
Ieri sera sono andato a Savona per partecipare a una lettura di poesie al Raindogs, l'ottimo locale che sta dentro il porto. Hanno letto poesie prima i giovani ragazzi del gruppo della Verde Atomica, e poi Mario Farella, Francesco Vico, Chiara Borghi, Cesare Oddera e io. La pioggia cadeva con violenza su Savona, come del resto su Torino e su tutto il percorso: l'acquazzone mi ha accompagnato in autostrada all'andata e al ritorno. Non c'era molta gente ad ascoltare, è stato più un confronto, uno scambio fra noi. Però è stato un bello scambio, è stata una bella serata. Ho ascoltato alcune poesie che già conoscevo (ma ogni lettura a voce è un evento che aggiunge qualcosa) e alcune poesie nuove. Tutti hanno portato qualcosa di nuovo e di emozionante. Mi hanno colpito in particolare certe poesie di Francesco del 2001, che non conoscevo, e che rivelano meglio un percorso lungo di attenzione alle cose minute ed essenziali della vita; una poesia di Chiara di quest'anno nuovo, dove una morte interiore lascia un orizzonte a una rigenerazione; una lettura a due voci della coppia Chiara-Cesare su una poesia di Chiara che narra con disincantato incanto una vicenda della Resistenza; una nuova poesia di Cesare che si piega sulle sue montagne con la severa tenerezza della storia partecipata.
Io, a dire il vero, non ero molto preparato. In questo periodo le mie poesie non mi entusiasmano granché. E allora (dato che era il giorno dopo il 25 aprile e si era in tema di liberazione e del suo opposto, l'oppressione), ho letto per prima una poesia del 1990 in cui già si vedevano certe evoluzioni sociali e politiche che oggi si sono fatte più evidenti; poi una poesia che parla d'asciugamani e ho deciso lì sul momento di leggerla perché era stata letta pochi minuti prima, da Chiara, un'altra poesia di asciugamani, parallela; poi una poesia più lunga, forse ironica forse no, scritta pochi giorni fa, che narra dei miei scompigliati amori ormai un poco senili (ma non solo di quello), e ho deciso di leggerla perché Francesco l'aveva commentata favorevolmente il giorno prima. Tutta una scelta così un po' a caso, insomma. E alla fine ho letto la mia traduzione dal catalano della canzone che trovate nel messaggio precedente: un servizio alla comunicazione fra culture. E insomma, tutta la faccenda non è andata male. Metto qui sotto le tre poesie. Nell'immagine in alto a destra, uno scorcio del porto di Savona, ieri sera, in una foto fatta con il telefonino. Buona settimana a tutti.
CROLLA IL PCI, TRIONFA LA LEGA
(titolo d'apertura del Corriere della sera di martedì 8 maggio 1990)
A questo dunque siamo incamminati:
rincoglionire nel tam tam dei nostri
obliqui privilegi: consumare
inutilmente il nostro mondo e noi:
con ridicole chiuse comprimendo
la rigorgante fiumana dei vivi:
sugli steccati malcommessi sangue
gonfia in gocce di mosto così denso.
Ah, si richiuderanno le due onde
- quella che sotto l'anima rimonta
sordamente rombando, tracimando
gli orli dei sedativi e dell'industria
trionfante; l'altra lunga che s'influttua
ai confini escoriati dell'impero -
si chiuderanno, cicatrizzeranno
i labbri della storia smarginata:
il Duomo sarà stalla per cammelli;
bisognerà pensare.
SOTTORIPA
C'è la freschezza buona della sera:
ho visto una finestra scintillare
in un lampo d'arancio. In queste stanze
abitano persone. Ti vorrei,
ragazza, qui: vorrei che usassi il mio
asciugamani: che tu fossi a casa.
Basterebbe scoprire il varco aperto
o il punto di contatto, dove l'anima
ritrova sé nell'altro: l'improvvisa
gioia di combinarsi, come quando
ha un odore di te l'ombra che sale
imprecisa da un angolo del porto.
UN ALTRO CORTEGGIAMENTO INUTILE E FUORI LUOGO DEL VECCHIO FAUNO CHE S'INNAMORA TROPPO
Chissà quanti t'han detto che sei bella
senza guardarti bene,
senza cercare dove e come sei bella:
seduttori seriali, uomini distratti
che involgariscono tutte le parole
buttandole a casaccio sulle donne
e su ogni cosa che vien loro a tiro.
E non sanno vedere, e non gli importa:
quel che gli importa è di farsi vedere.
Così io che t'ho vista e t'ho guardata
e so come sei bella, come e dove,
non ho parole che non siano già
sciupate: dunque non ti dico nulla
della bellezza. Sappi che la so.
Non ho parole né altri argomenti.
Sono vecchio però non sono adulto,
non so sbagliare con gli sbagli giusti
degli uomini maturi. Non ho più
la forza dei vent'anni ma neppure
il saggio savoir faire dei cinquant'anni.
M'innamoro da ragazzo ma tu vedi
che non lo sono, anche se lo sono.
Così che ho fatto? T'ho invitata a cena,
senza studiarci tanto. M'hai risposto
che non ti sembra una buona idea,
e che ti sentiresti imbarazzata,
un rifiuto gentile. Imparerò
a non provarci nemmeno. Non basta
che nei miei occhi ci sia gioventù
- la tua e la mia - da rovesciarsi fuori
e colorare tutta la città.
È solo un sogno mio.
Me l'ha spiegato un'amica:
«Le ragazze, insomma le già poche
che s'interessano a uomini diciamo
della tua età, cercano appunto uomini
adulti, solidi, duri, sicuri: ma tu offri
un ragazzo - se cercassero un ragazzo
ce ne sono in giro di più freschi di te:
così non hai speranze!»
Non ho speranze, fatto salvo il caso
che una s'innamori, così senza motivo,
come ci s'innamora normalmente
senza motivo, mica c'è un motivo,
a qualsiasi età.
Ma tu innamorata non ti sei,
le parole sono tutte consumate,
gli altri argomenti non risultano validi,
a cena non ci vieni, non c'è niente
da fare. Amen. Se però cambiassi
idea, potremmo andare da Peppino
in via Mercanti oppure da Parin
in via Galliari, che si mangia bene
e non si spende tanto. Poi un giro
al Valentino, non so, qualche idea,
qualche parola magari ci viene
nuova, non abusata.
Inviato da: anita_19
il 02/07/2020 alle 09:15
Inviato da: lumachina85
il 22/03/2019 alle 09:19
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:31
Inviato da: molinaro
il 06/06/2017 alle 11:26
Inviato da: molinaro
il 09/08/2016 alle 11:41