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La daga insanguinata (2 capitolo)

Post n°2961 pubblicato il 06 Settembre 2022 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi sta indagando sull'uccisione di una prostituta, quando viene avvertito che un'altra donna è stata uccisa. Le modalità con cui sono state uccise entrambe sono le stesse. 

 

Torniamo in ufficio ma prima ordino ai colleghi di fare un’ispezione accurata nell’alloggio della vittima e di riferire a Stresi di farmi avere al più presto il referto medico: “Voglio confrontarlo con quello dell’altra donna uccisa”.

Tirdi mi domanda se crede che in città ci sia un serial killer come quelli dei film americani quando ancora venivano proiettati in Italia.

“Non dire sciocchezze, Torino non è New York o Chicago, mi rifiuto di crederlo. Certo che due donne sono state uccise brutalmente, e il filo che le lega è che erano tutte e due prostitute”.

“Se il nostro uomo frequenta questo genere di donne, potrebbe anche frequentare i bordelli della città, non trova?”.

Il ragionamento di Tirdi non fa una grinza, ha una sua logica.

“Facciamo così’; domani manda qualcuno dei nostri ad interrogare le ragazze che ci lavorano e fai domandare se conoscevano le vittime. Dei parenti della Gentile si sa qualcosa?”.

“Repetto sta indagando, appena torna in ufficio mi saprà dire qualcosa”.

Veniamo a sapere che la donna ha i genitori che vivono a Rivoli e che erano all’oscuro del vero lavoro della figlia, credevano fosse al servizio di una famiglia come domestica. Non danno informazioni che possano essere utili all’indagine.

“Nostra figlia non parlava molto in casa, era piuttosto taciturna…commissario lo prenderete l’assassino? Voglio vederlo in faccia…”.

“Si, glielo prometto signor Gentile!”.

A volte so di essere azzardato nel promettere di garantire gli assassini alla giustizia, ma è un modo per lenire il dolore di chi ha perso un proprio caro.

I referti di Stresi arrivano verso metà pomeriggio, le due donne sono state uccise nello stesso modo. Dopo aver avuto un rapporto sessuale, l’assassino le ha legate per poi infierire sul loro corpo. Le ferite sembrano compatibili con un coltello di lunghezza di 20/25 centimetri, il referto dice anche che le donne non sono morte all’istante.

Rifletto sulla lunghezza del coltello e domando a Perino di girare i negozi che vendono coltelli: “Prova a vedere se hanno venduto un modello simile”.

Purtroppo l’esito è negativo, nessuna vendita di un modello di lunghezza come ha descritto Stresi: “In un paio di negozi sono rimasti stupiti della domanda, dicono che è inusuale per loro avere dei coltelli del genere”

Per quanto riguarda i bordelli, solo le ragazze di via Conte Verde hanno riconosciuto la Gentile: “Ha lavorato da noi per un paio di mesi, poi se n’è andata senza dare una spiegazione, da allora non abbiamo saputo più nulla”.

La giornata finisce senza che si sia fatto un passo in avanti e anche per quanto riguarda l’uccisione della Barale siamo in alto mare. La donna non ha mai lavorato in un bordello, e quindi non esiste nessun testimone che possa darci qualche indizio.

L’assassino è entrato e uscito indisturbato dallo stabile.

Maria mi domanda se ci sono novità ma sono costretto a dirle di no, la mia preoccupazione è che se c’è in giro un assassino, le donne di questa città non sono più al sicuro.

I giornali si sono limitati a un paio di trafiletti di poche parole, d’altronde perché sprecare tempo con due prostitute?

“Proviamo ad andare negli alloggi di queste ragazze, vediamo se troviamo qualcosa di utile all’indagine”.

Purtroppo non troviamo nulla che possa farci risalire all’assassino, in un’agenda troviamo dei nomi, sicuramente sono quelli dei clienti, ma l’ultimo nome è datato sei mesi fa.

“Un buco nell’acqua commissario, risalire a chi sono queste persone è da scartare, non vi è il cognome”.

“Ovvio, tu daresti il tuo a una che fa la prostituta? Non credo, e sono sicuro che tra questi clienti, molti di loro hanno dato un nome falso”.

Si torna in ufficio, e nel corridoio un collega mi viene incontro dicendo che c’è una persona che mi cerca: “L’ho fatta accomodare nella sala d’aspetto”.

“Ha detto chi è?”.

“Non ha voluto dirmelo, mi ha solo detto che lei lo conosce molto bene”.

Tirdi mi guarda, la mia faccia esprime la mia domanda: chi è questa persona?

“Hai fatto bene, vado subito a parlargli”.

L’uomo è girato di spalle, corporatura normale, indossa un cappotto color verde scuro e i capelli sono brizzolati.

“Era ora che tu arrivassi Berardi, stavo incominciando a fare parte dell’arredo!”.

La voce mi sembra di riconoscerla, ma non faccio in tempo a rispondere che l’uomo si volta e si alza venendomi incontro ad abbracciarmi

“Ettore…ma sei proprio tu amico mio?”.

“No guarda, sono suo gemello, certo che sono io commissario!”.

Ettore Rimaudo, maresciallo dei carabinieri di Loano, un vecchio amico di gioventù.

“Come stai? E tua moglie Lidia?”.

“Lei bene, è in cinta, il piccolo dovrebbe nascere verso giugno”.

“Tu un figlio? Il mondo va all’incontrario. Ma dimmi che ci fai a Torino?”.

Mi guarda e non dice nulla, mi domanda solo se possiamo andare in un posto tranquillo.

“Scusami, non ti ho chiesto di Maria, lei come sta? Vi siete sposati? Lo sai che Lidia ci tiene a farvi da testimone e io pure”.

“Non ancora, non per paura del matrimonio in sè, ma i tempi sono quello che sono…qui la città è sotto i nazisti, non voglio farla rimanere vedova prima del tempo”.

“Già le tue idee di giustizia, purtroppo amico mio, la vedo dura se gli alleati non arrivano in fretta fin qui…sia chiaro, qui lo dico e qui lo nego”.

“Tranquillo…ora usciamo così mi puoi parlare lontano da orecchie indiscrete, anche se qui non ve ne sono, avviso solo Tirdi che esco”.

“Salutamelo, digli che passo a trovarlo dopo”.

Usciamo e ci dirigiamo verso via Barbaroux, c’è un bar dove di solito vi è pochissima gente e il proprietario mi conosce, credo non abbia problemi a lasciarmi il retro bottega per parlare con il mio amico.

“Certamente commissario, ci mancherebbe che non gli faccia questo favore…venite con me. Nel frattempo volete qualcosa? Che so…un caffè o un liquore…”.

“Grazie Angelo, portaci due caffè…Ettore vuoi qualcos’altro?”.

“No grazie va bene il caffè”.

“Bene, ora puoi dirmi cosa ti ha portato qui da me?”.

“Sto seguendo la pista di un assassino”.

A quelle parole sento un brivido lungo la schiena.

“Raccontami tutto”.

“Io sono stato distaccato a Savona e da un paio di anni lavoro in quella città. Circa tre mesi addietro, quattro donne, tutte prostitute sono state uccise…brutalmente uccise. Non siamo riusciti a scoprire l’assassino, ma le indagini seppur senza conclusione mi hanno portato qui a Torino”.

(Continua)

 

 

 
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