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Note sul PUMS di Trieste

Post n°120 pubblicato il 30 Luglio 2020 da storie


Leggo con attenzione i documenti pubblicati dal Comune riguardo il PUMS, piano urbano della mobilità sostenibile.

Saltano all’occhio già nello scenario di progettazione di minima, ossia le opere proposte per un intervento nel breve periodo (5 anni), tre novità sostanziali:
- un’ovovia di cui tutti già parlano
- tre sistemi ettometrici di risalita
- una linea di forza del trasporto pubblico.

Analizzo rapidamente le tre proposte dal mio punto di vista (cittadino appassionato di trasporti, pertanto non un tecnico).

OVOVIA

L’ovovia mi ha interessato da subito per due motivi: il percorso panoramico che potrebbe fungere da mera attrazione turistica, e l’importanza che potrebbe rivestire nel dirottamento del traffico da/per l’ingresso nord della città.

Immaginare, com’è descritto nel piano, che la strada costiera diventi domani strada turistica con limite di 50 km/h, e con annessa corsia ciclabile, significa dover instradare il traffico privato di massa verso Opicina via GVT.

In questo caso i grandi parcheggi pensati a ridosso della stazione dell’ovovia a Poggioreale fungerebbero da nodi di scambio, e i 5 minuti di discesa delle cabine (12’ se consideriamo l’arrivo al molo 4) rappresentano a mio parere un’ottima soluzione per il pendolarismo di quel quadrante.

SISTEMI ETTOMETRICI

Otto sono i nodi, o parcheggi di scambio, o cerniere di mobilità, previsti dal PUMS e disposti lungo tutto il perimetro del comune, a cui riferiscono a loro volta sistemi di trasporto di diverso tipo.

Uno di questi sistemi è rappresentato da impianti di risalita a breve percorrenza, praticamente degli ascensori (o scale mobili) come è stato già fatto per il colle di San Giusto. Si chiamano sistemi ettometrici e hanno trovato campo in diversi ambiti cittadini come a Perugia e a Cuneo.
 
Due di questi sistemi mi sembrano particolarmente interessanti e mettono in relazione i parcheggi progettati in cava Facannoni e all’Università con la valle di San Giovanni.
Io ne suggerirei uno anche fra la riviera di Barcola e la stazione di Miramare (risalendo via Beirut, funzionale anche al recente parcheggio).

METRO LEGGERA, PERCHE’ NO?

Fin qui tutto bene, ma perché mi chiedo, non osare immaginare la rinata ferrovia transalpina (quella che collega Campo Marzio a Opicina) come cerniera dal centro alla prima periferia che connetta anche un tale sistema di parcheggi?

Non pare uno spreco rinunciare a un potenziale servizio di metro leggera su una linea che sappiamo (secondo le intenzioni di Fondazione FS) sarà un giorno operativa sulle tratte turistiche? Oggi lo è per le merci del porto.

Ricordo che l’area di Campo Marzio oltre ad essere soggetta al restauro della vecchia stazione, dovrebbe essere in un prossimo futuro un’area da recuperare quando il trasferimento del mercato ortofrutticolo sarà definitivo.
Il tragitto della ferrovia parte da lì, risale Campi Elisi e via San Marco (accanto alla Pam), sfiora le case a Via Colombo, nel cuore quindi di San Giacomo e poco distante dall’imbocco della ciclabile Cottur, per poi sfociare dietro l’ippodromo nella zona in riqualificazione della ex fiera.

Risalendo da Rozzol ecco che la ferrovia lambisce proprio il prospettato parcheggio della cava con relativo impianto di risalita.
Perché non considerare quel nodo come strategico per una multimodalità a 360 gradi?

Consideriamo il parcheggio in cui potrebbero essere a disposizione:
- servizi informatizzati
- car e bike sharing
- alcune linee di TPL in relazione con il centro, l’università e l’ospedale di Cattinara (è previsto un nuovo bus di collegamento)
- l’ascensore per San Giovanni
- un tram-treno (appunto) che connetta le rive con l’altopiano!

LINEA DI FORZA

Diciamo che la rete ferroviaria triestina, così ricca e ramificata potrebbe portare anche a dirimere una questione che io su carta sospetto essere problematica: la cosiddetta linea di forza Bovedo-Muggia, votata a sostituire il bus n.20.

Le ipotesi illustrate al riguardo sono di 2 tipi: filobus o tram.

Per entrambi i casi sarebbe da prevedere un’infrastruttura discretamente invasiva, meno per quanto riguarda un filobus, di più per quel che riguarda un tram. Nel piano non si capisce quale sia la soluzione preferibile. Se fosse come temo quella del filobus, l’obiettivo della linea di forza non muterebbe sostanzialmente rispetto al quadro odierno.

Con mezzi che sostanzialmente replicherebbero la lunghezza dei bus snodati da 18m (lunghezza massima consentita agli autotreni dal cds) e senza una sede propria, non vedo dove starebbe la novità e la convenienza di cambiare tipologia di trasporto rispetto l’attuale linea 20 se non dal punto di vista energetico.

Lo scopo è avere passaggi assai frequenti e puntuali, e un’alta capacità intesi a intercettare un numero crescente di passeggeri (e io mi auguro anche di coloro muniti di bici e monopattini, oltre ai disabili).

Quindi io preferisco il tram - lo preferisco sempre, a prescindere - non solo perché a mio avviso più duttile (vi sono sistemi di alimentazione discontinua a terza rotaia, centrale rispetto al binario, annegata nella sede stradale che quindi non necessita di cavo aereo) ma anche perché il sistema di rotaie oggi presente anche in porto vecchio potrebbe prestarsi ad essere utilizzato da subito. Il tram-treno di Sassari, preso come esempio nel piano, è lungo 27m con capienza fino a 200 pax con pianale ribassato.

Un altro aspetto della linea di forza chiamata P_214 che mi lascia perplesso è il sovrapporsi del servizio a quello dell’ovovia nel tratto fra park Bovedo e molo 4.
Mettiamo l’ipotesi che la cabinovia possa essere finanziata (aspettiamo a fine anno il parere del MIT) e costruita solo nella sua parte di risalita, cioè dal park Bovedo a Poggioreale di Opicina, allora sì avrebbe senso un tram o filobus con partenza da lì e arrivo a Muggia.

Il tragitto anche in sede propria del futuro mezzo potrebbe trovare spazio nelle grosse arterie attraversate nel centro cittadino, non senza qualche sacrificio del traffico privato. Problema non banale, secondo il mio modesto parere.

Mi domando: vale la pena pensare di rivoluzionare la circolazione da via Carducci a Via Flavia per portarci un tram o un filobus quando le rotaie a disposizione di un tram-treno sono disponibili non solo dentro porto vecchio, come dicevo, ma anche da Campo Marzio (vedi il discorso transalpina) alla valle delle Noghere?

Buona parte del tragitto pensato per il P_214 è già disponibile nella tratta Via Flavia-Stadio fino alle porte di Muggia.
E’ vero che tale tragitto non intercetterebbe la massa dei passeggeri che si concentra fra via Carducci e Viale D’Annunzio, ma in compenso, con un percorso sulle rive di interconnessione fra molo 4 e Campo Marzio, toccherebbe i centri nevralgici del turismo.

Semmai si ritenesse imprescindibilmente far passare la linea P_214 per la direttrice del centro, sotto forma di tram-treno si potrebbe comunque pensare di utilizzare almeno nel tratto finale tra via Flavia e Muggia l’attuale ferrovia abbandonata ex Ezit, con un buon risparmio in termini di infrastruttura.

HINTERLAND

Per quanto il progetto parta da un’analisi sull’area metropolitana triestina, a me non sembrano soddisfacenti gli obiettivi a medio-lungo termine che tengano in considerazione da un lato la rete ferroviaria verso Monfalcone e l’aeroporto (dando per assodato che i collegamenti attuali siano sufficienti) dall’altra la relazione ferro-gomma con la Slovenia.

Pur essendo cosciente che molte funzioni e decisioni siano di pertinenza regionale, io penso che il Comune dovrebbe pianificare in qualche modo la sua relazione che diventerà - suppongo - via via sempre più stretta con i centri di Monfalcone, Capodistria e Sesana.

Non vorrei che l’individuazione delle cerniere di mobilità per liberare la città da traffico e inquinamento, portino al rischio di spostare il problema sulle direttrici di flusso veicolare privato nei comuni limitrofi.
Certo è che una buona risposta a questo nuova filosofia di mobilità potrebbe invogliare a sperimentazioni analoghe, creando una sorta di celle di mobilità diffuse in tutto il circondario. È anche per questa missione di avanguardia, che ci si dovrebbe operare per individuare le potenzialità e le opportunità che le reti all’interno del Comune offrono sin da ora.

Penso ancora alla ferrovia e alle stazioni più o meno valorizzate sul territorio, come quella a mio parere strategica di Villa Opicina (e non solo per quanto riguarda la metro leggera).
La stazione di Opicina potrebbe essere un vero hub per il territorio soprattutto in relazione con Sesana (già oggi viaggiano sulla linea diverse coppie di treni delle ferrovie slovene), ma anche con Prosecco, Aurisina e direttamente con Monfalcone, senza dover necessariamente passare per Trieste Centrale.
La stazione di Prosecco, ad esempio, pur cadendo per pochi metri nel Comune di Sgonico, una volta riattivata potrebbe tornare utile ai borghi dell’altopiano Ovest, un po’ penalizzati dai percorsi del TPL lunghi e scomodi. Ricordo che attualmente la percorrenza dei treni regionali fra Centrale e Villa Opicina è di 30 minuti (e vi sono appena due coppie al giorno).

Diversa la situazione a sud della città dove la linea ferroviaria si interrompe a 4 km dal confine impedendo di fatto una naturale connessione fra l’estrema periferia di Trieste con le frazioni nord di Capodistria. A questo proposito non so quale potrebbe essere la soluzione migliore: se convincere la Slovenia a contribuire al tracciato mancante o provvedere con mezzi su gomma o via mare a colmare il gap di pochi km.

Spero che alcune mie suggestioni possano essere d’aiuto affinché il trasporto pubblico triestino sia un domani quanto più funzionale, esteso e moderno possibile.


 
 
 

Leggi che ti conviene

In tempi di crisi, che c'è di meglio di un buon libro? (scontato!)

 

 
 
 

Evadere con i libri

In tempi di #coronavirus e di #iorestoacasa credo sia una buona idea ripescare nella biblioteca o ordinare online un romanzo d’evasione.

Naturalmente non mi passerebbe mai per la mente di suggerire uno dei miei romanzi! Di sicuro non ho pensato affatto a IL CIMITERO, che potete comprare scontato QUI

E se vi è piaciuto il romanzo, potreste sempre dare un’occhiata ai miei precedenti.

 

Il primo è FACCIA A FACCIA, già editato in self-publishing con il titolo Terra di pietre (sul blog se ne trova ancora traccia).

L’ho riletto per apportare delle modifiche e cercare di miglioralo e devo dire che mi ci sono appassionato. La storia è smaccatamente avventurosa e con colpi di scena arditi. Se si sospende la credibilità, come ogni buona fiction dovrebbe essere in grado di fare, la trama risulta verosimile e l’aggancio con le vicende storiche della guerra nei Balcani è abbastanza ben congegnato.

 

Il secondo, ma solo per numero di pagine, è VILLA DEI CORVI. Il mio primo romanzo assoluto. Quello che mi ha fatto vincere un terzo premio in un concorso di narrativa e dato via alla mia voglia di raccontare.

Siccome il presupposto per scrivere è quello di potermi rileggere, le storie che affronto sono spesso ispirate da altre letture, naturalmente di ben alta statura. In questo caso c’è di mezzo Rebecca la prima moglie di Daphne du Maurier e Il conte di Montecristo del buon Dumas.

E’ il mio romanzo più “rosa” in cui gran parte viene dedicata alla storia d’amore fra Elena e Mirko, borghese lei e clandestino lui. Le più spericolate vicissitudini porteranno a scoprire un passato fatto di drammi, misteri e delitti…

Spero di aver acceso un po’ della vostra curiosità, e se avete già letto uno di questi romanzi, potreste provare con un altro. Si tratta per i due inediti di e-book a prezzi stracciati. Ne parlerò nelle prossime presentazioni, qualcuna prevista verso la fine del mese, virus permettendo… Mi farebbe però estremamente piacere poterne discutere con chi mi ha già letto.

 

PS. a proposito del decreto #iorestoacasa ho pensato una cosa: in un paese immobile e conservatore come l'Italia, questa botta improvvisa potrebbe portare d'un balzo a delle importanti innovazioni. Penso allo smart working che fino a ieri sembrava impresa impossibile.

Non escludo che la lettura possa finalmente riprendere il suo spazio all'interno della giornata. Restare così a lungo dentro casa - anche se non si sa al momento fino a quando - senza contornarsi di libri potrebbe risultare alla lunga insostenibile.

 
 
 

Un futuro da Beverly Hills per le colline istriane

Post n°117 pubblicato il 29 Febbraio 2020 da storie

Elleri è un sito archeologico di grande importanza, ma sconosciuto. Sorge sulle colline sopra Muggia, sul promontorio diviso a metà fra Italia e Slovenia.

E' stato un castelliere preistorico e un sito romano, del quale restano alcune tracce come muri e strade. Sorge sul monte Castellier, nomen omen, che più che un monte è una collina di 242 metri con ampia vista sul Golfo di Trieste.

Tre sono le colline che disegnano l'orizzonte della penisola muggesana guardando verso sud-est. Si chiamano Monte Castellier, Monte San Giorgio, Monte San Michele, sono alte fra i 109 e i 242 metri, occupano circa il 40% della superficie che è vasta circa 30kmq, e separano di pochi chilometri le zone portuali e industriali di Trieste e Capodistria.

Così la penisola diventa in qualche modo strategica per la connessione delle due città portuali in un'economia di scambi in nome della ritrovata unità europea. La cosa interessante è che da qualche anno su queste alture si sta sviluppando un particolare fenomeno di pendolarismo. La tranquillità del luogo, antropizzato sostanzialmente dalle frazioni dei comuni di Ancarano e Capodistria, l'economicità degli alloggi - in gran parte ville o piccoli condomini -, i vantaggi fiscali della Repubblica di Slovenia, hanno attirato molti triestini che pur tenendo base nella loro città hanno deciso di risiedere a ridosso del confine.

Alcune tracce di intensificazione abitativa si stanno già cominciando a notare.

Non sarà lontano il giorno in cui quelli di Koper, svegliandosi una mattina, vedranno che sulle colline sopra il loro porto i villaggi di Colombano e Crevatini avranno formato un nuovo quartiere.

E le premesse sono quelle di un quartiere all'americana: case basse, molto verde, strade semivuote, piste ciclabili, una qualità della vita invidiabile, stretti fra due golfi, con il mare a 500 metri, due siti archeologici come quello di Elleri e di Muggia vecchia. Gli affacci panoramici su Trieste da un lato e Capodistria e Pirano dall'altro.

Le suggestive colline dell'Istria avranno un futuro simile?

Già oggi, paesi una volta dimenticati come Piemonte d'Istria, o le più note Grisignana e Montona - tutte ad altitudini più o meno simili - stanno ritrovando un loro spazio nella sempre più ricca offerta turistica dell'Istria slovena e croata. Ciò sta avvenendo grazie soprattutto a un percorso nato da pochi anni ma che ha trovato il suo meritato successo all'interno degli itinerari cicloturistici europei. Parlo della Parenzana.

La pista ciclabile più bella, a mio parere, della regione, sta portando linfa a territori una volta snobbati dai circuiti estivi, che privilegiavano naturalmente la costa. Oggi la stagione turistica si allunga e la Parenzana diventa luogo di svago a cominciare dalla primavera per finire ai primi freddi. Il notevole vantaggio di una stagione turistica così allungata porta la conseguenza di dotare l'interno collinare dell'Istria di attrattive e servizi.

Gli eventi culturali di Grisignana e Montona, come i festival del cinema e del jazz, sono diventati in breve appuntamenti imperdibili per chi vuol godere di questi territori nella loro forma più smagliante.

Ecco allora che la collina istriana, con i suoi uliveti, vigneti e terra rosso fuoco, lungi dal paventare un assedio immobiliare, può già vantare una discreta infrastruttura stradale, e speriamo nel prossimo futuro una migliore conessione ferroviaria.

Per il momento l'attenzione è puntata sulla breve fascia costiera dell'Istria slovena, da Ancarano a Portorose. Qui sì, la già avanzata urbanizzazione del territorio potrebbe subire un'impennata. La candidatura di Piran/Pirano 4 Istria, capitale europea della cultura 2025, coinvolge le 5 municipalità costiere (Ancarano, Capodistria, Isola e Pirano) più Trieste e Muggia, in un progetto di rilancio socio-culturale dell'intera regione.

Vedremo come andranno le cose, nulla è mai scontato come può sembrare, ma sta nei fatti che l'aumento anche solo di qualche migliaio di abitanti nella zona potrebbe ridisegnare completamente il fragile paesaggio. Speriamo si tenga conto che la qualità della vita sulle colline dell'Istria e sul suo lungomare non può essere negoziabile con alcun processo di sviluppo in nome di un progresso tutto da dimostrare.

 
 
 

La pubblicazione de IL CIMITERO

Se avete la pazienza di spulciare nello storico di questo blog, apparirà un romanzo intitolato Il cimitero ebraico. Un giallo che scrissi circa 20 anni fa.

Ebbene, visto che ho sempre avuto l'idea che si trattasse di un BUON romanzo, finalmente ho trovato un VERO editore che me lo ha pubblicato!

L'editore porta un nome curioso, per me, PORTO SEGURO che è un posto dove sono stato. Una località del Brasile, non molto nota in Italia, e non molto distante da Salvador de Bahia. Ci ho trascorso una settimana durante il mio primo viaggio nel Sud America. Meraviglia e nitidi ricordi.

Torniamo al romanzo.

Un giallo abbozzato sulla scia del mio entusiasmo come lettore per i romanzi di Raymond Chandler. Ripresa in mano di recente, ristrutturata e attualizzata, la mia storia ha una nuova vita, e spero una maggiore fortuna.

Si racconta di un quadro fiammingo del Seicento che viene rubato da una villa pochi giorni prima che nella stessa villa avvenga un assassinio. Cinque anni dopo un precedente omicidio. Le tracce del colpevole sono confuse e una magistrato non si capacita di non riuscire a sbgogliare la matassa.

La aiuta nelle indagini un antiquario, rimasto incastrato nella vicenda a causa della ricerca del quadro scomparso, sul quale gravita un ingente compenso e una sorta di cupa maledizione.

Antiquario e vice procuratore formano una coppia dissonante e in conflitto. Apparentemente orientati in direzioni opposte, alla fine come due anime solitarie che si riconoscono, convergono a uno scopo comune: salvare la prossima vittima e smascherare il colpevole.

L'intreccio poliziesco, alla fine, è più che altro un pretesto per parlare di cose che mi stanno a cuore. Come il fatto che con l'anno Duemila, tempo storico in cui si svolge la vicenda, si ha una cesura netta fra ciò che è stata l'Europa delle nazioni, e ciò che sarà l'Europa del futuro. Si è chiuso un millennio, e in particolar modo un secolo, il Novecento,  compendio delle peggiori tragedie.

Tragedie che hanno però bisogno di essere esorcizzate. Passare oltre per resettare ogni conflitto e costruire una pace duratura può costare fasi dolorose.

Trieste, in questo panorama, ha un ruolo essenziale, forse perché più di ogni altra città europea ha subito gli umori Novecento.

E' stata oggetto nella prima guerra mondiale di rivendicazioni nazionalistiche. E' passata dall'essere il maggior porto dell'Impero Austro-Ungarico, a vedersi città piccola e periferica del Regno d'Italia. Simbolo in qualche modo del dissolvimento formale e culturale degli Asburgo. In piazza Unità, nel '39 Mussolini promulgò le leggi razziali. Con la seconda guerra il suo status cambia più volte, diventando colonia nazista nel '43, preda fugace di Tito nel '44, e territorio libero fino al '54. Il ritorno in "Patria" la umilia e la costringe all'angolo della cortina di ferro. Solo con gli anni '90 e l'apertura del blocco comunista all'occidente, si comincia a intravvedere un po' di luce. Saranno appunto gli anni Duemila ad abbattere i confini e permettere di ritrovare, in parte - e faticosamente - quello spirito cosmopolita che è in qualche modo lo spirito su cui fonda la nuova Europa.

Il romanzo racconta un po' sottotraccia tutto questo. Lo fa tramite i personaggi che sono una raccolta di tipi particolari e a loro modo "emblematici". Lo fa attraverso dettagli e scorci che suggeriscono atmosfere levantine e malinconiche.

Per chi ne ha voglia: buona lettura!

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