Creato da turbine_di_pensieri il 10/03/2007

Turbine Interno

un blog per farvi capire quanto è difficile riuscire ad inquadrare una persona (soprattutto se sono io)

 

 

« CHE STRANA CHE è LA VITA...L'IRRIPETIBILITà DEGLI ATTIMI »

LA REVEDERE ROMANIE!!!

 

Eccomi di nuovo qui, tra voi. Le ultime due settimane trascorse, sono state molto intense. Chi ha continuato, nonostante tutto, a seguire questo blog che ultimamente sta arrancando parecchio, sa che quest'estate ho deciso di fare delle vacanze alternative buttandomi sul volontariato all' estero. In Romania.

Sono ritornata ieri sera. Ed è stata l'esperienza più bella che potesse capitarmi. Sono davvero contenta di aver fatto questo grande salto nel vuoto. E chissà. Magari ne farò tanti altri simili.

La destinazione non era delle più facili. Dovevamo ruotare in 4 centri. Due dei quali gestiti dall'associazione italiana con la quale sono partita insieme a quella romena. Gli altri due invece erano dei veri e propri orfanotrofi statali. Ho avuto modo di fare un confronto, e di rendermi conto di quanto l'intervento delle associazioni no profit sia migliore di quello dello Stato. Di come la volontà dei singoli di cambiare le cose e di migliorarle possa creare miracoli. I due centri gestiti dalle Onlus erano due piccole isole felici. Ad O.M. c'erano 13 piccoli di età compresa tra i 4 e i 12 anni. Qui in Italia siamo abituati a vedere romeni giovanissimi che dimostrano il doppio della loro età. In Romania, nei contesti in cui ho vissuto, è esattamente il contrario. Incontri un bambino che ad occhio e croce dimostra 7-8 anni e quando gli chiedi "Cati ani ai?" lui ti risponde tranquillamente "12". In questa piccola casetta, si respirava sempre un'aria di allegria e serenità. I bambini erano gestiti da due educatrici e c'era la cuoca che si occupava dei pasti. Apro una piccola parentesi per fare le lodi a questa donnona dal viso simpatico che ci ha preparato dei Rogosi (se non ho capito male). Sono simili alle castagnole ma l'impasto è morbidissimo. Me ne sono mangiati 6. E qui chiudo la parentesi che è meglio. L'ultimo giorno invece ci ha sfamato anche per pranzo. Non so se è l'aria romena, o se è tutto merito della sua capacità di stare ai fornelli. Fatto sta che ho fatto il bis di mamaliga cu branza, varza e sarmale. Io!!! Che la verza qui in Italia non la tocco neanche se mi pagano!! Un po' mi vergognavo a chiedere altro, ma la fame unita alle faccia soddisfatta della cuoca mi hanno fatto passare qualsiasi remora a riguardo.

I bimbi di O.M. erano simpaticissimi. Conoscevano già i canti che proponevamo e li cantavano con un perfetto accento italiano. Non sembravano assolutamente stranieri!!! 8 di loro erano di origine Rom ed erano stupendi. Una delle cose che mi porterò dietro da questa esperienza è l'uguaglianza. Tra questi bambini, nonostante l'appartenenza a "razze" diverse, non abbiamo mai sentito insulti o discriminazioni. Vivevano insieme e tutti si volevano bene.

A C. invece la situazione non era poi così rosea. Qui i bambini dormivano anche nella struttura. A differenza di quelli di O.M. nessuno di loro aveva dei genitori, o se li aveva erano in carcere o da qualche altra parte. Le storie che questi bimbi avevano alle spalle, erano belle toste. Lidia, la volontaria dell'associazione romena ce le ha raccontate a grandi linee e ricordo che quel pomeriggio ero rimasta scioccata. Vedi quei volti così casti e ti stupisci che al mondo possa esistere così tanta malvagità e cattiveria. Storie di violenze sessuali. Storie di violenze fisiche finite con una madre morta per difendere il figlio dalle botte del padre. Drammi famigliari di ogni genere. E vedi questi bimbi inizialmente titubanti che nell'arco di 2 settimane si aprono. Prendono confidenza, giocano con te. Ti cercano, ti abbracciano. Propongono giochi. Qui in particolare ho legato molto con Luisa. Una bimba di 12 anni. Credo di esserle stata simpatica dal primo giorno, quando sedute sul divano le ho rivolto le prime frasi in romeno. L'ultimo giorno, durante la festa che avevamo organizzato, non faceva altro che ripetere che io ero la sua preferita e allontanava tutti quelli che mi venivano ad abbracciare. Come per segnare il territorio. Il momento dei saluti è stato davvero drammatico. Ci siamo strette forte forte, e si è messa a piangere. Con gli occhi lucidi non faceva altro che dirmi di rimanere lì. Di non partire. Se ritornavo il prossimo anno.

Avessi i soldi di Angelina e Brad probabilmente farei come loro. Adotterei gran parte dei bambini che ho visto. E cercherei di dargli tutto quello che la vita gli ha tolto. Ma purtroppo sono una povera tirocinante squattrinata che non è in grado di badare neanche a se stessa. L'unica cosa che mi tranquillizza è che nonostante le storie che hanno alle spalle, grazie alle associazioni, hanno una casa e delle persone che si prendono cura di loro e che cercano di insegnargli cosa è giusto e cosa è sbagliato. Spero tanto che riescano a prendere la strada giusta. Loro forse non lo sanno, ma nella disgrazia sono stati fortunati a capitare dove sono. L'alternativa erano gli orfanotrofi statali.

Per quanto riguarda i centri gestiti dallo Stato, ne abbiamo potuti visitare due. Il numero 3 in cui erano i più piccoli e il numero 5 in cui vivevano ragazzi dai 12 anni ai 26. Entrando nel primo, ci siamo resi subito conto di quanto sia importante un ambiente di crescita stimolante per un bambino. Qui i bimbi sembravano lasciati un po' allo sbaraglio. Le assistenti si mettevano all'angoletto e guardavano con noia le attività che proponevamo. Non si dimostravano particolarmente entusiaste neanche quando i bambini correvano da loro, stra-felici, per il disegno che avevano colorato. Personalmente ho notato sia tra i più piccoli che tra i più grandi dei rallentamenti. Non erano bimbi particolarmente curiosi. Se proponevi un gioco lo avrebbero continuato all'infinito. Alcuni dovevi aiutarli anche nell'esecuzione perché non erano in grado di incominciare e portare a termine qualcosa. La soddisfazione più grande è stata Romeo. All'inizio, mentre ci mettevamo in cerchio per cantare le canzoncine, era fermo immobile e ci guardava spiazzato. A fine missione era il primo che cantava e si divertiva un mondo!! Poi c'era Carmen. Che l'ultimo giorno andava in giro ripetendo che la sua mamma (io) se ne andava via. Non sapendo come gestire la cosa, facevo finta di non capire. Dirgli che non doveva considerarmi come mamma mi sembrava troppo brutale.

Al centro 5 invece c'erano i miei due ometti. Florin e Adrian. Di 12 e 13 anni. Il giorno e la notte praticamente. Il primo biondo, occhi azzurri con un difetto di strabismo. A tal proposito, ho notato che parecchi ragazzi in orfanotrofio erano strabici. Florin è stato il primo bimbo che abbiamo visto nella prima visita al centro 5. Appena lo ho visto pensavo avesse 6 anni. Al massimo 10. Quando mi ha detto che ne aveva 12, pensavo mi prendesse in giro. Poi invece il nostro capo ci ha spiegato che era possibilissimo. A volte capitava di incontrare ragazzi e scoprire che in realtà erano ragazze. Molte infatti avevano atteggiamenti mascolini. Immagino sia dovuto al fatto che, crescendo in un contesto in cui devi imparare a cavartela da solo, in cui non c'è nessuno che ti difende se qualcuno ti fa i dispetti, devi tirare fuori le palle e dimostrare al mondo che nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa. Alcune erano parecchio sboccate. Parlavano in italiano perché l'associazione con cui sono partita opera a V. da ben  13 anni. Per cui spesso e volentieri vedevi gesti espliciti e sentivi frasi del tipo "quella è una puttana. Gli piace il cazzo!". Marinela era così. Veniva puntualmente tutti i pomeriggi dal centro 4 per poter stare con noi. Le piaceva molto giocare a calcio, ma a volte le prendevano i 5 minuti da matta e tirava il pallone, con tutta la potenza che aveva in corpo, addosso alla gente seduta sui gradini. Ma, se mettevi da parte questi gesti di aggressività dovuti al modo in cui ha vissuto nei sui 23 anni di vita, e ti soffermavi sul resto, rimanevi sbalordito. Vedevi come una ragazza vestita sempre da maschiaccio, che parlava come uno scaricatore di porto, poi si metteva a cantare le canzoni insieme ai bimbi del centro 3. E nonostante i suoi gesti un po' dittatoriali, partecipava alle attività e li metteva in riga per farli giocare. Non avrei mai pensato di veder uscire fuori il suo lato dolce. Lo stesso posso dire di George. Magari passava tutto il tempo a chiamarti "maimuta" (scimmia), e a sbellicarsi dalle risate. Ma poi, puntualmente lasciava i grandi per venire al centro 3 e stare insieme ai piccoli e a noi italiani.

E poi c'era Adrian. Scuro, moro. Secco al limite massimo. Un  corpo da atleta. Neanche un filo di grasso. Solo muscoli. Era il classico ragazzino vivace. La prima volta che lo ho notato, eravamo al pic nic. Aveva visto che usavo il dizionario per parlare con una ragazza e lo aveva subito voluto consultare anche lui. Peccato che sia andato a vedere parole come "succhiare" o "sperma". Glielo ho subito tolto di mano, e mentre lui se la rideva allegramente, cercavo di fargli capire la mia posizione a riguardo. Il giorno dopo, ero dai più piccoli, lui ha scavalcato la rete e si è messo ad osservare quello che facevo, e a sabotare i giochi con la palla. Non facevo altro che rincorrerlo facendo finta di avercela con lui, per poi raggiungerlo e fargli il solletico. Poco dopo, era lì con tutti gli altri bambini a giocare senza creare abbastanza casini. E' stato bello ricevere un disegno da parte sua. Era il classico ragazzino che vuole sentirsi grande e che - purtroppo - prende ad esempio i più grandi. Per cui, se ti avvicinavi per abbracciarlo o dargli un bacio sulla guancia, si metteva a ridere tutto imbarazzato e diceva che lui era grande. Gli ultimi giorni, vederlo uscire dal cancello dell'istituto per accompagnarci al taxi e approfittare della passeggiata per abbracciarci, darci i pizzicotti ma regalarci anche dei baci sulla guancia, è stato molto significativo. Io spero tanto che riesca a salvarsi là dentro. Se solo avesse una guida giusta!!

Prima di partire, il centro che mi spaventava di più era il 5. Con i 20 enni non puoi metterti a fare i braccialetti con le perline. Ti mandano a cagare in un batter d'occhio. E invece, probabilmente, il contatto con i ragazzi, lo scambio di pensieri ed opinioni, la conoscenza dei lori passati è stata la cosa che più mi rimarrà in mente.

Di tutti loro avrò come ricordo la festa dell'ultimo giorno. Le cose da mangiare che abbiamo comprato per loro e le casse che hanno portato per mettere un po' di musica nella stanza. I balli scatenati rigorosamente al buio (la stanza non era dotata di luci). Tutti insieme. Tutti sudati. Tutti con la voglia di lasciarsi alle spalle ogni cosa e di cantare, e ridere. Senza differenze. La canzone che è diventata la colonna sonora di questa esperienza meravigliosa e il ritornello cantato a squarciagola abbracciati gli uni agli altri. I cori alzati nei momenti di silenzio tra una canzone e l'altra:

"I-TA- LIA"      "I-TA-LIA"

"RO-MA-NIA"      "RO- MA-NIA"

Avevo i brividi allora e li ho ancora adesso nel ricordare queste scene di unione. Ci siamo salutati stringendoci gli uni agli altri. Incuranti del sudore. Tanto eravamo tutti zuppi! C'era poco da fare gli schizzinosi.

Quella sera, per la prima volta sono entrata dentro l'orfanotrofio. Ho chiesto ad una ragazza se mi accompagnava al bagno, visto che non sapevo dove fosse. Abbiamo sceso le scale. La musica diventava sempre più attutita. Il colore predominante lì dentro era il grigio. Siamo entrate in un corridoio che sembrava quello dei film horror. Una luce accesa, la parte in fondo avvolta nell'oscurità. Ragazzini che spuntavano dal nulla. Una serie di porte bianche chiuse sia da un lato che dall'altro, costellate da tanti fili che pendevano dalle pareti. Bagni rigorosamente comuni, con porte che non si chiudevano, lavandini non completamente funzionanti. Gente che camminava scalza in mezzo a quel marasma di roba buttata a terra con noncuranza.  Piatti stile militare. Di quelli infrangibili, di acciaio. Cani che entravano con disinvoltura nella mensa. Pane e roba avanzata buttata sotto il tavolo dai ragazzi per sfamare i cuccioli. Alimentazione sicuramente poco salutare (per le due settimane che ho mangiato in orfanotrofio, ho potuto nutrirmi solo  di pollo e patate).Vetri delle finestre rigorosamente in plastica, che appena avevano un pallone, lo tiravano con tutta la violenza che avevano in corpo contro la facciata piena di finestre che dava sul cortile. Ho smesso di preoccuparmi dopo aver capito che erano infrangibili. Gente che camminava scalza non solo dentro l'orfanotrofio, ma anche fuori ,per strada. Ragazzi che vivono allo sbando. Nello spreco più totale. Senza regole. Senza affetto. In un contesto in cui fin da subito imparano che vince la legge del più forte. E non le solite minchiate del bene e del male. Una realtà davvero brutale. In cui io non riuscirei a vivere neanche un giorno. Loro sono lì. Costretti dalle circostanze. E nonostante tutto, hanno ancora voglia di conoscere, parlare, ed affezionarsi.

C'è davvero da ammirarli!!!!

 

 

 

 

 

 

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Commenti al Post:
belf9
belf9 il 15/08/13 alle 00:00 via WEB
Hai fatto un reportage molto toccante. Si vede a un miglio l'impatto che questo soggiorno ha avuto su di te. Sono esperienze che segnano profondamente chi le vive, nel bene e nel male. Ti sei trovata davanti a situazioni difficili, trovando sempre la forza il coraggio e l'equilibrio necessari per governarle. Per la verza, mi trovo nella tua stessa situazione, solo che io non ho ancora capitolato :-))).
Buon Ferragosto, Turbine :-)))
 
 
turbine_di_pensieri
turbine_di_pensieri il 15/08/13 alle 12:08 via WEB
Son contenta che sia arrivato anche un millesimo di quello che ho provato stando là. Che poi in realtà, uno si rende conto di ciò che ha vissuto solo quando ha il tempo per riflettere. Io da quando sono ritornata in Italia continuo a scoprire nuove cose.
Per la verza, tieni duro!!! Non cedere mai!!!
Ti auguro di passare un buon Ferragosto. Un bacione!!!
 
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