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Creato da: AngeloQuaranta il 10/02/2009
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo
Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Opera simbolo del XX secolo, rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista. Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento. È conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera. A rendere celebre il dipinto contribuì anche il film Novecento di Bernardo Bertolucci.
"Noi Credevamo" di MARIO MARTORE ( Notizie , immaggini e video clip dal Web) dedicato ai giovani
Post n°230 pubblicato il 12 Settembre 2010 da AngeloQuaranta
Suggerito ai Giovani
A novembre uscirà nelle sale italiane il film "Noi Credevamo" di MARIO MARTORE, con Luigi Lo Cascio e Valerio Binasco, in concorso alla 67. Mostra del Cinema di Venezia. Chiariamo subito che Noi credevamo è un’opera importante e coraggiosa: su questo non credo ci possano essere dubbi. E’ ancora più coraggiosa ed interessante per le tesi che avanza e che tutti, da chi ha gradito il film a chi l’ha gradito un po’ meno, hanno riscontrato.
In questo percorso che segue tre giovani ammiratori di Mazzini e delle sue idee, che prosegue con le lotte garibaldine (nonostante Garibaldi non si veda mai, o quasi) e che finisce con l’Unità gettandoci sopra un sacco di ombre, c’è soprattutto il modo di poter capire il ruolo di molti, dai Savoia ai Borboni, e soprattutto di provare ad analizzare la situazione del Nord e del Sud, divise già alla nascita…
Progettato, pensato e diretto come un film fortemente improntato sul versante storico, Noi credevamo è un film di elevata complessità, e che per questo si gioca la “solita” partita che ogni film italiano che prova a rivisitare le pagine della Storia deve giocarsi: quella tra cuore e cervello. Abbiamo già visto che a suo modo il film rilegge la nostra situazione di oggi, e quindi chi siamo e cosa siamo diventati proprio attraverso il collegamento diretto col Risorgimento. Una tesi stimolante che contribuisce però a suo modo a far vincere nettamente il cervello sul cuore. Tornano alla mente Il Gattopardo e il nostro cinema italiano che fu guardando Noi credevamo, e tuttavia Martone non riesce a regalare quelle emozioni e quei sentimenti che un tempo riuscivamo a far nostri senza problemi. Il regista napoletano forse è troppo interessato a poter rendere cinematografici il suo pensiero e le sue idee, con la conseguenza però che il suo film a tratti sa davvero troppo di teatro (di guerra, per usare un po’ di ironia…), visto che molto di quel che capita viene raccontato dai protagonisti e non si vede in campo, e soffra di una strana “ingessatura”.
Ma alcuni momenti sono effettivamente bellissimi, come ad esempio la sequenza d’apertura che ci fa tuffare direttamente nel clima del Risorgimento, con tanto di testa mozzata e impalata. Coinvincente il gruppo di attori, da Luigi Lo Cascio a Francesca Inaudi, da Toni Servillo nel ruolo di Mazzini a Luca Zingaretti nel ruolo di Crispi. E nonostante tutto sia così cinematografico e perfetto, non riesce a staccarsi dagli occhi anche una certa patina televisiva. Non così forte, evidente ed irritante, anzi. E’ quasi invisibile, ma credo di poter affermare che inspiegabilmente è presente…
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