inseguendo Latouche-* intervento Fisac gennaio 2006

Post n°104 pubblicato il 15 Febbraio 2006 da adrians3

Contributo ecologista  al dibattito sindacale  Cgil in occasione del  suo prossimo congresso nazionale

 

Siamo a un bivio, dicono le tesi.  C'e' bisogno di una via alta allo sviluppo fondata su conoscenza,  innovazione, sostenibilita'.
Bisogna ridare forza ad uno stato sociale che tenga insieme   crescita economica e sostenibilita' ambientale in alternativa  ad un modello anglosassone  con meno stato , piu' crescita, meno diritti. Tutto questo sembra  scontato , normale e  forse anche giusto ma non mi convinve pienamente . Non mi convince in particolare il senso che viene dato  ad alcuni concetti che si danno per positivi  e che  invece non necessariamente lo sono.
Ad esempio la parola sviluppo e la parola sostenibilita'.
Crediamo ancora veramente che il sistema economico che  si fonda sull'aumento esponenziale di merci prodotte e di consumi obbligati e spesso inutili sia in grado di produrre felicita' nella gente o nei lavoratori. Mi permetto di usare il termine felicita' che puo' sembrare eccessivo ma che  fa parte di un  grande dibattito che in questi mesi sta appassionando la filosofia ,la politica  l'etica e naturalmente l'economia.
Bene le tesi parlano di sostenibilita' ambientale. Premesso che ci sono cento spiegazioni  diverse del termine sostenibilita' che contemplano tutto e il contrario di tutto, a quale di esse  facciamo riferimento?

Ognuno di noi emette in atmosfera  10 tonnellate di anidride carbonica l'anno. Ogni abitante degli Stati Uniti ne emette 20 tonnellate l'anno. Se tutti gli uomini del mondo  si comportassero come gli italiani, ogni anno le emissioni globali di anidride carbonica sarebbero superiori a 60 miliardi di tonnellate. E se tutti si comportassero come i nord-americani, le emissioni annue sarebbero superiori a 120 miliardi di tonnellate.
Ma gli oceani e le terre emerse riescono ad assorbire dall'atmosfera solo 13 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. L'accumulo di quel gas in atmosfera fa aumentare la temperatura  del pianeta. Cosicché noi diciamo che   il nostro stile di vita non è sostenibile per la stabilità del clima.. Se noi occidentali accettiamo il principio di democrazia ambientale (ogni uomo ha il medesimo diritto a utilizzare le risorse naturali del pianeta) e vogliamo evitare il riscaldamento planetario, non possiamo fare altro che ridurre le emissioni di anidride carbonica e, quindi, modificare i nostri stili di vita.

.
Il clima è un esempio che mi sono permesso perche' conosco un pochino  la materia facendo il volontario in un associazione ambientalista , ma e' anche  una metafora del rapporto tra economia dell'uomo ed economia della natura. Cosicche’ estendendo il ragionamento  ne risulta che
 noi, abitanti dei paesi industrializzati, dovremo ridurre di dieci volte i nostri livelli di consumo entro i prossimi cinquant'anni
Il motivo è banale. Il nostro pianeta, per quanto grande, non e’ infinito  e noi siamo al limite . E le attività dell'uomo hanno raggiunto la capacità di incidere sui grandi processi globali della biosfera. L'uomo, dicono gli esperti, è diventato un attore ecologico globale. Siamo al limite della possibilità di crescita . Una crescita ulteriore non è ecologicamente sostenibile. Allora quando il sindacato  parla di crescita e cioe' e comunque della necessita' di aumentare il Pil  dell'Italia e dell'Europa e perche' no mi chiedo “ avranno diritto anche il Sudamerica  e l'Africa di crescere, allora io comincio ad avere qualche problema. Mi chiedo il sindacato deve solo preoccuparsi di una redistribuzione equa delle risorse favorendo il lavoro  e non la rendita oppure ha anche  il compito di indagare i futuri possibili indicando altre strade?

Dovra' in sostanza come dice uno scrittore che amo molto Serge Latouche  decolonizzare il proprio  immaginario? Abbandonare cioe’ l'idea che maggiori beni materiali significano maggiore benessere. E costruire la «società della decrescita».
«Decrescere e' un parola che fa tremare le vene ai polsi  . Ho sentito  di recente  uno scrittore di queste cose, il Prof Bonaiuti,che la racconta  cosi' . Lui dice: dobbiamo  passare da un mondo e  da un economia  centrata sulla quantità a un mondo centrato sulla qualità. Da un mondo in cui l'economia è un fine a un mondo in cui l'economia è un mezzo. Togliendo l'accoppiamento che e' ancora una costante nel sindacato  tra il concetto di crescita economica e il concetto di ben-essere.
Tuttavia per creare la «società della decrescita» in primo luogo si tratta di assicurare a tutti la soddisfazione delle esigenze materiali fondamentali: alimentazione, diritto a vivere in un ambiente dignitoso. E poi di perseguire lo sviluppo umano attraverso la ricerca incessante di una condizione immateriale di benessere: salute, cultura, qualità della vita. In altre parole si tratta di realizzare quello che nella Grecia classica veniva definito uno stato di eudenomia. Fu nel 1800 quando nacque l'economia moderna che i primi economisti suggerirono che il principale obiettivo dell'economia fosse quello di allargare sempre più la felicità complessiva di una società. Questa impostazione che gli economisti chiamarono dell'utilitarismo, si ritrovano addirittura anche in alcuni scritti di Adam Smith nella famosa "La ricchezza delle nazioni". Ed è presente persino nella Dichiarazione di Indipendenza degli Usa del 1776, dove troviamo scritto che la Pursuit of Happiness, cioè la ricerca della felicità, fosse uno dei  diritti inalienabili di tutti gli uomini insieme al diritto alla vita e alla libertà. Poi però prevalse l'impostazione di Adam Smith che diceva che era  l'interesse individuale  la molla dell'interesse collettivo e di Charles Darwin che sosteneva che “ Se tu non curi i tuoi interessi, nessuno lo farà per te”. Per questo si arrivò all'adozione, ed era il 1930, del concetto di reddito pro-capite, come misura dell'economia e con l'idea che sempre si è diffusa da allora ai nostri giorni,che un aumento di produzione dava anche più benessere e quindi più felicità. Aumentare quindi il reddito procapite degli Stati come fonte di benessere per tutti, divenne dunque il metodo adottato dalle Nazioni Unite, dall'FMI e dalla Banca Mondiale. Nessuno metteva in dubbio questa verità, anche perché si diceva: "Non è forse stata la straordinaria crescita economica promossa dall'industrializzazione che ha creato il progresso almeno qui in Occidente, ha dato da mangiare e una casa a tutti,  ha allungato la durata della vita, insomma che ha dato la sicurezza economica? Oggi la risposta a questa domanda non è più così scontata ,da quando cioe’  i progressi della psicologia e della sociologia hanno permesso di misurare la felicità, cioè il grado di soddisfazione raggiunto, sia individuale che collettivo, dalle nostre società. Queste indagini hanno confermato l'intuizione secondo cui l'aumento del reddito e della ricchezza di una persona non sono  automaticamente legati ad un aumento delle felicità e che oltre un certo livello di reddito che corrisponde al soddisfacimento dei bisogni di base, la curva della felicità tende a diventare orizzontale o addirittura a decrescere. Secondo alcuni professori di una prestigiosa università inglese, e la notizia è stata recentemente pubblicata da "Il Sole 24ore", l'economia oggi è a una svolta storica e deve porsi come obiettivo principale non la crescita del Pil, ma la felicità. A tal fine c'è un bellissimo scritto che illustra questa idea , che è di Robert Kennedy, e dice: "Il Prodotto nazionale lordo  comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze che trasportano i feriti degli incidenti stradali; conta le serrature che blindano le porte delle nostre case e delle celle in cui rinchiudiamo chi cerca di scassinarle: Il Pil non considera la distruzione delle sequoie e la morte del Lago Superiore. Aumenta con l'aumentare della produzione di Napalm, di missili e di testate nucleari, ma non tiene in alcun conto la salute delle nostre famiglie, la qualità dell'istruzione, la gioia dei giochi. Non riesce a rilevare la bellezza della poesia, la forza di un matrimonio, l'intelligenza del dibattito politico o l'integrità dei funzionari pubblici. Insomma, misura tutto, salvo quello che rende la vita degna di essere vissuta." Oggi nella nostra società industrializzata lo sforzo concentrato su un solo obiettivo che è quello di incrementare il reddito pro capite così come ci racconta ogni giorno la televisione, oltre a non aumentare il livello di soddisfazione dei singoli individui, crea incentivi che distruggono l'occupazione, la salute, l'ambiente, la stabilità dei legami familiari. Ed è per questo che alcuni autori alternativi come Massimo Bonaiuti parlano apertamente della necessità di creare un'economia della decrescita. Del resto, la rapidissima crescita delle economia della Cina, dell'India non rappresentano solo un problema commerciale di basso costo del lavoro e di concorrenza tecnologica che ci ha colto di sorpresa, ma coinvolge anche un livello strutturale che crea un rapido aumento del consumo di risorse limitate a livello mondiale: energia, prodotti alimentari, materie prime, acqua. I prezzi di tutte le più importanti materie prime, pensiamo soltanto al petrolio , dopo decenni di stagnazione,  sono in rapido aumento negli ultimi anni: questo significa che le possibilità di far crescere sempre di più i redditi delle persone saranno sempre più ridotte, richiederanno sempre più sforzi e provocheranno crescenti tensioni politiche. A queste tensioni sarà sempre più difficile dare una risposta. Per evitare il peggio una risposta adeguata sia di tipo economico, sia di tipo politico, potrebbe essere a questo punto creata dal miglioramento della qualità della vita. Spetta alla politica comprendere questa domanda che poi sostanzialmente è una domanda di relazione e quindi di felicità, e dare una risposta adeguata.

 


. La decrescita e' una strana primavera, decrescita in poche parole significa produrre e consumare di meno e quindi essere meno distruttivi verso l'ecosistema. Ma questo e' difficile da fare soprattutto assurdo nel nostro modo di vivere in cui tutto e' orientato alla crescita, e tuttavia e’ anche vero  che se invece di togliere cose, e quindi parlare di “minor consumo  , minor produzione”   noi mettiamo il segno piu'  e cioe' lavoriamo e studiamo per una societa' che produce  e consuma “piu' ricchezza  di rapporti umani”  o come la racconta l'economista premio nobel  Hanna Arendt   piu' felicita' con cui nutrirci,  allora la parola decrescita potrebbe anche essere presa in considerazione.

 

C'e' un bellissimo libro uscito da pochi giorni che  parla  di " obiettivo decrescita"  Un libro che consigliamo di leggere. Un libro che a molti che l'hanno letto ha fatto l'effetto bellissimo di avere un piumone in piu'  con cui coprirsi,  oppure  la possibilita' di accendere  un bel fuoco nel camino di casa nella piu' gelida delle notti di quest'inverno lomellino.


Ma per rendere piu' facile la comprensione di cosa significa decrescita e del perche' mi sono permessa di inserirla nel dibattito sindacale  volevo raccontare una storiella . Di  uno scrittore  molto simpatico Wolfang Saks , che lavora al Wuppertal Institute ,  una Ong tedesca che molti mortaresi  conoscono  perche' pubblicizzata  in una splendida conferenza di tanti anni fa tenuta da Albino Bizzotto presso l'auditorium dei Frati Francescani , qui in citta’.

". Essa  narra di un turista che incontra su una spiaggia un uomo in vestiti semplici, sdraiato nella sua barca da pesca e sonnecchiante al sole. Tira fuori una macchina fotografica e, mentre gli fa una fotografia, l'uomo si sveglia. Il turista gli offre una sigaretta e si lancia in una conversazione dicendo:
"Ah, il tempo è bellissimo e c'è molto pesce da pescare. Perché lei non esce e cerca di catturare più pesce?" Il pescatore risponde: "Perché ho già pescato abbastanza questa mattina". "Però," dice il turista, "se vai fuori 4 volte al giorno puoi portare a casa pesce per tre, quattro volte di più. E sai cosa succederà? Forse tra due o tre anni potrai comprarti una barca a motore, un gran numero di lance, e forse, chi lo sa, un giorno avrai uno stabilimento di surgelamento o per l'affumicamento e poi un elicottero per rintracciare i banchi di pesce". "E allora?" chiede il pescatore. "E allora poi", conclude il turista trionfante, "potrai sedere tranquillamente sulla spiaggia sonnecchiando al sole e contemplando il bellissimo oceano". E il pescatore gli risponde: "È proprio quello che stavo facendo prima che arrivasse lei".
La mia conclusione e' che se un nuovo ordine mondiale dovra' nascere in futuro, con meno guerre, meno sventure e piu’ diritti per tutti allora si potrebbe magari cominciare riscrivendo alcune regole.  Alberto Magnaghi, urbanista , fondatore di Nuovo Municipio, ad esempio, alla competizione su scala globale preferisce  parlare di modelli di sviluppo  che fanno  crescere i legami e la societa'  locale attraverso l'autogoverno locale della produzione e del consumo e quindi la chiusura dei cicli ambientali , la sovranita' alimentare e la responsabilita' sociale cioe' il dovere morale di non consumare le risorse dei piu' poveri del mondo.E dei nostri  figli.
Sicuramente non esistono ricette ma e’importante che il sindacato faccia proprio  anche questi nuovi filoni di pensiero e li immetta nel proprio dibattito politico.

 

 
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Intercultura

Post n°101 pubblicato il 07 Agosto 2005 da adrians3



Lettera al Direttore Provincia Pavese 

 

Mortara  17/6/05

 

 

Gentile Redazione,

 invio questa lettera  che parte dalla cronaca di un evento piccolo , ma carico di significati per quanto riguarda la mia citta' , perche'  pone  il problema  in particolare in questi giorni di forte tensione per i fatti di cronaca avvenuti a Varese di una nuova politica di integrazione tra autoctoni e stranieri.Il riferimento alle persone e' per me importante perche' solo quando le perone si conoscono cominciano a stimarsi e a superare le differenze.

Grazie in anticipo per l'eventuale ospitalita'

 

Testo

 

Martedi' 7 giugno le Nuove Scuole Medie di Mortara sembravano  un'Onu rovesciata. Il confronto non avveniva pero' sulle complesse questioni della politica e della diplomazia internazionale , ma in un fitto rimbalzo di poesie e di canzoni  di terre  lontane.

 

 Barry Baba studente  liberiano ex ragazzo soldato, fuggito alla barbarie e rifugiato politico  in Italia   ha raccontato  la sua poesia che parlava  "dell'infanzia  rubata/  e dei suoi pianti soffocati /dalla rabbia dei loro cannoni, / in quel luogo dove era nato, / all'alba dell'odio, / dove la gente parte senza dire addio".   German Jose' Mariu Castaneda altro studente Eda ha proseguito  mimando  la storia di un grande amore:

 

"Quando tu sorridi mi porti in cielo con le stelle,/ dove tutto e'  senza tempo /e dove ogni giorno ho ansia di vederti/ e di nuovo cominciare il bel sogno.

Luise   ritrova invece la chiave " per costruire un mondo senza solitudini / un mondo senza abitudini,/  un mondo pieno di stelle e nuvole".

.

Karina chiude con un testo di Nourelhouda  che si rivolge al sua Paese per dirgli  di " non credere che io sia felice, /i miei giorni sono inverno,/ inverno secco senza pioggia /con soltanto la pazienza e la speranza di tornare, /un giorno tra le tue braccia".

 

Al centro  degli interventi  Imelda Bedoya, volontaria , collaboratrice del centro per l'educazione agli adulti spiega la storia del poeta peruviano Manuel Scorza   che invita " ad uccidere la tristezza con un bastone/ perche' il fuoco e'  ormai  scappato dalla sua prigione di cenere".

 

E'  anche la sera dell'addio all'insegnante Anna Crotti che lascia  la scuola dopo 37 anni di insegnamento ai bambini di infinite  generazioni e gli ultimi anni,  in particolare, di lavoro per affermare" la convivialita' delle differenze".

.

 

Sono orgoglioso di questa scuola e di questo corso per i ragazzi stranieri  dice il Preside G. Zucca ,  per questo intenso momento di solidarieta' che avete avuto il  coraggio di rappresentare. Cara Anna dice alla fine ,  grazie  per lo straordinario impegno che  hai messo per realizzare questa piccola isola felice  tra le culture , ci mancherai.

Non importa  ribatte la "maestra Anna" ,come ormai la chiamano da ogni cantone i suoi  colorati e sorridenti  alunni , lavorero'  ancora affinché tutte le persone continuino a vivere in pace ed in amicizia.

 

We are the  world , we are the children , we are the ones who make a brighter day. tutti  i corsisti e i presenti ora cantano  a squarciagola mentre  un  porta  laterale si apre facendo intravedere cibi fumanti che il tempo, i gesti  e la tradizione hanno portato sino a noi.

 

Mi sono permesso di raccontare questa serata,  perche'  mi sembrava giusto far conoscere che mentre la giunta locale continua a cassare ogni  attenzione  verso i propri cittadini stranieri , rifiutandosi di parlare della creazione, ad esempio, di uno sportello  migranti, per facilitare relazioni ed integrazione, l'altra parte del mondo risponde con  con una grande festa piena di umanita' . Dice  Lorenzo  Gaspero , responsabile Eda :  nella scuola la tolleranza, la conoscenza , il rispetto  diventano  futuro, diritti e valore. Ingredienti non di poco conto, oggi.

 

Distinti saluti 

 

 
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Hiroshima , piu' 60

Post n°100 pubblicato il 07 Agosto 2005 da adrians3



 

 

Gentile sindaco,

 

Le inviamo una richiesta  da parte  dell'associazione mortarese Beati i Costruttori di Pace , aderente a Rete Lilliput Lomellina, e gliela inviamo quale  rappresentante del bene comune e del sogno   di pace di tutti i cittadini mortaresi per chiederLe di  portare quanto prima in Consiglio Comunale  una mozione che alleghiamo affinche'  anche la nostra citta' faccia sentire la sua voce per contribuire a mettere definitivamente al bando   l'arma nucleare. Arma che  invece purtroppo sta di nuovo acquisendo consensi in tutto il mondo. Le alleghiamo anche  un documento che esprime lo sconcerto del movimento nonviolento italiano,  a poche settimane dalla storica marcia Perugia-Assisi ,alla quale molti cittadini mortaresi parteciperanno,  e che chiede a gran voce un nuova politica di pace e un nuovo trattato di non proliferazione nucleare. Siamo certi della Sua sensibilita' in questo campo. Tadatoshi Akiba sindaco della citta' di Hiroshima proprie in queste ore ha rilasciato una dichiarazione che condividiamo e che con la nostra iniziativa raccogliamo e con noi centinaia di altre associazioni in molte citta' italiane.

Niente crescerà per 75 anni". Sono passati 60 anni da quel 6 agosto, quando la città di Hiroshima fu cancellata, obliterata. Centinaia di migliaia di persone furono uccise all'istante. Fu un ammonimento all'umanità intera: gli orrori delle bombe atomiche e la mostruosità della guerra negarono  ogni speranza di futuro. Purtroppo, gli esseri umani non possiedono parole adatte ad esprimere adeguatamente l'orrore di quelli eventi. E così la maggior parte dell'umanità volse le spalle ai testimoni sopravvissuti ed alle loro coraggiose denuncie.
In queste ore  che ci separano dal 60° anniversario dobbiamo ritrovare il ciclo ed i ritmi della trama comune che lega la specie umana alla natura del pianeta e ritornare al punto di partenza: l'esperienza devastante delle esplosioni atomiche.
E' ora il tempo di piantare nuovi semi di speranza per far crescere un movimento che abbia una visione di futuro.
A questo scopo, la città di Hiroshima, insieme alla Coalizione dei Sindaci per la Pace con più di 600 membri in 109 Paesi e regioni, dichiara che il periodo che ci separa dal 9 agosto 2005 sarà per noi l'Anno di Memoria e Azione per un Mondo Denuclearizzato. Nostro obiettivo è far sbocciare un magnifico fiore in occasione di questo  anniversario delle esplosioni atomiche: la totale e globale messa al bando di tutti gli armamenti nucleari entro l'anno 2020. Solo allora potremo dire di avere risuscitato la speranza di vita su questo pianeta "dove niente cresce".
In memoria di Hiroshima e Nagasaki, ci impegniamo a compiere ogni azione possibile nel corso dei prossimi mesi per garantire che il 60° anniversario dei bombardamenti atomici possa rappresentare un primo momento concreto di speranza per un mondo dal quale tutte le armi nucleari saranno messe al bando.
La ringraziamo per la Sua cortese attenzione e distintamente La salutiamo.

 

 

 

 Beati Costruttori di Pace Mortara

 

 

 

 

Mortara, 5/8/2005

 

 

 


 IL Consiglio Comunale di Mortara

 

Considerato che:

-          le armi nucleari continuano ad essere la più grave minaccia alla sopravvivenza della specie umana e del pianeta;

-          le città sono state il bersaglio delle armi nucleari e rimangono vulnerabili agli effetti devastanti di questi armamenti;

-          la ricerca, la produzione e il dispiegamento degli arsenali nucleari gravano in maniera pesantissima sulla finanza pubblica, sottraendo risorse che dovrebbero essere stanziate a favore delle infrastrutture delle nostre comunità, per potenziare i servizi sociali e sanitari pubblici, per tutelare e valorizzare l'ambiente;

-          l'Italia ha rinunciato al nucleare ed è membro del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare in qualità di "Stato non nucleare" anche se sul suo territorio continua ad essere stoccato - senza alcun voto o controllo parlamentare - armamento nucleare (basi di Aviano e Ghedi) e nelle rade dei suoi porti vengono normalmente ancorati portaerei a propulsione nucleare o sommergibili atomici (base La Maddalena);

-          la Corte Internazionale di Giustizia ha approvato all'unanimità nel luglio 1996 una Pronuncia secondo la quale persiste un obbligo a perseguire in buona fede negoziati internazionali che portino ad un totale disarmo nucleare;

-          i cinque Stati nucleari (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, USA) alla VI Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, nel 2000, hanno assunto un impegno "inequivocabile" a intraprendere negoziati per arrivare ad un disarmo nucleare globale;

-          oltre 60 Generali, Ammiragli e Comandanti di Aeronautica, tra cui rappresentanti di tutte le potenze nucleari, hanno elaborato un documento comune nel 1996 nel quale lanciano un accorato appello ai governi affinché il mondo sia liberato dagli armamenti nucleari, notando che "i pericoli della proliferazione, del terrorismo, di una nuova corsa agli armamenti, lo rendono necessario . Non esiste alternativa";

-         l'opinione pubblica in tutti gli Stati del mondo si esprime con enormi maggioranze per la messa al bando delle armi nucleari;

Decide:

-          di sostenere la creazione di ulteriori Zone Libere da Armi Nucleari, aumentando quelle già esistenti;

-          di chiedere che tutte le armi nucleari vengano immediatamente rimosse dallo stato di allerta, che tutte le testate nucleari vengano separate dai sistemi di lancio;

-          di chiedere al Governo italiano di aderire alla proposta dei Paesi della New Agenda Coalition (Brasile, Egitto, Irlanda, Messico, Nuova Zelanda, Sud Africa e Svezia) per l'approvazione di un programma universale di disarmo nucleare;

-          di chiedere al Governo italiano di aderire al Programma "2020 Vision", proposto dai Sindaci di Hiroshima e Nagasaki, che prevede le modalità concrete per il totale smantellamento degli arsenali nucleari entro il 2020;

-          di chiedere agli Stati di iniziare immediatamente i negoziati per la ratifica di una Convenzione sulle Armi Nucleari;

-          di aderire alla Campagna Mayors for Peace, lanciata dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki, per la messa al bando delle armi nucleari;

-          di inviare una sua rappresentanza alla V Conferenza di Mayors for Peace a Hiroshima, dal 4 al 6 agosto 2005;

-          di aderire alle Giornate "Mai più Hiroshima! Mai più Nagasaki!", 6 - 9 agosto 2005, promosse dalla "Campagna per la Messa al Bando delle Armi Nucleari" con iniziative a Ghedi (Brescia), Padova e Aviano.

 

Inviare copia della delibera a:

Campagna Globale per la Messa al Bando delle Armi Nucleari, Segreteria per le iniziative del 6-9 agosto 2005, c/o Beati i costruttori di pace, Via A. da Tempo 2, 35131, Padova, beati@libero.it.

Adesione alla Campagna Globale per la Messa al Bando delle Armi Nucleari: Rete Italiana per il Disarmo, www.disarmo.org.

 


 

 

 

 
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da una lettura di un testo su Diario

Post n°99 pubblicato il 07 Agosto 2005 da adrians3

In questo momento in cui gli strateghi della nostra politica estera sono infervorati  per chiedere un posto nel consiglio permanente delle Nazione Unite, ci chiediamo invece quale riforma dell’Onu sia auspicabile, e questo sia perche’ si tratta di  un tema in discussione nella prossima marcia Perugia Assisi, sia perche’ ricorre quest’anno l’anniversario triste dei 10 anni dalla strage di Srebrenica e dalla vergogna di un Onu che aveva altre cose a cui pensare e di politici italiani che dovevano andare in vacanza.

Lo documentiamo  per due motivi, il primo in quanto  abbiamo  richiesto e gentilmente avuto dalla redazione de Il Diario  un testo recentemente pubblicato sulla vergogna di questa enclaves bosniaca abbandona a se stessa e secondo perche’ vogliamo ricordare che in diversi , qui in lomellina, furono in  quella primavera di dieci anni fa a Ginevra con L’associazione Beati Costruttori di Pace davanti alla sede di Ginevra delle Nazioni unite   per implorare in migliaia di  non abbandonare le enclaves  bosniache di Goradze e di Srebrenica.  Assediate dai serbi .Condividiamo la critica che fa Diario ai nostri politici di allora in particolare Dini e De Michelis che il prossimo hanno probabiilmente torneranno di moda,  e che in quell’occasione se ne fregarono  perche’ i loro sogni di geopolitica e  di penetrazione commerciale nei balcani erano piu’ importanti dei valori dell’etica e dei diritti dei popoli.Ci sara’ un politico di sinistra  in lomellina capace di inserirsi nel dibattito, tutto attuale  e non “ storia passata”,  che si senta in dovere di esprimersi  su quella strage  permessa e su di  un Onu che parla ormai solo a se stessa?

 
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alex

Post n°98 pubblicato il 07 Agosto 2005 da adrians3

Piu' dolce, piu' lento, piu' profondo.

Tu che  sei nato lassu' dove la fede scuote le  montagne, dove ci sono sentieri che portano all'infinito, dove le mani dell'uomo fanno la Storia, dove ogni chiodo e' conficcato per l'eternita'..Il riferimento di questa poesia e' ad Alexander Langer ecologista , pacifista  nato a Bolzano. Di lui hanno detto  che e' stato un uomo leggero  che portava pesi  sui ponti della vita, che aveva molte patrie e nessuna patria, che parlava cinque lingue, che aveva visto sanguinare il mondo e respirare la foresta pluviale, che sognava grandi sogni . Poi un giorno nell'estate di  dieci anni fa  imbraccio' la sua storia, la sua intelligenza, i suoi amori, i suoi treni, i suoi libri, la sua stanchezza  e ne fece un nodo scorsoio. Si impicco ad un albero di albicocco lasciando come testamento la frase " Non siate tristi,continuate in cio che era giusto".
Quest'uomo strano  dall'aspetto buffo e dagli occhiali tondi aveva inseguito nella sua vita  tutte le possibili espressioni dell'ambientalismo e dei diritti . Aveva predicato  la convivenza al tempo della barbarie in Bosnia, rifiutato il censimento etnico ,difeso l'identita' ladina ,  un pugno di persone che abita un millimetro di carta geografica ma anche il Tibet assediato dall'immensa Cina. Si era occupato della fame nel mondo, dei genocidi, dei modelli di sviluppo planetari, della deforestazione, della temperatura degli oceani. Aveva preso un milione di treni, un milione di appuntamenti, un milione di indirizzi,  insomma per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato  e' stato un viaggiatore leggero ed un testimone pesante.
Perche'  ricordare la figura di questo ecologista  purtroppo quasi ormai dimenticato? Semplicemente in quanto  durante le mie vacanze estive  mi sono imbattuto in Sud Tirolo  in un convegno e in una festa a lui dedicata. Nella relazione introduttiva il suo pensiero e' stato riassunto cosi: viviamo anche se facciamo finta di non accorgercene in un tempo  che non paga i nostri conti con la natura, lasciandoli  ai piu'  poveri del mondo e a chi verra' dopo di noi. E poi la nostra societa' ha bisogno di digiunare e di disarmare. Il motto olimpico del "citius, altius, fortius"  e cioe' "sempre piu' veloci, piu' in alto, piu' forti" , che contiene la quintessenza della nostra cultura della competizione , dovra'in modo urgente convertirsi in un  "lentius, prufundius, suavius" e cioe' " piu' lento, piu' dolce, piu' in profondita'".
In questa terra lomellina cosi' pesantemente investita negli ultimi mesi dalla distruzione ambientale e dal ricatto occupazionale mi e' sembrato bello raccontare  qualcosa della vita di Alex. Che aveva previsto molto del futuro di oggi, ma non era certo per questo  un supereroe.  Anzi era un uomo fragile con tanti dubbi, con tante perplessita'. Forse il fatto di raccontarlo puo' servire almeno un poco a riconciliarsi con la vita , la natura, il sogno, il futuro . La mostra che segue e’ stata realizzata da una scuola trentina  che  svolge i concetti della lentezza , della profondita , della tenerezza ipotizzando un mondo meno saccheggiato e dove le merci non sono tutto.

 
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