Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi di Dicembre 2011

Mi sono fatta i primi amici

Post n°737 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da middlemarch_g
 

Il più grande privilegio che ho ottenuto cambiando casa e venendo in città, è che ora mi posso permettere di sfanculare la macchina. La userò forse una volta alla settimana, e quando scendo a cercarla è regolare che debba fare avanti e indietro lungo tutta la strada perché vattelapesca se mi ricordo dove l'ho parcheggiata. Se sono passati solo uno o due giorni, magari ci riesco a colpo sicuro. Ma siccome tra una volta e l'altra spesso ne passano di più, c'è mica verso. Fortuna che la stradina è piccola e all'incirca il parcheggio lo trovo sempre lì.

Adesso vado a lavorare in autobus. Per arrivare alla fermata percorro 200 metri a piedi lungo un viale alberato che è una tisana balsamica in forma di strada. Mi ricarica più quella breve passeggiata che un'intera notte di sonno, e quando torno a casa otto o nove ore dopo, mi ritempra come una doccia calda.

A una distanza intermedia fra la fermata e il mio palazzo, proprio all'angolo del primo incrocio, c'è un condominio orrendo in cui, quando cercavamo casa in zona, siamo anche entrati a vedere un appartamento. Probabilmente la cosa più schifosa messa in vendita per una cifra superiore ai duecentomila euro dai tempi dell'entrata in vigore della moneta unica. Ma capace di battersela dignitosamente con cose di costo molto inferiore. Mi ricordo che il proprietario arrivò anche in ritardo all'appuntamento. Fortuna sua che non avevamo ancora visto l'interno. Fosse stato il contrario, gli avrei chiesto i danni morali e materiali. E l'avrei anche insultato. Di sicuro.

Comunque. Al primo piano dell'edificio c'è un terrazzino stretto e lungo che corre parallelo alla fiancata del palazzo. Dentro stazionano sempre fissi due gatti. Uno bianco e uno nero. Quello bianco fai fatica a vederlo perché spesso si mimetizza contro le pareti dell'edificio. Quello nero per forza di cose salta di più agli occhi, anche perché comunque ha un carattere più presenzialista. Non è solo la salienza cromatica rispetto al bianco mutanghero. E' proprio che vuole che tu ti accorga di lui, perché - cazzo! - sto tutto il giorno rinchiuso dentro questo terrazzino di merda in un palazzo che è un insulto al buon gusto, volete almeno darmi la soddisfazione di guardarmi due minuti, o devo fare proprio tutto io?

Dopo qualche giorno ho capito che è previsto tutto un cerimoniale. Quando passa qualcuno di sotto, lui adotta la tipica posa suggerita dalle Linee Guida della Diplomazia Felina. Seduto col culo a terra e la parte superiore del corpo appoggiata alle zampe davanti. Dritto come un fuso. La codona che dardeggia mollemente al vento, lo sguardo fisso verso l'infinito. E quell'aria di implicita indignazione repressa rivolta a te che dice si può sapeve chi cazzo sei e come ti pevmetti di givave per il mio quavtiere? Santoddio ormai fanno entvave veramente tutti. Ai miei tempi eva davvevo un'altva cosa.... Poi salta senza preavviso sulla ringhiera e si fa una passeggiatina avanti e indientro un paio di volte mostrandoti il culo con particolare dispetto. Alla fine salta di nuovo dentro il terrazzino e non ti degna più di uno sguardo. Il gatto bianco invece se ne resta acciambellato in un angolo a farsi i fatti suoi, con l'aria di uno che davvero non ha la fantasia di mettere su questo circo cinquanta volte al giorno.

Io lo lascio fare senza interloquire. Capisco che per lui sia importante. Aspetto che finisca il circuito tutte le volte, e poi proseguo fino all'incrocio successivo, che è il mio.

Mentre mi allontano mi capita di pensare ciao sai? E passa una buona serata. Certe volte avrei perfino voglia di fargli un applauso. Poi me lo tengo per me. Ma a stento.

 

 

 
 
 

Non capita a tutti. Ma quando capita, la pi grande delle benedizioni

Post n°736 pubblicato il 03 Dicembre 2011 da middlemarch_g
 

Mano a mano che passano i giorni, faccio conoscenze nuove fra gli inquilini del palazzo. Siamo stati fortunati, finora non me n'è capitato nemmeno uno che fosse da ricovero o comunque poco raccomandabile sotto qualsiasi profilo.

Al momento, nella mia personale graduatoria di appetibilità vicinizia, al primo posto si collocano i coniugi G. del secondo piano, cioè uno sotto di noi. Fanno 170 anni in due e al massimo 2 metri e 80 se li piazzi uno sull'altro. E non è solo una figura retorica per rendere l'idea della veneranda età in rapporto alla modesta altitudine sul livello del mare, è proprio che non puoi dividerli nemmeno volendo. Si presentano al mondo in forma congiunta. Sembrano due, ma in realtà è una monade.

E' bellissimo vederli mentre si allontanano a braccetto lungo la strada e  impiegano 20 minuti per arrivare al primo angolo cento metri più avanti. Hanno, non so bene come dire, una loro speciale pregnanza, una valore aggiunto di coppia che è superiore alla somma delle singole individualità.

Percepisci la loro presenza e insieme tutto lo spessore di una vita trascorsa una accanto all'altro senza farsi abbattere dalle difficoltà. Lo so perché sorridono ancora un sacco, e sono calorosi e socievoli - una cosa non tanto frequente in questa parte d'Italia - malgrado sia chiaro che ormai la loro esistenza si svolge in un'area geografica ristrettissima e le condizioni di salute consentono a malapena di alzarsi dal letto la mattina e scendere al bar a prendere il caffé.

Mi fermo sempre a scambiare due parole quando li incontro, e poi, mentre si incamminano, adoro restare ferma a guardarli che percorrono la strada fino all'incrocio. Lei spesso si attarda di un passo e si mette dietro la sua schiena per ripetere sempre lo stesso gesto: spazzolargli il cappotto all'altezza del collo. Chissà, magari ha la forfora. O forse, se glielo chiedessi, nemmeno lei saprebbe più dirmi perché lo fa. Cosa che del resto non ha nessuna importanza. Perché è ovvio che, indipendentemente dal motivo per cui ha cominciato chissà quanti anni fa, oggi non è più un'azione finalizzata a uno scopo. E' un atto liturgico. Una preghiera. Un gesto di celebrazione. Il ringraziamento per una benedizione ricevuta.

Come si fa a non pensare a Montale?

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale 
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. 
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. 
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni, 
le trappole, gli scorni di chi crede 
che la realtà sia quella che si vede. 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio 
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. 
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due 
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, 
erano le tue.

 

vecchietti

PS La foto viene dal blog di Manuela Ardingo. Siccome la conosco, piratargliela senza citare la fonte sarebbe davvero molto poco carino.

 

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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