ONE MAN TELENOVELA

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Il mare, tornare, la lotteria, i cessi, il cliché
Post n°206 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da molinaro
Il mare e poi tornare. Stamattina sono tornato dal mare. Tre giorni al mare, bel tempo, bei tramonti sul mare. Il pensiero del tramonto. Quel sole rosso che si immerge pian piano ma veloce, ne resta metà, poi un pezzo, poi una briciola, la briciola si spegne e un altro giorno è andato via. E la collana dei giorni non è infinita e quanto tempo si spreca in cazzate. Ma bando alle malinconie. All’autogrill la ragazza mi chiede: vuoi un biglietto della lotteria? Lo deve chiedere a tutti, lo so, le hanno precettate così, e se non lo fanno rischiano. Sono costrette a essere petulanti e importune, direi quasi costrette a essere stupide, a proporre una cosa stupida. Sono costrette a inghiottire migliaia di no, di no grazie se va bene, spesso con sguardi un po’ stupiti tipo «ma che cazzo vuoi? che lotteria? che me frega?». A me sembra una grave violenza. Costringere, con il ricatto del lavoro dipendente, una persona a dire una cazzata, a fare la figura di qualcosa che lei non è, a me sembra una grave violenza. Poi lo so cosa direte, che io guardo le ragazze degli autogrill e intanto hanno ucciso Benazir Bhutto e dilaga ben altra violenza nel mondo. Ben altra, sì, non lo nego. Ma si comincia anche da qui. Costringere la ragazza dell’autogrill a proporre una stronzata, costringerla nell’imbarazzo (su quattro – quella di stamattina è la quarta – una non ce l’ha fatta a non scusarsi, mi ha sussurrato: sai noi dobbiamo proporlo...), costringerla a non essere sé stessa. È l’inizio di un percorso (lungo, per carità!) che arriva fino al kamikaze, convinto dal potere a non essere più persona ma ordigno di morte. Il potere. Nello stesso autogrill ci sono i cessi, abbastanza decenti. Dentro c’è un cartello grosso che dice: questi cessi sono offerti gratis dalla gentilezza della Tamoil, abbiàteli cari e non cagate dappertutto. Non sono le parole esatte ma il senso è quello. Pisciare non è un diritto ma una concessione della gentilezza di una schifosa multinazionale del petrolio, quelle che distruggono il pianeta. Tutto è subordinato al profitto, anche la pipì. Infatti nelle stazioni ferroviarie, dove non c’è la Tamoil a sponsorizzare perché lì non si vende benzina, i cessi o non ci sono o sono pieni di merda o sono a pagamento. E chiudono alle dieci di sera perché quei loschi che girano le stazioni di notte devono pisciarsi addosso, così imparano. Viva viva la Tamoil che ci permette di fare pipì. Gratis. Autogrill autogrill autogrill. Mi torna in mente quella canzone di Guccini che ho già analizzato e dissezionato una volta, credo. Adesso penso a dove dice: per non gettarle in faccia qualche inutile cliché / picchiettavo un indù in latta di una scatola di té...Qui non è che ci siano problemi particolari, solo è che a volte le canzoni proprio non capisco cosa vogliono dire, ma non nel profondo, lì è normale, proprio anche solo in superficie, a volte non capisco, c’è una frase così, che scivola via, non ci pensi, ma quando ci pensi non capisci. Ossia: in che modo picchiettare un indù in latta è un antidoto al gettarle in faccia qualche inutile cliché? Cosa c’entra? Ho pensato che il picchiettamento volesse indicare un fare indifferente, ma non è che un fare indifferente sia antidoto al cliché. Chi lo sa. Qualcuno sa perché picchiettando un indù in latta si evita di gettare in faccia un cliché? Non è una critica a Guccini in particolare, non è poi neppure una critica, a nessuno, è solo la constatazione che in giro è pieno dappertutto di frasi che passano così, scivolano tranquille, lisce, musicali, vanno bene, ma poi se inavvertitamente ci pensi, non sai proprio che cazzo vogliano dire. Forse io sono strano perché nelle mie poesie non voglio mai mettere frasi così. Io voglio che si capisca. Poi se non si capisce va bene lo stesso, fa parte del gioco, ma io scrivo con l'intenzione di farmi capire. Parola per parola. Fin troppo. Probabilmente sbaglio, il mistero affascina e io non faccio mai il misterioso. Che pirla. Buonasera! xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx [nella non eccelsa immagine, il titolare del blog, notoriamente nonno, sulla Mole Antonelliana con in braccio i due nipotini, figli di sua figlia] |
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