Creato da monellaccio19 il 12/10/2010
scampoli, ritagli, frizzi e...lazzi

Ultime visite al Blog

LadyNeveVince198monellaccio19carollo_angelaapungi1950LiledeLumiLFlorafiore1cassetta2M_A_G_N_E_T_I_C_AQuartoProvvisorioelyravbiondina_simounacarezza.alcuoreTanya00
 
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 

 

NON CONTA COME SI SOPPORTANO GLI ANNI MA...

Post n°5342 pubblicato il 23 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

 

 

 

Questa frase è il capolavoro definitivo di chi ha deciso di alzare bandiera bianca davanti allo specchio per darsi al sollevamento pesi dei rimpianti. "Non conta come si portano gli anni", dicono, cercando di spacciare la sciatica per un "carico emotivo" insostenibile e ogni ruga per un archivio storico di dolori profondi. È la solita furbata poetica: se non riesci più a fare due rampe di scale senza vedere la luce in fondo al tunnel, dai la colpa al peso dei ricordi invece che alla poltrona. Peccato che un brutto passato si possa gestire con un buon analista o un bicchiere di vino, mentre un ginocchio che scricchiola se ne frega altamente di quanto sia tormentata la tua anima. In fondo, fingersi martiri della memoria è molto più chic che ammettere di aver bisogno di una ginnastica posturale.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

IL CINISMO MODERNO

Post n°5341 pubblicato il 22 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

 

Guardate bene questa immagine. No, non è un miraggio dovuto all’ultimo Gin Tonic, è un’opera di Willard Wigan: una carovana intera di cammelli con tanto di oasi che passeggia beatamente dentro la cruna di un ago. Siamo la generazione che prova a infilare una settimana di lavoro in 24 ore, un ego smisurato in un profilo social da 150 caratteri e, soprattutto, la propria dignità dentro le clausole di un contratto a progetto. La verità è che Wigan ci ha tolto l'ultima scusa rimasta: quella biblica. Adesso che sappiamo che un cammello nella cruna di un ago ci sta eccome, i ricchi possono finalmente dormire sonni tranquilli e noi poveri diavoli dobbiamo ammettere che il problema non è la fisica, ma la nostra mira. Questa foto è la metafora perfetta del lunedì mattina: tu sei la cruna dell'ago, piccola e già abbastanza tesa, e il mondo esterno è quella carovana di rotture di scatole che, con una precisione chirurgica e un sadismo degno di nota, pretende di passarti attraverso senza nemmeno chiederti il permesso.  L’unica differenza? Wigan per fare questo capolavoro ci ha messo mesi di silenzio e concentrazione. A noi, per farci entrare i problemi in testa, basta accendere lo smartphone e aspettare il primo feed. Praticamente come chi prova a spiegare la logica a un complottista sui social: un'impresa titanica, microscopica e, alla fine, del tutto invisibile a occhio nudo. 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

PIU' EFFICACE DI UN TASER

Post n°5340 pubblicato il 20 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

 

 

 

Buongiorno a chi ha deciso che camminare è un concetto troppo banale e preferisce l’auto-inflizione di una tortura medievale approvata dall'alta moda. Guardateli bene, quei due trampoli: non sono scarpe, sono una dichiarazione di guerra alla fisica e al buon senso. C’è chi investe in corsi di difesa personale e chi, più cinicamente, decide di trasformare le proprie estremità in armi perforanti capaci di aprire un varco nell'asfalto o nel torace di un povero cristo che ha osato tagliarti la strada. Diciamocelo, lo spray al peperoncino è roba da dilettanti, con un tacco del genere la vera minaccia non è l'aggressore, ma l'imminente collasso della colonna vertebrale che sta gridando vendetta. È quel tipo di calzatura che ti regala l’altezza morale di un grattacielo e la stabilità di un fenicottero ubriaco su una lastra di ghiaccio. Praticamente un test di sopravvivenza: se arrivi a fine serata senza un trapianto di rotula, hai vinto la selezione naturale. In un mondo di sneakers comode e gente che corre, tu scegli di deambulare con la grazia di un trapano a percussione, pronta a trafiggere cuori, pavimenti e ogni briciolo di dignità ortopedica rimasta. Perché la bellezza è soggettiva, ma il dolore alle caviglie è una certezza matematica che non fa sconti a nessuno.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

LA PANCHINA DEL "FATE VOBIS"

Post n°5339 pubblicato il 18 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

 

 

 

Spesso, stando da soli seduti su una panchina, a farci perdere la bussola sono proprio gli altri: quelli che ti si siedono accanto e iniziano a raccontare dei loro calcoli renali mentre cerchiamo di capire il senso dell'universo, o quelli che passano dritti come fusi proprio quando avremmo un bisogno disperato di un "buongiorno" umano.  In Inghilterra hanno deciso di risolvere la questione con il pragmatismo che li contraddistingue: una targa scorrevole sulla spalliera della panchina. Un semaforo dell’anima, praticamente.  Da una parte leggi: "Per chi desidera riflettere in silenzio”. Tradotto: "Non esistete, sono un’isola, lasciatemi naufragare in pace nei miei pensieri. Se mi vedi lì, caro passante, tira dritto". Non è maleducazione, è manutenzione del sé. È il lusso di parlare con l'unica persona che non ci interrompe mai (si spera): noi stessi. Poi però, basta un gesto, uno scorrere di placchetta, ed ecco la magia: “Per chiacchierare”. Qui la panchina diventa un porto aperto. È un invito a nozze per il passante curioso, per chi ha una storia in tasca o semplicemente vuole commentare quanto piove male oggi. È la sconfitta del muro di gomma dell’indifferenza urbana, trovo che questa idea sia un capolavoro di civiltà. Perché il dramma moderno non è stare soli, ma non poter scegliere come esserlo. In un mondo che ci vuole sempre connessi ma mai davvero raggiungibili, una panchina che mette i puntini sulle "i" è un atto di libertà estrema.  Magari eviteremmo tanti malintesi e, chissà, ritroveremmo quella via di mezzo tra l’eremo e il mercato che chiamiamo, semplicemente, vita. Io intanto mi siedo: se vedete la targhetta sulla chiacchiera, non fate i timidi. 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

PAVESE CHI?

Post n°5338 pubblicato il 17 Febbraio 2026 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

 

 

Cesare Pavese chiudeva così una lettera. No un WhatsApp con l'emoji del pollice alzato, ma una lettera. Cosa ne desumo? Che una volta avevamo il senso del tempo e del peso. Le parole pesavano perché venivano incise su carta, destinate a persone che sapevano aspettare. Augurare una fioritura non era un "buona vita" distratto, era un atto poetico di un’eleganza quasi dolorosa. Il paragone con l’oggi? Un match di boxe perso in partenza. Se Pavese scrivesse oggi, probabilmente verrebbe "ghostato" perché la sua malinconia non è abbastanza "instagrammabile". Siamo passati dall’essere "uomini di lettere" a "uomini di caratteri" (massimo 280, grazie), scambiando l'etica del sentimento con l'efficienza della fretta. Pavese possedeva un’educazione del cuore che oggi sembra archeologia: non serviva un palco per essere poeti, bastava la chiusura di una missiva. Quella sua delicatezza era un’armatura contro la brutalità del mondo; la nostra, oggi, è solo un filtro bellezza su uno smartphone. Certo, se oggi scrivessi a qualcuno "Che le rose fioriscano sul tuo sentiero", il rischio è che ti risponda: "Bello, ma preferirei un bonifico. E comunque ho l'allergia al polline".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963