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« Testa di topo nel...L'innocenza del peccato »

Why ...

Post n°403 pubblicato il 31 Gennaio 2008 da kiblyn
 
Tag: Why ...

Why ... be extraordinary when you can be yourself

Sta girando l'Italia, in una lunghissima tournée, Why ... be extraordinary when you can be yourself, show danzerino firmato dall'americano Daniel Ezralow e interpretato da un gruppetto di danzatori statunitensi e un piccolo manipolo di fuoriusciti dalla trasmissione televisiva Amici.

Come
dichiara il titolo predicatorio, l'intento è quello di esaltare
l'individualità della persona, l'unicità speciale che ci rende
"assoluti" e "irripetibili" su questa terra, a dispetto di ogni
tentativo di omologazione. Filosofia, questa, che nel mondo della danza
è in auge fin dai primi anni del Novecento; che, per rimanere oltre
oceano, è esplosa in maniera esplicita e volutamente provocatoria negli
anni Sessanta con l'avvento del postmoderno e la ribellione della
Hudson Church, di signori come Trisha Brown, Yvonne Rainer, Steve Paxton
e compagnia danzante; e che, da allora, si è assodata e consolidata
grazie anche a lavori "politici" come quelli - tanto per fare un nome -
del coreografo afroamericano e sieropositivo Bill T.Jones.

Intriso di quello spirito e quella cultura, Ezralow si forma comunque nell'alveo bizzarro e giocondo di Moses Pendleton
(danzò con i primi Momix e poi fondò una piccola compagine dal
nome-manifesto ISO: I'm SO OPTIMISTIC) e ha decisamente molte meno
infrastrutture ideologiche del collega di cui sopra. Là dove Jones
porta stimoli alla riflessione, e pensiero espresso con chiara
sincerità di intenti, Ezralow mette luoghi comuni, un tocco di retorica
e quell'afflato spensierato e sbarazzino che ammanta del sospetto di
una certa superficialità le sue intenzioni mediatiche.

Il che diventa ulteriormente rischioso se il contenuto viene espresso da un linguaggio coreografico stantio, fatto di déjà vu e declinato con una intonazione spavalda, energetica e roboante che getta negli occhi solo il fumus della prestanza fisica dei ballerini. Why...
dopo un'apertura con una proiezione backstage dalla quale poi
lentamente prendono vita i suoi interpreti per lanciarsi nelle consuete
sequenze coreografiche solistiche e di gruppo, tritura in un gioco di
rimandi cose già ampiamente metabolizzate e incasellate
nell'immaginario collettivo degli ultimi venti anni.

Dal
video, i giochi di dissolvenze dei volti dei dieci ballerini, mutuati
dai celebri videoclip anni '80, accentuano diversità anagrafiche e
razziali. Sulla scena, la monocorde esplosione energetica, fatta di
grandi salti e vorticosi giri e atletiche tensioni, rimanda ai cliché
di vecchi lavori di Ezralow, e addirittura (non so se volontariamente)
ricicla vecchi sketch coreografici del nostro, come la sequenza
dell'amante sbronzo che fa flop o l'ormai insopportabile gioco
"volante" della ballerina-angelo che danza, immancabile escamotage, ohimé, di tutti i coreografi nati nell'alveo di Pendleton.

Assistendo a Why,
insomma, si ha l'impressione di un prodotto confezionato proprio
puntando a "rassicurare" il pubblico, dandogli esattamente ciò che
conosce e che ha assorbito di un certo tipo di danza, oggi
ulteriormente veicolata dalla televisione nostrana. Un prodotto pop,
forse furbo, o forse, più semplicemente modesto perché modesta è la
qualità creativa del suo pur simpatico autore.

Lo spettacolo in tournée



di
silvia poletti

 
 
 
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Un blog di: kiblyn
Data di creazione: 11/06/2007
 

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TERRA DI CONFINE

Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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EL SILENCIO

Oye, hijo mío, el silencio.
 
Es un silencio ondulado, 
un silencio, 
donde resbalan valles y ecos 
y que inclinan las frentes 
hacia el suelo.

Federico García Lorca
 
 

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