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Lo Strano Caso dell'Apprendista Libraia: recensione.

Post n°17 pubblicato il 15 Marzo 2015 da Invisible_Typer86
 


Questa è la storia di Esme, una ragazza inglese trasferitasi a New York per portare avanti i suoi studi di Arte. Per potersi mantenere, per fortuna riesce a trovare un lavoretto presso questa piccola libreria indipendente, una mosca bianca tra le varie multinazionali che popolano la Grande Mela: la Civetta. Pittoresca e intima, la Civetta è il luogo in cui Esme incontra il misterioso Luke, anche lui dipendente di George, proprietario della libreria, insieme ad una serie di personaggi strani e al tempo stesso quotidiani. In tutto questo alone di novità, Esme si innamora di Mitchell. I due si frequentano, fino  a quando Esme scopre di essere incinta. Mitchell, ancora prima di poter sapere questo, la lascia. Ma proprio quando Esme riesce a trovare la forza di guardare al futuro e essere felice, Mitchell viene a conoscenza della sua gravidanza e vuole tornare insieme a lei. Un bivio le si pone: realizzarsi o mettere da parte il sogno e vivere una vita da coniugata?

Premettendo che si tratta della mia prima recensione assoluta, non vogliatemene se sarà in certi punti poco oggettiva. 
Nei primi capitoli, ho trovato la lettura veramente piacevole e fresca. Certo, magari non il massimo della narrativa, però comunque un libro leggero, poco impegnativo, quindi non mi ha stupito particolarmente, rientrava nello standart che avevo in mente, che mi aspettavo. Poi, nel momento in cui Esme e Mitchell si lasciano, è crollato tutto. Nel vero senso della parola. Non c'era continuità con la precedente fluidità, sia nella narrazione che nel susseguirsi degli eventi. Ho avvertito come un accozzarsi di immagini discontinue e per niente chiare. E poi tutto il resto: lei che praticamente si annulla per lui, lui che è altezzoso, borioso, tronfio...il peggio del peggio, che palesemente la usa e la prende in giro e lei che per "amore" non riesce ad avere un minimo di amor proprio. La sensazione è stata quella di un libro che in realtà non lo è. Si tratta invece, a parer mio, di un manoscritto ancora in dirittura di revisione: i personaggi mancano totalmente di personalità compiute, tanto che Luke, dall'inizio alla fine, non si capisce bene perchè è stato piazzato all'interno di tutta questa faccenda; di George ho ricordi solo delle sue manie e gli unici che si aggiudicano un minimo di attenzione, che hanno suscitato curiosità e che avessero senso, sono tutte quelle piccole comparse, non proprio fini al racconto delle vicende, ma che andavano a completare il quadro in background che si andava a delineare. 
L'autrice Deborah Meyler, inoltre, fa molte citazioni su altri libri e autori, per non parlare di personaggi storici. Ora, premettendo che io non sono una persona colta e non ho una particolare istruzione, che lei mi piazzi nel mezzo di un discorso il nome di Lorenzo da Ponte senza darmi un minimo di direttive per capire chi sia, lo trovo alquanto pretenzioso. Vuole il caso però che mi piace storia della Musica, per cui quel nome già lo conoscevo (si tratterebbe, infatti, del famoso librettista che collaborò con Mozart per le opere: "Le Nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte"). 
Per quanto riguarda i dialoghi li ho trovati spesso deludenti, banali, come se l'autrice avesse fatto una fatica immane per renderli interessanti, intriganti riuscendoci invano. Per concludere, aggiungo, e credo sia stata questa la mia più grande delusione, non fidatevi del titolo, perchè la libreria ha totalmente un ruolo marginale; come ho già detto in precedenza, tutto ruota intorno alla pseudo storia tra Mitchell, 
un essere egoista, maschilista, che fagocita tutto in un nulla cosmico, ed Esme, fragile, insicura e totalmente in balia del volere di Mitchell. 
Il mio voto è un quattro e mezzo, per tutti questi motivi. C'erano tutti i buoni presupposti perchè potesse essere almeno un buon racconto, purtroppo sfruttati male. Lo sconsiglio.

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Commenti al Post:
guitar.man
guitar.man il 15/03/15 alle 15:24 via WEB
Si, mi sembra un libro banale, da come lo descrivi. Per il momento continuo con Corona e Bukowsky, poi si vedrà, forse qui troverò suggerimenti. GM
 
 
Invisible_Typer86
Invisible_Typer86 il 15/03/15 alle 19:38 via WEB
Si, decisamente banale. La figura di Mitchell poi non so..si beffeggiava della mia intelligenza :D
 
guitar.man
guitar.man il 15/03/15 alle 19:58 via WEB
Ho sempre un libro con me, nel tascapane che uso come borsa e tre/quattro libri di scorta a casa, alterno autori conosciuti a nomi mai sentiti. E' questo secondo caso che a volte mi crea difficoltà, il timore di leggere scritti poco interessanti, a dispetto di titoli invitanti. Spero di trovare qui buoni suggerimenti. Buonasera Typer. GM
 
 
Invisible_Typer86
Invisible_Typer86 il 15/03/15 alle 20:05 via WEB
Io opto spesso per i classici se voglio godermi un buona vera lettura e per classici non intendo solo i veri classici, ma soprattutto libri che bisognerebbe leggere almeno una volta nella vita, i volgarmente chiamati "cult" per l'epoca moderna. Da poco ho riscoperto il piacere della lettura e niente vorrei riprendere questa mia vecchia passione dello scrivere e continuare a nutrire la mia mente con cose nuove. Ti ringrazio per la fiducia e la gentilezza nel lasciare commenti e leggere con senso critico. Spero di essere in qualche modo di aiuto. Buona serata GM. ^.^
 
korov_ev
korov_ev il 17/03/15 alle 17:19 via WEB
Ma sa, madame, la Meyler è americana e io, tranne rari casi, non apprezzo particolarmente chi impiega una pagina per dire ciò che poteva essere detto in tre righe.
Ora, io non conosco la Meyler come scrittrice (in realtà non la conoscevo affatto prima di oggi). Ho dato un occhiata al suo curriculum vitae e lo trovo interessante, ma purtroppo non basta l’amore per i libri e la scrittura, ad insegnare l’arte di raccontare. Sicuramente leggere aiuta, ma scrivere è altro; è una spinta interiore, è avere dentro qualcosa da dire e il giusto modo per dirlo.
Col tempo ho imparato che neanche essere letterati o possedere molte cognizioni, fa la differenza. Aiuta, ma non è quello che fa di uno scrittore un buono scrittore. Ci sono eccellenti studiosi, grandi professori, che poi quando si cimentano nella scrittura risultano tremendamente pesanti e inconcludenti
Non voglio dire che scrittori si nasce, perché non è vero. Anzi, il più delle volte scrittori lo si diventa: scrivere è una necessità. L’unica cosa che rimprovero a certi artisti è di aver trasformato la loro arte in un lavoro: sono del parere,sicuramente discutibile, che un buono scrittore, per intensa che sia la sua vita, non possa sfornare romanzi come un fornaio il pane. Quelli che lasceranno il segno saranno al massimo quattro o cinque, tutto il resto non sarà altro che una brutta copia di ciò che è già stato detto.
Perdoni la mia logorrea, madame, non era mia intenzione tirarla tanto per le lunghe. Le auguro una buona serata.
 
 
Invisible_Typer86
Invisible_Typer86 il 21/03/15 alle 17:02 via WEB
Non ho notato nessuna logorrea, anzi, apprezzo sempre molto commenti così appassionati. Offrono tanti spunti su cui discutere e di sicuro apre le menti. Grazie :)
 
Invisible_Typer86
Invisible_Typer86 il 21/03/15 alle 17:04 via WEB
E qui il mio "sempre molto" la dice lunga sulla mia stanchezza ^.^
 
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