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| « Messaggio #16 | Leggende e storie Romane » |
Il Drago Vendicativo
Post n°18 pubblicato il 29 Giugno 2007 da kiblyn
Si racconta che molti anni fa, in quel di Oltre il
Colle, viveva un drago enorme, che possedeva sette teste simili ai tentacoli di una piovra, ricoperte di squame e di bargigli in perenne movimento. Non era solo nella foresta che allora si stendeva folta sulle pendici del Monte Alben, c'erano altri animali di varie specie, ma era lui il padrone assoluto, il dominatore, il proprietario della fonte dell’immortalità che sgorgava da un anfratto roccioso e alla quale non lasciava avvicinare nessuno. Passeggiava a fatica, per via della sua mole che gli impediva di districarsi nel folto degli alberi, si nutriva di animali selvatici, ma anche di pecore e capre e ogni tanto anche di… carne umana, che inghiottiva con avidità, facendo seguire al pasto un’abbondante bevuta, proprio alla fonte dell’immortalità. Sicuramente ciò gli procurava buona salute, perché non invecchiava mai e, mentre gli altri animali portavano i segni degli anni e scomparivano con il tempo, lui appariva sempre in perfetta forma, forte, sicuro e pieno di vitalità, pronto ad imporre la sua legge di spietato dominatore. I pastori ne erano terrorizzati, ne seguivano da lontano le orme enormi in cui ogni tanto si imbattevano e a bassa voce pronunciavano la parola drago, nel timore di evocarne la temuta presenza. C’era stato un tempo in cui qualcuno, esasperato per i continui soprusi di quell’essere spaventoso, aveva anche provato a dargli la caccia: i pastori più coraggiosi del paese, accompagnati dai più abili cacciatori, erano stati capaci di raggiungerlo nel folto della boscaglia e avevano dato vita ad una feroce battaglia, riuscendo anche a metterlo in difficoltà. Al colmo della zuffa il pastore più coraggioso, armato di accetta, gli aveva addirittura amputato di netto una delle sette teste, mentre i suoi compagni infliggevano per tutto il corpo del mostro profondi colpi di lancia e i cacciatori, sparando all'impazzata, lo riempivano di piombo, ma la testa era prodigiosamente ricresciuta in un batter d’occhio e le ferite provocate dagli spari e dalle lance si rimarginavano con la stessa velocità. Spaventati da questo straordinario fenomeno,
gli assalitori se l’erano data a gambe, inseguiti dal drago che, non essendo riuscito a metter i suoi artigli su di loro, se l’era presa con greggi e mandrie, devastando gli ovili e le stalle e facendo scempio di un gran numero di animali. I lamenti delle bestie furono così forti e copiosi da essere uditi, si disse, in tutta la Valle Brembana e addirittura in qualche paese alle porte di Bergamo, diffondendo dovunque uno sgomento indescrivibile. L'ira provocata da questa strage tra la popolazione di Oltre il Colle non si spense subito, anzi, suscitò negli animi di tutti il desiderio di andare di escogitare qualche stratagemma per eliminare il drago una volta per tutte. Fu così che un bel giorno si vide uscire dal paese un vero e proprio esercito, armato fino ai denti, risoluto ad eliminare quella calamità.
Gli attaccanti, raggiunto il bosco, lo circondarono
e si diedero ad incendiarlo, approfittando della sterpaglia che, a fine inverno, era secca e disseminata un po’ dovunque. Spaventato dalle alte fiamme che stavano per raggiungerlo e dal clamore infernale degli assalitori, il drago fu invaso dal panico. Si diede a lanciare fiammate dalla sue sette teste, emettendo nello stesso tempo dei sibili e dei rantoli paurosi, mentre dalle narici usciva un fumo denso e nero e le squame che gli ricoprivano il corpo si rizzavano, come colpite da una scarica elettrica. Si agitò a lungo in quella posizione, tracciando
furiosi segni nell’aria con i suoi artigli acuminati, poi di fronte all’incalzare dei suoi nemici, si rifugiò presso la fonte dell'immortalità e vi si immerse. L'acqua a contatto con quel corpo divenne torbida e scura come l’inchiostro, cominciò a rimescolarsi freneticamente, come se bollisse e nello stesso tempo il drago svanì nel nulla, come dissolto in quel liquido misterioso. Quando i primi attaccanti arrivarono alla fonte non trovarono altro che uno specchio d'acqua, scura, nauseabonda e imbevibile. Del drago non c'era più traccia, ma la gente è sempre stata convinta che sia ancora lì, sommerso da quell’acqua che, proprio per la sua presenza continua a rimanere torbida in qualsiasi stagione, come se fosse perennemente agitata da un'entità misteriosa. Il drago, appunto, che se un giorno si svegliasse e decidesse improvvisamente di uscire dalla fonte farebbe ripiombare la popolazione nel terrore. A questa eventualità è legata un detto tuttora in voga a Oltre il Colle: quando il drago si sveglierà, la frazione di Ca' Bonaldi, che è situata da quelle parti, sprofonderà! |
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No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.
No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.
El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.
Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.
No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de
su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.
Tardará mucho tiempo en nacer,
si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que
gimen
y recuerdo una brisa triste por los
olivos.
Di
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