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AMILCARE RODOLFINI PARTE 8

Post n°668 pubblicato il 16 Settembre 2009 da quelluomo

Amilcare si mise a pensare ai fattacci suoi. Il joint gli fece venire fame, i panini gliela tamponarono e con le birre si rinfrescò il palato e la gola. La storia di una passeggiata in campagna ora che c'era dentro gli sembrava una terribile sciocchezza. Quando un uomo si sente così è simile a quando sta scrivendo. Anche se non c'è nessuno, scrivere in un luogo pubblico è una cosa poco dignitosa. Sarebbe stato meglio rimanere a casa.

Gli era salito il cattivo umore perchè con il joint si era messo a ricordare certe cose che da tanto tempo gli sembrava di aver finalmente dimenticato. E cioè quando hai quell'età in cui si comincia per la prima volta a fare quel tipo di esperienza.  

Ebbene lui si ricordava di aver sempre pensato di essere migliore di tutti quanti loro, di tutti i suoi amici, cui pure voleva bene, ma che loro avrebbero fatto e fecero in effetti prima di lui perchè in loro c'era qualcosa di distinto e di completo che in lui mancava e ben presto i discorsi cominciarono a battere sullo stesso argomento come quando un dente ti fa male e che cioè si parla di aver fatto l'amore e altre cose che si possono fare prima o in luogo di; e se lui pure rispondeva che comunque nessuno avrebbe potuto togliergli il privilegio di una zagana, quelli obiettavano che comunque farsela da solo era tutto un altro discorso.

Amilcare era davvero arrabbiato. Non solo per la modestia implicita dei suoi ricordi e delle riflessioni dell'epoca e per il fatto che non si sentiva neanche tanto bene, ma soprattutto perchè ritenne di non essere cambiato affatto e di aver sempre continuato a ritenersi migliore degli altri ma ad avere sempre risultati inferiori rispetto agli altri per questa cosa qui. Per questa cosa qui che lui non aveva un tratto originale nel carattere, non c'era a suo parere nessun aggettivo che gli potesse stare bene addosso e che non c'era cosa al mondo che gli sarebbe mai potuta passare inosservata perchè come una macchina che è in moto perpetuo finchè funziona, lui continuava a stabilire con le cose, con qualsiasi cosa, anche la cosa che si trova agli antipodi, un rapporto speciale, qualcosa che solo lui poteva stabilire con quella cosa e nessun altro, fino al punto di credere di non essere nulla, di non avere in realtà con le persone nessun vero rapporto.

Decise che quel fumo lo avrebbe comprato che in effetti era abbastanza buono, seppe trovare il momento per governare, cioè riconoscere quella cosa che viene dal cervello senza che nessuno ne sia responsabile da quell'altra che è come quando invece stuzzichi qualcuno affinchè faccia qualcosa e quando poi quello la cosa l'ha fatta, la responsabilità fra persone sensibili si sa bene che andrebbe spartita.  

Era ancora un po' incazzato quando infilò la chiave nella toppa e fece partire il motore, scoprendo un attimo prima di innestare la marcia che nel vano sotto il parabrezza, il cui sportello si era per caso aperto, figurare sdraiata di lato, come una donna lasciva che fa finta di dormire soltanto per farsi vedere nuda, una bottiglia di Johnny Walker piena per tre quarti e lui pensò che quella fosse una buona notizia e dopo tre o quattro sorsi robusti si sentì meglio, così bene che gli venne voglia persino di telefonare a qualcuno ma era il momento di guidare e al volante non si parla al telefono. Certo lui non si sarebbe mai comprato gli auricolari.

 
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