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OLOCAUSTO AMERICANO

Post n°113 pubblicato il 18 Marzo 2009 da Piero_Calzona
 

OLOCAUSTO AMERICANO

indios 1

Dichiaro che, con l'aiuto di Dio, entreremo con tutte le forze nel vostro paese, com­batteremo contro di voi in tutti i modi e vi sottometteremo al giogo e all'obbedienza dovuti alla Chiesa e alla Corona. Prenderemo voi, le vostre mogli e i vostri bambini e vi renderemo schiavi e, in quanto tali, vi venderemo e disporremo di voi secondo il volere della Corona. E prenderemo ciò che possedete, vi arrecheremo ogni offesa e danno possibile come ai servi che non obbediscono, rifiutano di ricevere gli ordini del loro signore, gli oppongono resistenza e lo contraddicono.

Tagliavano le mani a un indiano e le lasciavano penzolare attaccate a un ultimo brandello di pelle e poi gli dicevano: «Va', ora, dai la notizia al tuo capo». Provavano la lama delle loro spade e la loro forza virile sugli indiani catturati e scom­mettevano su chi sarebbe riuscito a tagliare la testa di un indiano o a dividerne in due il corpo con un unico colpo. I capi catturati venivano bruciati o impiccati.

Appena ventun anni dopo il primo sbarco di Colombo ai Caraibi, l'isola vastamente popolata che l'esploratore aveva rinomina­to Hispaniola era divenuta una terra desolata; quasi otto milioni di persone - che Colombo aveva scelto di chiamare indiani - erano state uccise dalla violenza, dalle malattie e dalla disperazione. Ci volle più tempo, l'arco di una generazione, ma ciò che avvenne sull'isola di Hi­spaniola equivalse a più di cinquanta Hiroshima. E Hispaniola non fu che l'inizio.

Nel giro di poche generazioni, in seguito all'incontro con gli euro­pei, la maggioranza dei nativi dell'emisfero occidentale era stata ster­minata. Il ritmo e la portata del loro annientamento variò nello spazio e nel tempo, ma per anni, fino a tempi recenti, gli storici hanno rivela­to, regione dopo regione, un calo demografico compreso tra il 90 e il 98 per cento, con tale regolarità che la media del 95 per cento è consi­derata un valido criterio di approssimazione. Ciò significa che, me­diamente, su venti nativi che vivevano nei territori americani al mo­mento dell'incontro con gli europei - quando quelle terre ospitavano diverse decine di milioni di persone - al termine del massacro solo uno era sopravvissuto.

indios 2

L’influenza del Cristianesimo

Il successo ottenuto dal cristianesimo, divenuto la religione ufficia­le di tutta l'Europa, è dovuto all'esuberante intolleranza dei suoi se­guaci. In un certo senso la fede stessa era fondata sull'idea di lotta spi­rituale - la lotta colossale tra il bene e il male, tra Dio e Satana - e sul concetto che non credere in Dio volesse dire credere in Satana. Di conseguenza, tollerare lo scetticismo nei confronti dei dogmi centrali del cristianesimo significava indebolire la fonte della fede stessa. In breve, i non credenti erano reputati uomini che desideravano la morte del Dio dei cristiani.

Ogni violazione delle leggi di Dio e, di conseguenza, ogni violazione della dottrina cristiana, può essere considerata un'ingiustizia che merita una punizione violenta e senza limiti. Inoltre le colpe del nemico meritano la punizione della popolazione nemica senza alcuna considerazione delle differenze tra soldati e civili. Spinti dal giu­sto furore, i guerrieri possono uccidere impunemente anche quelli il cui animo è in­nocente.

Dopo le parole di Agostino, la Chiesa accettò con entusiasmo l'idea di «guerra giusta» e da qui sviluppò il concetto di «guerra di missio­ne» o guerra santa, un'idea simile, sotto certi aspetti, alla jihad islami­ca. Questa evoluzione del pensiero cristiano acquisì una grande im­portanza negli ultimi anni dell'XI  secolo, quando l'Europa era scena­rio di immani disastri - alluvioni, pestilenze, siccità e carestia - e pos­sedeva schiere di soldati permanenti senza alcuna occupazione che vi­vevano alle spalle dei contadini.

Qui, per esempio, è ripor­tato ciò che il pio domenicano Tomàs Ortiz scrisse al Concilio delle Indie all'inizio del XVI secolo riguardo ai popoli del Nuovo Mondo:

Sul continente mangiano carne umana. Sono più dediti alla sodomia di ogni altra na­zione al mondo. Non esiste giustizia tra loro. Sono nudi. Non provano alcun rispetto per l'amore e la verginità. Sono stupidi e sciocchi. Non hanno rispetto per la verità a meno che non vada a loro vantaggio. Sono instabili. Non sanno che cosa sia la lungi­miranza. Sono ingrati e incostanti [...] Sono brutali. Si divertono a esagerare i loro di­fetti. Non esiste ubbidienza tra loro e nemmeno il rispetto da parte del giovane verso l'anziano, né del figlio verso il padre. Sono incapaci di apprendere. Le punizioni non hanno alcun effetto su di loro [...] Mangiano pulci, ragni e vermi crudi ogni volta che li trovano. Non esercitano alcuna arte o mestiere. Quando insegnammo loro i misteri della nostra religione, dissero che queste cose potevano andare bene per i castigliani, ma non per loro, e non desideravano cambiare le loro abitudini [...] Posso senz'altro affermare che Dio non ha mai creato una razza tanto viziosa e priva di gentilezza e cultura [...] Gli indiani sono più stupidi degli asini e si rifiutano di migliorare.

L'unica affermazione vera in questa litania di odio cristiano verso gli indiani è che gli indiani erano comprensibilmente riluttanti ad ab­bandonare la fede dei loro antenati e ad adottare quella del popolo straniero che era venuto a ucciderli, torturarli e renderli schiavi. Inol­tre, molti di quelli che sembravano essersi convertiti si rivelarono apostati o, in primo luogo, falsi convertiti. Naturalmente, gli spagnoli possedevano la risposta giusta a problemi del genere: l'inquisizione. Così istituirono tribunali dell'inquisizione tra i nativi, per trovare e  punire gli indiani che avevano fornito una falsa testimonianza o che erano ritornati a essere «idolatri» dopo aver detto di aver visto la lu­ce. Così i frati si unirono ai conquistatori e cominciarono anche loro a bruciare sul rogo gli indiani.

Elencando quelle che gli spagnoli consideravano le disgustose abitudini alimentari degli indiani (tra cui il cannibalismo e il consumo di in­setti e altri alimenti non reputati adatti alla dieta umana), la presunta nudità dei nativi e la mancanza di agricoltura, la loro devianza sessua­le e la lascivia, la brutale ignoranza, la mancanza di armi e l'incapacità di lavorare il ferro e l'irrimediabile idolatria, i conquistatori europei disumanizzavano deliberatamente e sistematicamente i popoli che stavano sterminando. Infatti, le specifiche categorie di comportamen­to scelte per queste accuse erano derivate apertamente dalle idee della tradizione cristiana e dell'antica cultura greca e romana riguardanti le caratteristiche di creature fondamentalmente non razionali e malva­gie, dalla razza di bronzo descritta da Esiodo ai selvaggi e alle streghe dell'epoca medioevale. Così, ancora una volta, l'asservimento e i mas­sacri terroristici compiuti dagli spagnoli contro gli indiani furono giu­stificati mettendo in evidenza la presunta ignoranza dei nativi o il lo­ro comportamento deprecabile e animalesco, come quando, per esem­pio, le truppe di Balboa uccisero centinaia di nativi mutilandoli fino alla morte e dando la loro carne in pasto ai cani perché Balboa aveva affermato che alcuni dei loro capi erano dediti al «nefando e osceno peccato di sodomia».

Tutto ciò, naturalmente, dalla miracolosa scoperta delle Indie alla distruzione dei pagani inca, faceva parte del grande piano di Dio. In­fatti, lo stesso prete che aveva persuaso Las Casas a divenire frate, pa­dre Domingo de Betanzos, nei primi anni della conquista, aveva dif­fuso con autorevolezza una profezia secondo cui «gli indiani erano be­stie e Dio aveva condannato l'intera razza a morire a causa degli orri­bili peccati commessi nel loro paganesimo». Benché Betanzos abbia ripudiato la profezia poco prima di morire mentre si trovava in pelle­grinaggio in Terra Santa - alcuni decenni dopo averla pronunciata e, a quanto pare, spinto dai suoi più gentili fratelli domenicani - questa era ormai stata comunemente accettata da persone di ogni ceto, da lai­ci e religiosi. Infatti, appena Betanzos morì, la profezia che egli aveva ripudiato fu rivista, stampata e nuovamente diffusa dallo scrittore do­menicano Dàvila Padilla.

I massacri ingiustificati e l'assoluto sadismo che i soldati spagnoli avevano dimostrato sull'isola di Hispaniola e nel Messico centrale ca­ratterizzarono anche la lunga marcia verso sud. Numerosi resoconti scritti da diversi testimoni raccontano di indiani che camminavano verso le miniere, incatenati l'uno all'altro per il collo, decapitati se so­lo inciampavano; di bambini intrappolati e bruciati vivi nelle loro ca­se, o uccisi a pugnalate perché camminavano troppo lenti; di donne cui gli spagnoli tagliavano i seni, e di quelle cui legavano ai piedi pe­santi zucche prima di lasciarle annegare nei laghi; di neonati, strappa­ti dal seno delle loro madri, per essere uccisi e abbandonati ai lati delle strade per indicare la via; di indiani «smarriti» smembrati e ricondot­ti nei loro villaggi con le mani e i nasi mozzati legati attorno al collo; di «donne incinte e prossime al parto, di bambini, di anziani, di tutti quelli che riuscivano a catturare» gettati dentro fosse in cui erano conficcati pali e «infilzati, uno sopra l'altro, fino a quando le fosse non erano piene». E molto, molto altro ancora.

Uno dei passatempi preferiti dei conquistatori era «dare la caccia agli indiani con i cani». Gli spagnoli viaggiavano accompagnati da de­cine di greyhound e di mastini, allevati con una dieta a base di carne umana e addestrati a sventrare gli indiani, che usavano per terrorizza­re gli schiavi e per intrattenere le truppe. Recentemente è stato pub­blicato un intero libro, Dogs of the Conquest, sulle prodezze di questi animali che seguirono i padroni durante tutto il periodo della conqui­sta spagnola. «Un cane aizzato a dovere - scrivono gli autori - poteva inseguire un "selvaggio" con lo stesso zelo generalmente riservato a cervi o cinghiali [...] Per molti conquistatori gli indiani non erano al­tro che animali selvaggi e i cani erano addestrati a inseguire e fare a pezzi le prede umane con lo stesso entusiasmo che provavano cacciando animali selvaggi.

Naturalmente tutto questo era «il volere di Dio», come disse il testimone che riferì questi eventi, «e ciò infine ci dà ragione di dire: quanto è immensa la sua bontà! quanto è grande la sua grazia!». O come espresse lo stesso pensiero un altro scrittore del tempo, «così il Signore Gesù li farà in­chinare dinanzi a lui, e farà loro mangiare la polvere».

Questa è solo una piccolissima parte di storia che racconta di un genocidio senza precedenti, il più grande olocausto di tutti i tempi, che ha sterminato interi popoli delle Americhe. Tra il 1494 e il 1891 circa 90.000.000 di indiani sono stati uccisi dagli europei, prima dagli spagnoli, poi dagli inglesi. E’ stato sterminato il 95% della popolazione indiana. Tutto questo è successo in nome di DIO, sotto il dominio incontrastato del Cristianesimo che pretendeva con la forza la conversione degli indiani.

indios 3

Dal punto di vista ideologico l'effetto fu quello di dispensare individui, partiti e nazioni da ogni responsabi­lità morale per ciò che la storia aveva decretato». In realtà la quasi to­tale distruzione dei popoli nativi dell'emisfero occidentale non fu né involontaria né inevitabile.

Bibliografia:

“Olocausto Americano”

di: David E. Stannard

La sintesi completa potrete leggerla sul mio sito ufficiale, URL:

http://www.impressionisoggettive.it/index%20grandi%20temi.htm

 

 

 

 
 
 
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