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« La notte delle luccioleCaos »

Ave Maria

Post n°413 pubblicato il 04 Febbraio 2008 da kiblyn
 

Ave Maria per una gattamorta

Fin da quando era arrivato alla giuria del premio Riccione, il copione di Ave Maria per una gattamorta
si era rivelato per molti aspetti un "caso": raramente, credo, si era
letto un testo teatrale capace di affondare così direttamente nelle
pieghe della lingua quotidiana, e non di una lingua qualsiasi, piatta,
ordinaria, ma di quella lingua magmatica, sommaria, terra-terra che
oggi è il più fedele riflesso dei vissuti giovanili. E poi c'era il
tema attualissimo attorno al quale ruota tutto l'intreccio, quello del
sesso artigianalmente filmato col telefonino e messo in rete a
documentare il narcisistico cinismo di chi ne è protagonista.

L'incalzante pièce di Mimmo Sorrentino
mostra infatti una banda di adolescenti di un'anonima periferia urbana,
che decide di creare un sito web e di renderlo appetibile con immagini
pornografiche auto-prodotte. L'intento è lo stesso che ispira oggi
tante azioni più o meno riprovevoli: farsi conoscere, far parlare
comunque di sé, magari aprire alle compagne la strada di una qualche
effimera notorietà televisiva. Sono, insomma, figli del nostro tempo,
né migliori né più spregevoli di altri, sono il
Foto  Francesca Pagliai

risultato di un'orrenda
sottocultura di cui tutti siamo responsabili. Ma l'impresa finisce
male, e a farne le spese è la più spavalda e insieme la più fragile.

In
qualunque modo lo si prenda, l'aspetto del testo che balza subito agli
occhi è il fatto che l'autore rivela un'assoluta vicinanza alla
materia. Lui ha un'idea del teatro come aspro prolungamento della
realtà, e per realizzarla si cala nelle situazioni sociali più estreme,
lavorando con tossicodipendenti, alcolisti, immigrati clandestini. Si
avverte che la sua scrittura nasce da una forte esperienza sul campo:
forse l'episodio raccontato non è accaduto davvero, ma l'incapacità di
assumersi le proprie responsabilità, il vuoto interiore, l'assenza di
valori che in esso si riflettono sono quelli che incombono ogni giorno
su un'intera generazione.

La principale difficoltà consisteva
nel tradurre questo informe squarcio di vita in una messinscena che ne
preservasse la spiazzante immediatezza, senza imbrigliarla nei canoni
della rappresentazione: e il primo passo era trovare degli attori che
non sembrassero tali. Sorrentino l'ha risolto efficacemente reclutando
dei suoi giovanissimi allievi, che ovviamente recitano - e non
potrebbero fare altrimenti - dando però l'impressione di non recitare
affatto, di somigliare ai personaggi interpretati. L'effetto è
sorprendente: sembra di spiare dei ragazzi di quartiere. E ciò che ne
emerge disturba, fa discutere ma non lascia certo indifferenti.


di Renato Palazzi

 
 
 
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Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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EL SILENCIO

Oye, hijo mío, el silencio.
 
Es un silencio ondulado, 
un silencio, 
donde resbalan valles y ecos 
y que inclinan las frentes 
hacia el suelo.

Federico García Lorca
 
 

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