo all’auditel ma anche come verve comica. Restano, su Netflix, gli stand up comedians statunitensi: lì, il politicamente scorretto va ancora abbastanza di moda (nonostante Trump) e questa è una cosa che aiuta molto nella costruzione di sketch, one man show, o semplici battute. Qui nel Bel Paese, invece, oltre ai social che arrivano prima, alla realtà che fa ridere più di qualsiasi sceneggiatura, ai comici che hanno perso la verve, ci si è messa pure la mannaia del politicamente corretto ad ogni costo. Di una cosa possiamo essere abbastanza certi: non sarà una risata fatta davanti alla tv, a seppellirci.

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LE MONETINE DELLA FONTANA DI TREVI NON PIù ALLA CARITAS,MA PER IL RESTAURO DI MONUMENTI E PROGETTI SOCIALI

Post n°3600 pubblicato il 14 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

I soldi lanciati dai turisti nella Fontana di Trevi? Da impiegare per il restauro e la conservazione degli altri monumenti romani. E non più alla Caritas Diocesana, cui il 28 dicembre è stato prorogato l’accordo già in essere per soli altri tre mesi, fino al primo aprile. E’ questo l’obiettivo cui da un anno e mezzo, non senza difficoltà, la Giunta capitolina sta mirando lavorando sottotraccia, fra i malumori interni e le proteste del Vaticano. Già, perché il milione di euro in monetine che ogni anno i visitatori lanciano dando le spalle alla celebre fontana settecentesca di Nicola Panni, con la speranza di tornare nella Città Eterna insieme alla persona amata, dal 2001 finisce nelle casse della Caritas Diocesana, per via di una convenzione fra il Comune di Roma e la Cei. L’organizzazione ecclesiastica impiega quei soldi per vari “servizi sociali” sul territorio, come l’accoglienza dei senzatetto e l’assistenza alle famiglie bisognose. Una destinazione concordata all’epoca con il sindaco Francesco Rutelli, tenendo conto anche del fatto che molti clochard di notte si tuffavano nella fontana a caccia delle preziose monetine.Ma i tempi cambiano e ora un milione di euro fanno gola. Specie in un settore, come quello dei beni culturali, cui da anni i governi di ogni colore tagliano costantemente risorse. L’idea è quella di destinare una consistente parte di quell’importo agli altri monumenti cittadini, per molti dei quali i fondi della Sovrintendenza comunale sono praticamente a zero. Chiese, statue, fontane e opere fruibili da tutti che devono essere restaurate e conservate. “Resterebbe comunque una consistente parte dei fondi da destinare ai progetti sociali, per i quali il Comune già collabora con la Caritas Diocesana”, spiegano fonti del Campidoglio. “Stiamo ragionando in tutte le direzioni, cercheremo di trovare la soluzione più condivisa possibile”, afferma Maria Agnese Catini, presidente della Commissione capitolina Politiche Sociali.

Ma quei soldi sono davvero del Comune di Roma? In ambiente vaticano molti non ne sono convinti, ma in realtà gli atti fin qui prodotti sembrano dare ragione al Campidoglio. Con la delibera 140 del 27 aprile 2011, la Giunta Alemanno fu costretta a riaffermare che le monetine erano proprietà del Comune di Roma, non per sfavorire l’organismo ecclesiastico – cui fu rinnovata la convenzione – bensì per poter perseguire attraverso la Polizia Locale chiunque si calasse in acqua per rubare i “desideri” dei visitatori custoditi dalla fontana. Nel 2014, tuttavia, la Ragioneria generale pose il problema della contabilizzazione di questi soldi: se sono di proprietà del Campidoglio, devono prima entrare nel bilancio capitolino e poi, semmai, versate alla Caritas. Ma con quale strumento? Un rebus tutto burocratico al quale, dopo 4 anni, i tecnici non sono ancora venuti a capo. Così, la convenzione è stata prima prorogata nell’aprile del 2015 per 2 anni, e poi di 6 mesi in 6 mesi fino alla fine del 2018. Il 28 dicembre scorso, l’ultimo atto della Giunta capitolina – una memoria firmata anche da Virginia Raggi – che diminuisce a 3 i mesi di proroga. Così la prossima puntata della telenovela andrà verosimilmente in onda a fine marzo. Sempre che i tecnici capitolini non siano in grado di sbrogliare prima la matassa.

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OPERAIO A 1.800 EURO MENSILI? NO,GRAZIE

Post n°3599 pubblicato il 11 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

Siamo a Paese in provincia di Treviso. Alla Euroedile Srl Ponteggi. Il titolare Nereo Parisotto si sfoga con il Giornale. Lui sessant'anni, quasi quarant'anni di lavoro alle spalle, da qui è partito facendo di tutto: l'autista, il montatore fino ad aprirsi una partita iva 35 anni fa, a mettere in piedi un'azienda, che ora dà lavoro a un centinaio di persone. Peccato che da agosto cerchi personale e non lo trovi. E ha provato in tutti i modi: chiamando perfino la gente a casa. Cercava 30 operai tra cui 10 montatori esperti, 10 aiuto montatori, 10 manovali ma niente. Da agosto a dicembre per quei posti da quasi 2 mila euro al mese non si è fatto avanti nessuno. Il problema principale? La trasferta. Il doversi allontanare da casa. Il dover stare lontani da mamma e papà. E dire che dopo il tam tam sui social di questi giorni, è riuscito ad assumerne sette. Sette su trenta. Ma all'appello ne mancano 23. Una azienda leader nel settore dell'edilizia, che fabbrica grandi opere, strutture, ponteggi, viadotti. Se si passa sull'autostrada Bologna Firenze ci sono quattro cantieri in piedi targati Euroedile. Una realtà solida. Un lavoro sicuro. Eppure nessuno lo vuole. Un grosso danno per l'azienda che da agosto, per mancanza di personale, ha già perso commesse per un milione di euro. «Abbiamo ricevuto un centinaio di curriculum ma figure professionali pochissime - dice Parisotto al Giornale - il problema è che chiediamo la disponibilità alle trasferte per stare via una settimana e i giovani non vogliono.

Non si staccano dalla famiglia, dalla morosetta. È uno scoglio duro questo. Non c'è niente da fare». Trasferte che sarebbero in Italia, massimo in Austria, Svizzera. Trasferte di una settimana dove in genere si parte la domenica sera e si torna il sabato successivo. E dove è prevista pure l'indennità di trasferta, ma niente. Zero. Per lo stipendio si parte dai 1600 ai 1800 euro puliti, a cui poi vanno aggiunti dei plus aziendali per un comportamento corretto all'interno del cantiere. Così portando a casa quasi 2 mila euro per nove ore al giorno. Un caposquadra raggiunge i 2500. «Abbiamo gente che non vuole nemmeno sentir parlare di trasferta dice Parisotto giovani che poi si sposano, arriva il primo figlio e l'azienda va in difficoltà. Ma è una realtà veneta, ci sono tanti colleghi presi così. E il problema è che arriva gente non formata. Anche se arriva l'immigrato, non è formato. Bisogna formarlo laddove sappia l'italiano. E per formarlo ci vogliono due anni. Abbiamo bisogno di personale qualificato. Abbiamo anche ipotizzato la possibilità di creare un'accademia per ponteggiatori ma in Italia è così, ci sono mille balzelli. Troppa burocrazia».

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 IL TITOLARE NEREO PARISOTTO

 
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L'AMORE? GLI OVER 50 LO TROVANO ONLINE

Post n°3598 pubblicato il 10 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

Nell’ultimo anno oltre un milione e mezzo di italiani “senior” (uno su tre) ha utilizzato almeno una volta il web per cercare un partner su siti di incontri. In un caso su due dopo l’incontro c’è stato un seguito con implicazioni di tipo sessuale e in ben un caso su sette, l’appuntamento iniziale si è trasformato in una relazione stabile. La novità però è che la convivenza non la vuole più nessuno: vige la regola delle cosiddette coppie LAT (Living Apart Together), ovvero ognuno felice a casa propria e poi ci si incontra nel fine settimana.Questi sono alcuni dei dati emersi da uno studio realizzato da Singles50, che ha analizzato i comportamenti e le abitudini online di oltre duemila italiani, uomini e donne, in età compresa fra i 50 e i 65 anni.

Le informazioni sono state rese note in occasione del lancio in Italia del servizio Singles50, diffuso in oltre 30 paesi nel mondo, un sito di incontri per chi vuole darsi una nuova, a volte una seconda o una terza, possibilità.

Che si sia ancora alla ricerca dell’anima gemella, che si desideri semplicemente qualcuno con cui stare bene ed essere sereni, o ancora un compagno di viaggio con cui organizzare semplicemente una vacanza, il dating online è uno strumento che ha segnato una svolta nel costume e nel modo di relazionarsi dopo di “anta”.

D'altronde i numeri parlano chiaro: sono milioni gli iscritti al servizio destinato ai single che in Italia, secondo l’Istat, sono 8,5 milioni, di cui più della metà con oltre 45 anni. Tra questi, coloro in cerca di compagnia sono almeno 3 milioni.

Dei circa 4 milioni di single over 45 oltre un terzo (35%) ha cercato almeno una volta un partner attraverso il web su siti dedicati, non affidando quindi il proprio cuore ai social network; l’incontro fisico avviene più o meno a distanza di una settimana dal primo contatto.

Nella metà dei casi, al primo appuntamento ne seguono altri e tendenzialmente si fa sesso: secondo gli esperti, le persone mature sono in genere più consapevoli e dunque più libere nella sfera intima, perché accade sempre più spesso che sappiano ciò che vogliono e, a maggior ragione, ciò che non vogliono, come ad esempio perdere troppo tempo. Un altro elemento positivo e degno di nota emerso dallo studio è che in un caso su sette nasce una relazione stabile, la cui durata e tenuta ovviamente non è dato sapere. Una certezza però c’è: la scelta di andare a convivere la fa solo una coppia su dieci. Meglio che ciascuno resti a casa propria e ci si veda poi con calma nel fine settimana: in America il fenomeno è conosciuto come LAT (Living Apart Together), cioè stare insieme anche se separatamente. A dettare questa scelta anche il fatto che negli incontri in età matura accade che talvolta dopo il sesso, se ci si accorge di non avere di fronte l’amore della vita, nasca un’amicizia, il che capita in quasi un quarto degli incontri nati online.

 

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IN ARABIA SAUDITA, BASTA CON I DIVORZI SEGRETI PER LE DONNE

Post n°3597 pubblicato il 07 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

In Arabia Saudita entra in vigore una nuova direttiva del ministero della Giustizia per mettere fine ai cosiddetti "divorzi segreti", ovvero quei casi in cui il marito mette fine al matrimonio senza neanche informare la moglie. Da ora, i tribunali saranno tenuti ad avvisare le donne sulle sentenze di divorzio che le riguardano attraverso l'invio di sms sui loro telefoni.

"Questo metterà fine a ogni tentativo di imbrogliare o impadronirsi dell'identità delle donne per assumere il controllo dei loro conti bancari e proprietà, usando procure precedentemente emesse", ha sottolineato un avvocato divorzista, Somayya Al-Hindi, citato dalla Saudi Gazette. Lo stesso avvocato ha riferito di diverse cause finite in tribunale di donne saudite che hanno continuato a vivere con i loro ex mariti non sapendo che questi avevano chiesto ed ottenuto il divorzio. La nuova misura garantirà che alle donne vengano riconosciuti i loro diritti, compreso quello agli alimenti, una volta divorziate.

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UN TERRITORIO MUORE SE NON VIENE CURATO

Post n°3596 pubblicato il 06 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

In queste ore l’autostrada del Sole è il luogo perfetto per illustrare l’Italia divisa. Dal lato sud la carreggiata è intasata, una colonna di auto si reca al Nord, torna al lavoro, agli affari o agli studi e conclude il percorso che due settimane fa aveva iniziato: tornare al paese almeno per Natale, per ritrovare i genitori, o i nonni, se ancora in vita. Aprire casa, farla respirare per un po’ e riassaporare il cibo dell’infanzia, salutare le proprie pietre. Una parentesi, in una vita che si svolge altrove. Il Sud ogni anno perde gli abitanti di una città grande quanto Foggia, ogni anno si allontana dal Nord, ogni anno si fa più vecchia e fragile. Il Sud Italia oggi è l’area più grande e più sottosviluppata dell’Unione europea. Tra due mesi, quando il Parlamento suggellerà l’autonomia allargata richiesta da tre regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) il raffronto sarà ancora più duro perché le risorse non saranno divise soltanto in ragione degli abitanti e dei relativi bisogni (quanti malati, in quale territorio; quanti studenti e quante scuole) ma anche, come chiede il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, in proporzione al gettito fiscale.
Se la ricchezza pro capite diviene un parametro per dividere le risorse nazionali e si aggiunge a quello rimitivo degli abitanti, il Mezzogiorno perderà due volte. Meno abitanti=meno risorse, quindi meno ospedali e meno scuole, meno insegnanti, meno inservienti. A questa sottrazione si aggiungerà la nuova: più poveri e dunque ancora più poveri. Si ridurrà ancora la qualità delle prestazioni, si agevolerà il turismo sanitario e scolastico che già ora è un costo insopportabile. Ogni anno farsi curare al Nord costa al Sud un miliardo e duecento milioni di euro. Direte: colpa del Nord se al Sud gli ospedali sono più inefficienti? La porzione di verità che contiene questa domanda non esaurisce la questione. È del tutto vero che il Mezzogiorno sia stato malamente amministrato e che quindi fa i conti anche con la propria inefficienza. Sconta la propria responsabilità e i risultati si vedono. Ma questa osservazione non risolve il problema: gli ospedali del Nord sono pieni di bravi medici meridionali che avrebbero scelto di sicuro di rimanere nella loro terra se avessero trovato disponibilità. Ma al Sud gli ospedali chiudono. Così come le scuole, come la pubblica amministrazione la cui pianta organica è ormai ferma a 20 anni fa. Da allora solo pensionamenti, null’altro. Il reddito di cittadinanza, questo sussidio straordinario, è una forma di assistenza decisiva per le fasce ancora più povere, ancora più escluse. Ma, appunto, resterà assistenza se i percettori dell’assegno non potranno essere chiamati a un lavoro. Dove si trova il lavoro? Chi lo offre il lavoro?

Un territorio muore se non viene curato. E il Sud è senza cure da oltre un ventennio. Nessun programma di infrastrutture, nessuna opera industriale, niente iniziative. Il depauperamento anche civile conduce alla transumanza. E l’autostrada del Sole diviene la triste via dell’esilio.

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LA GAZZELLA IMPACCHETTATA SUL NASTRO BAGAGLI ALL'AEROPORTO DI TRIPOLI

Post n°3595 pubblicato il 04 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

Avvolta in una sacca, una gazzella scorre sul nastro che trasporta i bagagli in aeroporto, come fosse una valigia. L'immagine ha fatto il giro dei social ed è stata scattata all'aeroporto internazionale di Mitiga, sei chilometri da Tripoli. La gazzella proveniva da Ghat, città libica al confine con l'Algeria, e aveva viaggiato quindi su un volo interno. La foto è stata rilanciata sulle sue pagine Facebook e Twitter da The Libya Observer e la notizia ha subito fatto insorgere le associazioni ambientaliste. La Libyan Wildlife Trust chiede un'indagine ricordando che le gazzelle sono tra i bersagli preferiti dei bracconieri nel Paese e che sono a serio a rischio estinzione. Il giornale Al Araby sostiene che è stata chiesta un'indagine interna sull'incidente: la vicenda è la spia di una profonda anarchia nella gestine del trasporto aereo, che potrebbe "aprire le porte a forme di contrabbando molto pericolose".

 

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L'ETNA STA CAMBIANDO E POTREBBE DIVENTARE PIù PERICOLOSO

Post n°3594 pubblicato il 02 Gennaio 2019 da dolcesettembre.1
 

Il terremoto del 26 dicembre 2018, avvenuto alle 3:19 sul basso fianco sud-orientale dell'Etna, è stato uno dei più energetici mai registrati a memoria d'uomo sul vulcano. L'evento sismico di magnitudo 4.8 è stato localizzato a un chilometro a sud dell'abitato di Lavinaio, alla profondità di circa 1 chilometro sotto il fondale del mare.

Il fenomeno sismico è stato preceduto e accompagnato da una importante attività di deformazione del vulcano, che ha generato complessivamente uno sciame di oltre 1.100 sismi. Il tutto durante una fase di attività vulcanica molto intensa che si riversa dalla base del nuovo cratere di sud-est verso l'ambiente desertico dell'ampia Valle del Bove. Stando ad una serie di analisi realizzate negli ultimi giorni l'eruzione, che sembra essere diminuita, potrebbe riprendere a quote più basse, attorno ai 2.400 metri, dove si potrebbero aprire nuove fratture (si tratta tuttavia di una previsione).

La trasformazione dell'Etna. Dalla maggior parte della gente e, in passato, anche da molti vulcanologi, l'Etna è sempre stato considerato relativamente poco pericoloso per via delle sue manifestazioni effusive, non esplosive, che danno origine a colate di lave fluide, con poco materiale sparato in atmosfera.

Recenti ricerche hanno però evidenziato che negli ultimi 60.000 anni il materiale eruttato si avvicina sempre di più a quello prodotto dai vulcani della cosiddetta cintura di fuoco del Pacifico, sebbene il vulcano siciliano sia considerato diverso da questi ultimi. Questa ipotesi è suffragata da ricerche che dimostrano una possibile evoluzione della sorgente magmatica dell'Etna verso un vulcanismo di tipo esplosivo, più simile cioè al comportamento di Vulcano (isole Eolie), a nord della Sicilia.

Questa complessa situazione si spiega ipotizzando che nelle ultime migliaia di anni vi sia stata una lacerazione al di sotto della crosta terrestre, che ha permesso al materiale del mantello già presente sotto le Eolie di fluire verso la regione dei magmi dell'Etna. Ciò renderebbe questi ultimi più esplosivi rispetto a qualche decina di migliaia di anni fa: con il trascorrere del tempo (sempre in termini geologici), le lave dell'Etna diventerebbero dunque più esplosive - e quindi più pericolose.

Il fianco che scivola a mare. Un'altra questione importante riguarda lo scivolamento del versante dell'Etna che guarda verso mare.

Già dagli anni Ottanta, e su evidenze puramente geologiche, si avanzò l'ipotesi di questo moto verso il mare, ma con l'avvento delle tecniche di misura satellitare delle deformazioni del suolo si è potuto stabilire con certezza che (negli anni in cui è stato monitorato) il fianco del vulcano è scivolato a una velocità media pari a 2-3 centimetri l'anno.

Il moto sembra innescato soprattutto dalla gravità (il peso dell'intero versante) piuttosto che dalla spinta del magma in risalita. Al momento non ci sono indizi di una possibile accelerazione del fenomeno, tale da poter creare maremoti o problemi di altro genere, va però anche ricordato che nel corso del tempo il movimento del fianco orientale dell'Etna ha invece mostrato accelerazioni, spesso collegate a eruzioni.

Eruzioni distruttive. L'Etna è capace di imponenti emissioni di lave, come quella del novembre del 1928, quando la cittadina di Mascali (Catania) - già risorta dopo un devastante terremoto di 3 secoli prima (1693) - fu sepolta dalla colata lavica. Oggi il vulcano è monitorato con grande attenzione e si potrà capire, in futuro, se si avvicinerà a eruzioni più importanti rispetto a quella in atto in questi giorni.

http://www.ilsecoloxix.it/rf/Image-lowres_Multimedia/IlSecoloXIXWEB/RIGIRI/2018/12/24/Foto/e44834fcd9ba6f62994c4feade85a3bb.jpg

 
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PILOTA D'AEREO PRIVATO ATTERRA IN AUTOSTRADA E FA PIPì NEL CAMPO

Post n°3593 pubblicato il 31 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Il video ripreso da una coppia è virale. Atterra con il suo aereo privato in autostrada per fare i suoi bisogni. Una storia incredibile ripresa in un video da alcuni automobilisti che ha fatto il giro del web negli Stati Uniti.

Le immagini sono chiare: il pilota scende con il suo Cessna su una delle grandi corsie d’asfalto, percorre un bel tratto tra le auto e poi accosta. Scende e fa la pipì. Paura e stupore tra gli automobilisti che si sono visti passare accanto il mezzo come nulla fosse. «Pensavamo a una emergenza, e invece...», commentano sul web alcuni testimoni. Il fatto è avvenuto nella contea di Talladega, in Alabama, sabato 22 dicembre: due le persone a bordo.L’aereo era decollato da poco quando all’improvviso qualcosa ha spinto il pilota a fare una scelta folle. La scena è stata filmata da una coppia di passanti con i loro bambini in un’auto: la donna ha chiesto al marito di avvicinarsi all’aereo e di aiutare i passeggeri se ne avessero avuto bisogno. «Ci siamo visti il Cessna scendere dal cielo davanti alla nostra auto - racconta la giovane mamma - a quel punto abbiamo rallentato per paura che potesse accadere qualcosa. E così quando è riuscito a fermarsi ci siamo accostati dietro per vedere se qualcuno si era sentito male o se avessero bisogno comunque di aiuto. Nemmeno il tempo di chiederlo che l’uomo alla guida è sceso e ha detto a mio marito: “tutto ok...tutto ok”. E si è diretto nel campo vicino per fare la pipì. Siamo rimasti senza parole». E aggiunge: «Fortunatamente in quel momento non c’erano tante persone in autostrada altrimenti poteva succedere una tragedia».

Il sito WSB-TV ha poi spiegato che il motore dell’aereo si è spento dopo quasi 6-8 chilometri dal decollo. Sull’aereo c’era un pilota alla guida per la prima volta con il suo istruttore, Jim Williams, 36 anni di grande esperienza. Jim ha provato di tutto per risolvere la situazione critica, ma il motore era totalmente fermo e ha deciso di atterrare sull’autostrada «fortunatamente non era trafficata e aveva grandi corsie».




 
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OLTRAGGIO AL PRESEPE

Post n°3592 pubblicato il 27 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Presepe deturpato a Udine: i volti di Gesù, Giuseppe e Maria dipinti di marrone. «Razzisti siete voi»I volti di Giuseppe, Maria e Gesù colorati di marrone, la stessa vernice con cui sono state vergate scritte antirazziste come «il vostro Giuseppe, un uomo a cui negate la dignità togliendo le panchine»; «il vostro Gesù, un bimbo nato a bordo delle navi che non accogliete»; «La vostra Maria, ogni donna incinta in Libia senza dire sì al suo Signore». A essere vandalizzato nella notte di Natale, è uno dei presepi allestiti da alcuni commercianti in pieno centro a Udine.

Un gesto «oltraggioso» nei confronti della città e «blasfemo» contro la religione cattolica come lo ha definito il sindaco leghista, Pietro Fontanini, che punta il dito contro quelle «stesse persone che, subito dopo l'allestimento del presepio, l'8 dicembre scorso, si erano mobilitate in un sit in di protesta contro la rimozione di una panchina che era stata eliminata per fare spazio» all'opera, ma anche per protestare contro il pugno duro dell'amministrazione comunale nei confronti della presenza di migranti in città.In quella occasione, ricorda il sindaco, erano spuntati cartelli con scritte ingiuriose. «Udine: foglio di via a Giuseppe e Maria». «Fontanini: Niente panchine ai clandestini»; «Cara giunta comunale, la sacra famiglia non è 'naturalè »; «Se a un presepe togliete arabi, africani, ebrei e rifugiati, restano solo il bue e un asino». Su quell'episodio e su quello verificatosi la notte di Natale «indaga la Digos», conferma. Forse, «si tratta delle stesse persone che erano lì l'8 dicembre scorso», ipotizza il primo cittadino che parla di «gruppi che fanno riferimento al mondo anarchico o Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, ndr) che hanno preso di mira questo presepio». Un atto stigmatizzato oggi dalla deputata Dem, Debora Serracchiani, che in una nota chiede di non strumentalizzare simili atti «di teppismo». Oltre alle scritte, davanti alla natività è stato ritrovato un tappeto orientale.

 
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ESAUDITO IL DESIDERIO DI UNA BIMBA DI 4 ANNI MALATA DI LEUCEMIA

Post n°3591 pubblicato il 21 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Ha voluto sposare il suo unico, grande eroe. L'uomo che le tiene sempre la mano mentre affronta le durissime terapie contro la leucemia. Una bambina cinese di 4 anni, Yaxin, ricoverata in un ospedale di Pechino da due, "ha sposato"  il suo papà.

La  “cerimonia” in pochi giorni è stato visualizzata da milioni di utenti su Facebook. E' stato il padre, Yuan, a organizzare il "matrimonio" così come voleva la sua bimba.  Ora sta cercando di raccogliere fondi per proseguire le cure mediche.

 

«Fino all’ultimo non molleremo», hanno detto i genitori ai quotidiani locali. In questi due anni di calvario hanno speso tutti i loro risparmi, ma per continuare le terapie ci vuole un grande sostegno. In tanti si sono mossi per aiutarli. Ma quello che conta per Yuan è stato riuscire a realizzare il sogno di sua figlia che aveva sempre detto di voler essere una sposa «come le principesse».

E così anche i medici e gli infermieri si sono dati da fare per allestire la cerimonia in una grande sala nell’ospedale Burin di Pechino. «Tanti sono i suoi sogni – ha detto il papà – vorrebbe andare allo zoo, ritornare a giocare con i suoi amici, tornare nella sua cameretta. Poi un giorno mi ha detto “quando mi sposo?”. E io gli ho risposto: “Quando diventi grande come la mamma”».

E così poche settimane fa si è inginocchiato davanti alla sposa bambina, le ha donato un mazzo di fiori e l’ha abbracciata. Yaxin era bellissima come tutte le spose, con un abito improvvisato dalla mamma: un foulard bianco nei capelli, un grosso telo bianco intorno al corpo e un bouquet tra le mani. E ora avanti con gli altri desideri perché la piccola merità ogni affetto.

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OGNI 30 SECONDI UNA DONNA RICEVE UN MESSAGGIO OFFENSIVO SU TWITTER

Post n°3590 pubblicato il 20 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Ogni 30 secondi una donna riceve un tweet ‘problematico’ o offensivo. L’84% delle volte il cinguettio violento è rivolto a una donna di colore. Sono i dati che emergono dal progetto Troll Patrol, lanciato a marzo 2018 da Amnesty International che ieri ha pubblicato i primi numeri, basati sul 2017. Uno sforzo globale di crowdsourcing nato per dimostrare la portata del fenomeno degli abusi su Twitter. Il social già in un precedente rapporto dell’associazione era stato definito “tossico per le donne“.

L’iniziativa è stata elaborata insieme ad Element AI, una società di software di intelligenza artificiale globale, ed ha studiato gli account, e relativi tweet, di 778 donne statunitensi e britanniche. Il campione selezionato comprendeva tutte le deputate del Parlamento del Regno Unito e del Congresso degli Stati Uniti, nonché donne giornaliste in testate come il Daily Mail, Gal Dem, il Guardian, Pink News, il Sun nel Regno Unito e Breitbart e il New York Times negli Usa. Il risultato: in un anno sono stati trovati 1,1 milioni di cinguettii offensivi, pari al 7,1% di quelli analizzati.

In campo, oltre all’intelligenza artificiale, è scesa anche una ‘pattuglia di troll’: 6500 volontari che, lavorando per 2500 ore, hanno studiato 288mila tweet unici. Al gruppo, formato da persone di età compresa tra i 18 e i 70 anni e provenienti da oltre 150 Paesi, è stato mostrato un tweet anonimo che menzionava una delle donne oggetto dello studio. Poi sono state poste semplici domande che chiedevano se il messaggio fosse offensivi o problematici. In caso di risposta affermativa ogni volontario ha dovuto sottolineare la natura del messaggio violento: misoginia, omofobia, razzismo o altri tipi di violenza. Queste ‘etichette’ sono state quindi associate ai 14,5 milioni di messaggi raccolti dall’intelligenza artificiale che è arrivata a scremare il milione di cinguettii violenti, risultato dello studio.

In particolare l’analisti ha rilevato che il 7% delle citazioni di Twitter di giornaliste era ‘problematico’ (5,8%) o rappresentava un abuso (1,2%). In totale circa 225.766 messaggi inviati a 454 giornalisti dello studio sono risultati offensivi. In media le politiche sono state menzionate in molti più tweet offensivi rispetto alle giornaliste (più di 800mila). L’attacco però è bipartisan, non tiene conto dei confini politici. Tra le frasi tipo: “Se venisse rapita, terrebbe la bocca chiusa?”. Oppure, “Spero che quando avrai bisogno del 118 i soccorritori si rifiuteranno di aiutarti”. E ancora commenti razzisti come: “Fai la cosa giusta e tornatene al tuo paese, stupida p******!”.

Per Amnesty lo studio vuole essere un’occasione per chiedere di più a Twitter. L’ong, infatti, ha più volte domandato alla compagnia di pubblicare i dati sugli abusi perpetrati sulla loro piattaforma. L’incapacità di farlo, secondo la stessa Amnesty, “nasconde la portata del problema e rende difficile la progettazione di soluzioni efficaci”.

 

 
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LADRI RUBANO LE STELLE DI NATALE DESTINATE ALLA SOLIDARIETà

Post n°3589 pubblicato il 17 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

BRINDISI - Odioso furto a danno della sezione Ant di Torre Santa Susanna: durante la notte ignoti, dopo aver forzato la vetrina d’ingresso, hanno trafugato diverse centinaia di stelle di Natale pronte per essere poste in vendita questa mattina nell’annuale banchetto allestito in piazza Umberto per la giornata nazionale Ant, finalizzata alla raccolta di fondi per assicurare assistenza gratuita ai malati terminali di cancro. Unanime la condanna da parte dei dirigenti sezionali, dei soci volontari e dell’intera comunità torrese. Nonostante il grave furto, il banchetto è stato regolarmente allestito utilizzando le piante giunte dalle altre sezioni Ant della provincia.



 
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PARIGI VENDE UN PEZZO DELLA TORRE EIFFEL

Post n°3588 pubblicato il 14 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Un pezzo della Torre Eiffel in vendita. Possibile? Si tratta di un'Asta. Ma la gigantesca torre metallica, simbolo di Parigi e della Francia, nei giorni scorsi, qualcuno si è ufficialmente aggiudicato un pezzo della "Dame de fer". Si tratta di un troncone alto 4,3 metri, composto di 24 gradini che salgono a forma elicoidale e che erano parte delle scale che collegavano il secondo e il terzo piano. Quando nel 1993, 94 anni dopo la sua edificazione,(fu innalzata dall'ingegner Eiffel per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese, all'Esposizione Universale del 1889), la scala venne dismessa in favore degli ascensori, venne tagliata in 24 pezzi, alcuni finiti in musei in giro per il Mondo, altri, acquistati da privati a peso d'oro. Questo moncone, proveniva da una collezione canadese ed è stato battuto a 169 mila euro, da una base di partenza di 40 mila. Qualche settimana fa, molti parigini, passando nei pressi della Casa d'Aste Artcurial,all'angolo con gli Champs Elysèes, si sono domandati cosa fosse quell'enorme ammasso di ferraglia e bulloni depositati sul marciapiede, nel quale non era facile riconoscere una parte della gloriosa Torre. Un'opera che all'epoca della costruzione fece scalpore, dividendo i francesi in pro e contro il "mostro di metallo".


 
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DISPARITà SALARIALE:QUANDO LA DONNA GUADAGNA LA METà DELL'UOMO

Post n°3587 pubblicato il 13 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

"Il più grande furto della storia è la differenza salariale tra uomo e donna". Lo ha detto la consigliera dell'onu per le donne, Anuradha Seth, commentando il rapporto dell'Onu sul divario salariale, che rileva come le donne, a parità di mansioni e responsabilità, guadagnino in media il 23% in meno dei colleghi maschi. In soldoni, per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna prende 77 centesimi. Al ritmo attuale, avverte l'Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario. Una differenza che inizia da giovani e non si assorbe nell'arco della vita lavorativa, e la discriminazione comincia in famiglia con la paghetta. Da un rapporto Istat, tra i 14 e i 17 anni, il 53% dei maschi riceve dai genitori una mancia contro il 42% delle femmine. Però, mentre i maschi la intascano anche stando sdraiati sul divano davanti ai videogiochi, le donne, dice l'Istat devono sudarsela come ricompensa per qualche lavoretto domestico. E' così che si gettano le basi di una mentalità sessista che si perpetua anche sul lavoro: per i maschi il denaro è un flusso, per le femmine un premio. Infatti, in Italia, i dati raccolti per la Campagna per la parità salariale promossa da Valore D sono spietati: un anno dopo la laurea, le donne guadagnano il 17,3% in meno rispetto agli uomini. Le donne manager subiscono un divario del 15%, mentre quelle nei Consigli d'Amministrazione, in media, hanno ingaggi addirittura del 69,8% più bassi. Inevitabilmente, anche le pensioni rosa sono più povere: le pensionate prendono il 28,6% in meno dei loro coetanei uomini.


 
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DA PIAZZA SAN CARLO A CORINALDO:IL MODUS OPERANDI DELLE BANDE DELLO SPRAY AL PEPERONCINO

Post n°3586 pubblicato il 10 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Da Torino a Corinaldo, c'è lo stesso modus operandi dietro le bande che usano lo spray al peperoncino come un'arma. L'inizio di tutto porta la data del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo. Quella sera la banda guidata da "Budino" (nickname di Sohaib Bouimadaghen, giovane di origini marocchine) spruzza lo spray al peperoncino tra la folla che assiste sul maxischermo alla finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. L'obiettivo è chiaro: approfittare del panico che si crea per sottrarre collanine, portafogli, smartphone e qualsiasi altro oggetto a tiro. Il bilancio alla fine sarà pesante: una vittima e 1526 feriti.
Le indagini hanno poi svelato che la banda non si limitava a colpire in città. Andava anche in trasferta. Comprese alcune puntate all'estero, in Belgio e in Olanda. E sopratutto era un banda flessibile: solitamente operavano in una decina, ma gli indagati arrivano a cinquanta, segno che a seconda degli obiettivi cambiavano anche gli uomini impiegati. Ma soprattutto è un modus operandi che ha avuto molte emulazioni. D'altronde come hanno raccontato ai magistrati alcuni degli indagati i colpi garantiscono buoni bottini e pochi rischi. In più c'è la facilità con cui procurarsi l'arma per mettere a segno le rapine.

E infatti da Torino a Milano, alle Marche si allunga la catena dei colpi realizzati impiegando spray al peperoncino. Con i concerti dei rapper che appaiono come uno degli eventi più gettonati da queste bande.E' accaduto proprio a Torino durante l'inaugurazione delle Ogr - un'ex fabbrica trasformata in un polo culturale della città - il primo ottobre di un anno fa, con migliaia di persone. Anche allora lo spray al peperoncino usato da un gruppo di rapinatori per distrarre il pubblico che stava seguendo il concerto di Elisa e del rapper Ghali. Ma il sistema di sicurezza aveva funzionato al meglio rispetto a Corinaldo: la sala era stata evacuata in pochi minuti senza scatenare il panico.

E Sfera Ebbasta è tra quelli più presi di mira. Quest'anno già due volte prima di ieri sera: la prima sempre nelle Marche, a Sinigallia, ad aprile. Stessa tecnica ma senza scatenare la calca di Corinaldo. E poi a Mondovì al festival "Wakeup" a settembre. Sempre Gionata Boschetti (il suo vero nome) sul palco e concerto sospeso per un quarto d'ora per consentire ai soccorritori di prestare aiuto a chi aveva inalato lo spray urticante. Stesso posto, un anno prima, nel mirino era finito Ghali. Anche a Milano lo spray urticante è diventato un incubo in molti locali. L'ultimo caso a gennaio alla discoteca Fabrique. A Garlasco, invece, durante la notte di Halloween, in venti erano rimasti intossicati dalle esalazioni.


 
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AUTOVELOX SCOUT SPEED: COME FUNZIONA E COME CI SI DIFENDE

Post n°3585 pubblicato il 07 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

Lo Scout Speed è un sistema montato sulle auto di servizio, che grazie ad un radar integrato a telecamere intelligenti e gps, è in grado di rilevare e multare automaticamente le auto che superano la velocità in entrambe le direzioni stradali, l'utilizzo degli smartphone, il non utilizzo delle cinture di sicurezza, i sorpassi vietati, il parcheggio in doppia fila e i mezzi con i documenti non in regola. Preoccupa la possibilità dello Scout Speed di rilevare la velocità senza che la sua presenza debba essere segnalata, come invece deve essere fatto per gli autovelox fissi o installati temporaneamente a bordo strada. Lo dice il Capo 7.3 dell'allegato 1 del Decreto Ministeriale 13 Giugno 2017 numero 282, secondo cui:nessuna preventiva segnalazione è prevista per i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura di velocità in movimento. Non è così però per il Tribunale di Belluno, che con la Sentenza535/2017, ha confermato la cancellazione di una multa con Scout Speed ad un automobilista che aveva già vinto con il Giudice di Pace, perchè questa norma è in contrasto con l'articolo 142 del Codice della Strada,(una fonte superiore), che prevede sempre l'obbligo di segnalazione dell'autovelox. Prima di fare ricorso al Giudice di Pace, si può chiedere la certificazione della taratura dell'apparecchio. Se manca, la multa è nulla.


 
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PAPA FRANCESCO SPIEGA IN UN DOCUMENTO COME EVITARE LE OMELIE SOPORIFERE

Post n°3584 pubblicato il 06 Dicembre 2018 da dolcesettembre.1
 

"Quante volte noi vediamo che nell'omelia alcuni si addormentano, altri chiacchierano o escono fuori dalla Chiesa". A parlare non è un anticlericale, bensì Papa Francesco. "Mi diceva un sacerdote, ha raccontato Bergoglio ai fedeli,"che una volta era andato in un'altra Città dove abitavano i genitori e il papà gli aveva detto:"Tu sai, sono contento, perchè con i miei amici abbiamo trovato una Chiesa dove si fa la Messa senza omelia". I problema, infatti, è tutt'altro che di poco conto."Chi tiene l'omelia, ha spiegato il Papa,"deve compiere bene il suo ministero. Colui che predica, il sacerdote,il diacono o il vescovo, devono offrire un reale servizio a tutti coloro che partecipano alla Messa, ma anche quanti l'ascoltano devono fare la loro parte". Francesco ha dato dei consigli pratici per evitare omelie soporifere."Anzitutto, ha sottolineato il Papa,"prestando debita attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti. Se a volte c'è motivo di annoiarsi per l'omelia lunga, non centrata o incomprensibile, altre volte è invece il pregiudizio a fare da ostacolo. Chi fa l'omelia deve essere conscio che non sta facendo una cosa propria , sta predicando, dando voce a Gesù, sta predicando la parola di Gesù, e l'omelia deve essere ben preparata, deve essere breve". Non solo corta, quindi, ma anche non improvvisata."E come si prepara un'omelia?" Con la preghiera, ha spiegato il Papa,"con lo studio della parola di Dio e facendo una sintesi chiara e breve, non deve andare oltre i 10 minuti". Al tema dell'omelia, francesco ha anche dedicato molte pagine del suo documento programmatico, l'esortazione apostolica Evangelii gaudium  che spiega che il predicatore può essere capace di tenere vivo l'interesse della gente per un'ora, ma così la sua parola diventa più importante della celebrazione della Fede. Se l'omelia si prolunga troppo danneggia due caratteristiche della celebrazione liturgica:l'armonia tra le sue parti e il suo ritmo.


 
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Donna

Mentre urli alla tua donna

sappi che c'è un uomo

che dedidera parlarle all'orecchio.

Mentre la umili,

insulti,sminuisci,

sappi che c'è un uomo

che la corteggia

e le ricorda

che è una gran donna.

Mentre la violenti,

sappi che c'è un uomo

che desidera

fare l'amore con lei.

Mentre la fai piangere,

sappi che c'è un uomo

che le ruba sorrisi.

VIVA LE DONNE

MERAVIGLIE DELL'UNIVERSO!!   

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