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Creato da: AngeloQuaranta il 10/02/2009
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo
Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Opera simbolo del XX secolo, rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista. Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento. È conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera. A rendere celebre il dipinto contribuì anche il film Novecento di Bernardo Bertolucci.
NEW NORMAL
Post n°231 pubblicato il 13 Settembre 2010 da AngeloQuaranta
NEW NORMAL La normalità del futuro sarà più povera Siamo entrati nell'era del "New normal". La definizione è di Bill Gross, uno dei due fondatori di Pimco, il più grande fondo di investimenti del mondo. "New normal" è la nuova normalità al ribasso creata dalla crisi economica. Analisti ed esperti di destra e di sinistra, liberisti e keynesiani, iniziano già a scontrarsi sull'argomento. L'idea del "new normal" è che la recessione ha alterato in modo strutturale il mercato del lavoro. La conseguenza è che dobbiamo scordarci la piena occupazione, i grandi profitti e gli alti dividendi. Quando l'America e il resto del mondo usciranno dalla crisi, come sta già succedendo, l'economia globale sarà diversa da quella che abbiamo conosciuto e si dovrà adattare a una nuova consuetudine fatta di livelli di vita più bassi e di disoccupazione più alta. Fare i conti con la nuova normalità significa rimodulare le strategie, gli stimoli, gli interventi pubblici. Le imprese hanno tagliato milioni di posti di lavoro non particolarmente qualificati, probabilmente per sempre. Questa massa di disoccupati ha difficoltà a trovare un nuovo impiego perché non è sufficientemente specializzata per quei lavori di alto profilo che la ripresa richiede e non accetta di adattarsi a lavori di rango più basso, anche perché per 99 settimane può contare su un sussidio di disoccupazione più alto dell'eventuale nuovo stipendio. A complicare le cose c'è la questione dei mutui. Milioni di proprietari di case non possono trasferirsi come facevano un tempo verso i luoghi dove invece i posti ci sono. Il motivo è il crollo del mercato immobiliare: se lasciassero le abitazioni dovrebbero restituire una cifra superiore a quella del loro valore.
Il Wall Street Journal ha raccontato numerosi casi di aziende che cercano disperatamente di assumere, ma che non ci riescono. Il New York Times ha titolato: "Senza lavoro, per sempre". I dati sull'economia e sull'occupazione confermano che la recessione è finita, ma che i posti di lavoro non aumentano. Ecco, è proprio questa, la fotografia della nuova normalità, la prova del cambiamento strutturale dell'economia, la conferma del "mismatch", cioè della dissonanza, tra domanda e offerta di lavoro. Non tutti sono d'accordo con questa analisi. In particolare il Nobel Paul Krugman e la consigliera economica di Obama Christina Romer, in uscita dalla Casa Bianca. Accettare l'idea del new normal, per Krugman e Romer, equivale a dichiarare la resa, ad abbandonare chi si trova in difficoltà, a trovare una scusa per non fare niente. La loro ricetta è quella tradizionale: stimolare ulteriormente l'economia, aumentare la spesa pubblica, immettere più denaro nel sistema per consentire alle aziende di assumere più persone. Krugman prevede che la disoccupazione americana resterà alta, forse ancora più alta di oggi, ancora per due anni. Ma non la considera strutturale, non crede sia un elemento permanente del nuovo paesaggio economico. Christina Romer nega al Times che esista una nuova normalità. Ci sono, semmai, i vecchi cicli economici. Sul fronte del "new normal", ci sono gli economisti clintoniani e i bushiani. Bob Rubin, guru economico del Partito democratico degli anni 90, si è opposto a un ulteriore stimolo dell'economia. Laura Tyson, omologa di Romer ai tempi di Clinton, conferma il cambiamento strutturale. Così come Bill Galston, il capo delle politiche interne clintoniane. Sulla stessa linea il consigliere economico di Bush, George Mankiw. Glenn Hubbard, altro consigliere bushiano e oggi preside della Columbia graduate school of business, propone un intervento pubblico diverso da quello attuale. Se c'è un cambiamento strutturale, dice, non va stimolata l'economia, perché non è un problema di pil. Vanno riqualificati i lavoratori, aiutandoli a formarsi nuove professionalità, perché i posti che hanno perso non torneranno. Vanno aiutate anche le istituzioni scolastiche per andare incontro alle nuove esigenze delle aziende. La crisi del 27 ebbe anche una forte componente emotiva ...
Simile la ricetta di Gross, l'investitore che ha coniato il termine "new normal". Anche lui è un liberista. In questo caso, dice, lo stato deve intervenire con investimenti miliardari sulle infrastrutture e sulla formazione: «Nel mondo della nuova normalità ci sono problemi strutturali che richiedono soluzioni strutturali». dal sole 24 ORE altre riflessioni sull'argomento
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