Creato da lab79 il 05/02/2010

TheNesT

a place called home

 

 

L'ultima pagina

Post n°535 pubblicato il 16 Aprile 2018 da lab79

Non saprai mai quale sarà l'ultima parola della pagina, finché non l'avrai letta. E quando l'avrai letta sarà già troppo tardi, sarà stato un soffio e sarà già passata, al di là di un punto insormontabile. Ma l'ultima pagina è più facile da riconoscere: il libro si assottiglia, la trama si tende verso la fine, e il disegno si fa chiaro e forse, forse intuisci quello che verrà.

I romanzi non somigliano per niente alla vita.

Nella vita le cose smettono di dire, di accadere. Se i romanzi fossero davvero come la vita, finirebbero con pagine che si svuotano delle parole, con capitoli composti da pagine quasi bianche e intervallate qua e là da qualche parola sfilacciata. La vita non sempre finisce con frasi altisonanti, e quasi mai con rivelazioni assolute. La vita si esaurisce, il più delle volte. Altrettanto fanno i suoi capitoli. Avrebbero dovuto finire prima, molto prima. Ma alle pagine della propria vita ci  si affeziona, e si fatica a lasciarle svoltare.

Anche questo diario ho faticato molto a lasciarlo andare. Le pagine si sono diradate nel calendario, hanno fatto in tempo a impolverarsi prima di essere sostituite dalle successive. Persino lo spazio che le accoglie lentamente smette di funzionare, di essere visto come un luogo da sfruttare, a modo suo da vivere. Se fosse una piazza, sarebbe la piazza di una periferia svuotata e impoverita, che non ha più alcunchè da offrire.

La vita somiglia molto poco, ai romanzi.

Eppure forse non è vero: perché anche alle cose della vita si sottrae la vita, prima di poterle dire concluse. Alla stessa maniera ai romanzi si sottraggono le parole, prima di poterli dire finiti. E il significato di quel che si è letto, così come quello di quel che si è vissuto, rimane chiuso, sepolto fra le pagine scritte di quel che è stato, e che anche se promette ritorni, sappiamo tutti che non ritornerà.

Forse la vita somiglia davvero ai romanzi: E' tutto un lavoro di sottrazione, finché non si scrive la parola "Fine".

 

 
 
 

Un'ultima canzone...

Post n°534 pubblicato il 12 Aprile 2018 da lab79

Goccia dopo goccia cade il cielo sulla terra. Ma è notte, a nessuno importa. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno sa. Sento il respiro di mio figlio, da lontano, come un sollievo all'angoscia che mi porto dentro, chissà poi perché. In fondo vivo una vita qualunque, come tanti ne hanno vissuto ma migliore, meno accidentata e più banale. Pensavi di aver scoperto il segreto del mondo, quando hai realizzato che la felicità era banale. Ma ora ti rendi conto che anche l'infelicità sa avere il suo opaco grigiore, il suo tran-tran. E piove, ed è una notte talmente banale che non riesco nemmeno a essere triste, né ad arrabiarmi perché per una notte che potrei, e invece il sonno si allontana sempre di un passo troppo in là. Non riesco ad immaginare una fantasia su cui addormentarmi, figurarsi un sogno.

E allora canticchio una vecchia canzone che non avevo mai del tutto capito, e che invece ora mi illudo di riuscirci. Ma anche questo riesce male, che la gola fa male e maledico l'unico pomeriggio di mezza primavera in cui mi sono fatto fregare dalla tentazione di togliere la sciarpa. E no, non mi va di parlare, non mi va di cantare.

Non mi va di sognare, né di fantasticare.

E i miei occhi chiedono requie, e la mente invece veglia.

E il cuore che vorrebbe tanto far finta di saper volare.

Ma com'è, che non riesco più a volare?

 

 
 
 

Riaprire le finestre, far entrare aria fresca

Post n°533 pubblicato il 04 Aprile 2018 da lab79

 

Ho aspettato per giorni un momento per scrivere. E una volta arrivato il momento, ho sperato di avere qualcosa da dire. Ma che dire? Per giorni le nuvole che scorrevano nascoste nel buio dell'alba ci sono passate sopra, senza avere una goccia di pioggia né un fiocco di neve da lasciarci. Poi il freddo ha ceduto il passo, il ghiaccio si è ritirato e non è più tornato. Ancora indossiamo le giacche pensanti, ma sotto le sciarpe di lana hanno ceduto il passo, non viste, a quelle primaverili. E un bel giorno ecco spuntare il sole con qualche minuto di anticipo, e ora sornione avanza non visto un minuto per volta, intanto che il mondo dorme. L'inverno è finito, e poco importano le ultime folate gelide che soffiano da nord. I pettirossi sono riapparsi, insieme ai bucaneve. Qualcuno si azzarda a cantare, persino. Ieri pomeriggio la primavera ha soffiato leggera, fino a qui. E oggi come per ripicca l'inverno ha spinto le nuvole, arruffate e cariche di pioggia, e sul lago non si vede altro che la nebbia. Mi piace immaginarle così le stagioni. Come i bambini che ridacchiano e si fanno le linguacce l'un l'altro, mentre si spintonano nel corridoio prima di uscire da scuola.

E intanto si sono accumulati i giorni, le settimane. Queste stesse parole sono invecchiate, dimenticate nelle fragili memorie a cui affidiamo gran parte dei nostri ricordi. Ho scritto, ho dimenticato di aver scritto, mi sono allontanato, sono ritornato e le ho ritrovate: impolverate da settimane, eppure guardo fuori dalla finestra e il mondo sembra non essere cambiato di un passo. Un solo foglio è caduto dal calendario, e quasi niente altro si è spostato dal mondo. Rileggo le notizie e ad esclusione della cronaca nera, niente si è compiuto. E' tutto un divenire, ma senza fretta di scrivere sulle pagine della storia. E' quasi un sollievo, in fondo.

Il mondo non mi ha lasciato così tanto indietro.

 

 

 
 
 

Ladri!

Post n°532 pubblicato il 04 Marzo 2018 da lab79

Avete qualcosa che non vi appartiene?

Ebbene si: ho intenzione di svelare il ladro che c'è in voi. Mi pare un modo congruo di celebrare questo 4 marzo, giorno di elezioni. Ma sarcasmi stantìi a parte, dico davvero: avete qualcosa in casa vostra che non vi appartiene? O almeno, che originariamente non vi apparteneva? Siamo onesti (Essere onesti quando si parla di rubare suona come un delizioso controsenso) tutti noi nella nostra vita abbiamo, almeno una volta, rubacchiato. Specialmente da bambini, nella astratta consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato. Ma quella matita era così bella, quella merendina così buona. Oppure nell'adolescenza -questa pare essere una cosa tipicamente femminile, e non mi spiego il perché- vi sarà capitato di tenervi la felpa della vostra recalcitrante cotta estiva, quella sera in cui l'aria appena più fresca vi ha aiutato a fingere un brivido lungo la schiena per indurre a coprirvi con la felpa che l'altro, per motivi misteriosi dato che era agosto, si è portato dietro. Storia vera, peraltro. Un ricordo, un "regalo" involontario dell'altro. Che ne so.

Che cosa vi siete tenuti?

Mi sono reso conto di averne diverse di cose "rubate", in casa mia. Di alcune non ricordo l'origine. "Il cavaliere dimezzato" e "Se questo è un uomo" pare siano usciti dalla biblioteca della scuola, e non avervi fatto mai ritorno. Un cd di Bruce Springsteen, di un amico che un'estate me lo prestò, e non ci rivedemmo sino alla primavera successiva, dimenticandocene entrambi, apparentemente. L'edizione con triplo dvd de "Le due torri", capitolo secondo del Signore degli anelli. Anche questo, chiesto in prestito ad un amico che poi ho perso lungo la strada, e che non ho mai avuto occasione di restituire.  Coincidenze del caso, in realtà, più che veri e propri furti, ma che ad ogni occasione di utilizzo mi riportano alla memoria quelle persone, quei giorni. E che restano un mio personale segreto collegamento con il passato, e con i miei ricordi.

E mi rendo conto che è come aver cercato di fregare il tempo, di rubacchiargli qualcosa dalle tasche. Quasi più un dispetto alla sua onnipotenza, al suo portarsi via la mia vita giorno per giorno. Un atto di ribellione dispettosa, in barba all'assoluto strapotere del tempo che tiranno ci sottrae attimo dopo attimo la vita intera.

E allora io gli rubo i ricordi dalla tasca, e li tengo vicino a me.

 

 
 
 

Lost and found

Post n°531 pubblicato il 02 Marzo 2018 da lab79

(La neve è ormai sparita, e gli sparuti passanti che casualmente attraversano queste strade, oggi sono apparentemente rimasti a casa. Regna il silenzio, e allora mi sono perso via nelle mie faccende private, conscio appena del tempo che passa, per ritrovarmi nelle orecchie una canzone che non ascoltavo da tempo, e nella testa una fantasia a cui da tempo non concedevo spazio.)

 
 
 
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