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Creato da: AngeloQuaranta il 10/02/2009
"fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo
Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. Opera simbolo del XX secolo, rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista. Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, in cui trova spazio paritario anche una donna con il bambino in braccio, sta avanzando verso la luce, lasciandosi un tramonto alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento. È conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera. A rendere celebre il dipinto contribuì anche il film Novecento di Bernardo Bertolucci.
segnalo un articolo di Bolelli ai miei ragazzi ed ai loro amici. Argomento ... la competizione
Post n°250 pubblicato il 29 Ottobre 2010 da AngeloQuaranta
La competizione è un'esperienza essenziale di Franco Bolelli Ogni volta che racconto di nutrire un sostanzioso amore per la competizione mi rendo conto di attirare sguardi perplessi se non indignati, come se stessi confessando qualcosa di sconveniente. Invece no, l’uso cattivo, sleale, aggressivo, che alcuni fanno della competizione non può tenerci lontani da esperienze essenziali come la sfida, il faccia a faccia, il corpo a corpo. Tanto più che un po’ di sana competizione ci può essere anche fra esseri umani uniti da sentimenti di condivisione. La fiammeggiante bellezza della competizione nessuno potrà mai conoscerla quanto chi ha abbracciato una qualche esperienza sportiva: l’eccitazione, l’adrenalina, il tuffo su una palla vagante, le spinte e i rumori dei corpi, quel singolo gesto che può tramutare la vittoria in sconfitta e viceversa. Ma un simile senso di sfida vale anche per le idee, per i progetti, per ogni situazione dove una volontà deve per compiersi misurarsi con un’altra volontà. Poche cose mi sembrano altrettanto appassionanti quanto il confronto forte, leale, fra progetti e idee diversi: gran parte delle nostre sperimentazioni e scoperte in ogni campo è nata e cresciuta così. Così c’è una competizione fisica e c’è anche una competizione evolutiva, quella che si gioca fra specie, fra organismi, fra qualcosa di nuovo che vuole affermarsi e qualcosa di tradizionale che vuole mantenere la propria posizione. C’è una competizione difensiva per la sopravvivenza e un’altra estensiva per conquistare un mercato, un potere, il proprio nome su un libro dei primati, il bacio di una fanciulla. Quando è senza trucchi, senza pugnalate dietro le spalle (mentre davanti c’è l’ipocrita sorriso di convenienza), senza quelle meschinità e quegli opportunismi che cercano il risultato sottraendosi alla sfida, questa voglia di primeggiare è quanto di più sano e naturale e appassionante. Poche cose quanto la competizione ti aiutano a mettere a fuoco chi sei: non puoi misurarti con gli altri se non ti misuri innanzitutto con te stesso. Attraverso la competizione impari a conoscere le tue forze e le tue debolezze, a provare te stesso in situazioni che ti spingono a dare tutto te stesso e un passo oltre. E’ in questo senso che ogni grande carattere brama la sfida con avversari di grande valore perchè questa è la vera prova, l’unità di misura più onesta, della tua stessa forza. Fai un grave torto al tuo valore, indebolisci te stesso, se ti accontenti di vincere contro chi è più debole. Oggi il grande mutamento evolutivo si nutre di sfide: c’è una vera competizione antropologica fra i prototipi innovativi e il modello generalista, c’è una lotta fra i nuovi paradigmi coevolutivi e la mente logica e lineare e fra energie di creazione e pensiero critico, c’è una battaglia campale fra identità espanse e le tradizionali identità statiche, c’è un assoluto conflitto -destinato a farsi sempre più duro- fra l’estensione biotecnologica e chi si oppone ad essa. E’ ora di rimboccarsi le maniche, riscaldare i muscoli, impadronirci della partita. 28 ottobre 2010
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