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« Il gatto in tascaGli spettacoli delle feste »

Manara tra Pratt e Fellini

Post n°366 pubblicato il 20 Dicembre 2007 da kiblyn
 

Milo Manara tra Pratt e Fellini

Milo Manara, classe 1945, passeggia per Rimini, dove ha partecipato al convegno, organizzato dalla Fondazione Fellini, Federico Fellini: Il libro dei miei sogni.
Milo, che recentemente ha ritirato il Premio Masi Civiltà Veneta a
Pieve di San Giorgio in Valpolicella, è considerato soprattutto in
Francia ma anche in Italia, tra i migliori illustratori e disegnatori
di fumetti. Forse è entrato in questo mondo di fantasia grazie a Fellini, di cui ha seguito le orme dopo aver visto al cinema 8 e ½, nel 1963. Dalla prima pubblicazione noir Genius(1969) alla saga dei Borgia, realizzata con Jodorowsky, non ha mai smesso di disegnare. Dopo la prima parentesi erotica con Jolanda de Almaviva, collabora con Saverio Pisu, con cui crea Lo scimmiotto. Degni di nota HP e Giuseppe Bergman(omaggio a Hugo Pratt), il western L'uomo di carta, la cooperazione diretta con Pratt Tutto ricominciò con un'estate indiana, pubblicata su Corto Maltese. Poi, dopo varie pubblicità, fumetti e illustrazioni, finalmente, nel 1990, la collaborazione con Fellini: Viaggio a Tulum, cui seguirà Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet. Altre escursioni nel mondo del cinema le fa poi coi registi Pedro Almodovar, Alejandro Jodorowsky e Robert Rodriguez.


Una delle cose che Pratt ti rimproverava, era la difficoltà di rintracciarti, forse per i troppi impegni.


È
vero, sia Pratt che Fellini mi hanno sempre rimproverato il fatto che
io non telefono mai, perché ho una certa antipatia per i telefoni.

C'era
una grande differenza tra il lavorare con Pratt e Fellini. Con Pratt
c'era molto dialogo, la fiducia era totale. Lui mi dava la
sceneggiatura con degli schizzi sopra, e mi ha sempre lasciato la
regia, la messa in scena del fumetto. La storia era sempre un po' mia.
Con Fellini era il contrario. Voleva controllare ogni minimo dettaglio.
Prima lui faceva gli storyboard, i disegni vignetta per vignetta, poi
io facevo una brutta copia e gliela sottoponevo. Federico decideva
ulteriori modifiche che io riportavo. Infine la bella copia, che era
comunque il frutto di tre o quattro passaggi. Per me è stata una scuola
enorme, anche se il lavoro è stato completamente diverso rispetto a
Pratt. Hugo mi trattava come un collega, con Felini il rapporto era
simile a quello che aveva col suo direttore della fotografia, col
scenografo, il costumista. Io ero tutte queste figure messe assieme, il
suo cast, e lui era il regista. Comunque a me andava bene anche così,
perché mi piaceva sfruttare l'occasione di lavorare con il Fellini
regista. Fu una scuola splendida ma molto dura, impegnativa.


Alla redazione di Linusarrivavano le tavole realizzate con Fellini. Come mai c'erano sempre delle variazioni dell'ultima ora?


Sì,
c'era questo ulteriore dettaglio inquietante. Di puntata in puntata,
Fellini mi diceva di aver ricevuto delle telefonate da esseri
extraterrestri. Io rido ricordando le situazioni, non perché non ci
creda. Credo estremamente in queste cose, ma per la situazione
paradossale. A un certo punto, mi chiamava e mi diceva: "Milo, anzi,
Milone, devi venire subito qui perché dobbiamo parlare di un
cambiamento da fare sulla storia, perché ho ricevuto una telefonata."
Allora io mi precipitavo a Roma in corso Italia, a volte a casa sua.
"Ho ricevuto una telefonata da queste voci che venivano da una distanza
siderale, precisava, e mi hanno detto che in questa puntata
bisognerebbe aggiustare qualche frase, perché stiamo andando in una
direzione che forse non è proprio quella giusta." Allora si
ricominciava. Ricordandola adesso, per me è stata proprio un'esperienza
da sogno, perché oltre alle sue personali considerazioni, c'era anche
la valutazione esterna di questa entità inconoscibile che ogni tanto si
faceva viva per commentare il progresso della nostra storia. L'unico
aggettivo per descrivere quell'esperienza è: felliniana.


Per lui hai realizzato anche dei manifesti ufficiali.


Sì, per gli ultimi suoi due film, Intervistae La voce della luna.


Insieme
a Guido Crepax, negli anni Settanta e Ottanta, eri considerato un
maestro dell'erotismo a fumetti. Qual era il tuo rapporto con lui?


Ho
sempre avuto grandissima stima per Crepax. Peccato che l'abbia
conosciuto molto tardi. Mi ricorderò sempre la commozione quando gli
dissi di averlo sempre ammirato molto. Lui purtroppo era abituato a non
essere molto considerato nell'ambiente del fumetto. Soprattutto negli
ultimi anni, quando quel mondo era un po' cambiato, incarognito, e
Guido era considerato l'uomo del passato. Per me era veramente un genio
e il fumetto in generale gli deve moltissimo. Quello italiano in
particolare, per la sua proiezione nel mondo, in una misura che non si
può neanche descrivere. Tempo fa c'era una rubrica, mi pare su
Repubblica, dove volevano mettere due persone a confronto, per creare
polemica, una specie di ring. Per l'inaugurazione a me avevano chiesto
di essere l'antagonista di Guido Crepax. Io mi sono rifiutato. Dissi
loro di non aver nulla contro Crepax, anzi, che era stato uno dei miei
maestri. Guido l'ha saputo, evidentemente, e mi è stato molto grato,
oltre che sorpreso. Ha dimostrato di avere apprezzato la cosa, perché
allora si sentiva molto isolato. Per riassumere, il nostro era un
ottimo rapporto.


La classica domanda finale di rito: cos'hai in cantiere?


Adesso,
curiosamente, sto lavorando con un altro regista, anzi con due registi.
Sul piano del fumetto sto facendo il terzo volume della Saga dei Borgia
con Alejandro Jodorowsky. I primi due volumi sono già usciti, oltre che
in Francia, anche in Italia. L'altro regista è quel Robert Rodriguez
micidiale che ha fatto Sin City. Io sto fornendo disegni su richiesta sua e di Dino De Laurentis per Barbarella, che stanno realizzando.


Sarebbe un remake del film di Vadim?


Non lo chiamerei remake perché non ha niente a che vedere con il primo Barbarella, diciamo un seque.

(Marcello Moriondo e Adele Valzasina)

 
 
 
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Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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y que inclinan las frentes 
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Federico García Lorca
 
 

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