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« Parole SanteLa notte delle lucciole »

Spell your name

Post n°411 pubblicato il 02 Febbraio 2008 da kiblyn
 

Spell your name Mr Brecht! (Una biografia in musica)

In scena c'è una famiglia: non per finta, ma vera, come
succedeva nel teatro capocomicale di una volta. Con un amico di
famiglia o perlomeno di scorribande artistiche. Sono i Borciani, padre e due figli, con Anna Zapparoli mamma e moglie e Carlo Battisti. Tutti insieme, appassionatamente, ci raccontano e ci cantano in Spell your name, Mr Brecht!
una storia allo stesso tempo bellissima e cupa che va dagli anni Venti
al 1947: la nascita di un nuovo teatro, di una nuova musica, di un
nuovo genere chiamato cabaret anzi Kabaret
alla tedesca ma anche del nazismo, delle persecuzioni, della negazione
della libertà, delle emigrazioni coatte di gran parte dell'intelligenza
di lingua tedesca verso gli States. Per poi concludere -si fa per dire
- con la "caccia alle streghe" americana del senatore McCarthy e le
persecuzioni nei confronti di chi fosse anche solo sfiorato dal
sospetto di simpatizzare per il comunismo. Una pagina di storia
straordinaria per la genialità dei suoi protagonisti ma terribile per
il dolore che ha comportato.

Il filo conduttore dello spettacolo
è Bertolt Brecht, il mitico B.B., al quale si affiancano idealmente il
suo riconosciuto e scandaloso maestro Frank Wedekind e la musica dell'immenso Kurt Weill,
di Hans Eisler e di Paul Dessau che ci portano a ritroso dentro una
vicenda per molti aspetti esemplare. Si parte dalla fine, con Brecht
costretto a discolparsi durante il suo processo di fronte alla
commissione contro le attività antiamericane nel 1947 e lo ascoltiamo
difendersi con puntiglio, sillabare il proprio nome, messo in croce per
qualsiasi parola scritta.

Insieme a lui andiamo avanti e indietro ascoltando i songs di Wedekind, di Hollander e i suoi testi del tempo ancora felice della Berlino degli anni Venti (dall'Opera da tre soldi a Happy end),
poi sostituite dalle canzoni dell'esilio a partire dal 1933. Si chiude
con Brecht che torna precipitosamente in Europa dopo il processo e con
due canzoni a stelle e a strisce di Weill che hanno come nuovi
parolieri Langston Hughes e Ira Gershwin. A tirare le fila di tutto c'è
la brava, grintosa Anna Zapparoli che passa da una
situazione all'altra prima vestita da uomo e poi trasformatasi a vista
in una donna fatale dal fiammeggiante abito.

Ma quello che rende del tutto speciale questo delizioso spettacolo è che alla madre Anna Zapparoli e al padre Mario Borciani, che non solo suona il piano ma tiene d'occhio tutto ed è il motore di tutto, si associano i due figli: Benedetta, giovane attrice con bella grinta ma anche cantante e violinista e il giovanissimo Beniamino
con la sua voce da contralto (fa parte del coro delle voci bianche
della Scala), la sua energia quasi fanciullesca, a suo agio anche con
il clarinetto e il sax contralto. Una famiglia del tutto speciale,
oggi, ma che si situa con grazia nella tradizione di un teatro
all'antica italiano. Uno spettacolo intelligente, ironico, da vedere.



di
maria grazia gregori

 
 
 
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Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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Es un silencio ondulado, 
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donde resbalan valles y ecos 
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Federico García Lorca
 
 

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