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« L'ignorante e il folleShine A Light »

La badante č...

Post n°467 pubblicato il 09 Aprile 2008 da kiblyn

La badante




Testo di forte attualitą La badante di Cesare Lievi
ha il merito di mettere in primo piano un tema importante nella nostra
societą legato alla malattia o "semplicemente" alla solitudine della
vecchiaia. Condizione nella quale si trovano a vivere in molti,
bisognosi di aiuto o di una compagnia che i figli, quando ci sono, non
possono o non si sentono di garantire.

Il caso della vecchia
signora un po' svanita che Lievi mette al centro della sua commedia -
una donna con un forte senso del comando, che vive in una casa sul lago
di Garda vicino a Salņ "una cittą di morti", con molto tempo
disponibile per rivedere il proprio passato con quel po' di memoria che
le resta -, č emblematico da questo punto di vista. Non troppo legata
ai suoi figli che giudica con una certa ferocia pur nella loro
diversitą (uno č un industriale ossessionato dal guadagno con una
moglie impicciona al fianco, l'altro un ex giovanotto che spende e
spande) la protagonista, prigioniera di un mondo che sta sprofondando
nel buio, con fatica sopporta al suo fianco una badante ucraina che ha
lasciato a casa due figli per potergli permettere un avvenire migliore,
salvo poi rendersi conto che č proprio lei, con il suo disinteresse,
con il suo buonumore, la sua vitalitą a tenerla legata alla vita.

Č
proprio a lei che la donna si confida andando avanti a indietro nel
tempo a partire dalla sua infanzia con un padre che avrebbe voluto un
maschio, fascista della prima ora, di cui ricorda con orrore il giorno
in cui la portņ a vedere il Duce, ed č a lei che, alla fine, deciderą
di lasciare il suo denaro facendolo sparire con un colpo da maestra e
una luciditą invidiabile lasciando i figli a interrogarsi sul come e il
quando.

In una stanza chiusa dove un'ampia finestra si apre sul
lago, e dove una porta, che conduce di sotto non si sa dove, si apre
metaforicamente sul nero del passato di un mondo costellato di nemici e
di morti, Cesare Lievi ha messo in scena La badante - un
testo che si muove fra simbolismo e realismo offrendo un ruolo
formidabile a un'attrice che sappia coglierlo -, con finezza e con
trepida attenzione verso questa sua protagonista allo stesso tempo
inquietante e sostanzialmente infelice.

Di questo personaggio ambiguo la bravissima Ludovica Modugno
ci dą un'interpretazione che si ricorda, mescolando ironia, rabbia,
testardaggine e generositą tenendo la sua vecchia, terribile signora in
equilibrio perfetto. La affiancano, in uno spettacolo molto applaudito,
Leonardo De Colle ed Emanuele Carucci Viterbi che sono con incisivitą i due figli, Paola Di Meglio l'interessata moglie di uno di loro e Giuseppina Turra che traccia con sicurezza il ritratto della vitale badante.


di Maria Grazia Gregori

 
 
 
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Data di creazione: 11/06/2007
 

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Terra di confine
regia Cesare Corrales
con Andrea Cotrone e Luca Milesi

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SI VEDENO FRAMMENTI
DELLO SPETTACOLO
 
Alma ausente

No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormias de tu casa.
No te conoce el nińo ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la piedra,
ni el raso negro donde te destrozas.
No te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

El Otońo vendrį con caracolas,
uva de niebla y montes agrupados,
pero nadie querrį mirar tus ojos
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muertos de la Tierra,
como todos los muertos que se olvidan
en un montón de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegrķa.

Tardarį mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.

Di

Federico Garcķa Lorca
 

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EL SILENCIO

Oye, hijo mķo, el silencio.
 
Es un silencio ondulado, 
un silencio, 
donde resbalan valles y ecos 
y que inclinan las frentes 
hacia el suelo.

Federico Garcķa Lorca
 
 

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