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Baliani al debutto...

Post n°448 pubblicato il 14 Marzo 2008 da kiblyn

Baliani al debutto ne La pelle


Il 19 luglio del 2007 pochi hanno ricordato la figura di Curzio Malaparte
morto 50 anni prima; vedremo come andrà il 9 giugno di questo 2008, che
segna il 110.mo anniversario della nascita dello scrittore pratese
(all'anagrafe Kurt Erick Suckert, di padre tedesco e madre italiana).
Di certo si è ricordato di questo intellettuale controverso ma
indiscutibilmente libero, criticato per i suoi trascorsi tanto da
sinistra quanto da destra, il regista Marco Baliani, autore dell'adattamento della Pelle,
forse il romanzo più noto di Malaparte, scritto nel '49, che proprio al
Fabbricone di Prato andrà in scena in anteprima nazionale dal 15 al 27
aprile, prodotto dal Teatro Metastasio con il Mercadante di Napoli. Lo
spettacolo riprenderà nella prossima stagione teatrale dalla città
partenopea, in cui il romanzo è ambientato.

"La seconda guerra
mondiale - scrive nelle note di regia Baliani - lascia al suo passaggio
un immenso deposito di rovine. La forma della città si è persa, è stata
sventrata, percossa, stuprata e con essa viene allo scoperto il ventre
sociale e individuale che la riempiva. Con terribile sguardo, mettendo
il dito nella piaga, Malaparte riesce a toccare l'indicibile, a
mostrarci, denudate, le nuove relazioni umane che da allora, da quella
soglia mostruosa che è stata quella guerra - e l'olocausto e i campi di
sterminio e le ideologie totalizzanti - hanno dato nuova forma al
mondo". In scena, con l'autore di Verbania, troveremo un corposo cast,
formato da Elisa Cuppini, Alessandra Razzino, Maria Maglietta,
Simone Martini, Guido Primicile Carafa, Michele Riondino, Giuseppe
Sangiorgi, Caterina Simonelli
e Marion D'Amburgo, che firma anche le scene e i costumi. Le luci sono di Roberto Innocenti, mentre Mirto Baliani ha curato come sempre le musiche.

Romanzo dai toni cupi ed esacerbati, che getta sale sulle ferite ancora aperte della guerra, La pelle
a cui allude Malaparte è quella alla quale tutti siamo atavicamente
avvinti, quasi in maniera ferina. Si legge infatti nel libro: "Oggi si
soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose
meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma
per salvare la propria pelle. Si crede di lottare e di soffrire per la
propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle.
Tutto il resto non conta". Lo spettacolo, spiega Baliani, seguirà
l'andamento per frammenti del libro, articolandosi in una successione
di quadri, che ricorda il susseguirsi dei gironi infernali. Lo spazio
scenico si presenterà come una stiva vuota, dove sono sparsi scarti
umani e non, illuminati da lampi caravaggeschi, oppure sepolti nel
buio, o ancora segnalati da piccole luminarie.

Già nel 1981 Liliana Cavani portò sul grande schermo un film omonimo
del romanzo, con un cast composto fra gli altri da Marcello
Mastroinanni, Burt Lancaster e Claudia Cardinale. La critica si divise
e il pubblicò inorridì per alcune scene particolarmente "forti", ma del
resto il tema di fondo - l'orrore della guerra che lercia e corrompe
ogni cosa - non si prestava a letture compiacenti che avrebbero fatto
torto all'originale. (e.f.)

 
 
 
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SI VEDENO FRAMMENTI
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Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el niño ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otoño vendrá con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrá mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico García Lorca
 

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