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« LA FESTAUNA LUNGA STORIA AL BAR »

IL GIORNO DEL MIO DIVORZIO

Post n°684 pubblicato il 22 Settembre 2009 da quelluomo

Pioveva, il cielo era grigio e basso e faceva caldo, fin dal primo mattino. Mi ero fatto la doccia, avevo preso il vestito buono e poi l'acqua di colonia, la cravatta e tutto il necessario ma mi sentivo strano, forse per via della birra. La birra non ti fa sentire strano, a meno che tu non la beva a colazione. Allora sì, ti senti proprio diverso da come eri prima di stappare la bottiglia e spesso l'unica cosa a cui riesci a pensare è dove diavolo hai lasciato le sigarette, e poi quando le hai trovate, lo stesso accade con l'accendino, così, fino al portacenere e a tutto il resto. La fine di tutto il resto è quando ti lavi i denti tre volte di fila e poi ti metti in bocca quattro mentine per cancellare il sapore dell'alcol, non tanto dalla tua bocca quanto dalle narici degli altri.

L'aula del tribunale era affollata fino al punto che io mi sentivo ridicolo. Parlottai un po' con il mio avvocato di alcune faccende di scarsa importanza. Lui era un buon avvocato e sapeva per esperienza quasi diretta che la gente quel giorno si sente spesso strana, anche se diceva che non era sempre così. Alcuni se ne infischiavano, diceva lui, altri facevano gli spacconi, più che altro per fare impressione alla futura ex-moglie. Ma poteva anche andare male, se qualcuno si metteva in testa di vendicarsi. Se sacro è l'inizio, sacra deve essere anche la fine. Questo ha in testa tanta gente, diceva lui. Questa gente è peggio della gente che in testa ha solo le pigne.

Mia moglie, prima di lasciarmi, mi aveva tradito almeno una decina di volte. Si era sempre comportata in modo molto discreto e io non avevo avuto mai sospetti. Tutto quello che aveva fatto, infatti, me lo raccontò solo qualche tempo dopo, quando venne a dirmi che se ne andava. Aveva conosciuto una persona e nessuno dei due voleva rinunciare all'altro e seppure erano - loro, the new coppia - sinceramente dispiaciuti di distruggere un matrimonio, erano altrettanto certi che non ci fosse nient'altro da fare. E vabbè. Questo tipo mi era assolutamente nuovo, non lo avevo mai visto e non conoscevo nessuno che lo conoscesse, a parte, ovviamente, mia moglie. Ignoravo e tutt'ora ignoro dove e come si fossero conosciuti e l'alienità di quest'uomo mi turbava, soprattutto perchè mi aveva impedito di rinfacciare a mia moglie di essersela fatta con un mio amico, o cosa ancora peggiore, con un conoscente.

Finita la cerimonia l'avvocato della mia ex moglie mi consegnò un breve messaggio. Proveniva da lei. Erano poche righe che lessi con trepidazione, sperando che in esse ci fosse qualcosa di importante. Rilessi nuovamente il messaggio e lo riposi nella tasca interna della giacca. Ero fuori di me per la rabbia. Francamente da un messaggio di addio mi aspettavo meno ripetizioni e una sintassi più coerente. Ero così deluso che non aspettai nemmeno di essere fuori dal tribunale per chiamare il mio spacciatore.

 

 

 

 
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