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Motociclisti decapitatiLa morte viaggia in moto

Post n°220 pubblicato il 20 Giugno 2007 da satrapa0
 

Motociclisti decapitatiSarà che la figura dei motociclisti è spesso associata all’idea di velocità e di rischio, ma le leggende che li vedono protagonisti finiscono tutte male, e nei modi più cruenti.

A Genova Pegli, lungo la strada che costeggia il mare, c’è una curva piuttosto pericolosa, detta dagli abitanti del posto “la curva del risveglio”. Secondo una leggenda locale, che poi è rimbalzata di bocca in bocca e ha assunto portata nazionale, un motociclista un giorno l’affrontò a velocità troppo sostenuta e perse il controllo del proprio mezzo. Sbalzato in aria, cadde battendo violentemente la testa. Per fortuna indossava il casco. Numerosi passanti, testimoni dell’accaduto, accorsero in suo aiuto e con un sospiro di sollievo lo videro rialzarsi senza un graffio. Il motociclista si disse soltanto scosso: s’era preso davvero un bello spavento. Chiese la cortesia di essere accompagnato in un bar per prendere un bicchiere d’acqua. Entrato nel locale, si sfilò il casco per bere. Appena lo tolse, però, una faglia gli attraversò la testa! Il cranio, fino a quel momento tenuto dal casco, gli si aprì in due e l’uomo morì sotto gli occhi degli altri clienti.

Un altro centauro, si racconta, fu invece ucciso inconsapevolmente dai suoi soccorritori. Si era infilato la giacca a vento al contrario, con la cerniera chiusa sulla schiena, in modo da ripararsi meglio dal freddo dell’inverno. Viaggiando ebbe però un incidente e restò svenuto sull’asfalto. Fu trovato poco dopo da alcune persone. Queste, pensando che gli si fosse ruotata la testa, gliela girarono per rimetterla a posto: gli spezzarono così il collo.

La terza leggenda che riguarda i motociclisti è forse la più agghiacciante. Un camion carico di lamine di acciaio percorreva a bassa velocità la strada della zona industriale di una città. Un uomo che viaggiava su una motocicletta con sidecar lo raggiunse e fece per sorpassarlo. Lo affiancò, ma proprio in quel momento una delle lamine, evidentemente bloccata male, scivolò dalla pila e volò verso di lui, mozzandogli di netto la testa. Il cadavere decapitato, però, per via di residui impulsi nervosi, non abbandonò la presa sul manubrio. Il sidecar tenne in equilibrio la moto e questa continuò il sorpasso: quando il camionista si vide passare accanto il motociclista senza testa, provò uno shock tale da avere un attacco di cuore. Cadde sul volante, e il camion, ormai senza guida, finì dritto contro una fila di persone che aspettavano la corriera sul lato della strada. (Una versione leggermente diversa vede il tutto avvenuto sul Grande Raccordo Anulare di Roma, col camion che alla fine sbatte contro i guardrail.)

Cadaveri senza testa che continuano a compiere azioni, comunque, non appartengono solo al mondo delle due ruote. Si narra infatti che un operaio, in un cantiere edile, fu decapitato da un lastra di acciaio sfuggita al controllo di una gru e proseguì a camminare per parecchi metri (e perfettamente coordinato) sotto lo sguardo dei colleghi.
Durante la seconda guerra mondiale, si sparse invece la voce, a Novara, di un carrettiere la cui testa era stata tranciata dallo spostamento d’aria dovuto all’esplosione di una bomba: l’uomo aveva continuato a guidare il carretto ancora per qualche tempo.

 
 
 
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