L’Ira di Dio

2017_paravati_natuzzaNatuzza, l’ultimatum del vescovo cade nel vuoto: «Non avrete la nostra chiesa»

La lira non c’è più ,ma tutto è iniziato con la vecchia lira, poi trasformatosi in euro ed ora in oro puro.

Parliamo della Fondazione di Paravati che gestisce milioni di euro sfruttando la santa NATUZZA che della povertà aveva fatto l’emblema della sua vita. Centinaia di migliaia di persone ogni anno invadono questo piccolo paesino del vibonese e visitano la grande chiesa che è stata costruita per onorare la sua storia e il suo impegno religioso e civico. Ma alla fine ci sono di mezzo sempre i soldi come dicono Marx e Mahmood. La megastruttura religiosa produce ogni anni milioni di euro ed a gestirli sono gli adepti della fondazione . E ora la Chiesa vorrebbe metterci le mani sopra. Non è nuova la Chiesa calabrese a cose di questo genere. Lo fece in Calabria con l’Oasi francescana di padre Fedele, che però al contrario non produceva soldi,ma che li avrebbe potuto produrre se condotta diversamente e non con i principi del frate. Sappiamo tutti come finì. Si costruì su di lui una gigantesca montatura che portò al suo arresto, al suo allontanamento dall’0asi, al togliergli finanche il diritto ad officiare messa ed essere espulso dalla Chiesa. Poi Padre fedele venne completamente assolto da ogni accusa, ma l’Oasi è oggi nelle mani della Chiesa. Altro scandalo fu quello del Papa Giovanni. Anche lì in quell’Istituto dove venivano ricoverati i poveri, si era creato un sistema per fare montagne di danaro sfruttando le miserie di questa gente. Tutti i dirigenti della Chiesa di Cosenza erano coinvolti nella vicenda , ma solo il rettore finì in carcere e nella sua casa vennero trovate posate in oro, bagni in oro, e argenteria a non finire. La Chiesa vive di queste cose, ed è per questo che resta lo Stato più ricco del mondo, checché ne dica nelle omelie Papa Francesco, classificando il danaro come “sterco del diavolo”. La gerarchia cattolica campa su queste opere, sulla paura della morte, sulle messe pagate, sui funerali e investe questo danaro in borsa, nell’economia mondiale, alla faccia del vangelo e di Gesù che cacciò a frustate i farisei dal tempio. Nel mirino adesso ci sono loro, e finirà male di sicuro, se non si sottometteranno all’autorità della Chiesa. La Fondazione di Paravati non ha intenzione di cedere in comodato d’uso per cento anni la Chiesa di Natuzza, nonostante Monsignor Renzo abbia minacciato loro di revocare il decreto ecclesiale di religione e culto. Il santuario dedicato alla mistica non è mai stato consacrato. Con l’arroganza tipica di chi gestisce danaro ecco cosa rispondono: «Il Consiglio d’amministrazione della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, riunitosi per discutere dell’ultima proposta di Sua eccellenza monsignor Luigi Renzo, ha deliberato di non poter adottare soluzioni che snaturino l’identità della Fondazione e contrastino con i suoi scopi umanitari». Parole che si prestano a mille interpretazioni e acuiscono ulteriormente lo scontro. Il “non detto” prende forma nel passaggio successivo della nota, quando si comunica che è stato deciso di «dare ampia comunicazione alle Autorità competenti, Ecclesiastiche e Civili, delle vicende che hanno caratterizzato gli ultimi anni della vita della Fondazione». Una sorta di “to be continued” che promette nuove rivelazioni e capitoli in quella che ormai è una vera e propria saga che ruota intorno alla figura di Mamma Natuzza, che ha già intrapreso il cammino verso la santità, attraverso il processo di canonizzazione che la vede ora sul primo scalino, quello di “Serva di Dio”.  La penultima puntata era stata scritta dal vescovo, che, appunto, aveva subordinato la consacrazione della grande chiesa dedicata alla mistica ad alcune modifiche dello statuto della Fondazione che considera imprescindibili. Prima fra tutte, la cessione del tempio in comodato d’uso alla Diocesi per 99 anni. In caso contrario – aveva assicurato l’alto prelato – il decreto di religione e culto sarebbe stato revocato e il tempio non sarebbe stato consacrato.

Progetto-2-960x250 (1)Ultimatum che non ha sortito l’effetto sperato dalle autorità vaticane, ma ha sgomberato il campo da ipocrisie e giri di parole, rendendo più evidente che mai la distanza tra Diocesi e Fondazione. Anche padre Cosimo, a Placanica,  entrerà nel mirino della Chiesa calabrese. Così come Natuzza, anche qui esiste una fondazione a gestire il fiume di danaro, che serve a costruire una Chiesa enorme capace di contenere ben 20 mila fedeli. Anche se i preti vengono a dire messa ogni ultimo venerdì del mese, ancora , così come quella di Paravati, il culto non è stato riconosciuto, ma i carri armati della Chiesa, arriveranno presto anche qui. Ultimo a gestire soldi, è il Convento di San Francesco di Paola. Qui l’intraprendenza dei poveri frati francescani li aveva portati a dare la gestione dei soldi ad un commercialista, che invece li aveva intascati assieme ad altri suoi sodali. Si parla di oltre 1 milioni di euro, che dal processo ancora in via di definizione dovrebbero essere restituiti tutti.

Processo Marlane sempre più lontana la verità

 

i veleni trovati nei terreni della Marlane , sono ancora lì

i veleni trovati nei terreni della Marlane 

La montagna storicamente partorisce sempre topolini. E così sta avvenendo con il processo Marlane bis. Nell’udienza del 27 giugno scorso, ecco la novità Il sito non può dichiararsi contaminato anche se , dalla perizia ultima e dai mesi di carotaggi, è venuto fuori, che si i veleni ci sono, ma oramai sono innocui. I metalli pesanti, il cromo VI, e tutto il resto, non sono un pericolo per la comunità e secondo le leggi vigenti non si può più parlare di disastro ambientale. Amen. Invece la Gip del Tribunale di Paola , Maria Grazia Elia  accettando la richiesta della Procura,ha deciso di affidare l’incarico di una nuova perizia, al medico legale Claudio Buccelli dell’Università di Napoli,  al prof. Eduardo Farinaro responsabile dell’ Unità di Medicina del Lavoro dell’Università Federico II di Napoli e alla dottoressa Maria Pieri    tossicologa forense. I tre professori, alla luce della perizia già effettuata dai consulenti del Tribunale Gargini e Pavan , dovranno stabilire, dati alla mano, se esiste un nesso di casualità con le patologie tumorali degli operai che hanno lavorato nella fabbrica. Anche nel primo processo si è fatto un simile ragionamento ed anche dal primo processo ne sono venuti tutti assolti. E dico questo, perché alla luce del precedente processo, non mi fido delle perizie fatte dalla Procura, non mi fido dei professori universitari di parte, non mi fido di un processo dove gli operai ed i loro familiari non sono adeguatamente rappresentati. Già la scelta di dove fare i carotaggi, all’interno della fabbrica , è venuta falsata da conoscenze errate basate su vecchie mappe e su vecchi punti di rilievo già effettuati. Voglio dire che non si è scavato dove si doveva e tutto è stato lasciato al caso. Basta dire che l’unico operaio a conoscenza dei veleni e di quanto vi è stato sotterrato non è stato chiamato né dalla Procura né dalle parti civili. Parlo della memoria storica della Marlane che è Luigi Pacchiano. Di lui ci si poteva fidare, della sua conoscenza, di quello che ha visto e che ricorda perfettamente. Non è stato calcolato proprio. E quando nel precedente processo,  la testimonianza di un operaio, non venne presa in considerazione, cioè quella di Francesco De Palma, né la suo video testimonianza, venne  mostrata durante le udienze, nonostante fosse agli atti di tutti i soggetti del processo, la dice lunga sulla volontà di cercare davvero la verità. Francesco de Palma era la testimonianza base di tutto il processo, per il semplice fatto che era lui, assieme ad un altro operaio che sotterrava ogni sabato i veleni per conto della dirigenza della fabbrica Marlane. E che dire delle transazioni fatte, che hanno eliminato nel precedente processo tutte le parti civili, facendo perdere credibilità all’accusa e lasciando solo i Pm e tutti il lavoro da loro fatto.

img_19892Una cosa vergognosa, sulla quale bisognerà tornare. Nella transazione e il grande accordo fatto fra tutte le parti, esclusi i Pm, anche il Comune di Praia a Mare ed in particolare il sindaco Antonio Praticò sono stati parte integrante. Il sindaco di Praia accettò il ritiro della parte civile del Comune in cambio dei terreni contaminati , offrendo il cambio di destinazione d’uso dei capannoni alla dirigenza Marzotto. Su quei terreni ora incombe, quando tutto sarà finito, una grandissima speculazione edile , con tanto di darsena, negozi commerciali, e quant’altro. Se i terreni non sono contaminati questo vorrà dire che non ci sarà bisogno nemmeno di bonifiche. In questa situazione , come si potrà mai stabilire che c’è stato un nesso fra sostanze usate e operai colpiti dal tumore ? Se tutto il processo ora si basa su queste sole prove,  si va dritti  verso una nuova assoluzione ed a eventuali nuove transazioni. Spero solo di sbagliarmi.

Minniti o Salvini? Uno peggio dell’altro

salvini san vittoreL’ex ministro critica Salvini: “Io ero un molestatore seriale “

Nei giorni nei quali Salvini è nell’occhio del ciclone, per il suo assenteismo e per l’uso degli elicotteri della polizia, Minniti parla della sua giornata al lavoro, quando era Ministro degli Interni.  E leggendo le sue dichiarazioni, non si sa, di chi bisogna avere più paura. Di uno come Salvini, scialacquone e buffone, che lascia il Viminale nelle mani di suoi sostituti, o di uno come Minniti, che invece non si muove dal suo ufficio e controlla continuamente le piazze, i militari, i prefetti, i commissariati ?  «Sulla scrivania- spiega Minniti a Repubblica- avevo un telefono digitale, mi bastava un clic sul monitor per telefonare –ai capi dipartimento, al capo della polizia, ai vertici dei servizi segreti. Li chiamavo in ogni momento, più’ volte… -sì, ero un molestatore seriale. Ma un ministro dell’Interno deve fare così, altrimenti non riesce a realizzare scelte strategiche per la sicurezza pubblica; Non serve a niente farsi raccontare al telefono ciò che succede in Italia, se poi  ti disinteressi e non sai incidere». Certo per quello che viene definita la sicurezza, serve più uno come Minniti, per la sua efficienza e per la sua presenza. Da più garanzie, in caso che succeda qualcosa di grosso, e si punta più sulla prevenzione. Ma sul lato politico , mi sembra di essere costantemente sotto controllo e la questione potrebbe sfuggire di mano. Salvini, è più insicuro, da questo punto di vista, perché pensa solo ai porti e difatti, le piazze dello spaccio, la ‘ndrangheta e tutto il resto prolifera senza alcuna sosta. Salvini, spara cavolate , una dietro l’altro e nei fatti non fa nulla.

Salvini, nell’inchiesta fatta dal giornale Repubblica, è stato al Viminale 17 giorni effettivi, mattina e pomeriggio, ma ha partecipato a 211 eventi pubblici in giro per l’Italia, Comizi elettorali, feste della Lega, appuntamenti di partito. Salvini sostiene di poter assolvere il suo mandato anche senza stare al Viminale, delegando il suo capo di gabinetto. E su questo Minniti risponde in modo chiaro: «ll capo di gabinetto è un prefetto, quindi un pari grado dei cinque capi dipartimento in cui è articolato il dicastero. Serve l’autorità politica per assumersi la responsabilità delle , decisioni. Il ministro dell’Interno lavora bene quando non fa notizia. E non è un caso che la Democrazia Cristiana, nella sua lunghissima stagione di governo, evitasse di scegliere, per quest’ incarico, i propri capi corrente o i leader di altri partiti». Minniti proviene dalla scuola di Cossiga e sa bene come sia rilevante questo incarico, e come sia vitale la sua presenza nel Viminale. E se un ministro è assente questo comporta, «Che ogni dipartimento si comporti come una realtà a sé, senza un indirizzo e una strategia comune. La presenza del ministro al Viminale è cruciale, poi, nelle emergenze di  ordine pubblico, ad esempio durante manifestazioni ad alto rischio. Io rimanevo per ore a fissare i monitor nella sala operativa, per controllare ciò che stava accadendo. In tempo reale interloquivo con il Capo della polizia. Solo in questo modo si riesce a graduare la risposta delle forze impegnate sul terreno, garantendo la libertà di espressione e prevenendo ogni forma di violenza».  Di quanto succede nella piazza a Salvini non interessa, in quanto ha dato ordine alla polizia di reprimere e basta il dissenso. Da qui si capisce eprchè la Digos di occupa di togliere striscioni dalle finestre e dai balconi, o che la polizia non intervenga contro i fascisti nei cortei non autorizzati come avvenuto a Roma con Forza Nuova che in 30 sono stati fatti sfilare fino all’Università, in attesa che avvenissero incidenti. E anche quando un caporione fascista a schiaffeggiato uno studente dalla polizia questa non è assolutamente intervenuta.Lo stesso è avvenuto a Casalbruciato dove a Casapound è stato permesso di aprire un gazebo proprio sottol ‘abitazione della famiglia rom concessionaria della casa popolare. E difatti Minniti avverte questo pericolo di una situazione che sfugge di mano al Ministro. «La campagna elettorale permanente in cui questo governo ha gettato il Paese rischia di produrre pericolose tensioni nel sistema democratico. Il ministero dell’ lnterno è terzo per antonomasia, deve garantirei diritti di tutti, anche di chi non l’ha votato o non la pensa come lui. Il suo compito non è fare comizi, ma, rassicuare che  altri possano farli››. Nei miei 16 mesi al Viminale mai ho fatto comizi in piazza, solo iniziative al chiuso. C’è una bella differenza». «Il comizio è la massima espressione di un punto divista unilaterale. Sollecita dichiarazioni a effetto. Una parola sbagliata detta su un palco da un leader politico che è anche ministro dell”Interno, dunque depositario di poteri straordinari e terminale di informazioni riservate, può apparire come una minaccia». Minniti dimentica, il suo decreto sui fgli di via, che ha allontanato da manifestazioni di protesta militanti contestatori, come quello al G7 di Taormina. Dimentica, le cariche all’Università di Cosenza, per un suo comizio dentro l’aula magna. Questo lo accomuna molto a Salvini e l’intervistatore avrebbe potuto contestarglielo . Infine Minniti interviene sugli aerei di stato usati da Salvini. Il ministro Salvini per spostarsi utilizza gli aerei e gli elicotteri della Polizia anche quando la trasferta  non è solo di tipo istituzionale chiede: «Beh, evidentemente vedendolo in divisa l’hanno scambiato per uno di loro.  Le volte si contano sulle dita di due mani. Mi sono sforzato di usare quei velivoli solo per finalità strettamente istituzionali, che si concludevano in un arco ristretto di tempo. E riguardo agli striscioni rimossi Minniti dice: «L’unica cosa che non si può e non si deve fare è mettere ‘magliette’ alle forze di polizia. Sono un patrimonio dell’italia”. Quando la polizia caricò all’Unical, gli stduenti che contestavano Minniti ministro, lo fecero per far togliere un grande lenzuolo sul quale c’era scritto “ Foglio di via per Minniti”. Al rifiuto di toglierlo, da parte degli studenti,  la polizia caricò, manganellando tutti e rompendo un occhio ad uno studente, ora in causa contro la polizia, per il danno subito.

La bolla di sapone dei fascisti

roma-17-febbraio-19771Scorrendo le notizie degli ultimi giorni, mi sono fatto un’idea sui tempi che stiamo vivendo, costretti ogni momento a parlare di fascismo, di fascisti, di casapound , di forza nuova , di rom,  e di barconi. Questa storia dei fascisti viene alimentata ad arte dai mass media berlusconiani e salviniani, per nascondere problemi gravi che stiamo attraversando dal punto di vista economico e sociale , e far voltare  lo sguardo altrove. I fascisti, in percentuale nella nostra Italia da operetta non arrivano alle elezioni neanche all’1%. Alimentati dalla polizia e dalle direttive di Salvini, riescono in trenta, in una città come Roma, ed avvertiti da una talpa nel Comune , ad essere subito presenti ove si creano situazioni tipo Torre Maura o Casalbruciato. Sembrano in tanti, ma sono sempre gli stessi, ed a loro in questi quartieri periferici si aggiungono spesso delinquenti, spacciatori, stupratori e qualche arrabbiato per conto suo. Loro pensano di prendere voti in questo modo, e qualche babbuino sicuramente ci cascherà, a forza di essere martellato, ma non andranno più in là dello 0,80% che ha contraddistinto fino ad ora la loro avventura elettorale. Finiranno fra le braccia di Salvini e della Meloni, e per questo, i due, li stanno cavalcando, agevolandoli nelle loro false proteste. Vi sembra logico che in una situazione di scontro come quella di Casalbruciato, si possa consentire, a questi nostalgici fascisti, di aprire un gazebo, proprio davanti il portone da dove, necessariamente, deve passare questa famiglia rom ? La Cassazione decide in una sentenza di dichiarare apologia di fascismo, l’azione di Casapound a Bari, dove sono stati aggrediti dei manifestanti anti razzisti, compresa l’europarlamentare Eleonora Fiorenza, e viene chiusa la loro sede, ed a Roma invece si fanno aprire gazebo impunemente, e si fanno fare minacce ed insulti tipo, “puttana ti stupro”, senza che la polizia intervenga. Di contro  a tutto questo, però, c’è un fatto positivo e cioè che Salvini, pur riempiendo le piazze di suoi accoliti, sta mobilitando le coscienze civili, insite in gran parte del popolo italiano. Le Tv fanno vedere le piazze salviniane, con lui che si sbraccia a fare selfie, ma non fa vedere le altre piazze di migliaia di persone civili che manifestano per le libertà di tutti. In tante città italiane, fiumi di persone si riversano nelle strade, a testimonianza che esiste un’altra Italia e che questo fascismo, vecchio e nuovo, avrà delle serie difficoltà a passare. Storicamente l’Italia e gli italiani hanno dimostrato, non solo di chiudere col fascismo a Piazzale Loreto nel 1945, ma anche di saper lottare in piazza contro il Ministro Scelba e le sue leggi liberticide, contro Cossiga ed i suoi servizi segreti bombaroli, contro chi alimentava le stragi nelle piazze e sui treni. Siamo passati da tutto questo e bisogna dirlo non ci siamo fermati. La mobilitazione serve e la dimostrazione è venuta fuori proprio ieri a Casalbruciato, dove sia la sindaca Raggi, che migliaia di manifestanti hanno fatto un corteo attorno al condominio, portando la solidarietà di un’altra Roma alla povera famiglia bosniaca. La sindaca Raggi, non solo è stata coperta di insulti dai soliti 30 babbuini, ma ha ricevuto un alt dal  suo collega di partito Di Maio, che succube dei ricatti di Salvini, ha dovuto dichiarare che la sua visita alla famiglia rom era stata inopportuna, e che bisogna pensare “prima a i romani” ! . La mobilitazione serve, e lo si è visto riguardo al Salone del libro di Torino, dove una sottospecie di casa editrice, guidata da un picchiatore fascista aveva avuto ospitalità nel salone. Molte case editrici  e scrittori, avevano tolto il proprio sostegno ed avevano detto che non avrebbero partecipato, così il Museo di Auscwitz, e infine sia il Comune di Torino che la regione Piemonte  , e così alla fine ,  la sedicente casa editrice è stata messa fuori. Il fascismo attecchisce solo col silenzio e la paura della gente, e come diceva Brecht, è il sonno della ragione che genera mostri, e questi sono mostri.

Alla ricerca di Gordon Pym

 

Carl_Spitzweg_021                                          Di come i libri si nascondano nelle case

Leggendo il meraviglioso libro di Yann Martel, Vita di P, mi sono imbattuto in Gordon Pym di E.A.Poe. Come mi ci sono trovato ? Ebbene la tigre, protagonista insieme a P  del naufragio, che è un po’ la base di tutto il romanzo e del film , si chiama Richard Parker. Un omaggio, che l’autore di “Vita di P”,  ha voluto fare a E.A.Poe , essendo il suo , un libro di storia di naufraghi. Richard Parker,  è lo sfortunato marinaio che viene mangiato dai suoi compagni naufraghi. Ma questa è un’altra storia. Finito di leggere “Vita di P” , in soli quattro giorni, vengo preso dalla curiosità di rileggermi Gordon Pym.  E.A.Poe è uno di quei scrittori che hanno rovinato la mia vita. Ho cominciato a leggere le sue poesie, e da lì, dall’età di 18 anni, sono stato tratto nel vortice dell’horror, della fantascienza, del mistero. Il libro in mio possesso è un’edizione degli Editori Riuniti acquistata nel 1981, dopo aver perso quella originale acquistata nel 1970, che mi pare fosse della Mondadori edizione tascabile. Quel libro del 1970, venne bruciato insieme ad altri miei libri e raccolte di fumetti, in un incendio avvenuto nella mia casa materna, nel gennaio del 1981. Dopo una mia improvvisa partenza avvenuta nell’aprile del 1980 per un lungo viaggio durato 1 anno e due mesi, attraverso le carceri italiane, per aver cospirato contro lo Stato,  mia madre, impaurita, ebbe l’idea di nascondere, tutti i miei libri, riviste, giornali, e perfino giocattoli in un grosso baule posto nelle soffitte della casa. Un braciere, lasciato incautamente acceso da mia nonna , provocò l’incendio delle soffitte, dove io persi il mio baule, ma di peggio successe alle mie quattro sorelle, che persero,  i loro corredi delle nozze preparati in anni ed anni di duro lavoro. Nelle galere di Palmi, università di vita, riuscii a fare il bibliotecario per sei mesi, stipendiato dallo Stato, ed anche in quell’occasione ebbi a che fare con scrittori, autori vari, titoli di libri.  Al ritorno dal mio lungo viaggio,  aprii una libreria nel mio paese, la famosa, Libreria Puntorosso, collegata alla Calusca di Primo Moroni a Milano, che gestii per oltre venti anni della mia vita. Piano piano,grazie anche alla mia attività di libraio, ricostruii la mia biblioteca personale, che oggi, è costituita da un migliaio di libri,  nella casa che abito. Non tutti i libri in mio possesso sono stati letti . Me lo chiedono sempre i miei ospiti a casa, abituati a vedere le proprie case senza nemmeno una libreria . Diversi li ho riletti, moltissimi li ho letti, tanti nemmeno li ho sfogliati. Li posseggo,  perché mi piace l’autore, o perchè mi sono stati regalati. Ed ora sono lì in attesa di essere letti. Cosa che farò sicuramente quanto prima. Il guaio dei miei libri è che quando li cerco, non si fanno trovare. Questa è una cosa che mi fa impazzire. Io penso che i libri abbiano un anima. Un qualcosa che li faccia pensare, non solo al loro stesso contenuto,  ma anche alle persone alle quali appartengono.  Nel libro “Fahrenheit 451”, l’autore di fantascienza Ray Bradbury immagina un futuro nel quale possedere o leggere un libro rappresentava un reato. Non è tanta fantascienza. I libri, durante il medioevo,  vennero messi all’indice dalla “Santa Inquisizione” e per oltre 400 anni molti libri non vennero mai letti né trovati in alcuna biblioteca. Ci scrisse un bellissimo romanzo Umberto Eco, “Nel nome della Rosa”. Ed i nazisti e fascisti fecero lo stesso, mettendo al rogo tutti libri considerati pericolosi per il regime. Lo stesso fece Stalin. Ebbene in “Fahrenheit 451”, i libri per sopravvivere vengono letti ed imparati a memoria clandestinamente da persone. Ed ogni persona avrà il nome del libro e non più il suo. Per cui ecco il signor “Delitto e castigo” e la signora “Moby Dick” e così via. Insomma i libri prendono vita. Almeno questo succede con chi li ama. E siccome io amo i libri, ecco che questi diventano vivi. Ora hanno confidenza con me. Mi conoscono. Sanno i miei gusti. Sanno che li prendo in continuazione, li sposto, li sfoglio, li sottolineo, li curo dalla polvere. E sono diventanti così socievoli, che arrivano a giocare con me. Come ? Semplice. Non facendosi trovare quando li cerco. Una specie di gioco al nascondino. Ridono di me, quando mi vedono girare fra loro e guardare i loro titoli uno ad uno, mi vedono prendere lo scaletto per arrivare a quelli più in alto. E la notte, mentre dormo,  si spostano ne sono certo ,perché a volte sento provenire dal salone grande dei rumori.  Alcuni libri,  lo fanno per gioco, altri per paura. Si per paura. Questi libri credono che una volta letti, muoiano. Non sanno che un libro non muore mai, che può essere letto e riletto, passato da padre in figlio, da figlio in nipote. E che ogni volta che si viene letti , si ritorna a nuova vita. E difatti Gordon Pym non si è fatto trovare per una settimana, tanto che stavo decidendo di comprarne un’edizione nuova. Intanto mentre ero alla ricerca di Gordon Pym, ho trovato un altro libro che avevo cercato un mese fa. Era “Sulla strada” di Keruac. Edizione del 1967 acquistata a Diamante in una vecchia libreria a 500 lire. Ho comprato un’ edizione nuova ed adesso ne ho due, ma preferisco la prima. Adesso ho Gordon Pym ed ho cominciato leggerlo. Alla fine dalla paura di non farsi leggere si è arreso e fatto trovare. Ma ripensando ai rumori della notte che provengono dalla mia biblioteca non ho potuto non pensare che a Firmino. Firmino è un topo, ma un topo intelligente che divora ilibri, non nel senso che li mangia ma che li legge.  Firmino, è lo straordinario romanzo di Sam Savage . Non è il  Topolino di Walt Disney:, maun topo completamente umanizzato, un americano, intelligente e coraggioso, del tempo di Roosevelt. Firmino è un vero ratto: tutto il libro è intriso del suo profumo; con immenso piacere, noi odoriamo, squittiamo, mangiamo, guardiamo, ci avventuriamo nel mondo, come se fossimo ratti anche noi. Quando Firmino prende in mano la penna invisibile, che Sam Savage gli ha prestato, scrive, rivelando  un appassionato amore per la letteratura. Come i veri topi, non ride: ma il suo romanzo è spiritosissimo e divertentissimo ed eredita tutte le corde del riso: da Cervantes a Rabelais, fino a Chaplin e Woody Allen.  Ripensandoci bene, vuoi vedere che è lui, che mi sposta i libri ?

Perché bisogna ascoltare i poeti

3 Pasolini in borgata                              Da una poesia di Pasolini si capiscono i tempi che viviamo

La poesia come la bellezza, scrisse qualcuno, salveranno il mondo. E’ assolutamente vero, e ne sono pienamente convinto. I poeti bisogna ascoltarli, così come ogni  artista.  Perché l’artista, sia esso un pittore, uno scultore, un poeta, uno scrittore, mette fuori il prodotto, che esce dalla sua anima, dai suoi pensieri, dai suoi sogni. La sua opera, non è catalogabile, nel senso marxista, in un prodotto della produzione capitalista. Ne può diventare oggetto di consumo e trasformato in merce, in una società capitalista lo è senz’altro, ma l’anima resta nella creazione realizzata. Leggo molto i poeti, mi piacciono le poesie, anche se spesso non le capisco nell’immediato, ma poi le capisco, e adesso so perché non le capisco subito. Perché leggendo le poesie, così come gli scritti di alcuni scrittori, o alcune opere di pittori, pensiamo di attualizzarle, di vederci un significato immediato, ed è qui l’arcano. Il pittore così come il poeta, guarda oltre, guarda vanti, non vede il passato, ma vede il futuro e ce lo mostra. Voi pensate che Leonardo dipingendo la Gioconda ed il suo enigmatico sorriso, abbia pensato al suo presente ? Io penso che abbia pensato al futuro, ed abbia dato segnali, nella sua opera che si sono potuti comprendere solo decenni dopo. Ancora oggi non capiamo l’enigma di quel sorriso. Di sicuro lo capiremo nel futuro. Così alcune poesie , incomprensibili al momento si sono capite e meglio interpretate nel futuro. Mi è capitato in questi giorni, fra le mani un libro di poesie di Pasolini. Come  ho scritto altre volte, nella mia biblioteca , i libri si muovono, cambiano posto e spesso si divertono a non farsi trovare. Alla ricerca di un libro di Philip K. Dick, che tenevo, almeno così credevo,  nella sezione fantascienza , e che invece non c’era, girando fra gli scaffali, mi capita il volume “Poesia in forma di rosa” di P.P.Pasolini. Un libro che avevo completamente dimenticato di avere e anche che esistesse. Il topolino Firmino, che vive tra i miei libri, avrà pensato, che fosse il momento che lo ritrovassi. Leggo nell’introduzione che il libro scritto nel 1964, è dedicato a J.Paul Sartre, e molto probabilmente è il frutto di una conversazione tra Pasolini e il suo amico Sartre.  “A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri”. Leggo dall’archivio “Centro studi casarsa della delizia”, che “ Pasolini si trova a Parigi per far vedere il Vangelo, resta fortemente deluso, per non dire offeso, dalla reazione degli intellettuali francesi marxisti. Sartre lo consola e Pasolini dice: “Ho dedicato a lei, Sartre, una poesia, Alì dagli Occhi Azzurri, sulla base di un racconto che lei mi fece a Roma…”. E Sartre gli risponde: “Sono del suo avviso che l’atteggiamento (della sinistra) francese di fronte al Vangelo… è un atteggiamento ambiguo. Essa non ha integrato Cristo culturale. La sinistra lo ha messo da parte. Né si sa che fare dei fatti che concernono la cristologia. Hanno paura che il martirio del sottoproletariato possa essere interpretato in un modo o nell’altro nel martirio di Cristo”.  Poesia in forma di rosa esce nel 1964, ma nello stesso anno Pasolini pubblica ancora una seconda versione della Profezia e la mette nella importante raccolta di racconti, sceneggiature e progetti di film che va dal 1950 al 1965. Al volume, pubblicato nel 1965, l’autore addirittura conferirà il titolo di “Alì dagli occhi azzurri”. Il titolo viene spiegato alla fine in una “Avvertenza” che descrive l’incontro con Ninetto in un cinema romano. Ninetto è un “messaggero” e parla dei Persiani. “I Persiani – dice – si ammassano alle frontiere. / Ma milioni e milioni di essi sono già pacificamente immigrati, / sono qui, al capolinea del 12, del 13, del 409 … Il loro capo si chiama: / Alì dagli Occhi Azzurri”. Ecco come a distanza di oltre 50 anni quella poesia diventa attuale , e la profezia del poeta diventa reale.

 

Alì dagli Occhi Azzurri

uno dei tanti figli di figli, /  scenderà da Algeri, su navi / a vela e a remi. Saranno /  con lui migliaia di uomini /  coi corpicini e gli occhi /  di poveri cani dei padri /  sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, / e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. /Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. / Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, / a milioni, vestiti di stracci / asiatici,e di camicie americane. / Subito i Calabresi diranno, / come da malandrini a malandrini: / ” Ecco i vecchi fratelli,/  coi figli e il pane e formaggio!” / Da Crotone o Palmi saliranno / a Napoli, e da lì a / Barcellona, / a Salonicco e a Marsiglia, /  nelle Città della Malavita. / Anime e angeli, topi e pidocchi, / col germe della Storia Antica /  voleranno davanti alle willaye. / Essi sempre umili / essi sempre deboli / essi sempre timidi / essi sempre infimi / essi sempre colpevoli/ essi sempre sudditi / essi sempre piccoli, / essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,/ essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi / in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo, / essi che si costruirono/ leggi fuori dalla legge,/ essi che si adattarono / a un mondo sotto il mondo/ essi che cedettero / in un Dio servo di Dio, / essi che cantavano / ai massacri dei re,/ essi che ballavano /  alle guerre borghesi,/ essi che pregavano /  alle lotte operaie…    

Pasolini in questa profezia, non aveva  visto , l’arrivo  di un Salvini, dei porti chiusi, del razzismo devastante , ma dell’umanità ne aveva capito l’essenza .

Resistere nel mese della resistenza

“Quando sono stato in prigione ho appreso sulla mia pelle come il corpo ci possa essere tolto. Non appartieni più a te stesso e non hai il controllo di nulla. E’ una sensazione terribile, capace di ridurre l’animo ai minimi termini. E l’unica risposta per me è stata la poesia, diventata il mio alleato, il mio rifugio, il mio letto e le mie notti. Mi è capitato di scrivere mentalmente in attesa dell’occasione di trovare un pezzo di carta su cui appuntare i miei versi. Per me la resistenza è nella parola”. Queste sono parole di Tahar Ben Jelloun , scrittore marocchino, ma potrebbero essere le parole di chiunque, abbia attraversato anche per un solo giorno le patrie galere. Sono anche parole mie, perché anch’io ho attraversato, per difendere le mie idee, le mie passioni, le patrie galere. Ho vissute ore terribili nelle carceri di Nicastro (una struttura borbonica piena di topi) , di Cosenza ( contenitore di miseria umana), di Potenza ( con pestaggio ), di Lucera ( tre mesi di assoluto isolamento in una cella 3×2), di Palmi (supercarcere speciale) , dove avevo perso il senso della profondità, del cielo, dei colori, della gente, vivendo in un mondo parallelo, dalle mura bianche. Vivo oggi quei giorni, e lo faccio ogni anno nel mese di aprile, mese  nel quale , nel vicino 1981 venni arrestato per la prima volta ( poi seguiranno perquisizioni, fermi continui, fughe all’estero,altro carcere, fogli di via). Così come nell’incipit del “Processo”  di Kafka , “ qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza aver fatto nulla di male, una mattina venne arrestato “. In questa grandiosa frase, Kafka racchiude il libro intero, perchè qualcuno lo avrà diffamato, perché Josef non ha fatto nulla di male, e quindi l’arresto di mattina. E’ quello che subiscono tutte le persone che lottano contro i poteri, contro le ingiustizie, contro l’intolleranza e le discriminazioni. Penso a quei giorni, guardando quanto avviene oggi, e penso che tantissima gente, tantissimi giovani e donne, oggi non si rendano conto, in quale bilico sia finita la nostra democrazia. Pochi anni fa, si manifestava contro la guerra nel Vietnam, e si seguivano servizi giornalistici, pochissimi a dire il vero, dove si vedevano bombardamenti indiscriminati con il napalm su villaggi di contadini, giovani soldati che venivano fucilati per le strade di Saigon, e la cosa ci indignava. Ci indignava così tanto da portarci in massa per le strade a urlare la libertà degli altri. Noi italiani, noi europei usciti da pochissimi anni dalla seconda guerra mondiale, eravamo ancora scioccati dal fascismo, dai lager nazisti, dalla Repubblica di Salò e soprattutto eravamo scioccati dai silenzi attorno ai lager dove vennero bruciate oltre 6 milione di persone e a quello che avevano prodotto i regimi di Hitler e Mussolini che portarono a 40 milioni di vittime civili e militari ( queste le cose buone fatte !!).  Il Vietnam ci riportava a quella guerra, a  quei massacri, a quella primitiva indifferenza. Noi volevamo essere diversi, più umani, più liberi, con più cultura fatta di libri, arte, musei, viaggi,socialità. Appartengo a quella generazione che ha letto più libri, visti più film , fatto più viaggi. Una generazione che ha pagato la ribellione, anche negli errori fatti ( chi non ne fa lottando?), ma che ha avuto il coraggio di metterci il proprio corpo, la propria vita, i propri affetti. Ho visto nelle carceri vissute, centinaia di giovani pieni di ideali, ho visto sofferenza, malattie, suicidi,costrizioni, torture sui corpi. Ecco perché, quando  vedo , attorno a me, comportamenti di odio, di intolleranza, di sbeffeggiamento, di ilarità, di volgarità resa degna, ho paura di dover ritornare a tempi bui. Manca l’indignazione , ecco cosa manca, prima della coscienza politica. La coscienza politica è determinata dallo studio, dalle attività sociali che si svolgono, dalla materialità che si vive, dalle condizioni economiche. L’indignazione, invece, fa parte della nostra umanità, del nostro essere civili, del nostro vivere. Una tribù di scimmie, vive assieme, si difende, difendono il proprio territorio, difendono le proprie femmine dall’assalto degli altri per garantirsi la specie, hanno un senso di comunità. Noi stiamo perdendo questo, stiamo peggio di una tribù di scimmie , e non riusciamo più ad indignarci di nulla. Parliamo di immigrazione e se ne parla come se fosse una problematica esclusivamente elettoralistica, da poter sfruttare o meno, dimenticando, non gli sbarchi, o la chiusura dei porti, ma che nel nostro mare vicino, non nel Vietnam, ma nel nostro mediterraneo sono morte annegate , oltre 30 mila persone. Donne incinte, bambini, vecchi, molti giovanissimi. Difendiamo la vita si è detto a quel congresso di Verona, ma le vite di quella gente non è forse vita ? Ecco il senso della prigione, come fase della scoperta del proprio corpo, della propria voglia di libertà, di luogo non-luogo, dove è concentrata tutta l’esistenza. La verità è che si sta perdendo l’umanità a favore della politica. Ritorno a Jelloun che spiega la parola, “politica”, in arabo. Politica in arabo si dice “siassa”,  dal verbo “sassa” e cioè governare, ma non governare gli uomini, ma le bestie.  Poi “sassa” si è rivolta all’uomo, ma il senso primitivo resta. Oggi la politica serve a governare i popoli, così come si governano le bestie, le galline in un pollaio, le capre in un ovile. Perché se si perde l’umanità, il senso civico, le parole acquistano un significato diverso. Nel mio “carcerare”, in giro per il sud, ho capito tante cose, più dei miei studi non finiti all’università, più dei mille e più libri letti, più dei miei viaggi fatti in giro per il mondo. Ho capito che bisogna restare umani, sentire il proprio amore ,verso la persona con la quale si è scelto di vivere, ma anche per gli amici, per gli altri, seguendo il proprio istinto naturale, che non ci porta a far annegare la gente nel mare, ma a tendergli la mano, per aiutarli a vivere come noi, al limite sacrificando una parte di noi, per darla, non come offerta ma come atto di vita, che ci sarà ridato nel futuro.

Di veleno in veleno.

Da Amantea fino a Crotone passando per Tortora.

Entrando in un edicola qualsiasi , ti colpisconojolly , nel settore viaggi, le guide esistenti sulla Calabria. Guide colorate , piene zeppe di belle fotografie, con percorsi di ogni genere. Alternativi, religiosi, gastronomici, a piedi, a cavallo nei parchi terrestri, con guide subacquee guidati da sub esperti, dall’alto con piccoli aerei. Ti colpisce anche la varietà di sagre sparse per tutta la regione e parallele a queste le tantissime feste religiose, segno della religiosità di questo popolo.  Siamo così pieni di santi e sante, che non sappiamo più, come si usa dire, a quale santo votarci . Perché oramai, solo i santi possono salvarci, non dal turismo che oramai imperversa in quei due mesi l’anno , per fortuna, ma dai politici che ci governano che fanno finta di credere che la Calabria sia davvero solo quella delle guide turistiche. I politici sia quelli di destra , al governo ed anche di quelli di sinistra che al governo ci sono stati con poche differenze oramai scomparse, fanno a gara per magnificare la nostra regione, facendo finta di non sapere quello che c’è dietro quel paravento, che sono appunto quelle coloratissime guide turistiche.  Ho assistito , quest’estate ad un dibattito sul Fiume Noce, svoltosi a Maratea durante l’annuale  “ festa del fiume “, solita sagra con tarantelle e pastarelle. Fra uno stand e l’altro si discuteva  delle bellezze del fiume, della natura, si progettavano parchi e nuove guide turistiche per far scoprire le bellezze nascoste di questa stupenda valle attraversata da questo bellissimo fiume che nasce in Basilicata , dal Monte Sirino e finisce a mare dopo ben 45 chilometri, nel territorio di Tortora. Un fiume che prima di affluire nel mar tirreno attraversa  diversi comuni, da quello di Maratea, a quello di Lagonegro, Nemoli, Trecchina, Lauria, Rivello . Il clima mistico della discussione, costruito dalle belle parole dei sindaci della valle e di qualche entusiasta operatore turistico venne rotto da quel grande rompiscatole, attore e creativo sceneggiatore,  che è Ulderico Pesce, che sul fiume ed i veleni in genere, dalla Basilicata alla Calabria, alla Campania  ha scritto e rappresentato diverse opere teatrali di grande successo in tutta Italia. Il suo intervento ha reso muti il parterre dei sindaci. Pesce, giustamente, accusava i sindaci di tutti i comuni  ( escludendo con ammirazione solo il sindaco Lamboglia di Tortora, ma poi , a propria difesa, anche i sindaci di Maratea e Trecchina dicevano di essersi costituiti parte civile) che danno sul fiume Noce di non essersi ancora costituiti parte civile nel processo in corso nel tribunale di  Paola, contro la ditta che gestisce in modo poco convenevole, dati gli atti giudiziari contro di questa, un impianto di depurazione di fanghi chimici, in contrada San Sago di Tortora. Apriti cielo. Un sindaco ha subito tacciato Pesce di fare terrorismo ( quando uno parla chiaro fa  sempre “terrorismo”) , un altro di rovinare la festa, un altro ancora di stare zitto, fino a che il dibattito è stato sospeso ed addirittura l’annuncio in diretta del sindaco di Maratea che annullava il dibattito della sera seguente che aveva come tema ancora le bellezze del fiume. Un turista addirittura ha tacciato Pesce di rovinargli le vacanze in quanto lui stava bello tranquillo  in un campeggio  a Tortora e non era venuto lì a Maratea per sentire parlare di veleni.

Insomma questo dibattito , avvenuto a Maratea, resta sintomatico della situazione che si vive in Calabria. Nessuno vuole sentire parlare di veleni,tutti vogliono nascondere le verità palesi , che solo in pochi in Calabria raccontiamo, e poi quando qualche giornale nazionale si occupa di queste cose, ecco gridare tutti allo scandalo o peggio ancora a stare zitti come se a parlare fosse un pazzo o “nu scimunito”. Se le istituzioni tutte, dall’ultimo politico di paese alle Direzioni marittime, alle Procure, dicono che in Calabria non esistono veleni bisogna credere a loro e basta. Non servono le dichiarazioni dei pentiti ‘ndranghetisti, vecchi come Fonti e nuovi come Nino Lo Giudice, che rivelano di aver sotterrato loro stessi veleni. Non servono le cose che ha scritto Fonti, prima di morire. Nemmeno quello che fece Natale De Grazia prima di essere assassinato con il veleno.

12438_1259471007743_1258703339_787982_3162445_n  Fonti insistette fino alla fine sulla veridicità delle sue confessioni.  Continuò a dire, inascoltato, che le navi ci sono e che è stato lui stesso ad affondarle e che la Ministra Prestigiacomo ed il suo entourage hanno solo individuato ad un chilometro di distanza dalla sua nave, il piroscafo Catania affondato durante la prima guerra mondiale e conosciuto da tutti. Ricordate per esempio un’inchiesta che fece il giornale piemontese La Stampa , datata 1995, ma  fresca per i politici calabresi, di rifiuti radioattivi nascosti nel cemento della galleria sulla statale dei due mari che unisce Rosarno a Gioiosa Ionica nei pressi di Mammola ?  La galleria venne costruita sotto un area chiamata de “La Limina”. Ci voleva La Stampa di Torino per rilanciare questa notizia ? Ed ecco subito qualche giornalista dalla memoria corta che è subito corso ad intervistare politici del piccolo paesino sperduto per rassicurare i calabresi e ripetere la solita solfa che ben conosciamo che non è vero niente. Al sindaco di Mammola, se davvero vuole la verità,  posso solo consigliare, per la mia piccola esperienza, di affidare le  analisi della galleria e dei terreni sulla collina sovrastante la galleria ,  a ditte private e serie , piuttosto che alle istituzioni dell’Arpacal e dell’ASL ,  già ben addestrate su come rispondere . Le abbiamo viste in azione a Cetraro, ad Amantea , a Praia e sappiamo come si muovono. Un po’ di serietà per favore. Ma le rivelazioni del pentito Nino Lo Giudice sul  traffico di rifiuti radioattivi e tossici  in Aspromonte così come gli interramenti nella collina de “La Limina” non ci sono assolutamente nuove. Sono vecchie. Sono scritte  in un rapporto della Legambiente datato, 19 maggio 1995 ! Ci rendiamo conto come siamo messi male ? In quel rapporto che molto coraggiosamente , il presidente della Legambiente della Calabria Nuccio Barillà consegnò alla DDA ed  alla Procura  di Reggio Calabria, nel passaggio che riguarda i veleni in Calabria intitolato molto profeticamente  “ Da Condofuri all’Aspromonte: il buco nero della Calabria “ la Legambiente così scriveva, ripeto,  nel 1995:  “ Un’altra pagina perlomeno inquietante è quella relativa all’utilizzo in alcune zone dell’Aspromonte come discariche abusive di rifiuti, probabilmente anche di origine radioattiva. Si tratta di una segnalazione raccolta da Legambiente e trasmessa nel marzo scorso alla Procura presso la Pretura  di Reggio Calabria, ancora oggetto di approfonditi accertamenti. In diverse aree dell’Aspromonte, secondo quanto segnalato alla nostra associazione, sarebbero state attivate, approfittando anche di cavità naturali, discariche abusive di rifiuti, in particolare nella cosiddetta zona de “la Limina”. Tra i comuni di Giffoni e  Condofuri  e nelle aree delle Gambarie e dello Zomaro. I primi riscontri hanno confermato l’esistenza di almeno due depositi abusivi di rifiuti”.

ferriti cassano 1Più chiaro di così. E nessuno si mosse allora. Perché una tattica dei poteri calabresi è anche  quella  di non prendere in considerazione voci di questo genere e di far tacere stampa e politici nonché conniventi magistrati pronti subito ad archiviare qualsiasi denuncia, vedi il caso della Jolly Roso, archiviata per ben tre volte da tre giudici diversi. Ma girano altre voci a proposito dell’Aspromonte e che la Legambiente ha denunciato in più occasioni. Che nella costruzione delle dighe, la ‘ndrangheta abbia fatto cementare, all’interno delle possenti mura di contenimento delle acque,  pulmann pieni di rifiuti tossici. Insomma parliamo di traffici che in Calabria sono sempre esistiti, e  non devono venircelo a dire i torinesi della Stampa, né pentiti dell’ultima ora, ai quali come al solito si da credibilità quando si parla di arrestare qualche capetto , credibilità subito negata quando parlano invece del traffico dei rifiuti tossici. Piuttosto s chiedano tutti  perché non ci si rivolge alle varie autorità competenti in materia e si  chieda perché in tanti anni non siano mai intervenuti con strumenti scientifici per accertare se questi rapporti e voci fossero bugie  o verità come voleva il capitano De Grazia.

Ma torniamo ai veleni del fiume Noce. In una petizione firmata da centinaia di cittadini residenti nella valle si chiede la delocalizzazione dell’impianto di trattamento di rifiuti in località San Sago di Tortora (CS) e l’immediata ordinanza da parte del Comune di Trecchina di “divieto di attraversamento ai mezzi pesanti” del “ponticello” adiacente la Centrale Enel perché non collaudato per l’attraversamento del traffico pesante; inoltre si  richiede la bonifica dei terreni “contaminati” dalla WTS prima e da varie altre società subentrate successivamente, ricadenti nelle province di Cosenza e di Potenza in prossimità del fiume Noce; ed infine vi è la richiesta di costituzione di parte civile nei vari processi in corso, come parte offesa, di tutti i Comuni “proprietari del fiume Noce” quali Lagonegro, Rivello, Nemoli, Lauria, Trecchina, Tortora e Maratea, e ricorso al Tar della Calabria per evitare la costruzione da parte della medesima ditta di un capannone lungo 200 metri, largo 50 metri e alto 10 metri che significherebbe l’avvio di una vera e propria attività industriale “al chiuso” in un’area agricola, in parte ricadente nel Parco Val d’Agri – Lagonegrese, caratterizzata inoltre dalla presenza di un Sito di Interesse Comunitario per la difesa della lontra e del lupo. Nella petizione i cittadini ricordano che  i dirigenti della ditta WTS, primo gestore del medesimo impianto, sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Paola, perché avrebbero sversato illegalmente in vari terreni lungo il fiume Noce oltre che nel fiume medesimo, circa 33milioni di litri di percolato da discarica, sangue animale da macellazione, e varie altre tipologie di liquidi pericolosi e che nel medesimo provvedimento giudiziario, firmato dal Giudice Fabio Mostarda, con sentenza del Tribunale di Paola depositata in data 23 settembre 2009, Sent. Reg. Trib. 2135/09, risultano condannati in primo grado oltre che i dirigenti della ditta WTS anche alcuni trasportatori di percolato da discarica oltre che alcuni titolari di ditte che collaboravano con WTS; inoltre anche la nuova ditta denominata “Ecologica 2008” , nel 2008 si è vista aprire un procedimento penale n. 2777/08 sempre presso il Tribunale di Paola, secondo il quale procedimento sarebbero stati scaricati illegalmente svariati litri di “rifiuti liquidi non depurati, come il percolato, altamente inquinante, proveniente da siti di stoccaggio e raccolta dell’area campana, calabra e lucana, determinando un danno grave ed irreparabile all’ambiente fluviale e costiero, depositandoli sia su terreni destinati all’agricoltura adiacenti al fiume Noce sia sversandoli  direttamante nel medesimo fiume che sbocca nelle acque del Mar Tirreno”; nonostante questi precedenti va ricordato che  la ditta “la Recuperi srl”, attualmente in esercizio lungo il fiume Noce, subentrata alla WTS e alle società successive gestori dello stesso solito impianto, venne autorizzata dalla Provincia di Cosenza a costruire un impianto di compostaggio e recupero inerti da ubicarsi nello stesso sito di San Sago, che comporterebbe la realizzazione di un capannone coperto lungo 200 metri, largo 50 metri e alto 10 metri. Per fortuna in seguito si bloccò tutto e ad oggi, marzo 2019 l’impianto è fermo e non crediamo possa riaprire. E questo grazie all’azione ostinata del sindaco Lamboglia coadiuvato da tutte le associazioni ambientaliste della Calabria e della Basilicata. Insomma ci si lamenta di inquinamenti marini, di veleni sparsi sul territorio calabrese, si invoca il turismo per tutto l’anno e poi si autorizzano ditte dal passato quanto meno burrascoso dal punto di vista giudiziario che non garantiscono, pulizia, correttezza nello gestire questi impianti che posti in luoghi così delicati dal punto di vista ambientale necessitano di un riguardo speciale, cosa che appunto non avviene mai.

Gli eroi sono tutti giovani e belli

54522565_2069747779810351_2148820306247024640_nIn memoria dell’anarchico Lorenzo Orsetti detto Orso

La locomotiva di Francesco Guccini ,canzone scritta nel lontano  1972 e sembra parlare proprio di questo giovane eroe fiorentino, che per i suoi ideali si è recato a combattere il maggior pericolo, per tutti noi occidentali,  oggi esistente sulla terra. Lorenzo Orsetti , detto orso, era a fianco dei kurdi per un suo ideale ma anche per tutti noi. Il suo gesto è un gesto eroico, tipico di quegli anarchici dell’800 descritti nella formidabile canzone di Guccini. La canzone, la Locomotiva,  si riferisce a un fatto realmente accaduto, raccontato con alcuni adattamenti poetici. Protagonista della vicenda il macchinista (fuochista) anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi. Poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 Rigosi si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove essa si schiantò contro sei carri merci in sosta. L’impatto fu tremendo e l’uomo venne sbalzato via in seguito all’urto; sopravvisse, ma gli venne amputata una gamba e rimase sfigurato in viso. Dopo due mesi venne dimesso dall’ospedale e esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute. Non si sono mai saputi i motivi che spinsero l’uomo a questo folle gesto, ma le sue idee profondamente anarchiche ed una dichiarazione resa dopo il ricovero: “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!” convinsero l’opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegli anni e contro l’ingiustizia sociale, che si manifestava in ogni situazione come ad esempio nell’ambito ferroviario dove c’era una prima classe lussuosa e confortevole, mentre le carrozze delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode. Gran parte dei giornali dell’epoca, invece, chiuse la vicenda, definendola un puro atto di pazzia.  Guccini colse il significato anarchico del gesto e, immaginando l’uomo come un eroe proletario, riadattò la vicenda per crearne un pezzo importante e significativo per questa determinata corrente di pensiero e fece diventare il personaggio di Rigosi simbolo della lotta di classe.

 

La Locomotiva di Francesco Guccini

 Non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli… Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere: i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere, i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti  sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso lanciato sopra i continenti,  lanciato sopra i continenti, lanciato sopra i continenti… E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano  che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano: ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite, la stessa forza della dinamite, la stessa forza della dinamite. Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali, parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali” e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l’ aria la fiaccola dell’ anarchia, la fiaccola dell’ anarchia, la fiaccola dell’ anarchia…Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione, un treno di lusso, lontana destinazione: vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori, pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava un treno pieno di signori, pensava un treno pieno di signori, pensava un treno pieno di signori…Non so che cosa accadde, perché prese la decisione, forse una rabbia antica, generazioni senza nome che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore: dimenticò pietà, scordò la sua bontà, la bomba sua la macchina a vapore, la bomba sua la macchina a vapore, la bomba sua la macchina a vapore…E sul binario stava la locomotiva, la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva, sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio, con forza cieca di baleno, con forza cieca di baleno,  con forza cieca di baleno… E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto. Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura, il mostro divorava la pianura, il mostro divorava la pianura… Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta, nessuno immaginava di andare verso la vendetta, ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno: “notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro al treno, un pazzo si è lanciato contro al treno, un pazzo si è lanciato contro al treno…” Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva  e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria: “Fratello, non temere, che corro al mio dovere! Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria!”  E intanto corre corre corre sempre più forte  e corre corre corre corre verso la morte e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice, aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice, della grande consolatrice, della grande consolatrice…La storia ci racconta come finì la corsa la macchina deviata lungo una linea morta… con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,  esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo: lo raccolsero che ancora respirava,  lo raccolsero che ancora respirava, lo raccolsero che ancora respirava… Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ ingiustizia, lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,  lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

L’8 Marzo delle operaie dimenticate della Marlane

 

i veleni col vapore uscivano da queste vasche

i veleni col vapore uscivano da queste vasche

Furono decine le operaie della Marlane morte per tumori

 

Le operaie della Marlane, molto più degli operai, erano quelle che credevano più di tutti alle potenzialità di quella fabbrica, alla crescita economica ed alla fine della fame che nelle loro famiglie avevano  subìto nel dopoguerra. Molte di loro erano figlie di contadini. Avevano visto , con i loro occhi, le proprie madri, lavorare la terra . Molte di loro avevano visto le proprie madri lavorare ai telai, che avevano in casa, ed al duro lavoro, senza riuscire a fare quel salto economico che tutti si aspettavano dal lavoro. Poi la svolta. Il lavoro salariato, la paga a fine mese, i contributi, le ferie, la sicurezza di poter comprare una nuova casa. Le operaie, più degli uomini, pensano al progresso della famiglia, al futuro dei propri figli, al lavoro che un domani avrebbero potuto fare anche i propri figli. Teresa Maimone era una di queste operaie. Arrivava in fabbrica in bicicletta, desiderosa di affermarsi, di andare avanti di portare il pane alla famiglia. Poi le morti per tumore, una dopo l’altra. Un elenco di donne  operaie dimenticato, che nessuno ha intenzione di voler ricordare. A Tortora , esiste una via dedicata a Stefano Rivetti, fondatore della fabbrica, ma non una via dedicata alle donne ed agli uomini della Marlane. Niente esiste neanche a Praia a Mare.

i veleni trovati nei terreni della Marlane , sono ancora lì

i veleni trovati nei terreni della Marlane , sono ancora lì

Lì sono rimasti solo le tonnellate di rifiuti, certificati anche dall’ultima perizia depositata una settimana fa nel tribunale di paola. Una perizia che dovrebbe essere distribuita casa per casa, per far capire i pericoli esistenti in quei terreni, ed i pericoli che i cittadini corrono in quella cittadina. Il Comune di Tortora, sindaco Lamboglia, è l’unico comune della costa tirrenica che si è costituito parte civile nel processo contro i dirigenti della fabbrica. Gli altri sindaci, compreso quello di Praia a Mare fa finta di non sapere niente. Ma le morti ed i veleni ci sono, e nessuno oggi ha voglia di ricordarsene.   Come nessuno ricorda le donne operaie, in questo 8 marzo dedicato a balli e spogliarelli maschili, nei locali della costa tirrenica . Francesca Bocchino di Maratea è morta nel 1995 all’età di 49 anni per carcinoma al colon, Maria Rodilosso di Aieta è morta nel 1998 all’età di 50 anni per carcinoma mammario, Nelide Scarpino di San Nicola Arcella è morta nel 1999 all’età di 60 anni per tumore allo stomaco, Teresa Maimone di Maratea è morta nel 2000 all’età di 54 anni per tumore all’utero, Pasqualina Licordari, di Gallina è morta nel 2002 all’età di 61 anni  per carcinoma del colon,  Resina Manzi di Aieta è morta nel 2005 all’età di 62 anni per tumore mammario,Domenica Felice di Tortora è morta nel 2003 all’età di 48 anni per  carcinoma midollare della mammella,  Maria Iannotti di Trecchina morta nel 1988 all’età di 48 anni per tumore maligno del colon. Queste alcune delle decine e decine di operaie della fabbrica della morte , Marlane di Praia a Mare colpite o decedute per terribili tumori maligni dovuti ai fumi cancerogeni che venivano fuori dalle vasche del reparto tintoria e dalle polveri dell’amianto sparse per  l’unico ambiente del capannone. Lavoravano tutte senza mascherine, né tute di protezione, né guanti, in un unico ambiente al centro del quale vi erano le macchine della tintoria dove venivano usati ,all’insaputa di tutti terribili veleni chimici. Nel 2013, durante il processo Marlane, in primo grado,  nel tribunale di Paola, l’ironia della sorte volle che un’udienza capitasse proprio un Venerdì 8 marzo.  Un processo che si chiuse in primo e secondo grado con la completa assoluzione di tutti gli imputati comeso il capo Marzotto. Ora si cerca di aprire un nuovo processo, nella speranza che si giunga alla verità, perché queste donne , così come le centinaia di altri operai, abbiano filanlmente giustizia, ed una piazza che li ricordi.

Dedichiamo questa giornata al ricordo delle tante operaie che non potranno festeggiare il giorno dedicato alle donne e proprio in loro nome resteremo vigili e presenti, fuori e dentro il tribunale con le nostre lenzuola bianche, perché il processo si svolga con la massima celerità per giungere alla verità e dia giustizia alle operaie, agli operai ed ai loro familiari che hanno subito e continuano a subire tante sofferenze.

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