Un blog creato da molinaro il 04/06/2007

Carlo Molinaro

Pensieri sparsi, poesie e qualsiasi cosa

 
 
 
 
 
 

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Se fossi diventato grande

Post n°814 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da molinaro
Foto di molinaro

SE FOSSI DIVENTATO GRANDE

Lei mi dice che se fossi diventato grande
sarei stato un uomo meraviglioso,
lo dice in forma dubitativa
aggiungendo un chissà,
me lo dice con un sms stamattina
mentre fuori nevica
e un po' lavoro un po' guardo la neve
che è bella, è asciutta, scende lentamente
però non mi eccita,
non sono più così eccitato dalla neve
come da bambino,
mi piace, intendiamoci, mi piace molto
ma non mi eccita
- suonano alla porta per propormi
di cambiare gestore dell'elettricità,
dico che non m'interessa e me ne torno a scrivere -
e se la neve mi piace ma non mi eccita più
vuol dire che sono diventato grande
un po'
ma non so se ne sono contento,
non la capisco ancora questa storia
del piacere calmo
non la capisco ancora, non tanto.

Anche da bambino ero strano forse,
non mi bastava mai,
quando nevicava ero eccitato
ma anche ansioso,
perché quando cominciava vedevo già
che finiva,
che non avrebbe sommerso la città
fino al terzo piano delle case
come la sognavo io,
veniva per qualche ora poi cessava,
era un dolore che cessasse,
odiavo gli adulti che dicevano
meno male che ha smesso
stronzi.

Adesso sono meno ansioso,
ho capito che la neve dura quel che dura,
sono anche meno eccitato,
non so cosa è meglio,
comunque è così.

Ci fu un'alluvione a Vercelli
quand'ero ragazzino
che sommerse alcuni quartieri
ma non tutta la città:
anche questa fu una delusione
ma ero furbo e mi guardai bene dal dirlo,
non si scherza sulle tragedie,
io poi mica scherzavo,
dunque peggio ancora.

Questa cosa del piacere calmo
senza eccitazione
che a me sembra una contraddizione
forse c'entra con l'amore adulto,
forse, ma non sono sicuro.

Alcuni giorni fa ho scritto una poesia
in una lingua straniera
e contrariamente al solito
non l'ho messa né sul blog né su Facebook
né l'ho mandata alla musa ispiratrice,
non so se è una bella poesia
ma ho percepito che dava fastidio
praticamente a chiunque: alla musa stessa,
a una donna che amo,
a una ragazza che amo,
agli amici che quasi mi compiangono
per le mie ossessioni.

Le ossessioni: la neve che dovrebbe arrivare
al terzo piano, l'alluvione che dovrebbe
sommergere tutto e non solo metà.
Ero un bambino già ossesso, probabilmente.

Non lo so, a volte non capisco e non mi capisco.
Le poesie possono stare nei cassetti,
so di autori di altri tempi che le hanno tenute
tutta la vita nascoste, dando disposizione
che fossero pubblicate dopo la morte,
non solo la loro morte ma anche la morte
di altre persone che da quei versi
potevano essere ferite.

Una lodevole sensibilità, quegli autori, mi dico,
e però nello stesso tempo non capisco
come possano esserci persone ferite
da un sentimento altrui: vuol dire
che non ci amiamo davvero, nessuno, vuol dire
che siamo tutti un manipolo di stronzi,
che in fondo nessuno accetta mai nessuno
così com'è, c'è sempre da nascondere.

La neve sta aumentando, forse ha sentito
che da bambino non volevo che smettesse.

È così contraddittorio diventare adulti!
Dovresti conservare l'emozione della neve
e nello stesso tempo ammettere che è meglio
se non sommerge la città fino al terzo piano.

Dicono che questo sia «imparare la misura»,
una cosa lodevole e necessaria.

Ho sentito però anche dire, da persone
apparentemente adulte, sagge, mature,
che l'amore vero non ha una misura.
Poi però lo misurano, li ho visti che lo fanno.

E la neve? Davvero la neve può piacere
così con misura, senza eccitazione?
Non riesco a essere sicuro che sarebbe un male
se arrivasse al terzo piano delle case.
Certo ci sarebbero alcuni danni,
molto da lavorare e scavare e spalare, poi.
Però si interromperebbe questo ridicolo trantran
di stupidaggini della città che senza voglia
va e viene, le automobili, i caffè.
I vicini dei piani più bassi
sarebbero ospitati nei piani più alti.
Ci si conoscerebbe. Ci si adatterebbe
nell'alloggio. Ci si organizzerebbe, si deciderebbe
di volta in volta chi va a prendere l'acqua
nel punto di soccorso.
Succederebbero delle cose vere.
Comunque poi arriverebbe marzo
che scioglie anche tre piani di neve.

I telegiornali dovrebbero tacere,
sia per mancanza di energia elettrica,
sia perché finalmente resterebbero
senza parole, avendo sprecato in modo ridicolo
tutti i nomi e gli aggettivi (eccezionale emergenza)
per nevicate del cazzo, da cinquanta centimetri.

Non so. Ho cinquantasei anni
e non riesco a convincermi che sarebbe proprio un male
se la neve arrivasse al terzo piano delle case.

Sarei molto eccitato, ma sgombrerei anche il divano
da tutti i libri e il ciarpame per metterci a dormire
quell'imbecille del secondo piano
e parlerei con lui e scoprirei
che forse non è poi così imbecille.

Ma cessa la neve, si resterà distanti.
Non so se questo è un pensiero da bambino.

Certo sono anche egoista, una volta ho pensato
che se io e una ragazza che mi piace
fossimo rapiti da una cellula di Al Qaeda
e dopo sei mesi liberati con un blitz
sarebbe una bella occasione
per stare finalmente un po' vicini;
però se invece la uccidono, ci uccidono,
allora non va bene.

Questo è quasi certamente un pensiero da bambino.
E allora è da bambino anche volere
tre piani di neve perché la città si fermi
e si voglia più bene.

Probabilmente ho le carenze affettive,
e i traumi infantili, tutte quelle cose lì,
però adesso mi sono rotto anche di scrivere
questa specie di poesia, devo finire il lavoro
e consegnarlo, perché di fatto sono
un adulto, c'è scritto sulla carta d'identità.

E se divento o non divento o divento in parte
grande, e anche se non sono meraviglioso,
io un po' d'amore spero
sempre di darlo e prenderlo.

E poi sia come sia.

 
 
 
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