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La caccia

Post n°442 pubblicato il 11 Marzo 2008 da kiblyn

La caccia


La caccia, il bello spettacolo che Luigi Lo Cascio ha ideato e realizzato per il CSS di Udine, è una personale, convulsa riscrittura delle Baccanti di
Euripide incentrata unicamente sul destino di Penteo, il tiranno di
Tebe che dapprima osteggia Dioniso e poi, suggestionato dal dio, non sa
resistere al desiderio di spiarne le adepte impegnate nei baccanali, e
viene atrocemente ucciso dalla più scatenata fra loro, che è Agave, sua
madre: la vicenda, riletta nel segno di Kafka, di cui vengono evocati
alcuni esemplari squarci onirici, è tutta concentrata nel corso
dell'ultima notte del personaggio, una notte tormentata da incubi e
visioni.

In una febbrile discesa nei meandri della psiche, egli
passa dunque da un atteggiamento di intransigente moralismo, di
spietato rifiuto delle pulsioni irrazionali incarnate da Dioniso a
un'incontrollabile attrazione che lo spinge a vestirsi da donna e a
seguire oscuri istinti, cadendo nella trappola messa in atto dalla sua
presunta vittima. Il cacciatore si trasforma in preda, il dittatore
fascista o nazista insofferente di vizi e trasgressioni si trova ad
aggirarsi per i boschi vestito da donna, in una condizione che è più di
un temporaneo mascheramento, è un totale smarrimento dell'identità
sessuale, è il cedimento al sogno di essere diverso da se stesso.

Ma
lo spettacolo, nella sua sottile ambiguità, è anche espressione di un
altro smarrimento, l'odierna perdita delle radici classiche, il venir
meno dei valori profondi della tragedia, i cui cori non a caso sono
sostituiti da stralunati spot pubblicitari: ciò che essa fu, possiamo
solo provare a ricostruirlo attraverso i dotti interventi di un
saccente studioso, al quale - con folgorante invenzione - dà vita
l'immagine elettronica di un bambino, il geniale attore in erba Pietro Rosa.
Anche lui, come Penteo, da cacciatore diventa preda: cercando di
catturare razionalmente l'imprendibile entità dionisiaca, viene a sua
volta dilaniato da feroci rapaci.

In senso stretto, La cacciasarebbe
un monologo: ma grazie a un sofisticato apparato visivo il protagonista
si trova senza sosta a confrontarsi, oltre che con l'incorporeo,
giovanissimo critico, con un'incessante trama di figurazioni digitali -
animali minacciosi, proiezioni dell'inconscio - che appaiono come
strani graffiti rupestri sul nero fondale. L'effetto è prodigioso:
poche volte, credo, si è visto un uso teatrale delle tecnologie così in
linea col clima poetico di uno spettacolo, una vera trasposizione
grafica della vena kafkiana che lo percorre, un perfetto prolungamento
dell'inquieta, notturna interpretazione del bravissimo Lo Cascio.



di
renato palazzi

 
 
 
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Un blog di: kiblyn
Data di creazione: 11/06/2007
 

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Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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EL SILENCIO

Oye, hijo mío, el silencio.
 
Es un silencio ondulado, 
un silencio, 
donde resbalan valles y ecos 
y que inclinan las frentes 
hacia el suelo.

Federico García Lorca
 
 

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