La vera storia del bambino morto annegato con la pagella cucita in tasca

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In questi giorni, sta occupando le cronache un nuovo caso di una nave carica di immigrati proveniente dalla Libia, che Matteo Salvini non vuole far sbarcare in Italia. L’Italia così si divide nuovamente in buoni e cattivi. Dove gli scranni dei primi è occupato da quanti vogliono far sbarcare gli immigrati nel nostro Paese in maniera continua e senza soluzione di continuità. Per un infinito travaso di africani in Italia che finisce per ingrassare Ong che manco i paesi di origine vogliono far approdare. E sfruttatori locali di manodopera “a nero”, prostituzione e strutture sfitte da locare.

Sugli spalti dei cattivi, invece, troviamo seduti quanti sono stufi di sbarchi di disperati che finiscono allocati nelle periferie delle città. Alimentando guerre tra poveri. E vorrebbero porre fine a certi loschi affari. Puntando ad una soluzione che viene scambiata per pura retorica: aiutiamoli a casa loro. Puntando peraltro il dito contro quei paesi che hanno spolpato l’Africa. E che magari lo fanno ancora, come l’ipocrita Francia. O nuovi colonialisti, come la Cina.

E in questo scontro tra moralisti e cuori di pietra, tutte le notizie sono buone per attaccare il Ministro degli interni Salvini. Come quella del bambino immigrato morto annegato in un nubifragio, trovato con una pagella cucita nella tasca della giacca. Al quale il Pd è subito corso a fare i funerali, nella speranza che possa servire a fargli dire qualcosa di sinistra. Così come è servito a tanti intellettuali di sinistra per attaccare ancora una volta Matteo Salvini.

Peccato però che si tratti di una mezza bufala.

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La vera storia del bambino morto annegato con la pagella cucita in tascaultima modifica: 2019-01-31T10:17:15+01:00da LucaScialo
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