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G. Verdi - MESSA da REQUIEM (4) - Rex Tremendae

Post n°32 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da massimo_decimo_m
 

Rex tremendae                       Rex tremendae
Rex tremendae maiestatis,       O Re di tremenda maestà,
qui salvandos salvas gratis      
Tu che salvi per Tua grazia,
salva me fons pietatis              
salva me, o fonte di pietà.

Verdi compone musica "drammatica", in cui i sentimenti espressi dal testo vengono resi nella loro dimensione essenziale, assoluta.  Nel Rex tremendae l'uomo invoca il suo Dio chiedendogli salvezza. Come ha detto Riccardo Muti in una prova della Chicago Symphony Orchestra, nella Messa da Requiem di Verdi l'uomo non prega, "chiede".

La frase "salva me fons pietatis" viene ripetuta ben 27 volte in 52 battute dal coro e dai soli, in una tessitura di immensa intensità drammatica.

 
 
 

G. Verdi - MESSA da REQUIEM (3) - Liber scriptus

Post n°31 pubblicato il 19 Marzo 2011 da massimo_decimo_m
 

Liber scriptus                          Liber scriptus
Liber scriptus proferetur,           Verrà presentato il gran Libro
In quo totum continetur,           in cui è scritto tutto ciò
Unde mundus judicetur.            di cui l'umanità deve rispondere
Judex ergo cum sedebit,            Il Giudice è assiso sul suo seggio
Quidquid latet, apparebit:           ogni colpa nascosta sarà svelata
Nihil inultum remanebit             e niente rimarrà impunito

La sequentia Dies Irae continua con il "Liber scriptus", brano
enormemente espressivo in cui il timbro scuro del mezzoso-
prano annuncia il giudizio supremo, quando nulla resterà
impunito.  Anche qui la tessitura musicale si scompone verso
la parola Nihil [nulla], ripetuta tre volte come la parola mors
[morte], e intervallata da abissali silenzi, da cui ritorna,
inesorabile, il tema del Dies Irae.

 
 
 

G. Verdi - MESSA da REQUIEM (2) Dies Irae

Post n°30 pubblicato il 05 Settembre 2010 da massimo_decimo_m
 

La "Sequenza", spesso chiamata con il suo nome latino di sequentia, è un canto liturgico nato attorno all'anno 1000 nei monasteri dove i monaci, per meglio ricordare le lunghissime melodie senza testo proprie degli alleluia del canto gregoriano, avevano preso l'abitudine di inserire un testo trasformando la melodia in un canto sillabico rimato, appunto la sequentia, che venne progressivamente inserita nel testo della Messa cantata. Ogni comunità aveva le sue "sequenze", fino a che, nel Sedicesimo Secolo con la Controriforma, ne fu vietato l'uso ad eccezione di cinque "sequenze", tra cui c'era la "Sequenza Stabat Mater" di Jacopone da Todi e la "Sequenza Dies Irae" di Tommaso da Celano (1190-1260)

La "Sequenza Dies Irae" costituisce dunque la parte principale dei Requiem di molti musicisti, da da Mozart a Verdi, da Cherubini a Berlioz.  Essa descrive il giorno del Giudizio Universale, l'ultima tromba che segna la fine dei tempi e raccoglie tutti gli uomini dinnanzi al trono del Supremo Giudice.

   Dies Irae                                Dies Irae
    Dies irae, dies illa                    
Giorno d'ira, quel giorno,
    solvet saeculum in favilla
         distruggerà il mondo nel fuoco    
    teste David cum Sybilla.           come affermano Davide e la Sibilla.
    Quantus tremor est futurus,   
Quanto terrore ci sarà
    quando judex est futurus        
quando verrà il giudice
    cuncta stricte discussurus.      
per giudicare tutti severamente.

   Tuba mirum                            Tuba mirum
   
Tuba mirum spargens sonum  
Una tromba che diffonde un suono meraviglioso
    per sepulchra regionum           
nei sepolcri di tutto il mondo
    coges omnes ante thronum     
chiamerà tutti davanti al trono
    Mors stupebit et natura,          
La morte e la natura stupiranno
    cum resurget creatura             
quando la creatura risorgerà
    judicanti responsura.               
per rispondere al giudice.

Il testo liturgico della Messa per i defunti offre un tema incomparabile a Verdi, così come a tutti i musicisti che hano scritto un Requiem.  I Requiem sono dei capolavori, se non "il capolavoro" di un musicista, perchè, anche se inconsciamente, lo compone pensando alla sua morte.
Nel Requiem di Verdi il Dies Irae assume una posizione centrale, addirittura ciclica. Il tema infatti viene riproposto più volte (alla fine del Confutatis prima del Lacrymosa e addirittura nel Libera me domine.  Di spaventosa potenza espressiva, il tema, inquietante avviso fonico della morte e del terrore che essa suscita nell'uomo, viene introdotto da quattro terrificanti accordi di sol minore a piena orchestra.  Le trombe del giudizio, nella loro disposizione spaziale (trombe vicine e trombe lontane) creano grande tensione drammatica ed il coro, sussurrando "quanto tremor est futurus" incute vero terrore.
Il Mors stupebit, cantato dal basso ed accompagnato da un disegno melodico degli archi, si frantuma via via nell'attonita sospensione della parola mors [morte], ripetuta tre volte...


 
 
 

G. Verdi MESSA da REQUIEM

Post n°29 pubblicato il 11 Luglio 2010 da massimo_decimo_m
 

Il primo nucleo del "Requiem" verdiano nasce come "lavoro di gruppo" con altri 11 musicisti per celebrare la morte di Rossini avvenuta nel 1868.   A Verdi venne affidata la composizione del Libera me Domine, ma l'opera non fu mai completata, ed il Maestro si riappropriò del brano.  Dopo pochi anni la morte di Alessandro Manzoni colpì Verdi, suo devoto estimatore, che propose a Ricordi una "Messa da morto" in sua memoria nel primo anniversario della morte.  Nacque la Messa da Requiem, offerta al Comune di Milano ed eseguita per la prima volta nella Chiesa di San Marco il 22 Maggio 1874.

La Messa da Requiem inizia con il Requiem, l'Introitus della liturgia cattolica.  Una frase discendente dei violoncelli in pianissimo ripresa da tutti gli archi, che culmina con il Requiem Aeternam sussurrato dal coro.  Bastano poche battute a toccare le corde più profonde del tuo animo, tanto che la gola ti si stringe e gli occhi si inumidiscono di fronte al supremo mistero della morte.

 

 

 
 
 

Le ali della libertà (1994)

Post n°28 pubblicato il 23 Luglio 2008 da massimo_decimo_m
 

Titolo Originale: THE SHAWSHANK REDEMPTION
Regia: Frank Darabont
Interpreti: Tim Robbins, Morgan Freeman, James Withmore, Bob Gunton
Tratto dalla raccolta di racconti "Stagioni diverse (Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank)" di Stephen King
7 nomination agli Oscar nel 1995

"Alcuni uccelli non sono fatti per la gabbia...sono nati liberi e liberi devono essere; e quando volano via ti si riempie il cuore di gioia perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli, anche se il posto in cui vivi diventa all'improvviso grigio e vuoto senza di loro!"
Con queste parole Red (un immenso Morgan Freeman) commenta l'evasione capolavoro dell'amico Andy Dufresne (Tim Robbins) dal carcere di massima sicurezza di Shawshank in cui era recluso da più di vent'anni.
Andy, bancario di mezza età, ingiustamente condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie, vede la sua vita finire di colpo e rinascere lentamente fino ad una vera e propria redenzione (da qui il titolo del racconto originale di Stephen King "The Shawshank Redemption").
In carcere subisce ogni tipo di angherie, ma pian piano lo spirito remissivo e l'apatia che nei primi anni di carcere imprigionavano l'anima di Andy spariscono e la sete di libertà prende il sopravento.
Andy stringe una forte amicizia con un carcerato di colore, da tutti chiamato Red e guadagna il rispetto degli altri carcerati e dei secondini, alcuni dei quali sono dei veri aguzzini al servizio dello spietato direttore Samuel Norton (impersonato da Bob Gunton).
In tutti gli anni passati in carcere Andy non ha fatto altro che progettare pazientemente la sua fuga, mostrando intanto uno spirito intraprendente e assolutamente risoluto che oltre a dargli una ragione per vivere ha realmente migliorato i suoi amici carcerati con tante piccole e grandi trovate che spesso gli hanno causato non pochi problemi.
L' imprevedibile epilogo dell'opera è assolutamente meraviglioso, un tripudio d'immagini e musiche che libera lo spettatore dalla sensazione claustrofobica maturata in tutto il corso del film, regalandogli emozioni fortissime.

Nella clip uno dei momenti più intensi del film: Andy dall'ufficio del direttore Norton diffonde le note de Le Nozze di Figaro di Mozart, regalando ai carcerati un breve momento di assoluta libertà:
"Ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano, e a dire la verità non lo voglio sapere.  Ci sono cose che non devono essere spiegate.  Mi piace pensare che l'argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa da delle semplici parole.  Quelle voci si libravano nell'aria ad un'altezza che nessuno di noi aveva mai osato sognare.  Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo facendola dissolvere nell'aria.  E per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi".

 
 
 
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Un blog di: massimo_decimo_m
Data di creazione: 15/09/2006
 

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